PERSONAGGI
Micuccio Bonavino, sonatore di banda
Marta Mamis
Sina Marnis, cantante
Ferdinando, cameriere
Dorina, cameriera
Invitati
Altri camerieri
Introduzione
Nel 1910 viene messo in scena, al teatro
Metastasio di Roma, una delle opere meno rappresentate dal
panorama teatrale italiano: "Lumie di Sicilia" di Luigi
Pirandello.
Atto unico, esemplare preciso del teatro verista nazionale,
descrive una dimensione tipica dei caratteri umani e dei
rapporti che rimangono tali solo nell’immutabilità delle
situazioni.
Micuccio aiuta Teresina a diventare una grande cantante perché
crede nel suo talento e per farlo è disposto a sacrificare tutto
quello che ha, che per poco che sia, è pur sempre tutto. Di
fatto Teresina (Sina) non comprende la fatica di lui e solo la
madre di lei percepisce, sin dall’inizio, gli accadimenti
futuri.
Sina Marnis, in capo a pochi anni, diventa una stella che si
esibisce per il mondo mentre Micuccio rimane "il Micuccio di
sempre", ad attenderla nel suo paesino.
Ed è questa condizione che lo spinge a cercarla senza valutare
il passare del tempo e dei luoghi, sino a trovare sia "Teresina"
che la realtà, lì a dimostrare, nella forma più cruda, la sua
condizione di uomo statico, fermo nel tempo e nello spazio,
spinto,
solo dal ricordo del passato, alla ricongiunzione di sentimenti
che erano tali solo in virtù delle condizioni comuni.
Nella visione pirandelliana, entrambi risultano sconfitti,
perché non vi è vittoria nella mancanza di presa di coscienza.
Anche la madre di lei, "zia Marta", nella sua qualità di
mediatrice, risulta impotente di fronte alla realtà.
Definita da Gerardo Guerrieri "un’amarissima Traviata
pirandelliana", la pièce si propone come schema umano della
distruzione delle illusioni di fronte alla realtà.
Da ricordare l’originalissima versione romana "Agro di limone"
di Ettore Petrolini, del 1923.