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Teatro - 1895

La ragione degli altri

da Bibliloteca dei Classici Italiani

Personaggi ed introduzione

Atto primo

Atto secondo

Atto terzo

Pirandello - Teatro - Indice

INTRODUZIONE

CRONOLOGIA

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

1892 ●

La morsa

1895 ●●●

La ragione degli altri

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ●

Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●●

Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il giuoco delle parti

1919 ●●●

Come prima, maglio di prima

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1920 ●●●

La signora Morli, uno e due

1921 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Sei personaggi in cerca d'autore

1922 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Enrico IV

1922 ●●●

Vestire gli ignudi

1922 ●

L'imbecille

1923 ●●●

La vita che ti diedi

1923 ●

L'altro figlio

1923 ●  

Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1924 ●●

Ciascuno a suo modo

1925 ●

La giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

L'amica delle mogli

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1928 - Mito ●●●

La nuova colonia

1928 - Mito ●●●●●

Scamandro

1929 - Mito ●●●

Lazzaro

1929 - ●●●

O di uno o di nessuno

1929 ●

Sogno (ma forse no)

1930 ●●●

Questa sera si recita a soggetto

1932 ●●●

Quando si è qualcuno

1932 ●●●

Trovarsi

1932 ●●●

I giganti della montagna

1934 ●●●

Non si sa come

 

 

 

teatro  - 1895 - la ragione degli altri - commedia in tre atti

personaggi ed introduzione

PERSONAGGI
Livia Arciani
Elena Orgera
Leonardo Arciani
Guglielmo Groa
Cesare D’Albis
Ducci
Un Uscere
Una Cameriera
Un Tipografo

Introduzione

 da teatroteatro.it

Lenti rintocchi di campana – ticchettio sommesso di orologio - cupe note in sordina. Sonorità che sottolineano il tempo che incombe, lunghe pause che scandiscono imbarazzi, tensione, segreti taciuti. Un linguaggio formalmente datato ma attuale nella descrizione dei contenuti che procede attraverso paradigmi mentali; circonlocuzioni iperrazionali che illustrano efficacemente l’impossibilità di comunicare; l’accettazione di una realtà poliedrica che determina l’annullamento di sé per poter accettare la ragione degli altri. “Curioso come gli altri vedano ciò che noi non vediamo”. E’ questo uno degli assiomi fondamentali dell’etica pirandelliana, che non analizza mai le questioni morali ma solo le reazioni dei personaggi dinanzi agli eventi. Livia, moglie annullatasi per evitare lo scandalo, “fredda, impossibile, sublime” nel suo assurdo subire i fatti, rassegnatamente inchiodata ad una “apparenza di vita che si regge sul silenzio”, ha conservato il proprio ruolo di facciata agli occhi della società.

Leonardo, marito schiavo del suo stesso bisogno, ha commesso un errore irreparabile e una volta terminata e scontata la colpa non gli resta che subirne le conseguenze ed il castigo.

 

 Elena, amante prima e madre poi, costretta a rinunciare sia all’uomo che alla figlia in quanto il contesto sociale non le riconosce né il ruolo di moglie né quello di genitrice. Solo il padre di Livia, al di fuori del meccanismo perverso di questo triangolo, conserva i tratti di una semplice ed accorata spontaneità, e non si capacita di ciò che vede, non potendo accettare un principio secondo il quale, incredibilmente, gli atti non offendono mentre le parole vanno sussurrate con discrezione.

La chiave del dramma non è tanto nel tradimento quanto nel silenzio imposto allo sdegno, nel comportamento di Livia, che dopo la scoperta ha “troppo taciuto, e nel silenzio troppo ascoltato la ragione degli altri”. Ma una volta squarciato il velo di questa silente condizione, sarà proprio la moglie abbandonata a rivendicare con crudele raziocinio la propria verità. La dicotomia tra il ragionare – che immobilizza - ed il fare, impossibilitato dalle convenienze, trova soluzione in una assurda situazione in cui “torto o ragione è tutt’uno”: la bambina verrà riabilitata, cresciuta in una famiglia “ufficiale” e potrà beneficiare del nome del padre legittimo e del patrimonio della madre putativa. E la vendetta sta paradossalmente nella comprensione prima, e nel proporre questa soluzione atroce poi, come Livia stessa ammette: “la ragione per cui sono venuta senza astio né odio è più crudele dell’odio stesso”.

Alla fine la ragione superiore sembra essere il bene della figlia, inteso ancora una volta come ufficialità del ruolo; il male è di essere padre e madre al di fuori di una famiglia “regolare” e riconosciuta, e in contrapposizione a ciò, il bene è dare alla bambina la luce, la ricchezza, il nome del padre. Secondo la ragione degli altri, cioè di una società borghese, formale, stereotipata, l’antitesi sostanziale sta in una vita alla luce del sole “secondo regole” ed una condanna all’oblio perenne. Così in nome del “bene della bambina” si consuma un gesto di mostruosa crudeltà che vede sconfitti tutti i personaggi e che non lascia speranze alcune di una vita secondo i sentimenti.

Le tematiche Pirandelliane sono intramontabili per l’introspezione psicologica, per la vivisezione di sentimenti e percorsi mentali, per l’analisi psico-sociale delle situazioni. Eppure questa attualità del testo non esime la messa in scena da una gravità canonica e con scarsa inventiva, e il risultato è uno spettacolo formalmente impeccabile ma rigorosamente classico, ottimamente recitato ma complessivamente piuttosto freddo, la stessa performance di Paola Gassman pur potentemente implosiva non riesce a deflagrare, forse per aver concentrato in un atto unico i tre tempi originali. E il dramma si manifesta come paradosso logico, non come la straziante situazione che finirà di fatto per annientare i tre personaggi.

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