Luigi Pirandello 1867 - 1936

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CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU

Commedia in tre atti

con le maschere di Pirandello e Martoglio - 1917

di Nino Martoglio e Luigi Pirandello

 

In questa pagina:

Trama (da cirosca.blogspot.com)

Cappiddazzu paga tuttu - Commedia in tre atti - 1917

Biografia di Nino Martoglio (1870/1921) (da circoloathena.it)

 

TRAMA

da cirosca.blogspot.com

Don Zulo torna nel proprio paese d’origine dopo aver trascorso vent’anni in America del Sud. Divenuto ricco, l’uomo ordisce una macchinosa vendetta nei confronti dei propri familiari rei di averlo lasciato solo e di non essersi minimamente preoccupati di lui. Il protagonista mette in piedi una vera e propria messinscena allo scopo di suscitare litigi e meschinità tra i parenti.

 

 

 

Motivo della discordia il falso arrivo, diffuso da Don Zulo, di un giovane straricco americano in cerca di moglie. L’apice della vendetta di Don Zulo sarà la piccola rappresentazione teatrale da lui allestita ed interpretata, con la scusa di preparare una sorpresa per il giovane ospite in arrivo, con tutte le maschere tipiche della tradizione siciliana: la vecchia di l’acito, donna Tinnirina, la zia Vittula, don Ninnaru, don Sucasimula, Peppi Nappa, don Cola Mecciu, Giufà e Cappiddazzu paga tuttu, quest’ultima maschera della prodigalità interpretata dal protagonista.

 

Il richiamo, naturalmente, è a due temi pirandelliani, trattati con ironia: il teatro nel teatro e l’essere e l’apparire. Tramite loro il protagonista smaschererà i familiari e raggiungerà il suo obiettivo.

 

2009 - Cappiddazzu paga tutto - Regia Pippo Pattavina - Copyright immagine di Cinzia Scaglione

 

 

PERSONAGGI


Don Nzulu Ventura

50 anni; grigio; capelli piuttosto folti e lunghi; tutto raso; volto stanco, da malato; occhio vivacissimo; movimenti e gesti rapidi; tradisce di tanto in tanto come degli improvvisi arresti al cuore e al respiro. Veste alla buona. Parla, ora con umiltà, ora con bonaria indulgenza o fine arguzia, ma pure a tempo e a luogo, sa levarsi su tutti all'improvviso con grande e generosa fierezza, da dominatore.


Donna Pràzzita Cannalonga

sua cugina; 55 anni; donnone atticciato, dalla faccia rinfichita, gialliccia, itterica fin nelle labbra smorte. Affetta un fare e un parlare mellifluo, sotto al quale traspare acre e in continuo fermento il veleno accumulato in tanti anni di sterili aspirazioni e di voglie insoddisfatte. Veste con decoro e ricercatezza, ma all'antica, con sul capo una «spagnoletta» di merletto nero; mezzi guanti di seta, e lenti con lunga catenina d'oro.


Tidda Spina

cugina di entrambi; 38 anni; simpaticissima, sanguigna, di una avvenenza non del tutto ancora svanita; occhi grandi, vivaci, provocanti; carattere buono per natura, ma ribelle, impulsivo, sempre pronto all'aggressione, fino ad apparire da forsennata, quantunque in principio faccia di tutto per dimostrarsi mansueto e accomodante. Veste abiti di taglio semplice, ma di colori accesi; porta anch'essa la spagnoletta, ma di merletto bianco; e calza con gusto, scarpette di coppale, con tacchetti alti su calzette rosse, fiammanti: ha nell'aria e nel vestire un che della sivigliana.


Rachilina Niscemi

nipote di donna Pràzzita; 20 anni; figurina esile, bionda, occhi languidi, colorito roseo, denti e unghie curatissimi, pettinatura bizzarra, con fiocchi e pettinesse; aria sentimentale, facile alla commozione; leggiadra; si lascia per natura indurre a innamorarsi di questo e di quello, ma senza malizia e un po' sospirosamente. Veste di chiaro, all'ultima moda, con cappellino a fiori.


Don Liddu Bellè

24 anni; giovanotto elegantissimo, squisitamente curato nei modi e nel vestire, con un che di femminile non affettato, e senza scapito di una certa maschile fierezza che sa usare all'occasione, come di chi nel pieno vigore della salute e nella spensierata indipendenza dei mezzi, sa di non dovere temer di niente e di nessuno.


Don Nittu Scavu

28 anni; magro, pallido, stremenzito; senza mezzi e senza risorse, con nascosti eroici sacrifizii, simula una eleganza ridicola, che tradisce pur non di meno la miseria.


Don Iacu Naca

39 anni; robusto, spavaldo, spocchioso, parla con voce rotonda e gesto teatrale da maffioso; è però in fondo pauroso e calcolatore, sorretto solo da una grande improntitudine, pronta a calar le vele a ogni minaccia d'uragano. Veste con pacchiana eleganza, sovraccarico d'anelli e di ciondoli.


Don Gasparinu Sòlima

40 anni; magro; bilioso, nervosissimo e quindi irrequieto; gestisce e parla a scatti e a schizzi, tartagliando; ombroso, diffidente; diventa minaccioso e pericoloso appena si sente preso di fronte; veste compostamente, con sobria eleganza, da persona agiata.


Brasi Nasca

servo di don Nzulu; 40 anni; tozzo, semplicione, con faccia da scemo, e sguardo spento, che però s'illumina di tanto in tanto di sorniona e furbesca malizia; veste goffamente, e si muove con ondeggiamenti da pachiderma.


Don Sciaveriu

sarto di provincia; 45 anni.


Donna Rusulina

sua moglie; 42 anni.

LE MASCHERE


Cappiddazzu paga tuttu

enorme cappello a cupola dalle amplissime tesi rigide con nappe e fiocchi penduli, tutto nero; ampia cappa di seta nera, con largo bavero e lunghi fiocchi come sopra: maniche a sbuffi fermi nel polso con risvolti bianchi, smerlettati; la cappa è lunga fin sotto i ginocchi; calzoni alla francese, larghi alla coscia e stretti al tallone, con tasche davanti; panciotto di velluto nero alla marescialla; ampio colletto inamidato a svolti sul bavero della cappa e cravattone a svolazzo anch'esso nero, di crespo di Cina; scarpe a gondola di camoscio nero; borsa di seta a maglia, con bocca d'argento ad anello a molla, capace e rigonfia, pendente sotto il panciotto.


La vecchia di l'acitu

abito di lana color tabacco di Spagna, tutto a smerli, guarniti di gallone nero, lustro, con guardinfante; pellegrina di panno viola sulle spalle; parrucca grigiastra; occhiali a staffa; mezzi guanti, e un fiasco capace, tutto pancia, dal collo a fungo, strettissimo: vi si legge in mezzo, a grossi caratteri neri: «Acitu».


La Zì Vittula

abito, anch'esso con guardinfante, a liste trasversali rosse e bianche, le rosse il doppio più larghe delle bianche, senza gale, e tutto pendulo di code di gatto; parrucca nera; bottoni a occhi di gatto; fermagli a zampe unghiute; le braccia nude fino al gomito, e guanti bianchi fino al polso.


Donna Tinnirina

parrucca biondo-dorata, a lunghi boccoli; abito anch'esso a guardinfante, tutto a sbuffi, a gale, a trine, aereo, vaporoso; scarpine di seta dello stesso colore, e calze rosee; guanti di seta bianchi, lunghi fino al gomito; ventaglio di merletto; astuccio con fialette di sali, d'argento; una sciarpa di finissimo velo rosa sulle spalle.


Don Ninnaru

giacca cortissima, attillata, di panno nero, di poco più lunga davanti, con gli orli gallonati di seta; grande fiore all'occhiello; fazzoletto di finissima batista, per metà fuori della tasca; calzoni chiari a tubo, larghi, a quadretti bianchi e neri, con larga banda nera; panciotto corto di velluto rosso-granato, a doppio petto e con larghi risvolti; camicia con merletti, allo sparato e ai polsi; cravatta nera a farfalla e colletto alto ad ali; mazzetta di ebano con pomo di avorio; scarpe alla francese, con tacchi alti, e tuba di media altezza con falde rigide.


Don Sucasimula

farsetto lustro, sorcigno, stretto alla vita, stretto e corto di maniche e molto accollato, con miserrimo bavero; panciotto di seta color nocciola che appare appena a due punte sotto il farsetto abbottonato; calzoni bianco-latte alla cavallerizza; mezze scarpe di coppale, un po' scorticate e ghette color nocciola; tuba alta a cono con falde tese strettissime; guanti d'un bianco-sporco, filettati di nero; colletto altissimo e cravattina nera, piccolissima; bastoncino di canna spagnuola con testina di cane; occhialetto (monocolo) cerchiato e con sostesto di finto oro, appeso ad una catenina anch'essa d'oro falso, fissato al bavero; fiore all'occhiello.


Peppi Nnappa

calzoni strettissimi al ginocchio, che finiscono a campana, così ampia da nascondere quasi il piede; giacca larga e corta ampiamente scollata con largo bavero; il tutto di velluto olivigno; fazzoletto di seta rosso, fuori della tasca; cravatta svolazzante; colletto rivoltato alla marinaia, e camicia di flanella chiara, con taschino sulla sinistra; il panciotto è sostituito da una larga fascia rossa a frangia, sotto la quale s'intravede il calcio di una grossa pistola; berretto a barca con code, pettinatore a fiaccagote, e coppie di fiammiferi di legno insellati nell'orecchio destro; enorme canna d'India, con manico di corno.


Don Cola Mecciu

parrucca di capelli neri, lunghi, a istrice; finanziera stretta alla vita e lunghissima, con calzoni alla francese, il tutto di stoffa color acciaio, disegnata a scaglie; colletto altissimo, dritto; cravatta a punte, all'insù; cappello a staio, sempre in una mano insieme con un ampio fazzoletto di seta gialla, nell'altra mano un ombrello verde, scarpe a punta con tacchi altissimi.


Giufà

calzoni aderentissimi fino al ginocchio, di fustagno turchino; amplissima giacca della stessa stoffa, con capacissime tasche imbottite, lunga fin quasi ai ginocchi; camiciona di tela grossolana, spettorata, calzettone di lana nera rivoltate alle ginocchia; zoccoli; berrettino tondo, senza falda e con nappa in cima; porta un sacco di tela d'Olanda, colmo e ricoperto di frasche; cammina con le gambe larghe.

Avvertenza: Per quanto gli autori abbiano segnate tutte le battute delle singole scene più concertate, non che quelle intercalate dagli spettatori alla commediola del terzo atto, per la maggiore evidenza ed efficacia della rappresentazione, si affidano agli interpreti di questa commedia, ove occorra, fondano insieme queste battute, o altre ne aggiungano, con parsimonia e buon senso, laddove la scena sembri per avventura languire o il cambiamento del vestiario sia causa di non preveduti indugi.

 

CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU - ATTO PRIMO

 

La scena rappresenta un ampio salotto in casa di Don Nzulu, con la volta scompartita, in fondo, di tre archi, sostenuti da due colonne. - Arredo borghese, modesto e un po' antiquato. Comune a destra, uscio a sinistra e tre in fondo, uno per ogni arcata. - Destra e sinistra dello spettatore. - La scena è uguale per tutti e tre gli atti.


SCENA I.

Don Nzulu e Brasi, poi Donna Pràzzita e Rachilina.


(don Nzulu è sdraiato su una greppina e sonnecchia agitandosi. Brasi in grembiule, con un piumaccio in mano, è intento a spolverare i mobili; si accosta alla greppina e spolvera anche i calzoni impolverati e le scarpe di Don Nzulu, che, dimenandosi, lo fa sobbalzare e poi ridere da scemo. Si ode il campanello d'ingresso, ed egli si ferma incerto, se debba o no togliersi il grembiule; poi se lo passa sotto il braccio e va. Rientra subito dopo, seguito dalle due donne, alle quali fa cenno di parlar piano perchè il padrone dorme).


Brasi: (pianissimo) - Chi fazzu, 'u chiamu?..... ah?..... 'u chiamu?


Donna Prazzita: No, Brasuzzu, lassalu ripusari.... Aspittamu.... Assèttiti, Rachilina. Com'è, stancu? stancu, è veru? (si appressa al dormiente in punta di piedi e lo osserva) - Si vidi, mischinu, ca è abbattutu.... Facci d'omu bonu, guarda, Rachilina. (Rachilina si alza e fa per accostarsi anche lei in punta di piedi. Ma in questo mentre Don Nzulu tira un forte ronfo che fa spaventare Brasi, il quale indietreggiando fa cadere un tavolinetto. Al rumore, Don Nzulu si desta, stropicciandosi gli occhi e meravigliandosi della presenza di gente in casa sua).


Don Nzulu: Uh.... e chi fu?... Vui, cucina?


Donna Prazzita: Ah, Maria Santissima, cucinu, sugnu murtificata.... 'ssu babbu di Brasi ca fici scrusciu....


Brasi: Iu? 'U tavulinu!


Donna Prazzita: Cci aviamu ditta: «zittu» n' 'o risbigghiari.


Don Nzulu: No, babbu ca non m'arrisbigghiò prima, chi cc'entra! (notando la ragazza) - Oh.... e cu' cc'è? (trasognato) - Madonna mia!.... Cuncittina è chista!....


Donna Prazzita: Vih! cucinu.... mi faciti arrizzari 'i carni.... (accenna il segno della croce) - 'U sacciu, è tali e quali sò matri....


Don Nzulu: Spiccicata la sant'arma!.... Rachilina si chiama, è veru?


Donna Prazzita: Rachilina.


Don Nzulu: (la guarda, ammirando) - Oh chi cosa granni!.... Ca veni cca, quantu ti vidu bona.... Non t'haju vistu mai, e ti canusciu, figghia! Bedda ca pari 'na cassata di Pasqua.... com'era tò matri.... Signuri mei.... signuri mei.... (si stropiccia gli occhi) - Chi fazzu dormu ancora o mi staiu sunnannu?


Brasi: (mettendoglisi davanti) - Non signuri.... arrisbigghiatu è vossia....


Don Nzulu: (scostandolo col braccio e rivolgendosi alla cugina) - D'unni mi vinni tuttu 'stu beni oggi?


Donna Prazzita: Ca già, pi daveru un sonnu v'avi a parìri, cucinu! Avi ca non ni videmu.... ca macari nn' 'u scurdamu....


Don Nzulu: Eh, v' 'u putiti figurari! Si Rachilina m'avia parsu so' matri.... (a Rachilina) - Tu non eri mancu in mente Dei, figghia, l'urtima vota ca nni vittimu cu to' zia cca....


Donna Prazzita: (turbata e seccata dal ricordo) - Acqua passata... Lassamu jri 'ssu discursu, cucinu.... Oramai....


Don Nzulu: Eh sì.... Cu' cci pensa cchiù, a 'sti storii antichi.... (cambiando tono) - Sugnu 'mmenzu a 'na gran firnicia, cucina, nni 'stu mumentu....


Donna Prazzita: Già... mi dissiru ca siti tantu affannatu circannu casa. E pirchissu vinni.... pirchì avissi nn'occasioni.... (insinuante, fissandolo, con un mezzo sorriso) - Ma vui chi vi nni vuliti jri di cca pi daveru, doppu tant'anni?


Don Nzulu: (malinconicamente scherzoso) - Ca.... mi pari ca l'avissi 'st'intenzioni.... (facendo il gesto d'avviarsi all'altro mondo) - di carriari a tunnu, cucina....


Donna Prazzita: (vivacemente, per protestare) - Vah, chi diciti?.... Ancora!... Ca dunca pirchì 'a iti circannu 'sta casa?


Don Nzulu: Oh mamma mia, non mi nni parrati!.... 'U sacciu iu, comu mi sentu, e mi capitanu certi cosi, ca mancu 'nta li brunii d'un vecchiu spizziali! 'Na siccatura, cara cucina, ca non sacciu chi facissi pi dariccilla ad autri.


Donna Prazzita: Si vi pozzu aiutari.... cu tuttu lu cori!


Don Nzulu: Pi daveru, cucina? (la guarda negli occhi profondamente, con sardonica intenzione) - Cercu mugghieri....


Rachilina: (lo guarda stupita, sorpresa tra il riso e la meraviglia) - Cui, vossia? Si voli maritari?


Donna Prazzita: Vah, chi vi nisceru 'i sensi?.... Un pocu siti mortu, un pocu circati mugghieri.... Sempri chiddu d' 'a 'nnimina-vintura siti!


Don Nzulu: (c.s.) - Ah, vi ricurdati cu' sugnu! Ppi daveru 'a cercu 'a mugghieri... e non sacciu a cu' haiu a pigghiari....


Donna Prazzita: Pi ssa partita allura non vi pozzu dari nuddu aiutu...


Don Nzulu: E pirchì? Anzi vui, cucina, siti fatta apposta pi conchiudiri 'sti cosi!


Donna Prazzita: Ma vui chi pi daveru diciti? Mugghieri circati?


Don Nzulu: Mugghieri, mugghieri.... ma non pi mia.


Donna Prazzita: Ah, chissu vuleva diri iu.... (guardando Brasi) - E pi cui, allura?


Brasi: Chi si cridi ca è pi mia? Mai! Non mi vogghiu maritari....


Don Nzulu: Zittiti, sceccu! Anzi tu fussi 'u megghiu partitu! (alla cugina) - Cci pinsati cchiù a ddu nostru cucinu, ca partiu pi l'America tant'anni prima di mia?


Donna Prazzita: Si.... accussì.... n'aria n'aria.... Mi pari....


Don Nzulu: Josè (pronunzia: Cos'è)


Donna Prazzita: Cu', iddu? E chi sacciu iu?


Don Nzulu: (c. s.) - Josè! Josè!


Donna Prazzita: E di mia 'u vuliti sapiri? Ddocu vui, ca fustivu 'nsemi...


Don Nzulu: (sorridendo) - No, no, cucina.... Josè, nomu! Si chiamava Josè... haiu 'u ritrattu ddà dintra...


Donna Prazzita: Ah! ancora ascutava... Puteva capiri mai, iu? Di cca Peppi partiu...


Brasi: E chissu è: ca quannu unu parti sapi cos'è e po', quannu arriva, non si sapi com'è!


Don Nzulu: Vattinni ddà banna, vasinnò ti fazzu a vidiri 'na cosa, ca quannu parti vidi cos'è e quannu t'arriva senti com'è (poi voltandosi alla cugina) Eh si... aviti ragiuni... iu 'u chiamava accussì, pirchì ddà Peppi, Pippinu cci dicinu Josè, capiti? a la spagnola... Dunca 'ssu cucinu Pepè morsi, sia paci all'anima sua!


Donna Prazzita: Ah, morsi, mischinu?


Don Nzulu: Si, mentri iu era ddà... E mi lassau un picciriddu... Paulu-Paulinu, vah!... tantu biddicchiu... ca l'avviai iu stissu... Mi custau tanti pinseri, e tanti dinari...


Rachilina: Vih, 'nnuzzinteddu... e pirchì n' 'o purtau ccà vossia, quannu si nni turnò?


Don Nzulu: Pirchì? Ca pirchì, quannu iu mi nni turnai, iddu era già grannuzzu... si avia fattu 'na pusizioni, e tirava già p' 'a sò strata...


Donna Prazzita: E s'ha fattu avanti?


Don Nzulu: Ah, si... avanti assai... Spertu, si vidìa di nicu! Vrazzu di mari... curaggiusu...


Donna Prazzita: E a vui non v'ha pinsatu chiù, ah?


Don Nzulu: A no... pirchissu, criaturi, s'ha tinutu sempri in currispunnenza.


Donna Prazzita: Chissu sulu? Doppu tuttu 'u beni ca cci facistivu a di nicu?


Don Nzulu: M'ha rispittatu sempri comu un patri! E chistu a mia mi basta...


Donna Prazzita: Eh già! Si soli diri: fa mali e pensaci! fa beni, e scordatillu!


Don Nzulu: Santi paroli, cucina! E ora, si non fussi ca mi sentu accussì malatu e ca mi siddìu di tutti cosi... mi sta dannu 'na prova di divuzioni e di fiducia, ca daveru mancu un figghiu!


Donna Prazzita: Ah! Haiu capitu!... 'A casa... 'a mugghieri... pi iddu hannu a serviri.


Don Nzulu: (socchiudendo gli occhi, giungendo le mani e agitandole) - Vi persuaditi chi 'ncumbensa? chi gatti a pilari ca mi duna? Cu 'na cosa di cchiù...


Donna Prazzita: Ca 'a voli bedda... mi persuadu... cu doti...


Don Nzulu: No, ca chi diciti!... Chi nn'avi a fari chiddu d' 'a doti? Cridu ca passa 'u miliuni... (controscena della vecchia).


Brasi: (che frattanto si è dato da fare per la stanza) - Napuliuni... napuliuni... (fa il gesto relativo con le dita).


Don Nzulu: 'N'autra, 'n'autra è la cosa gravi pi mia, ca mi duna di pinsari seriamenti e mi teni agitatu e iu' 'u capisciu, mischinu! quannu unu è ddà... sulu... abbannunatu!) si fissau ca si senti comu un arvuliddu trapiantatu fora via... e mi scrivi ca si voli «rinnestari al vecchiu tronco» di la famigghia.


Donna Prazzita: Ah, chi 'nt' 'a parintela 'a voli?


Don Nzulu: Ca 'nnunca!... E iu, 'a viritati giusta, dati 'st'intenzioni - ca pi cuntu miu non l'approvu - mah, iddu avi stu spinnu di li parenti, e bona cci vegna! - data la sua età, datu tuttu, haiu pinsatu a la cucina Tidda: . - Chi nni diciti?


Donna Prazzita: (avvampa e si reprime subito, facendo la voce dolce e sorridendo stentatamente) - Vih, cucinu... ca chi diciti, povira Tidda: ! tantu affabili, criatura!... ma, si dimannati a mia... chi cci ha fari, 'u pani cottu?


Don Nzulu: Pirchì? Vui, a iddu, quant'anni cci faciti?


Donna Prazzita: Ca..... sicunnu chiddu c'aviti dittu vui - càrculu 'na quarantina...


Don Nzulu: Precisamenti, quaranta.


Donna Prazzita: E chi vi parinu, assai? Pi 'n'omu, 'nta lu ciuri!...


Rachilina: (annoiata dal discorso che non la interessa, non sa come occuparsi, sfoglia un album, qualche giornale illustrato e sbuffa di tanto in tanto per gioco).


Don Nzulu: Eh già!... sì!... vulennucci riflettiri... Poi, specialmenti 'ss'americani, tutti raduti fin' e' gigghia... ca sautanu comu tanti ariddi... e l'occhiu? l'occhiu vivu!... musculatura d'accussì...


Donna Prazzita: E pirchissu vi dicu! Me' cucina Tidda: ... no p'affinnilla, criatura! ma trentott'anni non l'ha' a fari cchiù!... 'U sapiti comu si dici: «l'omu a vint'otto e la fimmina a diciarottu». Pi unu di chissi, poi, accussì pristanti! a diffirenza di deci anni non cci basta cchiù!... cci nni voli una di vinti!...


Don Nzulu: Ma 'ntantu... già... mi pareva ca...


Donna Prazzita: (sulle spine) Pirchì, chi vi spiegastivu?


Don Nzulu: No... ma... l'aspettu...


Donna Prazzita: L'aspittati? Ah, già 'nfurmata è idda?


Don Nzulu: No, pinseri miu...


Donna Prazzita: Ah... (friggendo) Ca chi vuliti ca vi dicissi, cucinu? 'A viritati giusta, mi pari curiusu 'ssu matrimoniu, ca duvissi succederi accussì... senza ca iddu 'a vidissi prima... senza diri si cci piaci o non cci piaci... L'occhi soi, scusati, non sunnu l'occhi vostri...


Don Nzulu: No, pirchissu, iddu non cci vidi chi pi l'occhi mei...


Donna Prazzita: Eh già, allura vui, subitu... si sapi!... 'u debbuli anticu... Sintiti a mia, ca è megghiu anchi pi vui: lassatilu arrivari e facitilu scegghiri cu l'occhi soi.


Don Nzulu: Ca... cucina, si mi diciti accussì... vui ca sapiti e viditi cchiù di mia... Iu cchiù luntanu di ddocu non arrivu... (ammiccandola, piano) Chi aviti quarchi autra idea?


Donna Prazzita: (accennando di sottecchi alla nipote) - Non pozzu parrari ca haiu a diri missa...


Don Nzulu: (con un movimento di sorpresa) - Vih!... E cu cci pinsava? (volgendosi alla ragazza) Rachilinedda, figghia... ca comu? nuautri nni stamu scurdannu di tia!... Chi bedda facci ca cci fa 'u ziu a 'sta niputedda, ca è 'na scocca di ciuri pi daveru... Ca lassiminni godiri di ssi biddizzi! (ripete i soliti gesti d'ammirazione, poi, rivolto a Brasi ) Guarda chi fai: accumpagnala 'nt' 'o giardinu, a me' niputedda, cci duni 'i forfici e si cogghi un mazzu di rosi a piaciri sò.


Rachilina: (balzando in piedi tutta contenta) - Oh grazii, ziu! Si si... 'I vittimu passannu e 'o dissimu: «Chi beddi rosi chi avi 'u ziu!


Don Nzulu: Tutti pi tia! Va, va, vo' cogghitilli!


Rachilina: (va di corsa, battendo le mani, appresso a Brasi per uno degli usci di fondo).



SCENA II.

Donna Prazzita e Don Nzulu.


Don Nzulu: Pi mia, cucina Prazzita, Rachilina mancu esistiva...


Donna Prazzita: Ca già... pi vui non esisteva autra ca 'a cucina Tidda: ! E francamenti, poi... mi pari curiusu, lassatimillu diri, ca vui... propriu vui, cci la prifirissivu ad autri!


Don Nzulu: Acqua passata, cucina... Iti pinsannu cchiù a mia? 'N'autru munnu!... Lassamulu iri ssu discursu! Quantu a Rachilina, prima di tuttu, vi ripetu, ca pi mia mancu esisteva; e poi, una vota ca nni parrati, si vi parsi assai, vi ricurdati?... la differenza d'età tra mia e Tidda: ; com'è ca ora cca cu Paulinu...


Donna Prazzita: Iu?... Parrai d'età!... Chi mi diciti?... Quannu?


Don Nzulu: Ca tannu, cucina! Ricurdativi bona!


Donna Prazzita: Ah... forsi pirchì Tidda: ... chi sacciu... era ancora carusidda (si ode il campanello d'ingresso).


Don Nzulu: No, no, cucina, iu cci pensu beni! Facistivu 'a quistioni di l'età, e facistivu bonu, di dda gran fimmina di munnu ca siti... Tantu ca mi pari curiusu ora, scusati, ca a vui ca vi parsiru assai 'i dudici anni di differenza tra mia e Tidda: , non vi fannu cchiù impressioni 'i vinti tra Paulinu e Rachilina...


Donna Prazzita: (vorrebbe ribattere e sostenere le sue ragioni: ma Brasi , entrando, glielo impedisce).



SCENA III.

Detti e Brasi, poi Don Liddu e Don Nittu, indi Rachilina.


Brasi: Cci su' visiti!


Don Nzulu: Visiti? Nni mia? E cu' su'?


Brasi: Li signuri Don Liddu: Bellè e Don Nittu: Scavu.


Don Nzulu: (notando Donna Prazzita contrariata) - Cui? (alla cugina) - Cucina, chi forsi 'sti signuri cercanu di vui? Pirchì iu, francamenti, nun cci haiu nudda servitù....


Donna Prazzita: No! di mia?... Non cridu... Conoscenti... sì...


Don Nzulu: Cucina cu mia putiti parlari... Chi forsi cc'è quarchi...


Donna Prazzita: Chi?


Don Nzulu: Chi sacciu? Cu Rachilina...


Donna Prazzita: Vih! ca quannu mai! chi diciti? Rachilina?... Bianca comu la cira... 'na bammina!


Don Nzulu: E allura... pi cu' veninu?


Donna Prazzita: E chi sacciu? Pi mia nn' 'i putiti mannari.


Don Nzulu: Ma chi persuni su', scusati? Pirchì iu... sapiti, di 'ssi picciutteddi non conusciu cchiù a nuddu...


Donna Prazzita: Chi v'ha' a diri? Genti bona, pi 'ssa cosa, si... ma aciddazzi perdi-tempu....


Don Nzulu: Ma su' galantomini? (a Brasi) - Falli passari (Brasi via).


Donna Prazzita: Si... non pozzu diri o' contrariu... Unu è d' 'i Bellè, sapiti... voli fari 'u gadduzzu... 'i picciuli l'avi... ma cu' avi tanticchia di munnu, vui mi capiti... cu unu di chissi divi stari cu l'occhi aperti.... L'autru si, mischinu.... pirsuna distinta, ma scarsu... va circannu d'arripizzarisi 'a caiella...


Don Nzulu: Ah, ca boni, boni allura su'... mi piacinu...


Donna Prazzita: Pi cui, cucinu?


Don Nzulu: Sentu diri... si su' galantomini... Pi Paulinu. Veni cca, criaturi, ca non cunusci a nuddu... Iu sugnu un ursu... Accussì trova l'amici pronti (vedendo apparire sulla comune i due giovanotti) - Avanti, avanti, signuri mei!


(Don Liddu e Don Nittu entrano sorridendo e cercano disillusi con gli occhi Rachelina che deve averli chiamati dal giardino, vedendoli passare).


Don Liddu: (perplesso e mezzo mortificato) - Scusi... forsi cc'è sbaglio....


Don Nittu: Non trasemu giusti? Cc'è paura, sbagghiamu porta?


Don Liddu: No, si cc'è 'a signura Pràzzita? (Rachelina irrompe dall'uscio, per il quale è scesa in giardino sovraccarica di fiori, che con grande esultanza, ridendo come una mattarella, comincia a gettare all'uno e all'altro dei giovani che ridono schermendosi e cercando d'afferrarla).


Rachilina: (cercando di colpirli coi fiori) - Cca!... cca!... tiniti cca!... Vi pari ca non vi vitti a vui! si... quannu mi tuccastivu ca virga!... E puru a vui, beddu spicchiu! tiniti cca... vi vitti, si... ca v'ammucciauru arreri 'u muru! (I due giovanotti seguitano la scena vivace a soggetto).


Donna Prazzita: (restando da prima interdetta e stordita, poi, friggendo per dominarsi e facendosi di mille colori) - Rachilina! Rachilina!... (a Don Nzulu) - Ca è 'na picciriddazza! (alla ragazza) - Figghia mia!.... figghia mia!


Don Nzulu: (con intenzione, sorridendo) - Ca boni iddi si canuscinu...


Don Liddu: (che è riuscito a ghermire a Rachelina una bellissima rosa bianca) - Chista è mia... no! chista è mia... e m' 'a mettu cca!


Rachilina: (inseguendolo) - No, chista nenti! chista mi l'aviti a dari.


Don Liddu: (tenendo la rosa alta con una mano, e con l'ultra indicando la guancia) - Pi turnarivi chista, m'aviti a dari nu vasuni cca!


Donna Prazzita: (subito, severa, con un grido, quasi temendo che la ragazza glielo dia) - Rachilina!


Rachilina: Ch'è babba vossia... chi fa, si scanta ca cci 'u dugnu pi daveru?... 'Na timpulata cci pozzu dari! (a Don Liddu , minacciandolo con la mano) - 'A vuliti? 'A vuliti?


Don Nittu: (presentando la guancia) - Cca a mia, cca a mia: ogni datu s'è pirdutu!


Donna Prazzita: Signuri mei, signuri mei, ma chi è? Dicu macari pi rispettu di me' cucinu, ca è 'u patruni di casa.


Don Nzulu: No, cucina! Ma chi diciti, pi mia? M'haiu fattu lu cori tantu, a vidiri tutta 'st'alligria e tutta 'sta giovintù!


Don Liddu: (serio, garbato, ridando la rosa a Rachelina) - Avi ragiuni, 'a signura Pràzzita (a Don Nzulu) - Nuautri cci dumannamu scusa.


Don Nittu: E semu mortificati di l'ardiri ca nn'avemu pigghiatu...


Don Nzulu: Ma chi diciti? Vi ripetu ca m'aviti fattu un gran piaciri... Vui siti Don Liddu Bellè, è veru? Assittativi cca, pregu... E vui, signor Scavu... Don Nittu, mi pari?... cca banna... (mentre Don Nzulu fa i convenevoli coi due giovani, donna Pràzzita con gli occhi fuori dell'orbita s'accosta a Rachelina, la bistratta sotto sotto in silenzio, la pizzica, la scuote) - Cca... cca, Don Nittu: ... e a Rachilina cca... unni si', niputi? Oh! E chi hai? Chi fu?


Rachilina: (sedendo dove le indica lo zio con le lagrime agli occhi e con voce di pianto, trangosciata) - Ne... nenti... nenti... (scoppia in singhiozzi. Controparte vivacissima dei due giovanotti che subito cavano i fazzoletti per asciugarle le lagrime e confortarla a soggetto).


Don Nzulu: Cucina, e chi fu? Chi cci facistivu... chi cci dicistivu a Rachilina?


Donna Prazzita: Nenti, cucina. La mortificai com'era di giustu! Pirchì non si fa accussì! Chi cci pari ch'è sempri picciridda? Na signurina tanta!.... Ma veramenti, idda, quannu mai? (i due giovanotti si voltano un momento a guardarla con occhi sbarrati). - Accussì seria sempri... Comu si s'avissi 'mbriacatu cu l'oduri di 'ssi rosi... Ca si non fussimu 'nta la parintela... cu sa chi cosa putissivu cridiri... (mentre parla, nota che Don Nzulu non stacca gli occhi dalla ragazza, la quale, sempre singhiozzando, ma come se ci provasse gusto, ora abbandona il capo sulla spalla dell'uno, ora su quella dell'altro dei due corteggiatori che si squagliano in tenerezze. Allora, volgendo lo sguardo e vedendo anch'essa questo spettacolo, inviperisce) - Rachilina! Sùsiti di ddocu! E finemula cu 'sta commedia!


Don Nzulu: Ma vah, cucina, vah!.... Lassatila stari, 'nnuzzintedda! Capiscu ca vui, fimmina di munnu, duviti essiri severa.... ma poi (volgendosi alla nipote) - Vaia, vaia, Rachilina.... Non c'è nenti, o ziu.... Basta, basta, ora... Ca comu? 'a prima visita, nu veni a chianci dintra? Divi ridiri, figghia! Vogghiu ca ridi... vogghiu ca ridi.... ca quannu ridi si' cchiù bedda....


Don Liddu: Ah, quannu ridi è la stella del paese!


Rachilina: (alla fine sorridendo ancora tra le lacrime) - Stativi mutu vui.... ca pi curpa vostra (seguitano a parlare fra loro tre).


Don Nzulu: (a parte alla cugina) - Cucina, iu vi capisciu a vui.... Da un cantu, da pirsuna assinnata, pinsati ca 'u partitu fussi seriu.... e seriu pi daveru!.... Ma di l'autru cantu - permittiti ora ca sugnu vecchiu macari iu, ca vi richiamassi a lu vostru sennu anticu - di l'autru cantu mi sta parennu ca.... scusati, l'interessi vi vulissi fari velu.... (alludendo ai giovinotti) - 'U stati vidennu? Vint'anni di differenza assai su'! Duvemu teniri cuntu di li sentimenti di la giovintù!


Donna Prazzita: Va beni, va beni.... ma 'sti frascularii Rachilina non l'ha' a fari cchiù, vasinnò sugnu bona e cara, ma si nesciu l'ugna....


Don Nzulu: Lassatila iucari, picciridda è.... Livativillu 'stu pinseri d' 'a testa.... e lassati fari a mia....


Donna Prazzita: Eh già! D' 'o momentu ca cci l'aviti ad aviri vui sulu 'ssu traficu. Vi nni facistivu un monopoliu!


Don Nzulu: (sorridendo) - Cucina, si mi livassivu 'sta cunfusioni, vi ripetu, addumassi 'na torcia di se' parmi.....?


Donna Prazzita: Nenti, cucinu, ascutati a mia ca vi vogghiu beni....


Don Nzulu: E chistu è veru!


Donna Prazzita: Non ci criditi? Ca già.... doppu tant'anni ca non nni videmu, 'u sa chi v'hannu fattu cridiri di mia! Iu sula 'u sacciu quant'haiu suffrutu 'nt' 'o me' cori.


Don Nzulu: Cucina, ancora! Non cci pinsamu cchiù! Chi vuleuvu diri, parrati....


Donna Prazzita: Vuleva diri, 'ssa cunfusioni non nni l'avemu a pigghiari nè iu nè vui. Lassamulu veniri, e quannu veni, pensa iddu. (sentenziosa e ammonitrice, volgendosi verso Rachelina) - Pensa la cosa prima ca la fai, ca la cosa pinsata è bella assai! (poi, cambiando tono, come riattaccando un discorso alieno a cui possono partecipare anche i due estranei) - Perciò, caru cucinu, comu vi diceva, cci fussi una bella cumminazioni ppi chiddu ca iti circannu: 'na casa granni, ariusa, cu bagnu, giardinu, pirterra, chidda di Don Saru Pulvirenti!


Don Nzulu: Eh si, cci aveva pinsatu!.... Chi avi d'ora ca cercu? Ma cu 'ssu binidittu cristianu di D. Saru non cci pozzu parrari, pirchì 'na vota àppimu 'na quistioni.


Donna Prazzita: (dolcissima) - E cca, o cucinuzzu, non semu p'aiutaricci unu cu n'autru? Ca ci vaiu iu!


Don Nzulu: Ah! bonu fussi, cucina! (ai giovinotti) - Lor signori non sanno di chi si tratta.... Sta per arrivare.


Rachilina: (prevenendo) - No, ziu, pi carità! Cci l'haiu dittu iu di 'stu parenti (sbuffa) amiricanu, ca divi arrivari!


Don Nzulu: (mentre Donna Prazzita fa gli occhiacci alla nipote) - Si, ma non cci hai pututu diri ca siccomu Paulinu, criaturi, vinennu cca, non conusci a nuddu, avissi piaciri ca vuautri signuri, ca siti 'i giovinotti cchiù in vista d' 'u paisi, divintassivu subitu amici soi...


Don Liddu: Ah! con tutto il piacere!


Don Nittu: Onoratissimo, caro Don Nzulu!


Don Nzulu: Non sulu per le ore di svago, per lo sport, comu si dici, ca l'Americani cci teninu tantu.


Don Liddu: S'è pirchissu, lassati fari a mia! Scherma, skating...


Don Nzulu: Ma anchi per gli affari.... Ddà, 'u munnu ha statu tuttu sò; ma cca, non conuscennu l'impresi locali....


Don Nittu: E non cci sugnu iu?


Don Nzulu: Ah, vui macari d'affari vi 'ntinniti?


Don Nittu: Pirchì? Forsi vidennumi.... vah, ca mi piaci marciari con un certo tratto.... cridi ca? S'inganna, sa? Iu sugnu di chiddi ca dorminu cu n'occhiu! (con sussiego) - Mi dica un pò: - Chi capacità avi?


Don Nzulu: Mah.... chi vuliti ca vi dicissi? I cunti 'nta sacchetta non cci l'haiu fattu mai.... Ma, accussì, a occhiu e cruci.... pozzu sbagghiari di picca.... cridu ca 'u miliuni 'u passa....


Don Nittu: Ah, di chissu si tratta?!


Don Liddu: Ah, allora.... un signore! Chi piaciri haiu ca veni!


Rachilina: Uh, e allura riccu è!.... Un parenti milionariu pi daveru avemu? (battendo le mani bambinescamente) - Bellu! bellu! bellu! (notando un'occhiataccia della zia, si fa subito seria) - Ca macari iu nn'haiu piaciri, pi daveru, oh!


Donna Prazzita: Va, Rachilina, jamuninni, picchì staiu pinsannu, caru cucinu, ca 'u farmacista di ddà 'nfacci si cci sta facennu l'amuri cu 'sta casa di D. Saru... e non vurrissi ca... - megghiu cci vaiu ora stissu e ci dugnu 'a caparra.


Don Nzulu: Cucina, tutta 'sta primura... Viditi ca 'a cucina Tidda: macari cerca....


Donna Prazzita: Idda cerca; iu mi pari ca l'aiu truvatu! E 'a pigghiu subitu! Pigghia prima, e pigghia ossu!


Don Nzulu: A leggiu a leggiu, pi carità! Non vi pigghiati tanta responsabilità.... L'aviti dittu vui a mia, pirmittiti ca ora 'u dicu iu a vui.... Viditi ca putiti fari nàsciri 'na rivoluzioni tra parenti.... trattannusi d'interessi....


Donna Prazzita: Ah, 'u sacciu, ognunu nesci ò naturali.


Don Nzulu: E putemu vidiri cosi turchi!


Donna Prazzita: Ma mi pari ca vui, scusati....


Don Nzulu: Ah, no, cucina! Iu a responsabilità m' 'a pigghiavu finu a un certu puntu. Paulinu conusci la condizioni di tutti 'i parenti, pirchì prima di turnari ha vulutu esatti informazioni.


Donna Prazzita: Ah! e cci l'aviti dati vui, 'st'informazioni? E chi nni sapiti vui, scusati, 'nficcatu sempri cca dintra?


Don Nzulu: Cucina, vi dissi pocu fa (a Don Nittu e a Don Liddu) - Scusati, signuri mei, si vi facemu assistiri a 'sti discursi di famigghia....


Don Liddu: E nuautri putemu discurriri cca cu 'a signurina.


Rachilina: Eh.... sì su' discursi di famigghia.... iu chi sugnu? strania?


Don Nzulu: E no, nenti, ho finito - Iu, cara cucina, informazioni boni pi tutti cci haiu datu, comu vi dissi: ho fatto notare una sola differenza, chidda di la posizioni finanziaria di ognunu. Quannu iddu m'ha dittu ca p'aviri bona accoglienza da parti di tutti, ssi differenzi, unn'è ca sunnu, li voli corrèggiri.... mi capiti... assegni.... doti.....


Don Liddu: Ah, persona... grande, allora!


Don Nittu: No no, mi pari spertu!


Donna Prazzita: Eh già, nni assittamu tutti 'nta un vancu! Chi voli fari spargi me domina?


Don Nzulu: 'U stati sintennu a Don Nittu ca 'u chiama spertu? Siccomu - non essennu turcu - non pò pigghiari autru chi 'na mugghieri, pi non attirarisi l'inimicizia di tutti l'autri (alla cugina che fa segni di diniego) - l'aviti dittu vui stissa!.... li voli cuitari prima! Nn'avissi picca.... dici, beh! Nn'avi pi tutti, chi fa, mali?


Don Nittu: Benissimo!


Don Liddu: Benissimo!


Don Nittu: 'U sapiti ca mi sta facennu simpatia prima d'arrivari?


Don Liddu: E chi a mia mi pari cent'anni c'arriva? (ma, subito ripensandoci, preoccupato) Ma... chi ha ditta ca si voli maritari?


Don Nzulu: Precisamenti, e con una della parentela - vedete? tanto più!


Don Liddu: (turbato) Ah... d' 'a parintela?! (guarda Rachelina) E cu cui?


Don Nittu: E quant'anni avi?


Don Nzulu: Mah... una quarantina...


Don Liddu: (sollevato) Ah! Quarant'anni...


Don Nittu: (c. s.). Ancora maritari.


Donna Prazzita: Cci 'u putemu dari 'ssu pirmissu, è veru? Ah chi è? vecchiu sternu?


Rachilina: (sprezzante) - Si avi quarant'anni...


Donna Prazzita: (fulminandola con gli occhi) - Si avi quarant'anni?


Rachilina: (correggendosi) - Non avi cchiù bisognu di pirmissu, vuleva diri (si ode il campanello d'ingresso. I due giovanotti si alzano, mentre Brasi va ad aprire).


Don Liddu: Autri visiti avi vossia. Nuautri ni nni jemu, è veru, signura Prazzita? Si voli essiri accumpagnata?


Donna Prazzita: No, grazii, non vi disturbati. Ora cca, nuautri parenti... vi persuaditi, avemu un pocu di tràficu...


Don Nittu: Allura, a rivederci (i due giovinotti prendono commiato dalla vecchia e dalla ragazza un poco sconcertati. Poi si appressano a Don Nzulu per salutarlo.


Don Nzulu: No, chi cc'entra! iu v'accumpagnu (fa passare i due giovanotti e via con loro).



SCENA IV.

Donna Prazzita e Rachilina.


Donna Prazzita: (piano, acre, aggressiva) - Ah, t'ha piaciutu di fari a fraschetta cu 'sti du' aimazzi, unu mortu di fami e l'autru 'npanna vaneddi?


Rachilina: Chi successi? Prima vossia cci facìa tanta facci?!


Donna Prazzita: Ah, non lu capisci, vigilia ammucciata? Ah ch'e' pinsari macari a tia? Non vidi ca chissu fa e sfa, scrivi, cummina, strullichia, comu s' 'u parenti fussi iddu sulu, comu si 'u sangu 'ncumuni cci l'avissi iddu sulu!


Rachilina: (impronta e piagnucolosa insieme) - E allura, mentri ca voli ca haiu a sapiri sentiri tutti cosi, cci dicu: chi sugnu iu? stuppagghiu di pila? M'ha piaciri pi forza ss'amiricanu? senza vidiri prima com'è e comu non è? com'è, biunnu? s'avi l'occhi di jattu per esempiu, vidissi ca a mia non mi piaci.



SCENA V.

Don Nzulu, Donna Tidda, Don Iacu e dette.


Don Nzulu: (dall'interno) - Trasi, trasi, Tidda... 'A cucina Prazzita cc'è; cu Rachilina... Favuriti, don Iacu...


Tidda: (seguendo Don Nzulu e seguita da Iacu Naca, dolce, accomodante va verso Pràzzita) - Cucina Pràzzita, comu siti! Rachilinedda, figghia, ogni jornu cchiù bedda tu!


Donna Prazzita: Bona, cucina, ringraziamu a Diu.


Don Nzulu: Cucina Prazzita, senza fari complimenti, ca cca a cucina Tidda vi scusa, vò jiti pi 'ssa casa...


Donna Prazzita: Ca ora, cucinu! aspittati tanticchia! Mentri ca cc'è 'a cucina Tidda, 'n'autra parenti 'ntrinsica, ora ddocu ci voli... prima di jiriminni (lo guarda con intenzione come per dirgli, tu vuoi mandarmi via, ma io non sono pane pei tuoi denti) aspittati: vaiu p' 'a casa, ma mi piacissi prima, ca 'i parenti più 'mpurtanti fussimu tutti d'accordu... cosi serii su'! E giacchè semu cca (guarda Don Iacu) fussi bonu ca facissimu un picculu consigghiu... ma (lo riguarda) 'nfamigghia...


Don Iacu: (ridendo bonario) - Lei mi guarda comu estraniu, signora Donna Prazzita, e in 'ntantu ho l'onuri di considerarmi della famiglia.


Don Nzulu: (stupito) - Vui?


Donna Prazzita: (sorridendo) - Eh.... scusati, di quali latu?


Tidda: (scherzosa) - Di sciroccu e levanti, cucina! 'Nto un jornu di malu tempu.... a Don Iacu cca, tantu bonu, cci ficiru l'occhi....


Don Nzulu:


(frastornato e contrariato) - Fidanzati?


Donna Prazzita: (subito accorrendo a baciarla) - Oh! chi cunsulazioni chi mi sta dannu, Tidduzza! Quantu ti vasu! quantu ti vasu ancora! (a Don Iacu) - Bravu, Don Iacu! Ca sicuru ca semu parenti allura! E vi pigghiati lu megghiu chiovu di la nostra varca!


Don Nzulu: E comu.... accussì, senza diri nenti a nuddu?


Don Iacu: Perchè, Don Nzulu, chi cci dispiaci, a lei? Non sono persona per la quale?


Don Nzulu: No.... chi cc' entra!.... non dica.... È ca m'arriva così.... all'intrasatta....


Tidda: E chi avia a pigghiari cunsigghi, cucinu? Già.... 'a picciridda: mùzzica 'u jiriteddu.... Vecchia sugnu! E junta a vintitrì uri e tri quarti....


Donna Prazzita: No, chissu non l'ha a diri! Ancora, salaratu, si' 'na bannera!.... Mi scantava iu, ha' a diri, ca cci pirdevi troppu tempu....


Tidda: Don Iacu, cca, parrò chiaru.... Cunveni a iddu, cunveni a mia....


Donna Prazzita: Tutti santi e biniritti, chi cc'entra! (volta a Don Nzulu, trionfante) - Vi persuaditi, cucinu? Matrimonii e viscuvati, su' di 'ncelu distinati!.... Vah, quantu vaiu pi 'ssa casa.... A nomu miu 'a pigghiu, cucinu, semu 'ntisi, 'na vota ca vui cci avistivu 'sta quistioni....


Don Iacu: Quistioni? E cu cui, scusassi?


Don Nzulu: Ah, nenti.... cu D. Saru Pulvirenti.... 'u patruni d' 'a casa....


Don Iacu: Cca cci sugnu iu! Chi fa? Cci voli fari sfreggiu, 'ssu basalacchiu? (si alza tronfio) - Iamuninni, zâ Prazzita, mi permetti ca 'a chiamu accussì?


Donna Prazzita: Cci permettu? Cu tuttu lu cori! Ca va, allura bonu è, accumpagnatinni! Iamuninni, Rachilina.... (a Tidda salutandola) - Non ti scanti, è veru, ca ti l'arrubamu pi tanticchia? A rivederci, cucinu!


Don Iacu: Allura, vossia mi permetti.... Po' diri ca è fatta: difficili ca mi facissiru 'na nigativa a mia! (a donna Tidda) - Staiu turnannu! (esce, seguendo le due donne).



SCENA VI.

Don Nzulu e Donna Tidda.


Don Nzulu: (resta accasciato, perchè vede compromesso nel meglio tutto il suo giuoco. Donna Tidda interpreta questo accasciamento come un esacerbarsi dell'antica piaga dell'amore per lei).


Tidda: (rimasta un po' indietro contempla Don Nzulu accasciato, accenna il segno della croce con meraviglia dolente, poi gli si accosta e dice carezzevole con dolce mestizia) - Cucinu.... ca pi daveru vi dispiacistivu tantu di 'ssu me' fidanzamentu....


Don Nzulu: (seduto, curvo con le braccia appoggiate sulle gambe a penzoloni, tentennando il capo cogli occhi socchiusi) - Assai.... assai nni sugnu dispiaciutu!


Tidda: Pirchì? Ancora?


Don Nzulu: No, ancora!.... Ora.... ora....


Tidda: Ora?.... E chi nni vuliti cchiù ora di mia? Cchiù suddisfazioni vostra e cchiù murtificazioni mia di chista?


Don Nzulu: (balza in piedi adirato) - Sudisfazioni mia! 'A sudisfazioni cci 'a sta' dannu tu 'n'autra vota a chidda!


Tidda: Iu? Pirchì?


Don Nzulu: (afferrandola e parlandole occhi tra occhi) Pirchì? Pirchì approfittannu di 'stu caratteri to' di jattupardu 'mpignusu e priscialoru ca ti lassi 'nfruncicari e sati 'nta l'aria pi nenti d'un momentu all'autru, ti sta livannu 'n'autra vota la fortuna comu fici tannu (scotendola). Pirchì iu ti vuleva beni cchiù di me' stissu e ti avissi fatta rigina di la me' casa e di lu me' cori!


Tidda: (allibita, tremante, col pianto alla gola). - Cucinu... e pirchì... pirchì aviti aspittatu tantu a parrarimi accussì?


Don Nzulu: (subito, riprendendosi, sconvolto, affannato, con una mano sul cuore, quasi temendo che gli voglia scoppiare, ansimando) - No... no... chi sta' capennu?... Pi mia? Iu un mortu sugnu ora... un mortu ca parra. Ma li morti abbriviscinu! E pi tia stava pinsannu!


Tidda: Ma comu? cucinu... pi mia? iu non vi capisciu! C'haiu fattu?


Don Nzulu: Ti cunzumasti... cu 'stu fidanzamentu... ti cunzumasti, e guastasti 'n'autra vota tuttu chiddu ca iu vulia fari pi tia! E stai dannu saziu a ddà vecchia vilinusa!


Tidda: Iu? Pirchì? Pi 'ssu fidanzamentu diciti? Ma iu 'nu statu, cucinu, iva circannu oramai, pi non moriri sula 'nta 'n'agnuni! L'avissi fattu cu Don Gasparinu: Solima c'avi tant'anni ca mi veni d'appressu, si non avissi statu chinu di gilusii e di faiddi, ca vui 'u canusciti...


Don Nzulu: E megghiu chissu, quannu mai!


Tidda: Megghiu, certu! ma si non si spiegava mai! Chissu si fici avanti... Cosa d'ieri è, chi vi pari? E si vi dispiaci tantu, cucinu beddu, cosa di cunvinienza è, chi è p'amuri? Cci dicu ca non mi cunveni cchiù e 'u mannu a fogghiu tridici...


Don Nzulu: No, a mia m'ha' sapiri sintiri, mi disipiaci ca chissa, ca è la causa di la to' rovina, l'ha a aviri vinta 'n'autra vota: pi mia, ti fici allarmari pirchì aveva dudici anni cchiù di tia; e ora si discurri ca non su' cchiù nenti vint'anni.


Tidda: (avvampando e saltando, aggressiva) - Chi 'u voli dari a Rachilina?


Don Nzulu: Ca 'nunca! ca 'nunca! Mentri ca iu cci diceva c'avia pinsatu a tia, ca siti di la giusta età! E si l'ha 'ntroitatu ora, capisci? curriu a pigghiaricci a casa! Su' tutti cosi fatti pi idda.


Tidda: (come punta dalle vespe, perdendo il lume dagli occhi) - Ah, si? Di chistu si tratta? E vui cci l'avevu dittu ca pinsavavu a mia?


Don Nzulu: Ca comu! ca comu! E dissi ca eri bona pi faricci 'u pani cottu!


Tidda: Iu? 'U pani cottu?



SCENA VII.

Don Iacu e detti.


Don Iacu: (presentandosi sulla soglia) - Permesso?... Fatto!


Don Nzulu: Daveru?


Don Iacu: Eh, cu mia chi si scherza?... Da principiu D. Saru s'avia mutriatu, masticava tuttu: «ma», «qua», «là», «così», «colì». Ma iu ivu e curti: 'u guardai 'ntrignu 'ntrignu e cci fici pigghiari 'a caparra.


Tidda: Cci 'a dastivu vui?


Don Iacu: No, idda.


Tidda: Ah bellu sirvizzu facistivu! Pi fari chistu chi cc'era bisognu di tutta 'a vostra mutria? Quannu unu non sapi sentiri chiddu c'avi a fari, non divi pigghiari 'mprisi e non si divi fari avanti! Di 'ssi vostri arii nn'haiu li vertuli chini! E mi facissivu un piaciri si non vi 'ntricassivu cchiù nni li cosi chi non v'apparteninu! (rimettendosi tutta agitata la spagnoletta, rivolta a Don Nzulu) - Ma chi vi pari ca finisci accussì, cucinu? chissà è casa ca idda non si l'ha a pigghiari! E macari ca s' 'a pigghia cci ha a ristari pi cappata. Ora iu mi nni vaiu nni Don Gasparinu: Solima e mi fazzu cuntrattari chidda di D. Matteu Musumeci, so' cucinu!...


Don Iacu: Vui? Nni Don Gasparinu: ? Chi faciti? (le si para davanti minaccioso).


Tidda: (tenendogli testa e scostandolo) - Fazzu chiddu chi mi pari e piaci! E non mi viniti d'appressu, ca non haiu bisognu di cumpagni di processioni, tantu pi sapillu! (va via di furia, lasciando Don Iacu sbalordito e Don Nzulu che se la ride sotto sotto).




SCENA VIII.

Don Iacu e Don Nzulu.


Don Iacu: (dopo breve scena muta; guardando arcigno Don Nzulu che sorride con dispettosa bonarietà come per placarlo) - Ah, vui ci riditi? Ma iu non sugnu omu da subire un simile affronto! Chi cc'è, volta faccia? Complotto? Comu? nell'attu ca iu rendo un serviziu a costo di comprumettirimi, mi si gioca questo tiro alle spalle? E vui ci riditi ancora? (battendo un pugno sul tavolo) Mi nni rispunniti vui di la signurina donna Tidda!


Don Nzulu: (fingendo timore) - Iu vi pregu, caru Don Iacu, di calmarivi un pocu. Mi veni da ridiri... si, per la cosa in se stessa... vidennuvi accussì pigghiari focu comu un surfareddu... per una inezia...


Don Iacu: Inezia? Comu, inezia? E la parola! il debito d'onore! Un impegno sacro!


Don Nzulu: Non dicu di no... ma, in funnu in funnu, via... datu ca 'stu fidanzamentu non è ancora ufficiali... n' 'o sapi nuddu!


Don Iacu: Caru Don Nzulu, vi facciu riflettiri ca 'u sacciu iu, e basta! E quando lo so io, è altro che ufficiale, è colonnello! Cca mi staiu sintennu 'i carti canciati 'nt'e' manu! E non putennuccinni dumannari cuntu a 'na fimmina, lu vogghiu di vui!


Don Nzulu: (c. s.) - Iu non v'haiu offiso, caru Don Iacu! Me' cucina Tidda, forsi... Ma viditi chi è?... Semu un pocu stunati. Qua le cose sono cambiate dalla notte al giorno..... chiddu ca prima pareva nivuru, ora è jancu... Cci vulemu ragiunari un muminteddu? In America, si procede così...


Don Iacu: Si, ma cca non semu in America! semu in Sicilia!


Don Nzulu: Pi 'n'autri vinti jorna, amicu miu! Ma fra un misi, 'stu paisi sarà americanu a tunnu!... 'U sapiti ca me' niputi torna cu dinari assai e sbrizziannuli di cca e di ddà, vuterà la facci a tuttu? Macari vui vi duviti cunfurmari...


Don Iacu: Iu non votu facci mancu davanti a Carlumagnu!


Don Nzulu: E va bonu... e va bonu... Non è quistioni di votari facci; è quistioni di ragionari! In America, o per dir megliu, all'americana - chi è 'u fidanzamentu? Anchi ufficiali... anchi colonnellu, comu diciti vui! all'americana, non si guarda neanche al matrimonio! Questioni di convenienza! A mia per esempiu, mi piace vostra moglie, vegnu, e vi dicu: Quantu costa?


Don Iacu: E iu vi fazzu 'na fucunata cu 'na pistola d'arciuni ca pari un picciriddu, ca vi lassu pi spirdu unn'è ca siti misu!


Don Nzulu: Pirchì siti... anzi, semu siciliani! Ma si lu vostru, per esempio, ha statu un matrimoniu di cunvinienza, chi cci appizzati a cèdiri 'a vostra mogghi? Novanta voti supra centu, vi livati 'na frazzata di supra: - «Quantu costa?». Cci mittiti un prezzu, anchi d'affezioni: centu, ducentu, tricentu mila: «Se la prende!». Faciti divorziu: arrifriscati vui, arrifrisca idda, mi 'nfurcu iu, e bona notti!


Don Iacu: E il punto d'onore?!


Don Nzulu: Questioni di prezzu! Cci l'includete nella somma, e faciti tuttu un forfait! (giunge le mani e le agita in atto commiserativo) Ca caru don Iacu!... 'Stu fidanzamentu cu me' cucina era di cunvinienza - mi l'ha dittu idda stissa ora ora.


Don Iacu: Si.... in fondo.... non negu; ma....


Don Nzulu: Non cc'è ma.... vi l'haiu dittu!.... Vui, rinunziannucci, rinniti un serviziu a me' niputi, e me' niputi si disobbliga (gesto dignitoso di Don Iacu: ). - Pi forza! O vuliti o non vuliti! Vui diciti: «Non vogghiu! non vogghiu!» E chiddu voli pi forza - chi cci faciti? Si disobbliga pi forza! Ma dici: «Chi è che lo informa dello stato delle cose?». Vui, forse? - Chi cc'entra! Parlo io! (guardandolo negli occhi, mentre Don Iacu appare quasi rimesso) - E a cunti fatti: - Siti omu di maritarivi vui?


Don Iacu: Eh già... Non mi ponnu diri: «Chi su' beddi 'ss'occhi...».


Don Nzulu: E cu 'na fimmina comu a me' cucina! 'A vogghiu beni; ma Diu nni scanza!


Don Iacu: Ah, cu mia, o si modificava....


Don Nzulu: O finiva tinta! Dunca m'aviti a ringraziari ca vi la fazzu finiri bona prima di cuminciari...


Don Iacu: Ah comu! accussì di bonu a bonu?


Don Nzulu: Ah santu nomu di Diu, ca c'haiu parlatu turcu? (prendendogli una mano e stringendogliela tra le sue) - Cci siamo intesi! Resterete contento di me!


Don Iacu: Pirchì è lei, omu anzianu!... E pirchì iu sugnu omu di cori, e non vogghiu fari perdiri 'a furtuna a nuddu...


Don Nzulu: Eccu una parola di cavaleri anticu!


Don Iacu: Ah sempri iu sugnu, Don Nzulu! (si ode il campanello d'ingresso) Baciamu li manu! (egli stringe la mano vigorosamente come per concludere un fatto solenne e va via).



SCENA IX.

Don Nzulu, Brasi e Don Gasparinu.


Brasi: Il signor Don Gasparinu Sòlima! (lo introduce).


Don Gasparinu: (che ha incontrato nell'ingresso Iacu Naca, entra con un occhio a questo e l'altro a Don Nzulu - titubante, costernato, scontroso, diffidente e irascibile - tartagliando). Bon giornu... (resta in piedi e col cappello in mano che tormenta nelle falde).


Don Nzulu: Bon giornu, caru Don Gasparinu! Comu va? Macari vui? Pusati 'u cappeddu... assittativi... (Brasi gli accosta una sedia).


Don Gasparinu: Grazii!... Non m'assettu...


Don Nzulu: Ma... scusati, circati a mia o a quarcunu ddà banna?


Don Gasparinu: (smettendo di guardare di là) - Non cercu a nuddu!


Don Nzulu: Ah... e allura, pirchì vinistivu?


Don Gasparinu: Si vi dispiaci, mi nni staiu jennu!


Don Nzulu: No! e pirchì m'avi a dispiaciri? Anzi! (con un sorrisetto malizioso e accostandoglisi con le mani avanti come per palpeggiarlo) Si vineuru prima!...


Don Gasparinu: (arretrandosi e imbevendosi tutto) - Non mi faciti 'sti gesti, a mia, ca mi veni l'irritazioni!


Don Nzulu: (canzonatorio) - No! l'irritazioni vi veni, pirchì non la truvastivu!


Don Gasparinu: A cui? Vi dissi ca non cercu a nuddu!


Don Nzulu: (c. s.) - Vaia, ora! Don Gasparinu, sintiti... un consigghiu d'amicu. Ittativi, pirchì, si cci pirditi tempu, cc'è quarcunu ca si jetta prima di vui.


Don Gasparinu: Ora a mia, 'ssi discursi accussì 'mpidugghiati, non mi piacinu! Di cu' sintiti parrari?


Don Nzulu: Ca di me' cucina Tidda, don Gasparinu! Pi forza a mia mi l'avistivu a fari diri?


Don Gasparinu: E vui putiti diri chiddu ca vi pari e piaci! Iu non haiu parratu, e mancu parru!


Don Nzulu: E mentri vui vi stati mutu, Don Iacu Naca si sta facennu sutta di mala manera!


Don Gasparinu: A mia non mi 'mporta nenti di 'ssu vastasu di cozzu e di chissa ddocu, cu tuttu ca vi veni cucina!


Don Nzulu: Ah! Allura quann'è chissu.... A mia m'avia fattu l'impressioni, pi dirivi a virità, ca eravu irritatu pirchì l'aveuru vistu 'nsemi....


Don Gasparinu: A cui?


Don Nzulu: A me' cucina e a Don Iacu, ca l'accumpagna sempri!.... Basta. Parramu d'autru. Dicitimi in che cosa vi posso servire....


Don Gasparinu: Iu, pi sapillu, non vi dicu nenti! Anzi, no! Vi dicu 'na cosa sula, ca è chista: Primisi primisi, ca non haiu avutu mai nudda 'ntenzioni e non m'ha passatu mancu pi lu ciricoppulu di la testa! E pozza pozza.... cu 'na cosa di chissi, santu diascacci e diantanuni, sugnu bonu e sugnu capaci di scunzari ogni cosa, una vota pi sempri! (si caccia il cappello in testa, e se ne va sbuffando) - Vo' facitivi benediciri!



SCENA X.

Don Nzulu e Brasi.


(entrambi seguono don Gasparino fino alla comune. Poi si guardano in faccia).


Brasi: (con aria arguta) - Scusassi, patruni: chi professioni facia vossia all'America?


Don Nzulu: Iu? Stampava pupi!


Brasi: Di pezza?


Don Nzulu: Di carni! Cci sucava lu civu di la midudda, lu funnu di lu stomacu, e poi li 'mpicava comu li zazzamiti!


Brasi: E mi l'àva persuadutu iu.... 'O maniari d' 'a palitta, si vidi ca nni gratta....


Don Nzulu: (guardandolo fiso) - E tu si' 'u babbu?


Brasi: (ridendo da scemo) - Pirchì?


Don Nzulu: (lo agguanta per il petto) - Auh! (gli fa cenno col dito di tacere. Si riode il campanello d'ingresso).


Brasi: (dopo aver messo la mano sul petto, come per dire «confidi» s'avvia verso la comune per aprire).


Don Nzulu: Brasi! (Brasi si ferma, si volta e lo guarda) - Non cci sugnu cchiù pi nuddu!


Tela.

 

 

CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU - ATTO SECONDO

 

SCENA I.

Donna Prazzita, Rachilina, Don Liddu, Don Nittu, Donna Tidda, Don Iacu, Don Gasparinu e Brasi.


(i primi tre siedono sulla sinistra della scena; gli altri sulla destra, meno Don Nittu e Brasi, che stanno in piedi tra i due gruppi, un po' appressandosi all'uno un po' all'altro in controsenso, appena essi accennano di venire a lite. I due gruppi si guardano con diffidenza e sbuffano, D. Gasparino caccia mosche irosamente e frigge di continuo).


Donna Prazzita: (dopo breve scena muta, dolcemente al servo) - Guarda chi fai, Brasuzzu.... Si fa tardu pi mia.... è megghiu ca mi nni vaiu, iu.... Si mi vo' iri a pigghiari chiddu chi sai....


Brasi: Chi voli 'u ritrattu?


Tidda: (scattando in piedi, subito imitata da D. Gasparino che sibila) - Chi? 'U ritrattu? Quali ritrattu? (tirando Brasi forte per la giacca) - Aspetta, non ti pàrtiri!


Donna Prazzita: (come una che, sapendo con chi ha da fare, non vorrebbe venire subito ai ferri corti) - Ah chi? macari ddocu ti voi attaccari? 'nta 'ssu ritrattu vecchiu?


Tidda: A tutti banni m'attaccu iu, pi sapillu! E non vi faciti 'ssa vucca ammilata, ca ora vi sacciu cu' siti! Ah, iu m'attaccu? Vui ca faciti cafola sutta sutta e chiantati rampini pi scavarcari mura lisci! Vi sacciu cu' siti! Ca m'avvilinastivu la vita!.... Ma cosa di 'na vota ponnu èssiri! 'Sta vota la scacciati fràcita! Vi fazzu manciari li vùvita cu lu sali!


Donna Prazzita: Ti lassu parrari, figghia.... Sugnu fimmina granni.... Chi pozzu aviri 'ssa valìa chi hai tu'?


Tidda: Ah, valìa haiu! Finiu ca sugnu chidda d' 'u pani cottu? (le si fa quasi addosso).


Don Liddu: (si alza per trattenerla garbatamente) - Signorina.... signorina....


Don Iacu: (a Donna Prazzita, che vedendosi minacciata s'alza anche essa) - Signora.... signora.... no.... s'assittassi.


Donna Prazzita: Di mia v'allarmati, caru D. Iacu? Iu dumannai 'ssu ritrattu pi iriminni e livaricci l'acqua.... Fimmina di paci, sugnu....


Tidda: Già! Fimmina di paci! c' 'a pistola di sutta! Si voli aggranfari tuttu cosi idda! Cu' cci 'u dissi di 'ssa 'mpruvisata ca ci vulia fari stasira a Paulinu, di faricci truvari a so' patri bellu appisu 'nt'o' centru d' 'u salottu?


Don Gasparinu: Sentu diri certi cosi strammi ca mi fannu urtari 'i nervi!


Tidda: Chi è ca chicchiati vu' 'n'autru?


Don Gasparinu: Già!.... appisu 'nt'o' salottu! Comu, 'nfurcatu?


Donna Prazzita: 'Mpruvisata!.... Comu, figghia, si haiu 'a curnici già fatta: sissanta pi novanta.... Brasi, vo' pigghiala....


Tidda: Si si, vo' pigghiaccilla, Brasi! A idda cci arresta 'a curnici, e iu mi pigghiu 'u ritrattu! Nni mia ha a scurari stasira, 'nt' 'a so' casa! (Brasi via).


Donna Prazzita: Ca chissu.... ah, s'avi a vidiri ancora! 'A casa ca pigghiai iu, fu pigghiata cu 'u cunsensu di tutti, e nuddu cca - si 'i carti non su' canciati - 'u po' nigari.


Don Gasparinu: Iu non sacciu nenti! E pi mia non cc'è nè canciata, nè scanciata!


Tidda: Sicuru! 'A casa di D. Saru Pulvirenti! Ddu sfunneriu vecchiu ca mancu è bona pi stadda! A vera casa digna d'iddu è chidda ca cci pigghiai iu, pi sapillu: 'nt'o' palazzu di D. Matteu Musumeci!


Don Gasparinu: Me' cucinu!


Tidda: Pianu nobili, quinnici cammiri, tri entrati, dui pirterra, gallaria e giardinu pènsili, villetta cu sidili a umbrella, vasca cu pisci di centu culuri e 'u sgricciu 'nt'o' menzu, pirgulatu di muscatidduni e zibibbu di Palermu longu dudici canni, bersò di rosi e gersumini, statui, grasti scurpìti, tavulini di marmu e di ferru, magnolia 'ncentru ca sturdisci un quarteri, tuberosi, garofali, gardenii, rosi napuliuni, ognuna tanta, e ponsò ca parinu nisciuti d' 'u cosaduciaru... Puddaru, cunigghiera, palummera.


Donna Prazzita: Ca già... l'arca di Noè...


Don Gasparinu: Casa di signori!


Tidda: A 'nvidiazza 'a fa parrari! Un paradisu!


Rachilina: Zia, iamuninni, Maria Santissima, vossia cci perdi di dignità, scusassi.


Tidda: Oh, pispisedda, non parrari masticata, ca tu cu mia parri! T' 'u sintisti 'ntroitari l'americanu, è veru, iattaredda morta? Non fa nenti s'è tignusu! non fa nenti si si vavia... abbasta ca cci 'u livamu a 'n'autra, è veru? Non ti veni fatta! non ti veni fatta! Inutili c'aggiarnii! inutili ca ti fa' pigghiari 'u virticchiu!


Don Liddu: (vedendo quasi mancare Rachilina, severo). - Ma scusi! Che modo è questo! Mi pari ca 'a signurina non ha dittu nenti ca putissi offenderla!


Tidda: Cu' siti vui? cu' vi cci 'mmisca?


Don Iacu: Chi è? chi fu? chi trasi genti fora tracchiu? Lassamu parrari 'i fimmini tra d'iddi e non cunfunnemu 'u bistiami!


Don Liddu: (facendoglisi avanti, minaccioso). - Sintiti, 'u paraguni forse calza pi vui, ma pi mia, no! Pirchì o' bestiami cci putiti apparteniri vui sulu. (Don Iacu si lancia come un leone, urtando ad arte contro Don Nittu per farsene schermo).


Don Nittu: (trattenendolo, mentre Brasi trattiene Don Liddu, forte) - Per carità, signor D. Iacu! Per carità! (poi piano). Non nni vali la pena.


Don Iacu: (notando che Don Liddu è ben trattenuto da Brasi, con un urlo leonino). Vah, livativi di ddocu! (con una bracciata lo scosta e poi fissa accigliato Don Liddu che non solo sostiene lo sguardo ma lo sberteggia con un sorriso di sfida). - Nni truvamu 'nprisenza di fimmini, e vui mi 'nsignati... anzi, iu vi 'nsignu!


Tidda: (interrompendolo). - Vah, finitila! Non nni faciti ridiri!


Don Gasparinu: Ridiri? A mia mi sta vinennu l'irritazioni!


Don Iacu: No, permettiti: non è cosa ca po' finiri accussì, chista! Cca Don Liddu m'ha pistatu un itu, e si non mi dimanna scusa, avi l'obbligu d'attaccarimicci un fazzulettu.


Don Liddu: Vi cci attacca macari un cuddaru c' 'a ciancianedda, si vi fa piaciri! (i due fanno per lanciarsi di nuovo, sempre trattenuti).


Don Gasparinu: Mi pari ca mi pigghiau! (con le mani in tasca, agita la giacca come per costringersi a non menarle).


Rachilina: (sentendosi venir meno). - Oh Diu Diu... Maria, zia... zia mia... mi sentu 'na cosa... mi manca... mi manca l'aria... Diu... Diu....


Donna Prazzita: (schizzando alla fine fuoco e veleno dagli occhi, a Tidda e a D. Iacu). - Ragiuni aviti! (poi, alla nipote). Chi ti senti, figghia? chi ti senti? (la sostiene, aiutata da Don Liddu e da Don Nittu).


Don Iacu: (a Don Liddu, approfittando nel vederlo occupato a sorreggere la ragazza, gli mette una mano sulla spalla). - Riceverete persone!


Don Liddu: (guardandolo con sprezzo). - Di cui? di vui? (Rachelina udendo queste parole ha un singulto e sviene del tutto).


Donna Prazzita: Vi, vih, cori miu! Cci ficiru pigghiari un surtu, 'sti scialarati!


Don Gasparinu: Mittitici nomu e cugnomu, pirchì, si mi siddiu iu, toccu famigghi!


Donna Prazzita: Idda ca è accussì suscettibili! Un pocu d'acitu! Brasi, curri! Un pocu d'acitu!


Tidda: Ca stuppativi vui, ca nni siti china! di chiddu di li setti latri.



SCENA II.

Don Nzulu e detti.


Brasi:


(mentre Brasi corre verso la comune, s'imbatte in Don Nzulu che entra) - Oh, arrivau! Alla cca! Cci ha statu missa cantata, e ora (additandogli la ragazza svenuta) cc'è 'u Signuri espostu!


Don Nzulu: (accorrendo) - Oh! E chi fui.. Rachilina!... Chi fu, cucina Prazzita?


Donna Prazzita: (lo guarda con occhi torvi e urla) - L'acitu!


Don Nzulu: (volgendosi dall'altro lato) - Tidda... parra tu!


Tidda: (voltandogli le spalle) - Affari vostri sunnu!


Don Nzulu: (a Don Liddu) - Ma chi fu?


Don Liddu: (intento alla ragazza) - 'U sta vidennu, mi pari!


Don Nzulu: (guarda D. Iacu interrogandolo con gli occhi).


Don Iacu: Non finisci bona! Matematicu!


Don Nzulu: (c. s.) - Don Gasparinu!


Don Gasparinu: (arruffandosi tutto) - Santu diascacci e diantanuni! Chi macari a vui haiu a sentiri?


Don Nzulu: (seccato) - Ma 'nsumma! 'U pozzu sapiri chi sta succidennu 'nt' 'a me' casa?


Don Nittu: Nenti, signor Don Nzulu... un piccolo disturbo... causatu...


Tidda: Quali disturbu! Smorfii! Non mi tuccati ca mi scozzulu!


Don Liddu: Ma signora... ma signorina... è la seconda volta!


Tidda: Ma 'nsumma, chi voli chistu?


Don Iacu: Voli essiri muzzicatu, pirchì pi la secunna vota sta stuzzicannu lu cani ca dormi!


Donna Prazzita: Mi maravigghiu di vui, cucinu! Mi maravigghiu di vui, ca 'ncasa vostra riciviti li cani e li gatti!... 'Na gatta comu chista e un cani... ca si l'ha dittu iddu stissu ca è cani!


Don Nzulu: Ma carissima cucina! O cani o gatti, tutti parenti mi siti!


Donna Prazzita: Ah no, scusati! Nni stati facennu divintari vui cani e gatti cu lu vostru gustu e lu vostru piaciri, vo' circati pirchì!


Don Nzulu: Iu, cucina! No! L'ossu vi cci sta facennu divintari, pirchì sta vota è duru a lu spurpari!


Tidda: Già! E li denti non su' chiù chiddi di 'na vota!


Don Nzulu: Zittiti, tu! Ca su' boni li toi, denti di cagnulazzu c'addenticanu lu saittuni pi lu gustu di muzzicari e po' lu lassanu 'nvalìa di la vurpi!... Mi dispiaci cca pi Rachilina (carezzando la ragazza e dandole buffetti mentre Donna Prazzita le spruzza aceto in faccia e Brasi le fa vento con le palme aperte) Oh 'sta nicaredda... 'sta nicaredda mia... coraggiu... e chi fu? accussì... grapemu l'occhi... oh, ridemu... ridemu ca chisti cosi di ridiri su'... Facemula assittari cca... d'accussì...


Donna Prazzita: Ah chi scantu ca mi facisti pigghiari, figghia mia! (irata) Susiti, susiti e iamuninni! Cca è un miraculu si non cci appizzamu 'a vita! Cosi di galera! (e come Don Nzulu le si appressa, premuroso) Ah, gnurnò, livativi... Risparmiativilla, cucinu, tutta 'ssa premura... cu 'stu beddu ghiommuru ca aviti dintra.


Don Nzulu: Ah, cu mia, sparti, v' 'a pigghiati? Vi staiu truvannu tutti cca riuniti, senza sapiri pirchì e pi comu!


Donna Prazzita: Ah, non sapiti pirchì e pi comu? Doppu c'aviti fattu l'uffiziu d' 'u diavulu? A casa pronta è! Unn'è ca ha scurari stasira 'stu galantomu c'arriva? Chi n' 'a pigghiai cu 'u vostru cunsensu 'sta casa? chi n' 'o sapeva macari idda? iu non haiu fattu nenti ammucciuni, ca non è custumi miu!


Tidda: Ca comu? ca chi cc'entra! Tuttu cosi a lustru di suli faciti vui, comu 'i fuani!


Donna Prazzita: 'U po' nigari? non eri presenti tu stissa cca, quannu dicisti ca eri zita cu 'stu me' signuri? E vui, signor D. Iacu, non mi vinistivu a aiutari a pigghiari 'a casa? Tuttu 'nsemula, 'nt'a un vidiri e svidiri, abbulau 'stu matrimoniu e t'arrivinni la raggia di l'americanu?... Ma iddu certu appi a essiri, ca ti lu misi 'ntesta!


Tidda: No, cori miu, iddu, cci l'aveva di prima, iddu, 'ntesta e vi l'aveva dittu, e vui ittastivu 'n' autra vota lu nivuru comu la siccia! Ma du' voti 'u stissu iocu non veni 'mparu! E iu fici chiddu ca fici pi scunsarivi li iaccola, pirchì non sugnu cchiù dda cunigghiedda di 'na vota! E si iddu ora davanti a vui non sapi parrari cchiù comu parrau cu mia, 'i me' ragiuni mi li sustegnu iu stissa, ca m'abbasta l'armu, o voli o non voli, pirchì si si voli tirari 'nn' arreri iddu, non mi cci vogghiu tirari cchiù iu!


Don Nzulu: Signuri mei, io non vogghiu e non svogghiu, pirchì non tocca a mia a vuliri e a svuliri! Siti vuautri ca aviti fattu manichi e quartari! Iu era ittatu cca, siddiatu di 'ssa petra di l'aria chi m'avia arrivatu. Vinistivu, sintistivu, avvampastivu pi 'st'americanu c'avia arrivari, cu curriu di cca, cu curriu di ddà, mi stunastivu, mi sturdistivu, mi 'mbriacastivu. Chi v'avia a diri? Vi avia a attaccari?


Donna Prazzita: (per scoppiare) - E allura chi sintiti diri, chi non vuliti dari ragiuni a nuddu? Ma comu? du' casi?


Don Liddu: Du' casi suli, signura? E chi su' 'i casi? Mi pari ca 'i cosi a dui e macari a tri, assai cca si ficiru! Non è giuoco pulitu! (guardando a D. Iacu) - Matrimonii ca si cumminanu e si scumminanu....


Donna Prazzita: Già!


Don Liddu: No! Dicu macari a lei, signora! Chi sacciu (fa per andarsene).


Don Iacu: Vi nni jiti? Aspettate! Ho da diri anch'io qua specialmente a chiddi ca s'hannu sguazzatu la vucca - che Iacu Naca, in tutto questo, ha fatto una parte di generosità, e si, all'urtimu, del diciannove s'è fattu sessantuno, 'a curpa è d'un vecchiu e d'una fimmina, a li quali non pozzu dimannari soddisfazioni. Ve ne potete andare voi, e non vi scurdati ca riceverete visite!


Don Liddu: (che durante questo discorso s'è avvicinato alla comune, torna indietro pian piano e posando calmo e fermo una mano sulla spalla di D. Iacu che non osa respingerlo) - Mi nni vaiu, ma.... vui non mannati a nuddu!


Don Iacu: (guarda fieramente in giro) - Con permesso, signori... (va via risolutamente di fretta, seguito da Don Liddu che se ne va invece lentamente sogghignando forte).



SCENA III.

Detti, meno Don Liddu e Don Iacu.


Don Gasparinu: Meno mali ca si nni jeru, santu diascacci e diantanuni, pirchì m'avianu smossu la nirvatura di 'na manera tali!


Donna Prazzita: Ni nni jemu macari nuantri, Don Gasparinu, pi livarivi a tunnu l'irritazioni, (a Don Nzulu) - Però v'avvertu ca accussì non po' finiri! Ah, non finisci bona.... non finisci bona (si avvia).


Don Nzulu: (soddisfatto sempre più del suo gioco) - Ma, cucina, permettiti....


Donna Prazzita: Chi vuliti permettiri, facitimi 'stu piaciri! No a mia, cucina, ma una santa di l'artaru avissivu fattu spiccicari, cu 'na cosa di chisti! Camina, camina. Rachilina.... Cu' nni voli beni nni veni appressu (si avviano).


Don Nittu: (impacciato, perplesso, non volendo compromettersi con Donna Tidda, parandosi davanti a Donna Prazzita) - Signora.... per carità.... La mia devozione lei la conosce.... un poco di prudenza, la prego.....


Tidda: Ma no... si la vuliti beni, itici appressu!


Donna Prazzita: Non avemu bisognu di cudatarii, nuatri! (via con Rachelina).

 


SCENA IV.

Detti, meno Donna Prazzita e Rachilina.


Don Nittu: Iu sugnu devotu a tutta la famiglia, specialmenti a lei, signurina Tidda!


Tidda: A mia? pirchì a mia? Stativi mutu, ca non vi comprumittiti cu nuddu, vui! Nuddu si comprumetti cca! Si fannu vuci, si stuzzicanu li genti, e poi...


Don Gasparinu: Pirchì, iu, non sugnu omu di fatti? Allura, 'n'autra vota chi fazzu, sparu?


Don Nittu: Ma... scusi, chi forsi non sugnu cca cu lei? Questo è un fatto!


Tidda: E pi chissu vi sintiti comprumisu? Chi cc'è paura, vuliti fari quarchi duellu puru vui? o vuliti sparari... pum!... comu Don Gasparinu?


Don Gasparinu: Pirchì, s' 'u dicu n' 'o fazzu iu? 'U vuliti vidiri ca sparu pi daveru? (cava dal fianco la pistola) e toccu famigghi! (Don Nittu alla vista della pistola indietreggia istintivamente, mentre Donna Tidda e Don Nzulu si fanno coraggiosamente incontro a D. Gasparino).


Tidda: E vah! non iucamu! chi siti pazzu?


Don Nzulu: (contemporaneamente). - Chi è, Don Gasparinu? Accussì prestu pigghiati focu? Sarvativi 'ssa tofa ca vi po' scasciari!


Don Gasparinu: (convulso, rimettendo la pistola nel fodero). - Ca iu malu canusciutu sugnu, santu diascacci e...


Tidda: (subito attaccando). - E diantanuni! Va, jamuninni, accumpagnatimi!


Don Nzulu: Ma, no... ma, no... unni vai, Tidda? (le si para davanti).


Tidda: No, no... finemula cu 'ssa Tidda, ca assai cci aviti iucatu! Mi aviti trattatu comu una nimica! E 'ssa cosa di 'ssa casa sarà causa di sconzi serii! Ma serii-serii! Iamuninni, Don Gasparinu, ca cca m'accumincianu a bruciari 'i pedi! (s'avvia di furia e scompare per la comune).


Don Gasparinu: E a mia li manu (s'avvia di furia anche lui).


Don Nzulu: (gli grida dietro). - Abbasta ca non sparati, Don Gasparinu!


Don Gasparinu: (voltandosi con le mani per aria). - A secunnu comu mi firria! (via).



SCENA V.

Don Nittu, Don Nzulu e Brasi.


Don Nzulu: (dopo aver guardato un po' Don Nittu rimasto mortificato). - Vi persuaditi, caru Don Nittu?


Don Nittu: Lo dice a me? Io che per essere uomo di tratto e di pace finiu ca fui insultatu di chisti e di chiddi e ristai abbannunatu di tutti, cca, comu un cani senza patruni!


Brasi: (sghignando da scemo). - Eh... eh... 'a corda gruppa gruppa, cci va 'nt' 'o mezzu cu' non ci curpa!


Don Nzulu: (licenziandolo con una stretta di mano). - Cunsulativi, caru Don Nittu, non siti vu' sulu!... E si peju non cc'è, chistu un è nenti!


Don Nittu: Ca già! Cc'è 'stu fattu di 'stu duellu!


Don Nzulu: Bisogna impedirlo! Ca comu! Giustu giustu, nni 'stu mumentu, cci avemu a dari 'stu spittaculu a chiddu ca arriva? Di tuttu, di tuttu bisogna fari, Don Nittu, pi non farlu succediri! E non cc'è megghiu di vui pi mittirivicci 'nt' 'o mezzu?


Don Nittu: Io?! Cu tuttu lu cori! Ma veda... veda... Sono dui tipi intrattabili! E s'attaccaru forti... lei l'intese? Paroli sottintese, ma sanguinose... Ah! una sfida tremenda!


Don Nzulu: Si, ma voi... col vostro tratto (spingendolo verso la comune). Curriti, curriti, Don Nittu, e purtatimi boni notizii.


Don Nittu: (prima d'uscire) - Mi proverò... farò del mio meglio... ma non cci spero, sa? (via).

 


SCENA VI.

Don Nzulu e Brasi.


Don Nzulu: (sorridendo, soddisfatto, a Brasi) - L'avvirtisti o' sartu?


Brasi: L'avvirtii... Ma pi cui?


Don Nzulu: Ca pi tutti 'sti me' signuri...


Brasi: Già... ora ca nn' 'i fici iri tutti pari sciarriati.


Don Nzulu: Zittiti, ca tornanu.


Brasi: Cui?


Don Nzulu: Tutti.


Brasi: Non tornanu.


Don Nzulu: (guardandolo bene negli occhi) - E tu n' 'o capisci ca tornanu? (si ode il campanello d'ingresso) - Vo' grapi. (Brasi via).


 

SCENA VII.

Detti, Donna Prazzita e Rachilina.


Don Nzulu: (vedendo rientrare le due donne, premuroso, sbottoneggiando) - Oh chi vi scurdastivu cosa, cucina?


Donna Prazzita: (attaccandosi al primo pretesto che le viene in mente) - 'A curnici, mi scurdai! Siccomu è mia... accattata cu 'i me' dinari...


Don Nzulu: Oh! giustu, cucina!


Brasi: Alla cca! (prende la cornice e gliela porge).


Donna Prazzita: Pirchì, scusati, a vulirla diri com'è di giustu, è cosa di mittilla 'nta un quatru 'ssa parti ca m'aviti fattu...


Brasi: E chi fa, voscenza, 'a pitta e 'a metti cca dintra?


Donna Prazzita: No! Iu, figghiu? E chi sacciu pittari, iu? Cc'è cu' è ca 'a pitta... in carta bullata e cu 'u stemma d' 'u Tribunali... Iamuninni! (a Rachilina).


Don Nzulu: Cucina, iu non sacciu chi dirivi (sospira e apre le braccia). Faciti comu criditi.


Donna Prazzita: Ah! tuttu chissu è chiddu ca mi rispunniti?


Don Nzulu: Mentri ca vui non vuliti sèntiri! Appena m'accostu: «Livativi» - vi fermu, e vi nni vuliti iri pi forza... Chi v'è diri? Vo' itavinni...


Donna Prazzita: Ah, mi nni mannati?


Don Nzulu: Binidittu Diu! 'U dicistivu vui a Rachilina: «Iamuninni».


Rachilina: Eh, sì, zia, iamuninni...


Donna Prazzita: Naturali ca ni nni iemu (ma non si muove).


Brasi: Si voli passari, l'accumpagnu...


Donna Prazzita: Grazii, figghiu, 'a strata a sacciu (volge lo sguardo in giro, non sapendo risolversi ad andarsene).


Don Nzulu: (c. s.) - Chi vi scurdastivu quarchi autra cosa! (si riode il campanello d'ingresso.


Don Nzulu: (ammiccando a Brasi, con intenzione) - Vo' grapi!


Donna Prazzita: (rodendosi per il contrattempo) - E cu' è chissa? Idda ca torna? Ddà lingua d'infernu? Ah, pi carità, cucinu (correndo come un topo in trappola per la stanza) - ca nn'haiu suffrutu assai, oggi! Ogni pacenza avi un limiti! Non la vogghiu cchiù vidiri! non la vogghiu cchiù vidiri! D'unni scappu (fermando Brasi che s'avvia) Aspetta, sceccu, non grapiri! D'unni scappu, vi dicu?


Don Nzulu: 'Na vota ca pirdistivu tempu, santu Diu! D'unni vulissivu scappari, d' 'u pirtusu d' 'a chiavi? Trasiti cca dintra (le apre l'uscio della sinistra) e aspittati, si non vi vuliti fari vidiri.


Donna Prazzita: (passando, seguita da Rachelina) - Basta ca vi spicciati, oh! c'haiu l'avvucatu ca m'aspetta!


Don Nzulu: (chiudendo l'uscio dietro le donne) - E macari iu haiu chi fari, chi vi pari! V' 'u scurdastivu c'arriva Paulinu? (a Brasi, sorridendo e fregandosi le mani) Vo' grapi! (Brasi via).



SCENA VIII.

Don Nzulu, Brasi Tidda, poi voce di Donna Prazzita.


Don Nzulu: (appena Tidda appare sulla soglia della comune) - Chi ti scurdasti quarchi cosa macari tu?


Tidda: Macari iu? Chi veni a diri «macari iu?». Chi cci foru autri ca turnaru?


Don Nzulu: No, dicu.... siccomu 'a cucina Prazzita si scurdau 'a curnici cca....


Tidda: (arruffandosi) - E chi fa? Chi cc'è' paura, torna pi pigghiarisilla?


Don Nzulu: Vah! torna! N' 'o vidisti comu si nni iu 'nfuriata? Comu a tia! E pi chissu, dicu, quarchi cosa t'avisti a scurdari....


Tidda: No, nenti m'haiu scurdatu iu! E anzi pirchì non m'haiu scurdatu nenti è ca turnai.... Pi guardarivi, bonu, di sulu a sulu, nni 'sta bedda facci.... (è come una gatta arruffata, che si muove, angosciosamente, dal desiderio di essere carezzata e non vorrebbe darlo a vedere) - Eccu pirchì turnai.... (quasi col pianto nella gola, ma suo malgrado) - ecco pirchì turnai....


Don Nzulu: (che ha compreso perfettamente, ma pur non potendo cedere, per non guastare il suo giuoco) - Bonu, sì.... pi chissu! T' 'u dicu iu, pirchì turnasti. Tu voi 'u ritrattu.....


Tidda: (sconcertata) - Quali ritrattu? (riprendendosi) - Ah già! 'U ritrattu! Ca sicura ca 'u vogghiu! E pi chissu turnai, 'u 'nzirtastivu!


Don Nzulu: Subitu! (a Brasi) - Brasi, vo' pigghiacillu.... (Brasi va. Pausa tenuta) - Assettati....


Tidda: Grazii. Non m'assettu. Iu staiu abbruciannu!


Don Nzulu: Tu sempri abbruci. Ma... focu di pagghia....


Tidda: Focu di pagghia? O' solu m'haiu ittatu! Iu sempri di pirsuna haiu pagatu! E pi chistu sugnu cca, ancora a 'stu puntu, senza statu! Lu dannu, si l'haiu fattu all'autri, prima di tuttu e cchiù di tuttu l'haiu fattu a mia! Ora stissu: vui ittastivu la petra e v'arritirastivu la manu; e iu ittai a fogghi quintu 'u matrimoniu conchiusu cu D. Iacu e m'haiu vinnutu macari la stuppa di li matarazza pi mettiri 'ssa casa, e non dari saziu a ddà vecchia vilinusa!


Brasi: (facendo segno delle mani vuote) - Non cc'è' cchiù Vulau!


Don Nzulu: Chi?


Brasi: 'U ritrattu!


Don Nzulu: E cu' è ca s' 'u pigghiau?


Brasi: (col solito sorriso da scemo) - N' 'ò sapi vossia?


Tidda: (che dapprima, tutta commossa e alterata da ciò che ha detto, è rimasta come estranea al discorso, udendo parlare del ritratto, torna in sè e scatta) - Chi? 'U ritrattu? S' 'u pigghiaru? Comu? Quannu? Chi mi stai cuntannu? Cu' cc'è ddà dintra? (corre frenetica verso la sinistra).


Don Nzulu: (cercando d'impedirle il passo) - Fermati! Non cc'è nuddu! Cu' ci avi a essiri? Statti cca! (si riode il campanello d'ingresso. Brasi accorre).


Tidda: (scostando Don Nzulu, che si lascia facilmente mettere da parte, spingendo l'uscio di sinistra che resiste) - Comu, statti cca? Chi mi diciti ca non cc'è nuddu? Vogghiu vidiri! Vogghiu vidiri, pirchì vui siti capaci di farimi 'st'autru tradimentu!


Don Nzulu: (fingendo di trattenerla) - Ma si ti dicu ca non c'è nuddu? Tradimentu! Iu fazzu 'i tradimenti?


Voce di Prazzita: (dietro l'uscio) - Si, si, cca semu! facitila tràsiri! Non avemu di chi scantarinni, nuatri! (apre l'uscio dall'interno).


Tidda: (precipitandosi dentro) - Ah si! Ora vi fazzu vidiri iu! si non lassati 'stu ritrattu! Vuautri ca faceuru finta di irivinni sdignati!


 

SCENA IX.

Don Liddu e Don Nzulu, poi Don Iacu.


Don Nzulu: (vedendo entrare Don Liddu, richiude l'uscio e, mentre dall'interno si ode il vociare confuso, a soggetto, delle due donne in aspra lite) - Don Liddu, cc'è cosa?


Don Liddu: (serio, severo, concitato) - Cc'è ca vogghiu parrari cu 'a signurina, perchè non posso credere assolutamente ca idda fussi consenziente a 'sta spiculazioni ca autri nni vulissiru fari! (udendo il vociare delle donne) Unn'è? Ddà dintra? Chi su' 'sti vuci? Cu idda l'hannu? 'Nsumma, chi succedi cca, don Nzulu? (facendo queste domande s'è spinto fin presso l'uscio, come deciso ad aprirlo e a introdursi).


Don Nzulu: (trattenendolo vigorosamente, piuttosto aspro e seccato) - Nenti, don Liddu! non succedi nenti! Cc'è paura, 'ncasa mia, divu dari cuntu a tutti? Vi pregu, assittativi! Chi mi vulissivu trasiri dintra macari vui? (Altra scampanellata all'interno. Brasi accorre).


Don Liddu: Scusati, Don Nzulu, la ragiuni di tuttu chistu...


Don Nzulu: (subito, interrompendolo) - Quali ragiuni? Ancora s'avi a vidiri, 'a ragiuni! (con intenzione) E v' 'a fazzu vidiri iu... all'urtimu!


Don Iacu: (entrando e notando Don Liddu) - Lo sapevo!


Don Liddu: (provocante) - Chi è ca sapeuru?


Don Iacu: Ca vi fiteva 'a lepri 'nta 'stu trippaturi! (udendo anche lui gli strilli delle donne) Turnastivu pi daricci spadda forti? Non basta ca su' dui contro una? Macari 'u masculu?


Don Liddu: (andandogli incontro con le mani in faccia) - Ma vui chi pi daveru a mia vuliti scuncicari?


Don Iacu: (subito, con la voce bassa) - No... me ne guarderei bene... (voltandola) - Pirchì 'ncasa d'autri haiu conosciutu sempri 'u me' duviri!


Don Liddu: (sghignando) - Già! Un poco pirchì ci sunnu 'i fimmini, un pocu pirchì siti 'ncasa d'autri... vah, livativi!


Don Iacu: Scusate, vi ho detto di attendere persone?


Don Liddu: E quannu?


Don Iacu: Per cui!


Don Nzulu: (che frattanto è andato presso le litiganti di là, tornando come se vedesse questi due alle prese) - Signuri mei, pregu! signuri mei! Chi vulissivu fari 'u duellu cca? (vociando verso l'interno alle donne) Ma chi mi vuliti fari partiri, 'a testa? Malidittu 'stu cucinu e di quannu mi ittau 'nta 'stu focu! Finitila! finitila, e passati tutti cca banna!



SCENA X.

Donna Prazzita, Tidda, Rachilina e detti.


(le donne tornano in iscena un po' malconce, arrossate; Donna Prazzita e Tidda tenendo dai due lati opposti un vecchio ritratto ad olio rappresentante un notaio con la barba a collana e i capelli a boccoli, il collo fasciato da una grande cravatta a rabat, uso Bellini, ampio panciotto alla marescialla, abbottonato all'estremità d'un lato, una penna d'oca sull'orecchio e un codice in mano. Una tira di qua e l'altra di là, mentre Rachelina, col cappello gualcito e a sghimbescio come per qualche ceffone di Tidda, geme e pare voglia cascare di nuovo in deliquio).


Donna Prazzita: Modda! modda cca! modda cca, ti dicu!


Tidda: Pazza siti! Chistu tocca a mia! E non lu lassu mancu, si!...


Donna Prazzita: No! Tocca a mia!


Tidda: 'U moddu? Lassatilu! Ca cchiuttostu un pugnu cci dugnu e 'u sfunnu!


Don Iacu: Vah! Muddatilu!


Don Liddu: Non muddati nenti!


Don Nzulu: (strappando di mano alle due donne il contrastatissimo ritratto e dominando, con la sua, tutte le voci) - Datilu cca prima, santu e santissimu! 'U stati sfasciannu d'acussì? (guardando l'immagine) Guardati chi cc'è cca! Lu stati facennu assistiri a un bellu spittaculu 'stu povir'omu! (cava il fazzoletto e con delicatezza fa come per asciugare il sudore della fronte del notaio effigiato) Poviru Josè! Tu ca ti nn'ha statu tant'anni cuetu a la me' casa! Ma guardatilu, guardatilu chi facci chi avi!... mancu cuscenza cc'è! E si vidissi so' figghiu, che figura ci facissi, vah? (altra scampanellata. Brasi accorre) Basta ca cci aviti priparatu 'a casa... 'i mobili...



SCENA XI.

Detti e Don Nittu, poi Don Gasparinu.


Don Nittu: (rientrando tutto accaldato, senza notare la presenza di D. Iacu e di Don Liddu, rivolto a Don Nzulu) - Ho fattu sforzi inauditi, sa? Ma nenti!.... Sunnu du' armali feroci!


Don Nzulu: (deponendo il ritratto in piedi su un mobile, bene in vista) - Cui?


Don Nittu: (sconcertato) - Ah.... cca sunnu?


Don Nzulu: Nu' 'i viditi?


Tidda: Accussì va beni! Nè tu leta nè iu cunsulata! (a Don Nzulu) V' 'u tiniti vui, 'u ritrattu!


Don Iacu: Quann'è chistu, sta beni!


Don Liddu: Già! Ca cc'era bisognu d' 'u vostru consensu!


Don Nzulu: (parlando al ritratto) - Eh, poviru mortu, cu' ti l'avia a diri, ca ti stavanu manciannu li càmuli e li fulinii, senza riscidiriti nuddu! nuddu ca t'addumava un sordu d'ogghiu! nuddu ca ti purtava un ciuri! (a Brasi che gli presenta un telegramma) - Chi è? Telegramma? E di cui? (apre il foglio, legge ed esclama) - Eh menu mali, vah! Menu mali! Ogni male non viene per nuocere!


Brasi: E unni manca, Diu pruvidi!


Le Donne: (che si sono sedute stanche ed agitate) - Chi è? Chi fu? Di chi si tratta?


Don Nzulu: Bella accuglienza cci stauru priparannu!.... A 'na bella scena l'avissivu fattu assistiri!....


Gli uomini: Ma cui?


Don Nzulu: Ma cui.... cu' po' essiri? Paulinu!


Tidda: Non arriva cchiù?


Donna Prazzita: Comu?! Avia a arrivari oggi!


Don Nzulu: Già! quantu junci, e arrivava! T - a - ta, ficu fatta! Mi telegrafa di Genuva, ca si firmirà ddà 'na pocu di jorna....


Rachilina: 'U dissi vossia stissu, ca s'aspittava pi stasira.


Don Liddu: E lei, signurina, tantu pi 'na curiusità: cci avia tuttu 'ssu 'nteressi c'arrivassi stasira?


Rachilina: Iu? No.... Pirchì?.... Siccomu 'u ziu avia dittu accussì....


Don Nzulu: (a don Liddu) - Amici mei, tutti 'sti cunti.... pi carità, all'urtimu! (a Rachelina) - Eh sì, figghia.... Ma si m'aviti fattu partiri 'a testa! Vuautri chi siti cristiani? Siti ranocchi, cicali, marranzani!.... Madonna di lu Carminu! Non haiu cchiù cirivedda!.... Cci criditi ca mi disidirassi mortu e stampatu ddà 'nta ddù quatru?.... Ca già! Mi faceva 'u cuntu, c'arrivatu a Genuva, doppu un jornu era cca.


Donna Prazzita: Ah no?!


Don Nzulu: Senza pinsari a tuttu chiddu ca divi fari ddu galantomu appena sbarcatu in Italia!


Don Nittu: (dandosi tono) - Eh già! I passaporti.... Cce lo volevo dire io!


Don Nzulu: Chissu sulu? E 'i pezzi? sulamenti pi canciari tutti ddi pezzi ca porta?


Tidda: Pezzi cancia?


Donna Prazzita: Chi è, niguzianti di pannaria?


Don Nzulu: Già! Martisi! Vuautri ppi pezzi chi sapiti sentiri? Dinari, su'! Pesetas, pesetas - si chiamanu accussì ddà sutta! Faciti 'u cuntu, pi canciari tutti chiddi ca porta! (come ripigliandosi) - Ma 'u sapiti ca fu 'na furtuna 'ssu ritardu? (affettuosamente severo e patriarcale) - Prima di tuttu pirchì, amici mei e parintuzzi cari, nuautri 'nta l'intimità nni putemu macari manciari pi lupi, ma di frunti a iddu, 'a cosa è diversa: di frunti a iddu, nn'avemu a fari vidiri uniti, affezionati unu cu l'autru tanti armi 'nta un cori! tanti lapi di meli!.... Ca comu! iddu ca va circannu la famigghia.... lu nidu anticu.... (come fissandosi nel suo lontano rammarico) - lu nidu anticu.... chi nni sapiti quantu si disidira!.... e cci faciti truvari 'stu 'nfernu? Si nni scappa l'indumani!!... E cu tuttu 'stu catuniu c'aviti fattu, m'aveva scurdatu la megghiu... (guardandoli tutti) - Signuri mei, spagnolu è!


Tidda: Comu! finiu ca è americanu?


Don Nittu: Di l'America spagnola, signurina...


Don Nzulu: E quindi, cchiù spagnolu di li spagnoli! Cu certi arii ca v' 'u pozzu diri iu ca cci haiu statu! Vui chi sapiti comu marcianu ddà? Ogni pirsuna ricca ddà, faciti cuntu ca è un re! Redengotti e cilindro, macari pi iri 'ntra certi posti... ca nuautri cci jemu... cu li tappini a la susuta di lu lettu (le donne non possono fare a meno di sorridere, ma fanno un certo verso di vergogna) Vi pari scherzu? Fumusi!... Ah! pi fumu, lassati fari a iddi... E non è ca su' fanatichi sulamenti supra d'iddi stissi; ma supra tuttu e supra tutti chiddi ca cci stannu attornu! Vòlunu gran cumparsa! Esagerata! Non nni ponnu fari a menu!... E iu pensu... ca comu!... guarda chi patacca ca stàvamu facennu a causa di li vostri curtigghiarisimi!... Avia di tantu ca v' 'u vulia diri... Signuri mei, vuautri siti vistuti...


Don Liddu: (guardandosi addosso) - Comu semu vistuti?


Don Nzulu: Perfetti, chi cc'entra! Lassati fari a vui, Don Liddu, pi chistu! e macari a vui, Don Nittu. Tutti già, non si discuti!... Ma non è questo, signori! lassatimi spiegare! Iu avia pinsatu di faricci un ricivimentu... un'accuglienza all'usu d'iddi... pumpusa, vah! sgargianti! pirchì tantu chiù pumpusa è, tantu chiù bella imprissioni cci fa... E non dicu sulamenti pi nui, di comu nn'avemu a vestiri e di chiddu c'avemu a fari... ma macari p' 'a casa... addubballa tutta... ma a chistu cci pensu iu! Anzi, mi vuliti lassari fari a mia pi tuttu, ora ca vi viu cca beddi cueti, ca tutti li quistioni sunnu risuluti amichevolmenti?


Tutti: (ridestandosi come da un fascino, vivacemente) - Chi? Comu? Chi dicistivu? Risoluti? Comu risoluti?


Don Nzulu: (dominandoli) - Chi fu? chi è? N'autru ribeddu vuliti fari? V'assicuru e vi promettu che tutto sarà accomodato con sodisfazioni generali!


Donna Prazzita: Ma scusati, cc'è 'a cosa d' 'i du' casi... com'è ca si po' risorviri cu suddisfazioni generali?


Tidda: Già? Com'è ca s'ha a spartiri 'ssu cristianu? Mezzu cca banna e mezzu dda banna?


Don Nzulu: Non vi preoccupati! Truverà du' casi, e nni scigghirà una! senza ittari a mari l'autra... Chi nni sapiti si non è abituato ad aviri quarteri d'estati e quarteri di 'nvernu?


Don Iacu: Ah! ma scusassi: cc'è 'na quistioni però ca resta pinnenti!


Don Liddu: Già! comu 'u piru all'arvulu!


Don Nzulu: E chista macari cci la faremu decidiri a Paulinu! A tutti cuntintirà! a tutti! lassatilu arrivari! Nuautri cca nn'avemu a preoccupari d'una cosa sula: di farinni truvari digni d'iddu. Vuliti lassari fari a mia? Senza pipitari chiù nuddu! Apprufittamu di 'ssu tempu ca nni resta. Brasi, affacciati d' 'u barcuni e chiama a Don Sciaveriu Notu, dicci c'acchianassi cu so' mugghieri cu 'u campiunariu e 'u metru, prestu prestu! (mentre Brasi va, rivolto a Rachilina) Ti lassi serviri di mia, tu?


Rachilina: Comu voli vossia, ziu! Ma l'abitu pi daveru m'haiu a fari?


Donna Prazzita: Chi n'o' sta' sintennu? Giustu ca tu ti l'aviatu a fari....


Don Nzulu: Ma.... divi essiri 'na cosa d'alzari l'idei, badamu!.... Comu ti piaciria, Rachilina? sintemu....


Rachilina: Eh.... chi sacciu? di.... di sita cilesti.... mi piacissi...


Don Nzulu: Bravu! Apprupriatu!


Rachilina: Guarnitu di.... di....


Tidda: (interrompendola) - E iu comu, cucinu, di sita granata?


Don Nzulu: A gustu to'! Basta ca sia 'na cosa chic!


Donna Prazzita: E iu.... macari mi l'avissi a fari?


Don Nzulu: Ca chi vol diri! Tutti, tutti! Vui, 'a prima!


Brasi: (rientrando) - Don Sciaveriu dici ca veni subitu con la consorti.... E.... si cci permetti, cci vulissi diri 'na cosa....


Don Nzulu: Chi cosa?


Brasi: Cca sutta cc'è' 'na pirsuna ca fa avanti e arreri comu 'na tarantula annacalora, e sta sfardannu 'a strata.


Tidda: Uh!.... Ca chissu don Gasparinu è! mischinu!


Don Nzulu: Ah, già! chiamalu! ca iddu sulu manca! Pregalu a nomu mia d'acchianari (Brasi esce).


Donna Prazzita: Allura iu dicissi ca 'ssu vistitu miu duvissi essiri d'un culuri.... d'un culuri....


Tidda: Di cani ca fui! (la vecchia la guarda biecamente)


Don Nzulu: (subito, accomodante) - Lo sceglieremo nel campionario! Non circati, cucina Prazzita! (a D. Gasparino che appare più arruffato che mai sulla comune) - Avanti! avanti! Don Gasparinu, ca v'aviti fattu disidirari!


Don Gasparinu: Si, ma.... si non mi mannauru a chiamari.... mancu d' 'a strata cci passava iu cchiù cca....


Tidda: Si, difatti, 'ncasa vi vinniru a chiamari?


Don Gasparinu: Mi chiamaru mentri ca era pi l'affari mei, ca non cci dava cunfidenza a nuddu.... E ora mi nni vaiu!


Don Nzulu: (trattenendolo) - Bonu, vah! Don Gasparinu: viditi ca Tidda scherza!


Don Gasparinu: Idda a mia, s'avi a livari 'stu viziu di pigghiarimi di puntu.


Don Nzulu: S' 'u leva, s' 'u leva! stativi cuetu! Ora ca vinistivu, comu sia sia, assitàtivi cca e faciti chiddu ca fannu l'autri, ca semu tutti 'mpaci.



SCENA XII.

Don Sciaveriu, Donna Rusulina e detti.


Don Nzulu: (ai due sarti che entrano) - Oh, bravu, Don Sciaveriu! favuriti! Avanti, Donna Rusulina!


Don Sciaveriu: (inchinandosi) - Ai suoi comandi, signor Don Nzulu!.... Tanti rispetti alla compagnia!


Donna Rusulina: (c. s.) - Serva di 'sti me' signuri!


Don Nzulu: (con un cenno d'intelligenza) - Dunca.... Donna Rusulina, non cc'è bisognu ca vi dicu ca 'sta vota vi duviti disimpegnari... Pigghiaticci 'a misura a 'sti parenti mei e intantu daticci 'u campiunariu ca si scegghiunu 'a stoffa. (D. Rusulina porge il campionario alle signore che si mettono a crocchio a sfogliarlo e a conversare con lei) - E vui, Don Sciaveriu, pinsati pi 'sti me' signuri... e macari pi mia....


Brasi: (col solito sorriso da scemo) - Si cci voli dari, cci duna.... e si non ci voli dari, non cc'è obbrigu....


Don Nzulu: E pi Brasi, si sottindende!


Don Nittu: (costernatissimo) - Senta.... Don Nzulu.... io, veramenti.... non saprei se....


Don Nzulu: Ma mancu si dicinu 'sti cosi! Tuttu pensatu. Don Nittu!


Don Nittu: Si, ma... a qual titolo?


Don Nzulu: E non l'avemu dittu? A titolo d'un regalo a me e d'un onuri a me' niputi! Non bisogna guardare a spese!


Don Nittu: (più che mai costernato) - Spese... mie?


Don Nzulu: Ooh!... Appena arriva me' niputi!


Don Liddu: (rinzelato) - Vah, non iucamu, Don Nzulu! Mancu pi scherzu l'aviti a diri 'sti cosi! Mi vestu pirchì mi fa piaciri macari a mia; ma a spisi mei! E non cc'è' bisognu ca don Sciaveriu mi pigghiassi 'a misura. È 'u me' sartu...


Don Nzulu: Sfidu! Pi chissu è 'u megghiu sartu d' 'u paisi!


Don Gasparinu: Ah! pi chissu? Pirchì iu non passu ca sugnu macari clienti so'? Pirchì non parrati vui, misseri e minchiuni! A 'mprisa ca mi nni vaiu 'n'autra vota?


Don Nzulu: Don Gasparinu, chi dissimu? (a Don Sciaveriu) Allura non cc'è bisognu di misura mancu pi iddu. Vah, signuri mei, spicciamunni! Donna Rusulina, siti pronta?


Donna Rusulina: A li cumanni! Accuminciu d' 'a signura Donna Prazzita ca è a cchiù granni! (misura la lunghezza della sottana) Sciaveriu, scrivi.


Don Sciaveriu: (a Don Nzulu) - Mi permetti? (segnando in uno scartabello.)] - Signora Donna Pràzzita Cannalonga.


Donna Rusulina: Lunghizza, di la vita a la putia: Cento unnici (misura la rotondità dei fianchi) Oh... comu cci dicemu? circunfirenza - cu bon prudi e saluti! centuquarantasetti...


Tela.

 

 

CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU - ATTO TERZO

SCENA I.

Don Nzulu, Donna Prazzita, Rachilina, Tidda, Don Liddu, Don Nittu, Don Iacu, Don Gasparinu e Brasi.


(scena di movimento tra tutti, intanto a fare gli ultimi apprestamenti per la solenne festa dell'arrivo dell'Americano, Don Nzulu, aiutato da Don Liddu, Don Iacu e Don Nittu, finisce d'addobbare una specie di palcoscenico, che è un'alta predella, in fondo alla scena, nell'arcata di centro; dietro una tenda, in fondo, si aprirà un uscio; un altro dietro una tenda, a destra, e una finestra si scoprirà dietro la tenda di sinistra. Donna Tidda traversa la scena recando un gran vaso di fiori. Donna Prazzita e Rachelina vengono subito dopo con trionfi di frutta).


Brasi: (segue portando un festone di fronde d'edera intrecciato con fiori) - E chi è, scursuni? Unni va, chistu?


Don Liddu: Non ci pinsari, babbu... Portalu ddà banna, ca poi cci pensu iu...


Tidda: Ma chi è 'sta stola? Unn'è ca l'aviti a cumminari?


Donna Prazzita: E chisti, unni l'avemu a mettiri, Don Liddu?


Don Liddu: Pusatili unni vi veni prima... Lassatinni finiri cca! È bonu accussì, Don Nzulu? (le donne escono per rientrare poco dopo.]


Don Nzulu: (che s'è tolto la giacca e sta aggiustando le tende del piccolo palcoscenico) - Bonu, bonu, sì... Eccu, tiràti n'autru pocu di ddocu... Cu' m''a duna una spingula?


Don Nittu: Iu... alla cca!


Don Iacu: Si capisci, si non siti attaccata vui cu 'i spinguli!


Don Gasparinu: E allura... iu ca portu spinguli macari?!


Don Nzulu: Lassatilu iri 'ssu discursu d' 'i spinguli! Calati, calati, Don Iacu... unni stati guardannu?


Don Iacu: Ca guardava a Don Nittu , ca cu ddi pusa avi un traficu!... E non m'haiu pututu pirsuadiri si avi 'i pusa e non avi cammisa!


Don Nittu: Spiritoso! Spiritoso, Don Iacu!


Don Gasparinu: Sì... bella liscimoria!


Don Nzulu: (vedendo che Don Iacu s'inalbera) - Signuri mei, oh! non facemu quistioni, comu finiu?... Mi staiu facennu 'u cori tantu, a vidirivi accussì tutti belli d'accordu! Lassatimi finiri cca!


Tidda: Ma chi è ca cumminastivu ddocu? 'U sapiti ca mi pari un palcuscenicu?


Don Nzulu: Ha fattu 'sta scuperta! Biniditta Santa Lucia ca ti desi 'sta bella vista!


Donna Prazzita: Ah, pi daveru palcuscenicu è?


Rachilina: Vih! Che bellu! E cu' cci ha a rapprisintari?


Don Nzulu: Ca tutti nuautri! (sorpresa generale e movimento di curiosità).


Tutti: Chi? Comu? Avemu a rapprisintari? E chi avemu a rapprisintari?


Don Gasparinu: Iu... non rapprisentu nenti... e non vogghiu sapiri 'sti storii!


Don Nzulu: Tutti! tutti! Avemu a fari 'na festa all'ingranni! Ricivimenti... pranzu... e macari teatru... O' pranzu cci aviti pinsatu vuautri, e iu mi vosi riurdari di li tempi antichi...


Don Nittu: E nuautri chi sapemu rapprisintari, signur Don Nzulu?


Don Nzulu: E non cci sugnu iu? Vi 'nsignu 'i parti a tutti! Accussì, a suggettu!... Haiu pinsatu macari a commedia c'avemu a fari davanti a Paulinu... E ora, lestu lestu, vi fazzu a prova generali... 'I robbi su' cca!


Tutti: Quali robi?


Don Nzulu: 'I vostri!


Tutti: Ah, 'i purtaru? Cca su'? Quannu 'i purtaru?


Don Nzulu: 'I purtaru! 'i purtaru! Avi tantu!


Tidda: Ah... chisti eranu 'i robbi, ca nni facistivu pigghiari 'a misura?


Don Nzulu: Ca chissi! chissi!


Rachilina: E comu, accussì senza pruvarli, si nni stannu boni o si non nni stannu boni....


Don Nzulu: Si.... teni a cura! senza mai ti stannu tanticchiedda cchiù larghi o cchiù longhi! Robbi di commedia su'!


Don Gasparinu: A mia non m'ha pigghiatu 'a misura nuddu, e ddocu supra mascaratu non ci acchianu!


Don Liddu: (sorridendo con compiacenza) - A sapillu prima, Don Nzulu.... si puteva cumminari d'accordu 'na cosa graziusa..... Filodrammiticu sugnu.


Don Nzulu: Non dubitati ca graziusa.... graziusa sarà.... Ora 'u viditi! A unu a unu vi fazzu 'a parti di tutti! Vi mettu comu un specchiu davanti!


Rachilina: Macari chidda d' 'i fimmini?


Don Nzulu: Si capisci! E cu 'i robbi d'ognunu!


Tidda: Vih! Ca bellu aviti a pariri vistutu fimmina! Non cci iucamu, signuri mei, ca chistu l'opiranti fici all'America!


Donna Prazzita: 'U sapiti, ca è cosa d'arridiri?


Don Nzulu: E comu d'arridiri! Ora vedrete! Assittativi a giru e permettiti ca cuminciu! (stando sempre sul piccolo palcoscenico, chiude all'interno il velario, nascondendosi a tutti).


Rachilina: Oh ch'è bella! Non mi pari l'ura di vidillu cu 'i robbi d' 'a me' parti! Ma... sa chi parti haiu a fari?


Tidda: E iu, cu chiddi d' 'a mia! a me' parti, parti di sconzu avi ad essiri!


Don Iacu: E figuramunni c'avi a pariri bellu vistutu di Donna Prazzita!


Donna Prazzita: Iu dicu c'hâ a pàriri cchiù bellu vistutu di vui! Quannu mai, puteuru parrari d' 'a parti d' 'a signura Donna Prazzita!


Don Gasparinu: Vogghiu vidiri si finisci bona.... ca non mi pari!....


Don Nzulu: (di dietro la tenda) - Signuri mei, circati di starivi muti, pirchì, si no, non isa 'u sipariu!


Brasi: Silenziu! (e batte le mani allegrissimo).


Tidda: Vih! ch'è cuntentu chistu!


Don Nzulu: (c. s.) - Pirchì non sapi ca cc'è 'a parti priparata macari pi iddu!


Brasi: (contento) - Macari pi mia?!


Don Nzulu: (c. s.) - Pi tutti! Pi tutti!


Don Gasparinu: E torna, parrinu e sciuscia!... L'irritazioni pi forza mi volunu fari pigghiari!....


Don Iacu: (guardando D. Gasparino con un largo sorriso, non perfettamente convinto) - Mi dici 'a testa ca finisci a opira 'e pupi!....


Brasi: A cugghiuta ti vogghiu!


Don Nzulu: Attenti, che comincia!


Tutti: Silenziu!.... (accomodano le sedie e attendono con gli occhi al palco).


Don Nzulu: Unu.... dui..... e tri! (Tira la tenda-sipario e scopre la scena).


Tutti: Vih! Bellu! Chic! E d'unni spuntaru 'sti porti? Uh, cc'è 'a finestra macari!... Un teatrinu perfettu! Lassati fari a iddu! Silenziu!.... Signuri mei, silenziu, annunca non nesci!



LA COMMEDIA


(la piccola scena rappresenta una stanzetta di passaggio, con finestra sul lato destro, comune in fondo con tenda e uscio sulla sinistra che dà nell'appartamento).


SCENA I.

appare: La Vecchia di l'acitu.


(entra in iscena con il fiasco dell'aceto sotto il braccio e beve con soddisfazione).


Rachilina: Uh! e cu' è 'ssa vecchia? Che laria!


Tidda: Chissa 'a vecchia di l'acitu è!


Donna Prazzita: Allu dda, l'avi scrittu 'nt' 'o ciascu!


Tidda: E comu s'appana!


Don Liddu: (vedendo che la vecchia smette di bere) - Zittitivi, ca sta parrannu! Sintemu chi dici!


La Vecchia: (con l'occhio maliziosamente arguto) - Bonu! bonu! di li setti latri.... E assai nn'haiu bisognu! (al fiasco) - Tu ha' a travagghiari oggi! (si fa presso l'uscio di sinistra, e con voce dolce, nascondendo il fiasco sotto la pellegrina) - Tinnirina, 'a soru! Oh Diu miu, sempri davanti a 'ssu specchiu!.... sempri cu 'ssa pruvuligghia 'mmanu!.... sempri ca t'alliffi e fai cannola!


Tidda: Eh, si è donna Tinnirina! Ma sa cu' è, sa cu' è c'avi a fari 'ssa parti?


Don Gasparinu: Nni vuliti fari sentiri?


La Vecchia: Cu' avi a veniri, Cappiddazzu? Figghia mia, iu sugnu 'a soru granni e t'haiu a ricurdari 'u beni.... Vidi ca 'a genti po' suspittari, 'u sap'idda chi, di 'ssa troppa frequenza di 'ssu cristianu 'ncasa nostra!.... Chi? chi dici? Ma si, 'a suruzza....


Tidda: Ah, soru cci veni?


La Vecchia: Si, 'u sacciu ca ti fa cunfidenzi p' 'a cucina Zi Vittula....


Donna Prazzita: Zi Vittula? Ca annunca parti di mascarati sunnu!


La Vecchia: Ma 'a genti è maligna assai! Vo' 'ntuppatici 'a vucca! E macari idda... chi ti pari?!... Tu si' troppu bona, armuzza 'nnuccenti....


Donna Prazzita: Maria, chi parra grevia chissa, cucinu! E cu' è ca po' parrari accussì?


Tidda: Uh, cci nn'è tanti ca parranu accussì! Iu mi staiu divirtennu un munnu!


Don Iacu: Ma 'nsumma, nni vuliti lassari sentiri? Vogghiu vidiri cu' è 'ssu cappiddazzu!


La Vecchia: Basta, 'u beni ti l'haiu avvisatu.... Fa comu cridi!... (si reca presso la finestra e saluta) - Oh, Zi Vittula!.... Mi pari un iaròfalu avvampatu 'ntra 'ssa finestra!.... Miatu cu' ti spusa a tia! Chi dici?... E, ti nni mancassiru!... Ca dui, li sacciu iu!... Cu' su'? Vah! finta ca non lu sai! Chiddu vagghiardu, ca si mancia l'aria.... e dd'autru distintu.... ma distintu, vah....


Don Nittu: Abbasta ca non m' 'u fa fari troppu esageratu a mia, Don Nzulu!


La Vecchia: E anzi, non sacciu com'haiu a fari.... Tutti dui mi dissiru ca vèninu a parrarimi pi tia.... Don Peppi Nnappa e Don Cola Mecciu....


Don Nittu: Ah! sempri mascari su'!


Don Iacu: Zittitivi. Sugnu curiusu di sapiri cu' è 'ssu Don Cola Mecciu!


Don Liddu: E iu, cu' è 'ssu Peppi Nnappa!


Tidda: (impressionata e accigliata) - Zittitivi, quantu sentu chi è ca dici 'ssa vecchia!


La Vecchia: È ca mi pari ca tu.... no?..., eh, chi voi? mi pari ca l'occhi li ittasti supra un lapuni vecchiu, ca non fussi dignu di pusarisi supra un ciuri vivu vivu e friscu friscu comu si' tu!


Tidda: (tra i denti come a sè stessa, guardando sottecchi Donna Prazzita) - Accussì fu, 'nfami! (notando che Donna Prazzita si agita un poco sulla seggiola, soggiunge subito, forte) - Tiramu, tiramu, cucinu! Ca bona è!


La Vecchia: Chi? iu, figghia? E comu vegnu? (additando verso sinistra) - Ca chi la pozzu lassari sula?... Ah!.... mi fazzu lu stomacu fràcitu.... (Rifà D. Tinnirina davanti lo specchio, che s'incipria, s'alliscia e si pavoneggia) - E cu' va, e cu' veni!.... Tu aspittannu a quarcunu, allonghi lu coddu a la finestra; e cca, si fètinu tutti!... Ca si, macari iddu! macari iddu! Veni a parrari.... non sacciu di chi!.... discursi longhi!.... E l'autri, mussi di cca e mussi di ddà!.... Chi dici?... Gesù, non su' così ca si ponnu diri d' 'a finestra.... Aspetta, vegnu ddocu! Ma un muminteddu, sai? (va via dal fondo).


Rachilina: (notando la zia aggrondata e sulla brace, con un sospiro di sollievo) - Oh e chissà si nni ju! Sa cu' è ca l'avissi a fari 'ssa parti!...


Tidda: (con intenzione) - 'Ssa bella parti!


Donna Prazzita: Videmu tutti l'autri, prima!


La Vecchia: (tra le quinte) - Ohhh!


Don Nittu: Si zittissiru, si zittissiru, ca sta parrannu ddà arreri!


La Vecchia: (c. s.) - Oh lu bellu cavallacciu! Cca pi tempu vui, oggi!.... Acchianati, acchianati ca cc'è Tinnirina!


Voce di Don Ninnaru: (alterato) - Cu cui?.... cu Cappiddazzu?


La Vecchia: Oh, Maria Santissima, chi facci scura c'aviti!.... No, sula è pp'accomora.... Trasiti, trasiti, ca vaiu cca 'nfacci, e tornu! E chiamatila, a Tinnirina, ca vi fa cumpagnia.



SCENA II

appare: Don Ninnaru.


Don Ninnaru: (entrando, parlando c. s. rivolto verso l'interno) - No, no, signura, iu cercu a vossia, e cci haiu a parrari d'idda! (si volge verso il pubblico).


Rachilina: Uh, don Ninnaru è chistu! Ch'è graziusu! Ch'è eleganti!


Don Iacu: (ridendo grosso) - Graziusu, si! Mi pari un spinnacardiddi! E chista non po' essiri parti mia!


Don Ninnaru: Cca 'stu iocu ha duratu assai e divi finiri! Finu ca era Don Sucasimula, mi faceva arridiri.... Ora spuntan ssu Cappiddazzu!... Quantu nni ficimu? Unni jemu cu 'sta chitarra?... È certu ca chistu veni cca.... chi voli? Fa cridiri chi pretenni a la Zi Vittula... E allura pirchì non va nni idda, e veni cca? Chi traficu cci avi?... È certu ca Tinnirina cci arridi e lu ricivi in gran segretu (tentennando il capo) Vah.... vah.... vah.... vah... Chista cca, 'a vecchia, dici e non dici... ietta 'na paruledda ca percia balati.... e poi.... non sapi cchiù nenti....


Tidda: Sperta, sperta, 'ssa vecchia!


Don Ninnaru: Iu, intantu, mi sciarriu cu 'i me' parenti....


Tidda: Mischinu!


Don Ninnaru: Cca si cci divi fari nèsciri 'u maraùni! Stannu a cantari.... pirchì, si non cci vidu chiaru.... (va per la sinistra chiamando) - Giufà! Giufà!....


Rachilina: Uh (batte le mani) - macari Giufà cc'è!


Don Gasparinu: E mi pari ca tutti Giufà sunnu ddocu a supra (poi, vedendosi guardato da tutti, aggiunge:) - e macari cca sutta!


Don Liddu: Iu non cci staiu capennu nenti! Vidu ca 'ssa vecchia cu 'ssu ciascu nni sta cumminannu tanti.


Don Iacu: E bella figura mi pari ca cci sta faccnnu 'ssu Don Ninnaru!


Don Nittu: Signuri mei, lassati sentiri chi discursu cci sta facennu a Giufà!


Don Ninnaru: (dall'interno) - Giufà! Giufà!


Voce di Giufà: (rifacendo con lo stesso tono come a trovar la rima) - Allu cca, allu cca! Chi cc'e' chiamari a donna Tinnirina?


Don Ninnaru: No, non chiamari a nuddu: aspettu a 'sso soru, 'a vecchia di l'acitu.... Fammi passari 'nt'o salottu.



SCENA III.

riappare: La Vecchia di l'acitu.


Rachilina: 'N'autra vota 'a Vecchia cc'è'! Ma chi è, diavulu? comu fa a trasfurmarisi accussì!


La Vecchia: (friggendo di contentezza, ricava il fiasco e ribeve a lungo, poi:) - Forza a la machina, ca a bon puntu semu! Cci attizzai un focu di carbuni scattialoru, ca si nni sta jennu tuttu faiddi faiddi! L'abbivìru iu, 'sti buttuneddi di rosa; ma cu chistu.... cu chistu. (fa cenno di annaffiare col fiasco dell'aceto) - Ca chi pi daveru hannu a sbucciari belli e odurusi e hannu a 'mbriacari a 'ss'omini ca mi lassaru 'mpassulunìri 'mmezzu li spini! (al fiasco) - Tu si' la me' forza! (lo bacia) - E tu cci ha' pinsari a nun farli chiumpìri! [appressandosi all'uscio di sinistra) - Giufà! Giufà, unn'è Don Ninnaru? (cava dal seno due biglietti, li esamina negli indirizzi, se li mette uno nella destra, l'altro nella sinistra, facendo cenni satanici d'intesa con se stessa; poi:) - Ah, 'nt' 'o salottu 'u facisti trasiri? Facisti bonu! staiu vinennu! (prima d'uscire, ribeve).


Tidda: Tumma! tumma fin'a la fezza! Arsalarma, chi siti chi avi!


La Vecchia: (esce; poi dall'interno) - Ah, Tinnirina, 'u lassasti 'u specchiu? Chi sintisti? Non è visita pi tia!


Voce di D. Tinnirina


Non haiu 'ntisu a nuddu iu!.... Pirchì? cu' cc'è?


Tidda:


Oh chi vuci di Serafinu! 'Nnuzzintedda, n' 'o sapi cu' cc'è! Ah, chi spassu! Mi staiu scialannu!


Don Liddu:


Signurina, e nni facissi sentiri! Nui vulemu scialari macari nuautri!


La Vecchia:


Vah, ca non lu sai? Don Ninnaru cc'è! Ma pi parrari cu mia e no cu tia!



SCENA IV.

appare: Dona Tinnirina: .


Dona Tinnirina: (appena entra si preme le mani sul seno) - Dio, come mi palpita il cuore!


Don Nittu: Uh, splendida! Donna Tinnirina!


Don Liddu: Pari vistuta di luna.... Ch'è bellu!


Don Iacu: Ca chi bellu! A mia mi pari ca sta svinennu!


Don Gasparinu: Idda sta svinennu, e a mia mi sta vinennu!....


Dona Tinnirina: Hâ a parrari ccu idda? E chi cci po' diri? Aieri era tantu turbatu, comu si cci facissi umbra il mio contegno cu Cappiddazzu.... Ma 'u sapi Diu ca non cc'è nenti? Nu' 'u pozzu mannari, si si veni a sfugari lu cori cu mia pi me' cucina la Zi Vittula? E lu pozzu cumprumettiri, cuntannuci li fatti soi a tutti?.... Cc'è quarcunu ca metti mali!.... Ma cu' po' essiri? Pozzu suspittari di me' soru? lu me' stissu sangu? Saria piccatu murtali! Iu non sacciu diri di no a nuddu! Anchi Don Sucasimula, mischinu....


Don Nittu: Uh, macari Don Sucasimula cc'è!


Tidda: Ma figuramunni quanta nn'avi appressu donna Tinnirina!


Dona Tinnirina: Macari iddu, aieri, era tuttu 'nfruscatu pi 'ssu va e veni di Cappiddazzu, e voli una spiegazioni.... oggi stissu. E giustu giustu appi a veniri D. Ninnaru!.... Si s'incuntranu cca, comu fazzu? (si fa alla finestra, e subito riponendosi la mano al cuore, se ne ritrae) - Oh Dio! ecculu cca! Mi ha fattu un cenno! (si riaffaccia) - No! no, D. Sucasimula! Non salite! non salite! (Dio, com'è aggrunnatu!).


Rachilina: Maria, chi parti grevia ch'è chissa! E cu' l'ha a fari?


Tidda: Ognunu a so', avi a fari! Mi pari difficili ca chissa fussi 'a mia! Sarà grevia 'a parti, ma 'a cummedia di mastru è fatta! Assai mi staiu scialannu!


Donna Prazzita: Iu dicu ca tutti nn'avemu a scialari! Stamuni muti!


Dona Tinnirina: (c. s.) - Non potete! non potete per ora! (andando verso l'uscio di sinistra) - Che contrattempo, Maria, che contrattempo (tende l'orecchio verso l'interno) - Dio, se esce!.... Don Ninnaru è spadaccinu... e si finisci a duellu? (lusingata) - Per causa mia! Ah! Al solo pensiero mi sento impazzire! (si riaffaccia) - Per carità, per carità, Don Sucasimula! Vengo giù io, allora! vengo giù io! (va via; poi internamente) - Cca, cca, venite dentro il portoncino; ma senza farvi vedere....


Voce di D. Sucasimula


Eccomi! Ma non capisco pirchì lei m'avi a parlari di nascosto... Non posso ricevere più l'onore d'acchianari in casa?


Dona Tinnirina:


Ma no! Per carità, non dite così!


Voce di Don Sucasimula: Ma perchè queste cose segrete?

 

Don Liddu: Avi ragiuni, mischinu! Unu c'aspetta cca, iddu ca s'avi a ammucciari ddà!


Tidda: Cc'è postu pi tutti!


Dona Tinnirina: Oh Dio! La Zi Vittula! idda veni! idda veni! Viniti cca, viniti cca, non nni facemu a vidìri!


Donna Prazzita: Ah! Eccu ca veni a Zi Vittula, ora! Ca daveru è fatta di mastru!


Brasi: A unu a unu tutti hannu a veniri!



SCENA V.

appare: La Zi Vittula.


Donna Prazzita: Uh! eccula! eccula! E chi su' ddi cosi ca cci pènninu? Guarda... cudi di iattu su'! Maria Santissima, perfetta! perfetta! Bravu lu cucinu Nzulu! Bravu! Bravu! (batte contentissima le mani e tutti la imitano).


La Zi Vittula: (furente, frenandosi a stento e mano mano accalorandosi fino al parossismo) - Unn'è? unn'è 'ssa jattaredda morta; ca mi fa l'amica e la cunfidenti, ca finci d'intirissarisi pi mia e poi sutta sutta tira braci a lu so' cudduruni! Ca l'avi grossu chidda, lu cudduruni! Massaria ranni! putia cu du' porti! Di cca si trasi e di ddà si nesci! Pi non vidirinni 'nfacci unu cu 'n'autru! E si nisciu di l'autra porta, 'ssu Cappiddazzu, diciticcillu ca non mi nni 'mporta nenti! Mancu pi schifiu l'haiu! Ma iddu cca non ce' e' mettiri cchiù pedi! Pi 'mpegnu! Avi ragiuni me' cucina la Vecchia di l'acitu! Pi mia è un lapunazzu vecchiu, e sugnu iu ca lu cacciu, pi sapillu! Sciù! sciù! passi là! malanova di te' sulu! Chi si crideva ca, appena iuntu, cci avia a grapiri li vrazza a 'ssu trisoru? E quannu non cci vinni fatta, si ittò a mari vasciu, unni cci appidicava cchiù megghiu! Ma non cci hâ a ristari nni 'sta caramma! A mari largu, a mari largu s'hâ a iri a affucari! Unni cci su' li petri nivuri! Cca, nni la terra vattiata, non cci hâ a mettiri cchiù pedi, mancu mortu! Hâ a moriri, sulu comu un cani a la stranìa, vasinnò si perdi lu me' nomu! (si precipita per l'uscio di sinistra).


Tidda: (che, ascoltando, s'è tenuta a stento, fremendo d'ira e di rammarico, scoppia a questo punto in pianto violento. Tutti si alzano e le si fanno attorno).


Tutti: Uh! uh!.... E chi fu?.... E pirchì?.... Comu?


Don Liddu: Signurina Tidda, e chi cc'entra?


Don Nittu: E chi s' 'a pigghia supra 'u seriu, lei? Cummedia, è?!


Don Liddu: L'ha dittu lei stissa ca Don Nzulu è opiranti bravu!


Don Iacu: E 'ssa parti veru bella la rapprisintau! cu lu sangu a l'occhi! Bravu lu signor Don Nzulu!


Donna Prazzita: Ca si sapi, 'nt' e' cummedii, s'arridi e si chianci! si chianci e s'arridi! ah.... ah.... ah....


Don Iacu: Vah! Battemu 'i manu tutti, e sicutamu! Ca ora nn'addivirtemu....


Don Liddu: (subito) - Cu Peppi Nnappa!


Don Iacu: Cu don Sucasimula!


Don Gasparinu: Abbasta ca non fa nesciri a mia, annunca a iocu di tutui finisci!


Don Liddu: Vaia, signurina Tidda! finemula!.... Eccu, eccu.... cca cc'è don Sucasimula! Si livassi 'ssu fazzulettu di l'occhi!



SCENA VI.

appare: Don Sucasimula.


Tutti: (accolgono l'apparizione battendo le mani, per stordire e rianimare Tidda che riesce a stento a frenarsi e si forza, ora, a sorridere anche lei) - Uh! veru Don Sucasimula è! Bellu! Perfettu! Pari pittatu!


Don Sucasimula: (movendosi come una marionetta, con le braccia strette alla vita e un bastoncino orizzontalmente tra le mani, con l'aria di uomo sperduto) - E chi sacciu!.... Cu' s'ammuccia di cca, cu' s'ammuccia di ddà!.... Mi trovu in imbarazzu perchì aspiru.... aspiru.... aspiru.... aspiru alla beltà! ma non mi vogghiu cumprometteri cu nuddu, e mancu vogghiu fabbricari a crudu.... Dici 'a genti ca caminu supra l'ova, ma iu cammino.... cammino così.... col passo chiommino, col passo chiommino.... Permesso di qui? (s'introduce per la sinistra; poi, dall'interno) - Mi posso introdurre?.... Disturbo? Si, sarei proprio io, don Sucasimula! Oh! La signurina Zi Vittula!! Lei qua? (suono di campanello).


Don Liddu: Oh, sonanu! E cu' veni ora? Peppi Nappa?


Don Nittu: Eh, ancora nn'avi a veniri fudda! Cc'è macari don Cola Mecciu.


Don Iacu: Haiu una curiusità di vidillu nt' 'a facci!


Don Nittu: (a Tidda) - Bravu, signurina, 'u sta vidennu? Passau! A fici ridiri 'ssu Don Sucasimula? (altro suono di campanello).

 


SCENA VII.

appare: Giufà.


Tutti: Uh! Allu cca, Giufà!... Perfettu! Ca daveru un diavulu è! Chi facci di babbu! 'U saccu avi! 'u saccu! Sintemu! sintemu chi dici!


Giufà: Tu pigghi di cca.... tu pigghi di ddà.... e 'u capitanu 'mmenzu sta! (apre prima il pugno destro, poi il sinistro, e mostra nell'uno e nell'altro i due bigliettini che nella scena III s'è cavati dal seno la Vecchia di l'acitu; e poi dice furbescamente) - Chi porti, Giufà? Tocca, tocca, e vidirà!... Ahi! chi? 'I spini hannu! E si mancianu cu l'acitu! (esce per la comune).


Rachilina: Sa unni 'i porta 'ssi bigghietti?


Don Liddu: Chissi chiddi d' 'a vecchia sunnu! Quarchi autra 'nfamità!


Don Nittu: Ma silenziu, signuri mei! Sintemu cu cu' parra!


Giufà: (dall'interno) - Uh, guarda chi cumminazioni! Voscenza è cca, e iu cci stava vinennu a purtari un pizzinu d' 'a me' patruna!


Voce di Peppi Nnappa: A mia? Duna cca! Idda unn'è, supra?


Giufà: Si, ma comu si non ci fussi....


Voce di Peppi Nnappa: Pirchì?


Giufà: Avi visiti....


Voce di Peppi Nnappa: Si? ma io non sono mai di troppo.


Giufà: Voscenza trasi allura, ca iu vaiu a purtari 'n'autru pizzinu!




SCENA VIII.

appare: Peppi Nnappa.


Tutti: Peppi Nnappa! Peppi Nnappa! Iddu è! Ch'è ridiculu! Ch'è smafarusu! Guarda ddi càusi! Scurciatu!


Peppi Nnappa: (è entrato con l'aria di un Rodomonte; mette la canna d'India sotto il braccio, s'accomoda il berretto a barca sulle ventitrè, si ravvia il ciuffo da un lato, si tira i calzoni a campana sotto l'ampia fascia frangiata, con mossa malandrinesca, poi con tono e gesti eroici) - Leggiamo questo pezzinu! (apre il biglietto e legge stentatamente) «Caro D. Peppi Nnappa» (e chiustu sugnu iu!) «Sacciu ca siti spinnatu».... Cu' è spinnatu! Iu, spinnatu?.... «di mia cucina la Zi Vittula».... Ah! sapemunni sentiri!.... «ma 'ssu spinnu è puru d'autri, ca l'haiu sempri pi la casa». D'autri? (si tira indietro) - Senza mutriarinni!.... (e si posta come per in parata, per la difesa e per l'offesa) - Cu' cc'è ca si voli fari avanti? Ccà cc'è pettu pi tutti! (riprende la lettura) - «E siccomu haiu la soru schetta e la genti ca non sapi po' parrari, saria bonu ca vi facissivu avanti pi cuitari la palumma e fari fuiri lu spruveri!» (tirando dalla fascia una enorme pistola) - Cca semu! E a 'ssu spruveri lu 'ntacciamu 'ntra 'na porta di carrittaria!


Tutti: Bum!!


Peppi Nnappa: (al Bum del pubblico, fa un salto indietro di paura e subito si posta come sopra) Oh, Peppi Nnappa! non nn'ammaraggiamu! Mi cummeni di fari tozzula o di non fari tozzula? Sintemu chi voli la Vecchia di l'acitu, e la còlira di la sira sarvamunnilla pi la matina. (si tira furbescamente con l'indice la pàlpebra inferiore dell'occhio e passa di là. Scena vuota, lungo la quale si udrà tra i commenti, di cui sotto, un suono di campanello, prima delicato, poi man mano più forte, infine furioso; quindi il fracasso d'una porta atterrata).


Don Liddu: Malandrinu, chissu!


Don Iacu: E chi avi a essiri? Malandrinu di fudda! Peppi Nnappa, e tantu basta!


Don Nittu: Sa cu' l'ha a fari 'ssa parti?


Rachilina: Sintemu cu' veni ora, ca stannu sunannnu!


Don Liddu: Ca don Cola Mecciu, cu l'autru pizzinu! Iu sugnu 'mprissionatu di tuttu 'ssu traficu di 'ssa Vecchia! Cci aviti capitu nenti vuautri? Cu' è? pirchì l'ha fattu?


Tidda: (friggendo) Pirchì l'ha fattu? Ca pi 'nfamità, l'ha fattu! Si Capisci tantu beni!


Donna Prazzita: Sintemu, sintemu finu a l'urtimu, ca cc'è unu ddocu ca sta sfasciannu 'a porta!


Rachilina: Eh, mi pari ca 'a sfasciau.



SCENA IX.

appare: Don Cola Mecciu.


Tutti: Cca è! Cca è! Madonna, ch'è arruffatu! Pari un porcuspinu! Tuttu muschi! Muzzicatu d' 'i vespi!... Eh, Don Cola Mecciu, ogni pilu cci fa 'mpacciu!


Don Gasparinu: (riconoscendosi, balza in piedi, inalberato, e attende in procinto di lanciarsi).


Don Cola Mecciu: Santu diascacci e diantanuni...


Don Gasparinu: (lanciandosi davanti al palcoscenico, gestendo furiosamente) - Chi sintiti fari, misseri e bestia?


Don Cola Mecciu: (rifacendo tale e quale dal palcoscenico i gesti e le mosse di D. Gasparino come se fosse uno specchio davanti a lui, botta e risposta) - Chi sintiti fari, misseri e bestia?


Don Gasparinu: 'Sti scherzi iu non li supportu!


Don Cola Mecciu: (c. s.) - 'Sti scherzi iu non li supportu!


Don Gasparinu: (volgendosi agli spettatori che ridono) - Non divi ridiri nuddu a li me' spaddi, santu diascacci...


Tutti: ....e diantanuni.


Don Cola Mecciu: (c. s.) - Non divi ridiri nuddu a li me' spaddi, santu diascacci....


Don Gasparinu: (furente, leva le braccia, afferra Don Nzulu e lo strappa giù dal palcoscenico) - Oh! Ca cu mia non si scherza!


Tutti: (si alzano in sobbuglio e accorrono a staccare D. Gasparino da Don Nzulu, ma sono in preda tutti a una grande eccitazione per il veleno che hanno ingozzato durante la rappresentazione, e che ora rigurgita in furiosa collera contro Don Nzulu).


Donna Prazzita: Ragiuni avi 'ssu galantomu!


Don Iacu: Nn'ha misu 'ncaricatura a tutti!


Don Nittu: Chissà, accussì, chi è? Màscara ca nni metti?


Don Liddu: Ora ho capitu! Tutta una burletta ha statu?


Donna Prazzita: Burletta? Comu! una burletta? Nn'avemu cunzumatu, e ora tuttu è 'na burletta? Carta bullata curri!


Don Iacu: Carta bullata? Scupittati cca currinu!


Donna Prazzita: E ridi? e ridi? Taliati comu s'arricria a ridiri!


Don Nzulu: (Dominandoli) - Ca ridu, ridu, si, pirchì vi vidu accussì 'nfuriati!


Donna Prazzita: Comu? 'Nfuriati? A nuautri nn'abbrucia l'arma! Cu' è ca paga cca!


Tidda: Già! Oh! S'ha statu 'na burletta, cu l'interessi non si cci ioca! Cu' paga?


Don Nzulu: Ca si ancora non mi l'aviti fattu finiri? 'Ssu surfareddu jiri e viniri mi tirau cca sutta! Cci stava vinennu a chissu! Cci stava vinennu! Chi non l'aviti 'ntisu chi cc'è Cappiddazzu paga tuttu? (tutti lo guardano sempre più irati, ma anche perplessi, come per dire: Che altro vuoi inventare adesso? Allora egli li guarda fiso un po' tutti con aria da dominatore, sicuro del fatto e come nauseato del loro contegno, aggiunge) E ddà banna è!


Tutti: (restano dapprima come allibiti, poi fanno impeto verso il palcoscenico, gridando) - L'americanu? Ah! Arrivau? iddu è Cappiddazzu? Unu'è? unn'è?


Don Nzulu: (parandoli tutti) - Ohè! Fermi! Unni iti! 'Nt' 'a me' casa? Ha d'ora c'arrivau!


Tidda: Ah! Iddu v'ha aiutatu ddà arreri!


Rachilina: Maria, chi virgogna!


Don Iacu: Ah! Appattatu allura era? Ca signuri mei, giustu è! Cu' l'ha aiutatu a vestiri e spugghiari?


Donna Prazzita: Ca facitulu nesciri allura! Arrivati a 'stu puntu! Iu cci haiu a parrari!


Tidda: Tutti cci avemu a parrari!


Tutti: (facendo impeto di nuovo) - Tutti! tutti!


Don Nzulu: (di nuovo parandoli e dominandoli) - Nesci quannu cci 'u dicu iu! (poi, ottenuto il silenzio) - E niscirà pi aggiustari li iammi a tutti, macari a chiddi chi l'hannu storti comu li cani! Non pi nenti è Cappiddazzu paga-tuttu!


Tutti: (si guardano, fingendo di non comprendere, poi) - Chi divi aggiustari? Semu cca ca l'aspittamu! Facitilu nesciri! Pirchì non esci?


Don Nzulu: Pirchì è vistutu! E si mi lassauru fari fin'all'urtimu, senza 'nfruscarivi tutti, nisceva a tempu e a locu! Ma n' 'o viditi ca semu d'accordu? Era cumminata tantu graziusa! 'Nt' 'a cummedia chiddu voli nesciri!... C'amu a fari? livamu manu e ognunu si nni va pi fatti so'?


Donna Prazzita: Chi? comu? accussì ni nni iemu? Cca 'i cunti prima s'hannu a fari!


Don Nzulu: 'I cunti su' prestu fatti: cu' cchiù cci misi, cchiù cci persi! Vi pari ca picca haiu spisu iu?


Donna Prazzita: E chi discursu è accussì? Chi niscistivu pazzu?


Tidda: Vui aviti spisu? Iu m'haiu ittatu a solu! Chi daveru vulissivu fari 'na 'nfamità di chissa?


Don Nzulu: Iu? Non nni fazzu 'nfamità, iu!... E tu 'u sai!... Vi dissi ca semu d'accordu ca nesci p'aggiustari tuttu - tuttu, mi capiti? - ma comu Cappiddazzu! Pirchì sulu comu Cappiddazzu po' aggiustari a tutti! Ca si duvissi nesciri cu li so' robbi e cu la so' facci, pi taluni, inveci d'aggiustarivi l'interessi, li costi vi duvria aggiustari cu un marrabbeddu tantu! (li guarda tutti negli occhi, dominandoli, tanto che nessuno osa più parlare. Ne approfitta, e aggiunge) Brasi, vo' pigghia 'ssi robbi! (Brasi va e rientra poco dopo coi costumi sulle braccia).


Tutti: Robbi? E c'amu a fari ch' 'i robbi?


Don Nzulu: Ca v'aviti a vestiri!


Tutti: Chi? comu? nn'avemu a vestiri? chi stati dicennu?


Don Nzulu: Ah, chi vuliti vidiri a iddu sulu mascaratu? Cca, o nni vistemu tutti, o nuddu! O la facemu tutta fin'all'urtimu, p'arrivari unni s'avia a arrivari, o cci calamu lu sipariu e ognunu si nni va a la so' casa!


Don Gasparinu: Iu non mi nni vaiu!


Donna Prazzita: (ingozzando il rospo a denti stretti) - Ca quannu è accussì, videmunnilla tutta!


Don Liddu: E videmunnilla, si! signuri mei, chi cci appizzamu? Iucata è!


Don Nzulu: 'I parti vi l'aiu fattu a tutti! Brasi, stenni 'ssi robbi, e ognunu si pigghia 'u so'! Don Gasparinu, viniti cu mia, ca vi dugnu chistu!


Don Gasparinu: E iu chi sugnu Don Cola Mecciu?


Don Nzulu: Comu! M'aggranfastivu e mi ittastivu cca sutta pirchì vi riconuscistivu? Caminati! (lo prende amorevolmente per il braccio, mentre lui recalcitra e se lo porta di là).


Brasi: (deponendo sulle spalliere delle sedie i costumi) - Chistu è di donna Tinnirina! Chistu è di la Vecchia di l'acitu, e cca cc'è lu ciascu! Chistu è di la Zi Vittula! (dall'altro lato) - Ripartu masculinu! Chistu è di D. Ninnaru! Chistu di Don Sucasimula! 'St'autru di Peppi Nnappa! E chistu di Giufà, ca non lu posu pirchì è miu, ca non cc'è periculu ca sgarra nuddu!


Donna Prazzita: E daveru non cc'è megghiu Giufà di tia! Pareva babbu!


Don Iacu: (si precipita sul costume di D. Ninnaru, mentre Rachelina prende quello di donna Tinnirina, e Donna Prazzita afferra quello della Zi Vittula) - Mi dici 'a testa ca m'avi a stari strittu!


Tidda: Unni iti cu 'u sceccu? Chi vi pigghiati chiddu d' 'a Zi Vittula?


Don Nittu: (facendo per prendere anche il costume di D. Ninnaru) - Dal momento che non è vostro!


Donna Prazzita: Pirchì? Non è 'u miu?


Don Liddu: (strappando ai due contendenti il costume di D. Ninnaru) - Vah, livativi! Circativi 'u vostru! (lo porta via, seguito dai due che protestano a soggetto).


Tidda: Allura iu chi sugnu 'a Vecchia di l'acitu? (le strappa l'abito della Zi Vittula e le porge il fiasco) - Va 'mpunitivi 'ssu ciascu! (e va via appresso a Rachelina).


Brasi: Varda ch'è bella ca nuddu si voli pigghiari 'u so' vistitu, va circannu chiddu di l'autri?


Donna Prazzita: (tornando a ingozzare) - E va beni! Finzioni è! È bonu 'u so'! tuttu cudi di iattu (via).


Don Nittu: (torna sconsolato e va a prendere il costume di Peppi Nnappa, lo osserva e riflette) - Mah! Forse perchè sostengo le mie idee, e poi sono un poco prudente e mi tiro indietro, mi ha voluto raffigurare di Peppi Nnappa.


Don Iacu: (sopravvenendo) - Chi? Chi faciti? E chi sugnu allura ddu smiciaciatu di Don Sucasimula? Va, dati cca, e pigghiativi 'u vostru!


Don Nittu: (come per vendicarsi, cedendo il vestito) - Ah, si allura è lei Peppi Nnappa.... (via con Don Iacu, ciascuno col suo costume).


Brasi: (solo, vestendosi) - Chiddi si vestunu ddà.... l'autri, ddà banna.... Eh già!.... si vergognanu!.... Iu vurria sapiri si è pi chiddu chi portanu di sutta, o pi chiddu ca s'hannu a mettiri di supra! Iu non mi vergognu... e mi vestu cca, ca non cc'è nuddu!.... 'U saccu è cca, chinu di cacocciuli spina.... e comu hannu punciutu! e ancora bonu tuttu s'avi a sbacantari! Avvisamu lu sonu, ora! (monta sul piccolo palcoscenico e parlando verso l'interno) - Maestru! professuri! Tinemunni pronti, ca ura è!


Don Nzulu: (dall'interno) - Brasi! Brasi!


Brasi: Non cc'è Brasi!


Don Nzulu: (ridendo) - Ca cu' cc'è?


Brasi: Giufà! S'allistissi, ca pronti semu!


Don Nzulu: Ah, bravu! Chiamali allura!


Brasi: (chiamando a voce alta) - Signor Don Ninnaru! Donna Tinnirina! Don Peppi Nnappa! Don Sucasimula! Zi Vittula! La Vecchia di l'acitu! Don Cola Mecciu! Niscemu! niscemu! Ca Cappiddazzu prontu è! (vengono fuori tutti dai varii usci vestiti coi loro costumi, e subito dopo rientrano dal fondo Don Gasparinu e Don Nzulu, vestiti da Don Cola Mecciu e da Cappiddazzu paga-tuttu).


Don Nzulu: Oh (con le mani in alto, salutando magnificamente) Quanta bella cumpagnia di dame e cavalieri! quanto onore nella mia casa! (tutti restano interdetti, confusi, costernati).


Donna Prazzita: E cu' siti vui, Cappiddazzu?


Tidda: E 'u cucinu americanu?


Don Nzulu: Ecculu cca! Cappiddazzu paga tuttu!


Tutti: Vui? Comu, vui? Vah! c'ancora 'u scherzu cuntinua? E chi aviti 'ntisu fari? Ma chisti su' daveru cosi di vastunati!


Donna Prazzita: E cu' è ca paga? Vui âti a pagari?


Tidda: A chi pi daveru finu e' scupittati 'u vuliti purtari 'ssu scherzu?


Don Iacu: Ca 'st'americanu allura ca duvia arrivari tuttu un truccu ha statu?


Don Nzulu: Truccu? Avi vint'anni c'arrivau e picciuli nni purtau e purtau lu cori chinu d'amuri e di disiu di la famigghia; ma nuddu lu vosi cridiri! e chiddi ca lu vittiru turnari modestu comu partiu, mancu lu guardaru 'nfacci; e l'autri a cui si avvicinau cu cunfidenza e cu amuri, lu 'ntussicaru e tutti lu lassaru a l'agnuni pi tant'anni! Appi a 'nvintari a 'n'autru americanu comu non sappi essiri iddu, ca avirria sbrizziatu dinari di cca e di ddà, cu 'ssu Cappiddazzu ranni, pi aviri la casa china di parenti e d'amici! V'haiu vulutu fari vidiri cu' siti! Iti, viniti, vi 'mpupati, vi canciati, criditi di essiri cu' sa chi, e siti sempri chiddi! sempri li stissi tipi di la nostra razza: la Vecchia di l'acitu... la Zi Vittula... Peppi Nnappa... Don Ninnaru... donna Tinnirina... Don Cola Mecciu... Don Sucasimula... e Giufà! E cca vulia arrivari! A dirivillu 'nfacci vistuti d'accussì! ora ca non cc'è cchiù rimediu! (notando un movimento di ribellione, alza la voce per dominarli) - 'I ricchizzi di l'americanu accussì assai non cci su'; ma ci nn'è, pi grazia di Diu, ci nn'è! Vi l'avia1 a lassari a la me' morti; ma siccomu sacciu ca non po' essiri lontana, 'sta surprisa pi tutti vi la vosi fari ora, passannumi puru iu 'stu picculu piaciri di farivi sapiri ca v'haiu cunusciutu. Rachilina avrà la megghiu doti d' 'u paisi; vi putiti fari avanti, Don Liddu, non cc'è cchiù 'ntoppu pi 'i vostri parenti! (Don Liddu va a stringergli la mano, commosso e corre da Rachelina, che anche lei prende la mano dello zio e gliela bacia, allora lui si volge verso Don Nittu, rimasto avvilito) - Vui, pacenza, Don Nittu! Ristati cu mia, c'haiu bisognu di vui: avemu a scriviri tanti cosi!... A me' cucina Tidda, a facemu stari bella commoda 'nta ddà reggia di casa ca misi, e siccomu a stari suli non è bonu mancu 'mparadisu, Don Gasparinu... vi diciditi finalmenti?...


Don Gasparinu: Si non m'avissi pigghiatu di punta, avi un seculu ca sugnu decisu!


Don Nzulu: (prendendo le mani a entrambi e unendole, e poi voltandosi verso Don Iacu che lo guarda in cagnesco) - Pacenza macari vui, Don Iacu, ristati cu mia ca sugnu debuli e haiu bisognu di spadda forti.


Brasi: (battendo le mani) - Beni! Bravu! (applaudono anche Rachelina, Don Liddu, Don Nittu, Don Gasparinu).


Donna Prazzita: E ora ca vi pigghiastivu 'ssu piaciri a modu vostru nni putemu spugghiari?


Don Nzulu: Ah no! Mentri cci sugnu mastru di cappella, facitimilla fari tutta! V'haiu fattu ballari senza sonu, ora, accussì vistuti comu semu, avemu a ballari tutti cu lu sonu! Giufà, dicci a 'u maestru c'attacca.


Brasi: (c. s.) - Musica, maestru!


Rachilina: Uh! macari 'u sonu cc'era priparatu! (si sente dall'interno l'orchestrina che intona un balletto antico in tempo di tarantella).


Don Nzulu: E iu ballu cu vui, cucina Prazzita: senza rancuri! (le maschere cominciano a muoversi, seguendo il tempo del ballabile).

SIPARIO

 

 

 

Nino Martoglio
Belpasso (CT) 3/12/1870 - Catania 15/09/1921

da circoloathena.it

Cantore di un microcosmo popolare fortemente regionale e folcloristico, di una realtà storico-sociale dai connotati inconfondibilmente provinciali, ancorata a usanze e costumi atavici e nello stesso tempo in perpetuo fermento, Nino Martoglio, "Goldoni siciliano", secondo la felice definizione di Vittorio Emanuele Orlando, ingiustamente obliato o relegato dalla critica ai margini di una cultura dialettale considerata a torto produzione artigianale e strapaesana, è stato il testimone e il protagonista febbrile di un'epoca che, pur nutrendosi ancora degli esiti del positivismo letterario, ne rivelava la crisi ansiosa di rinnovamento.
Giornalista, poeta, dicitore, commediografo, capocomico, regista cinematografico, fondatore e animatore di quello straordinario fenomeno teatrale che nel primo ventennio del Novecento vide imporsi sui più prestigiosi palcoscenici europei autori e attori siciliani, Nino Martoglio fu un intellettuale intuitivo, eclettico, inquieto, coinvolgente, alle cui sollecitazioni si deve, fra l'altro, la "fatale" scelta drammaturgia di Luigi Pirandello, amico e sodale che siglò insieme a lui due commedie: 'A vilanza e Cappiddazzu paga tuttu.

Nell'orbita dei maestri del verismo, Capuana, Verga, De Roberto, con le quali condivideva l'attenzione vigile e rigorosa verso un'umanità dolente di cui, attenuato il disperato sentimento della sconfitta, coglie con fresco impressionismo il comico bagliore, il disincanto e l'autoironia, quel rire local di cui parla Bergson, che ne stempera l'aspra lotta per l'esistenza, Martoglio ripropone una nuova epopea dei venti rinunciando ai toni imbellettati ed eruditi della lingua e optando per il dialetto siciliano schietto, plebeo e colto insieme; alla prediletta e privilegiata parlata catanese, estrosa e inventiva, mescola sapientemente vari registri pervenendo a risultati di esilarante deformazione grottesca, quei gusti spropositi linguistici che costituiscono la spia dell'avvertito, intimo bisogno di promozione sociale degli umili che passa attraverso l'esibita conoscenza di un codice "altro", segno indiscutibile di potere culturale ed economico. E in quel dialetto che cementa la commedia e la tragedia dell'umano sentire, al quale Luigi Pirandello riconosce dignità d'arte, considerandolo insostituibile quando la natura dei sentimenti e delle immagini dello scrittore è "talmente radicata nella propria terra di cui egli si fa voce, che gli parrebbe disadatto o incoerente un altro mezzo di comunicazione", diversamente da Verga che alieno da ogni forma di regionalismo letterario, affidava ad altri (lo stesso Martoglio) la traduzione in siciliano del suo teatro, Martoglio trova, come egli stesso dichiarava, il codice adatto a rendere "l'indole, il pensiero, il costume, il sentimento" del variopinto mondo polifonico e polimorfo della Civita, il popolare quartiere della Catania di allora che "piangeva e rideva in dialetto" (così D'Annunzio e Pavese).
Battagliero paladino della rintuzza (popolani e piccolo-borghesi) - ma nessun provincialismo in questo circoscritto orizzonte, narrando il proprio villaggio, insegna Tostoj, l'artista raggiunge una dimensione universale - dopo un precocissimo apprendistato giornalistico (collabora a varie testate cittadine fra cui la "Gazzetta di Catania"), appena diciannovenne Martoglio fonda e dirige l'ebdomadario politico-letterario "D'Artagnan". Per quindici anni (il primo numero vede la luce il 20 aprile 1889, l'ultimo il 17 aprile 1904), mediante il "D'Artagnan", l'evento giornalistico più vivace e significativo di quel tempo - a cui collaborarono, fra fra gli altri, Trilussa, Di Giacomo, Pascarella, Fucini, Russo - Martoglio riferisce e dibatte avvenimenti di politica e mondanità municipali, nazionali e internazionali, manifestazioni culturali, episodi di costume, iniziative sociali. "Attacchi, polemiche, indiscrezioni, mottetti, allusioni, satire pullulavano in quel diabolico foglio dove le parole erano sempre sostenute con la punta del fioretto o con la lama della sciabola. Duelli a rotazione dovette affrontare Martoglio in quegli anni", scrive Giuseppe Villaroel. Ma, al di là degli infocati editoriali del suo direttore, delle cronache, delle battaglie politiche e sociali, il "D'Artagnan" s'impone all'attenzione per i "dialoghi popolari", preziosi incunaboli del suo teatro, disquisizioni argute e vivaci su problemi di varia umanit consegnate all'immaginifico eloquio di turbolenti, mordaci civitoti: famosi Cicca Stonchiti che ritornerà ne I civitoti in pretura e don Procopiu Ballaccheri che sarà protagonista de 'U contra, autorevole, magniloquente "allitterato", il quale s'innalza sulla diffusa ignoranza dei più, intento a sfoggiare un "codice elaborato", per dirla con termini bernsteiniani, pronto ad addottorare sulla politica di Crispi e Di Rudinì, come sugli accadimenti domestici e quotidiani. E' la Catania appassionata, eroica, romantica, fantasiosa, allegra disincantata, avvilita o delusa ma mai rassegnata, cantata nelle liriche di O' scuru o' scuru, 'A tistimunianza, Centona che apparentano Martoglio ai grandi poeti dialettali Belli, Pascarella, Di Giacomo, Trilussa.
Lo stesso colorito scenario - cortili sovraffollati, viuzze intricate, dove nel chiacchiericcio petulante e sapido dei "civitoti" o nel laconico, antico cerimoniale della piccola malavita di quartiere si consumano ideali, aspettative, amori, tradimenti - rivive nelle commedie di Martoglio che colgono tutti gli aspetti di un piccolo universo provinciale, nel suo multiforme atteggiarsi, alle prese con i cambiamenti della storia: rivendicazioni d'indipendenza affettiva e sentimentale, conflitti di classe, istanze socialisteggianti s'insinuano tra le pieghe di una bonaria, godibile ironia.
A Nino Martoglio, intraprendente manager teatrale ante litteram (dopo di lui anche Edoardo Boutet e Marco Praga affronteranno la via del capocomicato), va il merito, tra difficolt e dissapori, d'avere dato vita, nell'arco di tempo che va dal 1903 al 1919, a varie compagnie di successo - Compagnia drammatica dialettale siciliana (1903, 1904, 1907), teatro minimo o a sezioni (1910), Compagnia drammatica del Teatro mediterraneo (1919) - e di avere scoperto e valorizzato attori e attrici dialettali di talento: Giovanni Grasso, "il più grande attore tragico del mondo" per unanime riconoscimento critico (da Bjornstjerne a Isaak Babel', da Vsevolod Meverhold a Carlo Michelstaedter, da catulle Mendès a Lee Strasberg), per il quale Martoglio scrisse Nica, Capuana la versione dialettale di Malia e Lu cavalieri Pedagna, Gabriele D'Annunzio La figlia di Iorio, la cui traduzione in siciliano fu affidata alla perizia del giovane Giuseppe Antonio Borghese; Angelo Musco, interprete straordinario di tante fortunate commedie martogliane, "il signore del riso" (D'Annunzio) che, "prezioso strumento d'arte incomparabile potenza" secondo la definizione di Pirandello, potè vantarsi non soltanto di essere stato il protagonista nel 1915 del primo testo dialettale dell'agrigentino ma anche della gran parte dei suoi capolavori; Marinella Bragaglia, Mimì Aguglia, Virginia Balistreri, Rosina Anselmi, attrici di forte temperamento, loro eccezionali comprimarie.
A Martoglio si deve inoltre la creazione di un ricco repertorio teatrale siciliano e il coinvolgimento nella sua esaltante avventura di scrittori della statura di Capuana, Verga, De Roberto, Pirandello, Rosso di San Secondo, e numerosi autori minori e minimi in una stagione in cui la cultura isolana, per eccezionale convergenza di eventi, s'imponeva con forza e autorevolezza a livello non solo nazionale.
Le polemiche che finirono con l'accompagnare gli strepitosi successi in Italia e all'estero di Giovanni Grasso, il cui repertorio sembrava eccessivamente unilaterale e diffamatorio dell'isola e in genere del teatro italiano, dei quali era accusato di offrire un'immagine mutilata e distorta, eccessivamente passionale, violenta, talora quasi granguignolesca, spingevano verso un repertorio diverso che mettesse in scena i multiformi aspetti e le varie classi sociali della realtà isolana , popolata anche di personaggi miti e sobri, non soltanto drammatici e a forti tinte.
I tempi erano frattanto maturi perché Musco, sganciandosi da Grasso, desse vita ad una sua compagnia. Martoglio, primo ed entusiasta estimatore del grande comico, da tempo vagheggiava un repertorio liberato dalla componente sanguigna di Grasso, alimentatrice di un cartellone non più adatto alla nuova dimensione culturale, arroccato sui modelli di un verismo di maniera giusto ad inaugurare una stagione - lunga in verità e pregna di apprezzabili risultati artistici agli inizi del secolo - ora in lento declino per le mutate condizioni storico-sociali. Ma a Musco per rinnovare il repertorio mancavano i copioni: bisognava indirizzare gli autori verso un "nuovo" teatro siciliano "fatto di mitezza e di bontà, sorriso di sole e di poesia", secondo il programma di Martoglio che in ciò si adopera con infaticabile lena.
Voracemente, l'Europa sta bruciando il traumatico evento della grande guerra, le angosce legate al sanguinoso conflitto e le incertezze della ricostruzione devono essere lenite con immagini di più serena laboriosità, se è vero, con Aristotele, che il teatro è un momento insostituibile di catarsi e se non esiste, con Bergson, comicità lontana dall'umano sentire. Nasce così un teatro "del folclore e delle virtù domestiche, delle creature poetiche dai sacrifici sublimi che - dichiara sempre Martoglio - avrebbe estasiato il mio grande e buon Pitrè".
La versatilità di Martoglio, la sua sensibilità verso nuove forme espressive, fanno si che egli inserisca da protagonista pure nella storia del cinema muto italiano che muoveva negli stessi anni i primi incerti passi. Sullo scorcio del 1913, mentre agiscono dibattendosi fra non poche difficolt economiche ben oltre quaranta case produttrici, Martoglio è nominato direttore artistico della "Morgana films edizioni d'arte" con sede a Roma. Sotto la sua direzione la "Morgana films" programma di produrre lavori cinematografici "su scenari dei maggiori autori, interpretati dai più grandi artisti". La serie ha inizio con Capitan Blanco, dal dramma 'U paliu dello stesso Martoglio, segue il film Sperduti nel buio, dall'omonimo dramma di Roberto Bracco, entrambi con splendidi Giovanni Grasso e Virginia Balistreri, e quindi Teresa Raquin, dall'omonimo romanzo di Emile Zola. Grave la perdita di questa triade firmata da Martoglio, particolarmente nel caso di Sperduti nel buio, film ormai mitico, che costituisce l'antesignano del neorealismo, di cui va sottolineata l'importanza per la straordinaria cura del dettaglio, per il naturalismo delle immagini, per il linguaggio cinematografico che utilizza il montaggio di contrasto e di parallelismo anticipando tecniche che saranno di David Wark Griffith, Vsevolod I. Pudòvkin, Sergej Michajlovic Ejzenstejn, ma pure di Jean Renoir, Marcel Carnè, Julien Duvivier.
Verso la fine del 1918, Nino Martoglio, con la collaborazione di Luigi Pirandello e Pier Maria Rosso di san Secondo (direttore scenico Anton Giulio Bragaglia), avviava una nuova impresa artistica, più ambiziosa delle precedenti: la Compagnia drammatica del teatro mediterraneo, "di complesso" e non " a mattatore", e con elementi fondamentali il dialetto e la musica. La Compagnia rivendicava, secondo le dichiarazioni di Martoglio, i diritti dell'invenzione e della scrittura, condannando "le falsificazioni brutali che attori drammatici e comici troppo acclamati hanno finito con l'apportare alla concezione degli autori", dove s'avvertiva l'eco delle antiche polemiche nei confronti di Grasso e delle recenti nei confronti di Musco. Purtroppo l'iniziativa martogliana, finalizzata alla valorizzazione della cultura dell'area mediterranea in un'epoca storica in cui la questione meridionale assumeva uno spessore sempre maggiore, sostenuta dalla critica ma non dal pubblico, nonostante il repertorio di prestigio e il valore di attori quali Giovannino Grasso junior, Virginia Balistreri, salvatore Lo Turco, Rocco Spadaro, Carolina Bragaglia, ebbe, come le precedenti, esito negativo. Fortemente amareggiato, Martoglio - creatore di quel teatro siciliano che doveva le sue fortune anche all'assenza di una drammaturgia italiana ("bisogna passare nel teatro regionale", avverte Capuana, "a fine di arrivare a quel teatro nazionale che non ha altra via di salvezza, se vuol essere opera d'arte e non opera d'artificio") e il suo lento declino alle pressioni dell'aristocratica egemonia crociata, alle istanze omologanti degli eventi politici, all'affermarsi del teatro in lingua di Pirandello che da quell'esperienza aveva tratto linfa vitale - abbandona il capocomicato per dedicarsi alla stesura della storia di quel teatro di cui era stato non piccola parte. Ma il progetto non sarà realizzato. Una morte improvvisa e tragica sui cinquant'anni, come profetizzatogli da una zingara, lo coglieva il 15 settembre 1921 a Catania, dove precipitava, in modo ancora per tanti aspetti misterioso, nella tromba dell'ascensore in costruzione dell'Ospedale Vittorio Emanuele. Così lo ricorda pochi giorni dopo, sul "Messaggero della Domenica" del 18-19 settembre, l'amico e sodale Luigi Pirandello: "non fu poeta lirico soltanto: fu anche, come si sa commediografo acclamato, in lingua e in dialetto. Quello che non si sa, fu quanto gli costò, di amarezze, di cure, di fatiche, di spese, il teatro siciliano, che vive massimamente per lui e di lui, e di cui egli fu il vero ed unico fondatore."

(da Nino Martoglio, Tutto il Teatro e Centona, tutte le poesie siciliane, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Roma, Newton & Compton, 1966).

 

 

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