Re Lear

 

ATTO I

Scene >>

Prima

Seconda

Terza

Quarta

Quinta

 

Scena I  

 

(Sala nel palazzo di Re Lear.)

 

Entrano Kent, Gloucester e Edmund.

 

KENT

Credevo che il Re avesse più considerazione per il duca di Albany che per il Cornovaglia.

 

GLOUCESTER

A noi era sempre parso così. Ma ora, nella divisione del regno, non è chiaro quale dei Duchi egli valuti di più: le parti sono così equilibrate che nemmeno l'esame più minuzioso riesce a far preferire all'uno quella dell'altro.

 

KENT

Questo non è vostro figlio, mio signore?

 

GLOUCESTER

Il suo allevamento, signore, è stato a mio carico: sono diventato rosso tante volte nel riconoscerlo, che ormai ci ho fatto l'abitudine.

 

KENT

Non riesco a concepirlo.

 

GLOUCESTER

La madre del giovanotto ci riuscì, signore. Dopo di che le venne la pancia ed ebbe un figlio per la culla, signore, prima d'avere un marito per il letto. Annusate odore di colpa?

 

KENT

Non posso augurarmi che la colpa svanisca, dato che il prodotto è così buono.

 

GLOUCESTER

Ma ho anche un figlio in regola con la legge, signore, di circa un anno più anziano, che non per questo mi è più caro. Sebbene questo furfante sia venuto al mondo un po' troppo alla svelta, prima d'essere stato chiamato, tuttavia sua madre era una bellezza. Ce la spassammo nel farlo, e il figlio di puttana va riconosciuto. Edmund, sai chi è questo nobiluomo?

 

EDMUND

No, mio signore.

 

GLOUCESTER

È il signore di Kent. D'ora in avanti consideralo mio amico e uomo d'onore.

 

EDMUND

I miei servigi a Vostra Signoria.

 

KENT

Vi avrò caro e vorrò conoscervi meglio.

 

EDMUND

Mi sforzerò di meritarlo, signore.

 

GLOUCESTER

È stato fuori nove anni e andrà via di nuovo. Ecco il Re.

 

Squilli di tromba. Entra un cortigiano che porta una corona. Entrano poi Re Lear, Cornovaglia, Albany, Goneril, Regan, Cordelia e il seguito.

 

LEAR

         Gloucester, intrattieni i signori di Francia e di Borgogna.

 

GLOUCESTER

         Vado, mio Re. (Escono Gloucester e Edmund.)

 

LEAR

         Noi nel frattempo riveleremo il nostro

         proposito più oscuro. Datemi quella mappa.

         Sappiate che il nostro regno noi lo abbiamo

         diviso in tre - ed è nostro fermo intento

         scrollare tutte le incombenze e le cure

         dai nostri vecchi anni per affidarle a forze

         più giovani, mentre noi, leggeri,

         strisciamo verso la morte. Tu,

         nostro figlio di Cornovaglia, e tu,

         non meno amato figlio di Albany,

         è nostra salda volontà in quest'ora

         di render pubbliche le diverse doti

         delle nostre figlie, sì da prevenire

         ogni disputa futura. I principi

         di Francia e di Borgogna, grandi rivali

         nell'amore della nostra figlia più giovane,

         a lungo nella nostra corte hanno protratto

         il loro soggiorno d'amore e qui

         debbono avere una risposta. Ditemi,

         figlie mie (poiché noi ora ci spogliamo

         del potere, d'ogni interesse

         di territorio, delle cure dello stato),

         quale di voi diremo che ci ama di più,

         sì che la nostra maggior munificenza vada

         dove la natura col merito gareggia?

         Goneril, primogenita nostra, parla tu per prima.

 

GONERIL

         Signore, io vi amo più di quanto

         la parola possa dire, più caro voi mi siete

         della vista degli occhi, di spazio e libertà;

         al di là di quanto può essere valutato

         ricco o raro, non meno d'una vita

         che abbia grazia, salute, bellezza, onore;

         vi amo tanto quanto mai figlio

         amò o padre scoprì: un amore

         che rende povero il fiato e la lingua

         incapace. Oltre ogni misura

         io, padre, vi amo.

 

CORDELIA (a parte.)

         Che dirà Cordelia? Ama, e taci.

 

LEAR

         Di tutte queste terre, da questa linea a quest'altra,

         ricche di foreste ombrose e di campagne,

         di fiumi abbondanti e prati vasti,

         rendiamo te signora. Ai discendenti tuoi

         e di Albany rimarranno in perpetuo.

         Che cosa dice la nostra seconda figlia,

         l'amatissima Regan, sposa di Cornovaglia?

 

REGAN

         Io sono fatta della stessa lega

         di mia sorella, e ritengo di valere

         quanto lei. Nel mio cuore sincero

         trovo che lei definisce il mio stesso

         amore, ma con troppa parsimonia; io

         mi dichiaro nemica di ogni gioia

         procurata dai sensi nella loro

         più fine armonia e scopro

         che trovo felicità soltanto nell'amore

         dell'amata Altezza Vostra.

 

CORDELIA (a parte.)

         Povera Cordelia, allora. Eppure no,

         sono certa che il mio amore pesa più della mia lingua.

 

LEAR

         A te e ai tuoi eredi rimanga per sempre

         quest'ampio terzo del nostro splendido regno,

         non inferiore per spazio, valore e bellezza

         a quello assegnato a Goneril. E ora,

         nostra gioia, sebbene l'ultima e la più piccola,

         per il possesso del cui giovane amore sono in lizza

         le vigne di Francia e il latte di Borgogna:

         cosa sai dire per guadagnarti un terzo

         più opulento di quello delle tue sorelle?

         Parla.

 

CORDELIA

         Niente, mio signore.

 

LEAR

         Niente?

 

CORDELIA

         Niente.

 

LEAR

         Dal niente nasce il niente: parla ancora.

 

CORDELIA

         Infelice che sono, non riesco

         a sollevare il mio cuore fino alla bocca.

         Amo Vostra Maestà secondo il mio dovere:

         né più né meno.

 

LEAR

         Suvvia, Cordelia! Correggi un po' il tuo discorso

         se non vuoi guastare le tue fortune.

 

CORDELIA

         Mio buon signore, voi mi avete generata,

         nutrita, amata. Io ripago quei debiti

         secondo il dovuto, vi obbedisco, vi amo

         e al di sopra di tutto vi onoro. Perché le mie sorelle

         hanno un marito, se dicono di amare

         soltanto voi? Se mai mi sposerò,

         il signore la cui mano avrà il mio pegno

         prenderà con sé metà del mio amore,

         metà delle mie cure e del dovere:

         certo non mi sposerò, come le mie sorelle,

         per amare soltanto mio padre.

 

LEAR

         Ma c'è il tuo cuore, in questo?

 

CORDELIA

         Sì, mio buon signore.

 

LEAR

         Così giovane e così impietosa?

 

CORDELIA

         Così giovane, mio signore, e così sincera.

 

LEAR

         E così sia! La tua sincerità sia dunque

         la tua dote; e infatti, per i sacri raggi

         del sole, per i misteri di Ecate e della notte,

         per tutti gli influssi delle sfere

         per cui esistiamo e cessiamo di esistere,

         qui io ripudio ogni mia cura paterna,

         affinità e legame di sangue, e d'ora in poi

         ti avrò per sempre straniera al mio cuore e a me.

         Il barbaro Scita o colui che muta

         i propri nati in cibo per soddisfare la sua fame,

         troverà nel mio petto più comprensione, pietà

         e conforto che non te, un tempo mia figlia.

 

KENT

         Mio buon sovrano -

 

LEAR

         Taci, Kent!

         Non frapporti fra il drago e la sua ira.

         Più di tutte la amavo, e alla sua cura affettuosa

         pensavo di affidare ciò che resta.

         Via! Va' lontano dalla mia vista!

         La tomba sia la mia pace come è vero

         che qui le tolgo il cuore di padre.

         Chiamate il Francia! Chi si muove?

         Chiamate il Borgogna! Cornovaglia e Albany,

         aggiungete la terza alle doti delle mie due figlie.

         Se la sposi l'orgoglio, che lei chiama sincerità!

         Io investo congiuntamente voi del mio potere,

         della dignità e dei grandi onori

         che scortano la maestà. Noi ogni mese

         con diritto a cento cavalieri che voi

         dovrete mantenere, dimoreremo a turno

         presso di voi. Del Re conserveremo

         soltanto il nome e le prerogative;

         il potere, le rendite, il governo saranno,

         amati figli, vostri: e a conferma,

         dividete tra voi questa corona.

 

KENT

         Regale Lear, da me come mio Re

         sempre onorato, amato come mio padre,

         seguito come mio signore, ed esaltato

         come mio grande patrono nelle mie preghiere -

 

LEAR

         Curvato è l'arco, la corda tesa: evita la freccia.

 

KENT

         Cada, piuttosto, seppur dovesse

         la punta forcuta invadere la regione

         del mio cuore. Sia Kent villano,

         se Lear è pazzo. Che vuoi fare, vecchio?

         Credi che il dovere abbia paura di parlare

         quando il potere si piega all'adulazione?

         L'onore è tenuto alla franchezza quando

         la maestà cede alla follia. Conserva

         il tuo potere, riacquista il controllo e frena

         questa furia inumana. Risponda la mia vita

         del giudizio che esprimo: la tua figlia più giovane

         non ti ama di meno, né coloro

         la cui voce sommessa non riecheggia il vuoto

         sono vuoti di cuore.

 

LEAR

         Kent, sulla tua vita, basta!

 

KENT

         La mia vita l'ho sempre ritenuta una posta

         da giocare contro i tuoi nemici: di perderla

         non temo, se il motivo è la tua salvezza.

 

LEAR

         Via dalla mia vista!

 

KENT

         Vedi meglio, Lear, e lascia ch'io rimanga

         il bianco veritiero del tuo occhio.

 

LEAR

         Ora, per Apollo -

 

KENT

         Ora, per Apollo, i tuoi Dei, Re,

         li bestemmi invano.

 

LEAR

         Vassallo miscredente! (Mettendo mano alla spada.)

 

ALBANY E CORNOVAGLIA

         Amato sire, calmatevi.

 

KENT

         Uccidi il tuo dottore e paga la parcella

         alla turpe malattia. Revoca il tuo dono

         o altrimenti, finché un grido mi esce dalla gola

         ti dirò che fai male.

 

 

LEAR

         Ascolta, rinnegato! Per l'obbedienza che mi devi,

         ascolta! Poiché hai cercato di farci

         rompere il nostro voto, il che mai

         finora osammo, e di frapporti

         con orgoglio protervo tra la nostra sentenza

         e il nostro potere - cosa intollerabile

         per la nostra natura e il nostro rango -

         eccoti, con ribadita autorità, la ricompensa.

         Cinque giorni ti concediamo per rifornirti

         di ciò che ti difenda dalle minacce del mondo,

         mentre al sesto dovrai volgere la tua schiena odiata

         al nostro regno: se al decimo giorno

         troveremo nei nostri domini la tua

         carcassa esiliata, quel momento

         sarà la tua morte. Via! Per Giove,

         quest'ordine non sarà revocato.

 

KENT

         Addio, Re: se vuoi mostrarti così,

         non c'è libertà ma solo esilio, qui.

         (A Cordelia.) Gli Dei ti accolgano, fanciulla, nel loro

         sacro santuario, tu che pensi con giustizia

         e giustamente hai parlato.

         (A Goneril e Regan.) E possano le vostre azioni confermare

         i vostri discorsi grandiosi, e le parole d'amore

         produrre buoni effetti. Così, Principi,

         Kent dice a tutti addio; in una terra nuova

         seguirà la strada antica. (Esce.)

 

Trombe. Rientra Gloucester, con Francia, Borgogna e seguito.

 

GLOUCESTER

         Ecco Francia e Borgogna, mio nobile signore.

 

LEAR

         Mio signore di Borgogna, a voi per primo

         ci indirizziamo, rivale di questo re

         per nostra figlia. Qual è il minimo

         che richiedete, con lei, come dote immediata

         per non rinunciare alla proposta d'amore?

 

BORGOGNA

         Regale Maestà, non chiedo più di quanto

         ha offerto Vostra Altezza, la quale non vorrà

         offrire di meno.

 

LEAR

         Nobilissimo Borgogna,

         quando lei ci era cara, tanto valeva:

         ma ora il suo prezzo è calato. Signore,

         eccola là: se c'è qualcosa in quella piccola

         vacua sostanza, o tutto, che con l'aggiunta

         del nostro sfavore e nulla più

         possa piacere a Vostra Grazia, eccola, è vostra.

 

BORGOGNA

         Non so che rispondere.

 

LEAR

         Con tutte le mancanze che lei stessa ammette,

         senza amici, appena nata al nostro odio,

         con in dote la nostra maledizione e resa

         straniera dal nostro giuramento, la volete

         prendere o lasciare?

 

BORGOGNA

         Perdonate, regale signore,

         in queste condizioni non c'è scelta.

 

LEAR

         E allora lasciatela, signore; per la potenza

         che mi ha creato, vi ho detto quale sia

         la sua ricchezza. (Al Francia.) In quanto a voi, grande Re,

         non vorrei demeritare del vostro affetto al punto

         da accoppiarvi a chi odio; perciò vi prego

         di indirizzare il vostro favore ad un oggetto

         più degno di una sciagurata che la Natura

         quasi ha vergogna a riconoscere propria.

 

FRANCIA

         È strano che colei che appena ora

         era il vostro pezzo più pregiato, il tema

         del vostro panegirico, il balsamo

         della vostra vecchiaia, la migliore, la più cara,

         abbia commesso, in questo briciolo di tempo,

         un atto così mostruoso da scancellare

         tanti segni di favore. La sua offesa

         dev'essere certo innaturale al punto

         da farne un mostro: ché altrimenti era guasto

         l'affetto sbandierato prima. Ma credere

         questo di lei dev'essere una fede

         che la ragione, senza un miracolo, mai

         pianterà in me.

 

CORDELIA

         Supplico Vostra Maestà

         (poiché mi manca l'arte loquace e untuosa

         di dire senza intendere di fare, dato

         che ciò che intendo lo faccio prima

         di dirlo), vi supplico di render noto

         che non è stata macchia odiosa, delitto

         o turpitudine, azione impura o passo

         disonorevole a privarmi della grazia vostra

         e del vostro favore, ma proprio la mancanza

         di quello per cui sono più ricca:

         un occhio che seduce e una lingua che sono

         felice di non avere, anche se il non averla

         mi ha perduto nel vostro favore.

 

LEAR

         Meglio se tu non fossi nata che non avermi

         meglio compiaciuto.

 

FRANCIA

         Tutto qui? Un ritegno di natura

         che spesso lascia non detta la storia

         di ciò che intende fare? Mio signore di Borgogna,

         cosa dite alla fanciulla? L'amore non è amore

         quando è mischiato a pregiudizi estranei

         alla questione. La volete? È lei stessa una dote.

 

BORGOGNA

         Regale Lear, datele quella parte

         da voi stesso offerta, e io qui prendo per mano

         Cordelia, Duchessa di Borgogna.

 

LEAR

         Niente! Ho giurato. Non mi sposto.

 

BORGOGNA

         Mi dispiace che, perduto un padre,

         dobbiate perdere anche un marito.

 

CORDELIA

         Il Duca di Borgogna vada in pace.

         Poiché reputazione e fortune sono tutt'uno

         col suo amore, io non sarò sua moglie.

 

FRANCIA

         Bellissima Cordelia, tanto più ricca

         essendo povera; più scelta perché ripudiata;

         e più amata perché disprezzata! Di te

         e delle tue virtù io prendo qui possesso.

         Sia legittimo che io raccolga quello

         che è stato gettato via. O Dei, Dei!

         È strano che dal loro più freddo rifiuto

         il mio amore s'infiammi a devozione ardente.

         O Re, la figlia tua gettata senza dote

         al mio destino, è ora Regina

         di noi, dei nostri, e della bella Francia.

         Tutti i duchi dell'acquosa Borgogna

         non potranno ricomprare da me questa fanciulla

         disprezzata e preziosa. Salutali, Cordelia,

         pur se sono scortesi. Perdente qui,

         tu vai in un altrove migliore.

 

LEAR

         Prendila, Francia; sia tua perché noi

         non abbiamo una simile figlia né mai

         rivedremo il suo viso. Va', dunque,

         senza la nostra grazia, il nostro amore,

         la nostra benedizione! Venite, nobile Borgogna!

(Trombe.) Escono Lear, Borgogna, Cornovaglia, Albany, Gloucester e il seguito.

 

FRANCIA

         Congedatevi dalle vostre sorelle.

 

CORDELIA

         Gioielli di nostro padre, con occhi

         lavati Cordelia vi lascia. Io so

         che cosa siete e, da sorella,

         mi ripugna chiamare col loro nome

         le vostre colpe. Amate vostro padre!

         Lo affido ai cuori che gli avete promesso.

         Ma ahimè, se io fossi nelle sue grazie,

         vorrei che avesse un posto migliore.

         Addio ad entrambe, allora.

 

REGAN

         Non prescriverci il nostro dovere.

 

GONERIL

         Preoccupati di accontentare il tuo signore

         che ti ha preso come un'elemosina della Fortuna.

         Hai scarseggiato di obbedienza e ti meriti

         la miseria che hai voluto.

 

CORDELIA

         Il tempo rivelerà ciò che l'astuzia

         nasconde nelle sue pieghe; chi copre le colpe

         alla fine deride e svergogna. Possiate prosperare!

 

FRANCIA

         Venite, mia bella Cordelia. (Escono Francia e Cordelia.)

 

GONERIL

Sorella, non è poco ciò che ho da dire su quel che ci riguarda entrambe tanto da vicino. Credo che nostro padre se ne andrà da qui, stasera.

 

REGAN

Certo, e con te; il mese prossimo starà da noi.

 

GONERIL

Vedi com'è capricciosa la sua vecchiaia. Ne abbiamo avuto prova non piccola. Ha sempre amato nostra sorella più di tutte; e con che scarso giudizio l'abbia ora ripudiata è fin troppo evidente.

 

REGAN

È la malattia della sua età. Comunque ha sempre conosciuto poco se stesso.

 

GONERIL

Anche quand'era al suo meglio, è stato sempre impulsivo. Dalla sua vecchiaia dobbiamo allora aspettarci non solo i difetti radicati nella sua natura ma anche quella capricciosità incontrollabile che gli anni infermi e collerici portano con sé.

 

REGAN

È probabile che avremo da lui accessi improvvisi come questo della messa al bando di Kent.

 

GONERIL

Tra il Francia e lui ci sono ancora cerimonie di saluto. Ti prego, agiamo di conserva. Se nostro padre esercita l'autorità in questo modo, la sua recente rinuncia finirà col danneggiarci.

 

REGAN

Ci penseremo sopra.

 

GONERIL

Dobbiamo fare qualcosa, e a caldo. Escono.

  Inizio pagina

 

Scena II

 

(Castello del Conte di Gloucester.)

 

Entra Edmund con una lettera.

 

EDMUND

         Sei tu, Natura, la mia dea;

         i miei servigi sono legati alla tua legge.

         Perché dovrei accettare la peste

         dell'abitudine e consentire alle convenzioni del mondo

         di impoverirmi solo perché ho

         dodici o quattordici lune meno

         d'un fratello? Perché bastardo? Perché

         basso? Quando le mie proporzioni

         sono altrettanto perfette, la mia mente

         altrettanto generosa e la mia forma

         genuina come il prodotto d'una donna onesta?

         Perché ci marchiano con "basso"?

         Con "bassezza"? "Bastardaggine"? Basso, basso!

         Noi che dalla passione clandestina della natura

         riceviamo più vigore e qualità più fiera

         di quelli che in uno stanco, monotono letto

         stantio servono a creare un'intera

         tribù di babbei generati tra un sonno

         e una veglia? Ebbene, allora, legittimo

         Edgar, io debbo avere la tua terra.

         Nostro padre ama il bastardo Edmund

         quanto il legittimo (bella parola!).

         Ebbene, mio "legittimo", se questa lettera

         va a segno e la mia trama agisce,

         Edmund il basso soverchierà il legittimo.

         Io cresco. Io prospero. Avanti, Dei,

         schieratevi coi bastardi!

 

Entra Gloucester.

 

GLOUCESTER

         Kent bandito così! E il Francia

         partito in collera! E il Re andato via

         stanotte! E ha rinunciato al suo potere!

         S'è ridotto a un vitalizio! E tutto questo

         in un batter d'occhio! - Che succede, Edmund?

         Che novità?

 

EDMUND

Se non dispiace a Vostra Signoria, nessuna.

(Nascondendo la lettera.)

 

GLOUCESTER

Perché tanti sforzi per nascondere quella lettera?

 

EDMUND

Non so di nessuna novità, signore.

 

GLOUCESTER

Che foglio stavi leggendo?

 

EDMUND

Niente, signore.

 

GLOUCESTER

Niente? E allora perché questa terribile fretta di ficcartelo in tasca? Il niente non ha tutta questa necessità di nascondersi. Vediamo. Su, se non è niente non ho bisogno di occhiali.

 

EDMUND

Vi supplico, signore, perdonatemi È una lettera di mio fratello che non ho nemmeno letta tutta; e da quel tanto che ne ho scorso non mi sembra adatta al vostro sguardo.

 

GLOUCESTER

Datemi la lettera, signore.

 

EDMUND

Faccio male sia a trattenerla sia a darla. Il contenuto, a quel che in parte arguisco, è da condannare.

 

GLOUCESTER

Vediamo, vediamo!

 

EDMUND

Spero, a giustificazione di mio fratello, che l'abbia scritta solo per sondare o mettere alla prova la mia virtù.

 

GLOUCESTER (legge.)

Questa pratica di riverire la vecchiaia ci rende il mondo amaro nell'età migliore; tiene le ricchezze lontane da noi fino a quando la nostra decrepitezza ci impedisce di gustarle. Comincio a sentire come un legame inutile e sciocco questa opprimente tirannia della vecchiaia, che domina non in quanto ha il potere ma in quanto noi la subiamo. Passa da me; ti dirò di più su questo. Se nostro padre si addormentasse e dovessi essere io a svegliarlo, tu godresti per sempre di metà delle sue rendite, e vivresti amato da tuo fratello EDGAR. - Uh! Cospirazione! "... si addormentasse e dovessi essere io a svegliarlo... tu godresti per sempre di metà delle sue rendite". Mio figlio Edgar! Ha avuto mano a scrivere questo? Cuore e mente per concepirlo? Quando l'hai ricevuta? Chi l'ha portata?

 

EDMUND

Non mi è stata portata, signore. Qui è l'astuzia. È stata gettata nella mia stanza dalla finestra.

 

GLOUCESTER

La calligrafia la riconosci per quella di tuo fratello?

 

EDMUND

Se si trattasse di cosa buona, signore, oserei giurare che è la sua; ma in questo caso preferirei pensare di no.

 

GLOUCESTER

È la sua?

 

EDMUND

È la sua mano, signore; ma spero che nel contenuto non ci sia il suo cuore.

 

GLOUCESTER

Ti ha mai sondato su questa faccenda, prima?

 

EDMUND

Mai, signore. Ma gli ho spesso sentito dire che quando i figli hanno raggiunto la piena maturità e i padri sono in declino, sarebbe giusto che il padre venisse messo sotto la tutela del figlio e il figlio amministrasse i suoi beni.

 

GLOUCESTER

Ah, canaglia, canaglia! È l'opinione espressa nella lettera! Delinquente odioso! Delinquente snaturato, detestabile, bestiale! Peggio che bestiale! Tu va' a cercarlo. lo farò arrestare. Delinquente abominevole! Dov'è?

 

EDMUND

Di preciso non lo so, signore. Se vi vorrete compiacere di sospendere il vostro sdegno nei confronti di mio fratello finché non otteniate da lui una migliore testimonianza delle sue intenzioni, seguirete la strada giusta, mentre, se agiste con violenza contro di lui, fraintendendo i suoi propositi, ciò aprirebbe una grande breccia nel vostro onore e farebbe a pezzi il cuore stesso della sua obbedienza. Mi giocherei la vita che ha scritto questo per saggiare la mia devozione a Vostro Onore senza nessun altro fine delittuoso.

 

GLOUCESTER

Lo credi?

 

EDMUND

Se Vostro Onore lo giudica opportuno, vi farò mettere dove potrete sentirci parlare di questo e aver così soddisfazione in base a una testimonianza auricolare; e ciò non più tardi di questa stessa sera.

 

GLOUCESTER

Non può essere un tale mostro...

 

EDMUND

E certo non lo è.

 

GLOUCESTER

... verso suo padre, che lo ama in modo così tenero e totale. Cielo e terra! Scovalo, Edmund! Penetra per me dentro di lui, ti prego: vedi tu come è meglio fare. Mi priverei del mio rango pur di avere una qualche certezza.

 

EDMUND

Lo cerco subito, signore. Porterò avanti la cosa a seconda dei mezzi che avrò e vi terrò informato.

 

GLOUCESTER

Queste recenti eclissi del sole e della luna non ci promettono niente di buono. Sebbene la scienza della natura possa farle apparire, in un modo o nell'altro, razionali, tuttavia la natura si vede colpita dai seguenti effetti: l'amore si raffredda, l'amicizia si interrompe, i fratelli si dividono. Nelle città, sommosse; nelle nazioni, discordia; nei palazzi, tradimento; e si spezza il vincolo tra figlio e padre. Questo mio malfattore rientra nella predizione; il figlio contro il padre. Il Re abbandona la traiettoria naturale; e abbiamo il padre contro il figlio. Il meglio dei nostri anni lo abbiamo visto. Macchinazioni, vuoto, tradimento e ogni sorta di disordini rovinosi ci accompagnano, senza requie, alle nostre tombe. Scova questa canaglia, Edmund! Non ci perderai niente. Fallo con prudenza. E il nobile e fedele Kent bandito! Il suo delitto? L'onestà. È strano. Esce.

 

EDMUND

Ecco la mirabile stupidità del mondo: quando le nostre fortune decadono - spesso per gli eccessi del nostro stesso comportamento - rendiamo colpevoli dei nostri disastri il sole, la luna e le stelle, come se fossimo delinquenti per necessità, sciocchi per coercizione celeste, furfanti, ladri e traditori per il movimento delle sfere, ubriaconi, bugiardi e adulteri per obbedienza forzata all'influsso dei pianeti - e tutto il male che facciamo è dovuto all'imperativo divino. Magnifica trovata dell'uomo puttaniere, quella di mettere i suoi istinti da caprone a carico d'una stella. Mio padre si accoppiò con mia madre sotto la coda del Drago e la mia natività ebbe luogo sotto la Ursa major: ne consegue che io sono sensuale e lascivo. Cristo! Sarei stato quello che sono anche se a far l'occhiolino alla mia bastardaggine fosse stata la stella più virginale del firmamento. Edgar -

 

Entra Edgar.

 

eccolo che viene, puntuale come la catastrofe nella commedia antica. Il mio ruolo è quello del furfante malinconico, con un sospiro da manicomio alla Tom di Bedlam. - Oh! queste eclissi annunciano discordanze. Fa, sol, la, mi.

 

EDGAR

Ehi, fratello Edmund! In quale profonda contemplazione sei immerso?

 

EDMUND

Sto pensando, fratello, a una predizione che ho letto l'altro giorno su ciò che dovrebbe seguire a queste eclissi.

 

EDGAR

Ti occupi di queste cose?

 

EDMUND

Credimi, gli effetti di cui scrive costui sono tremendi. odio innaturale tra il figlio e il padre; morte, carestia, rottura di antiche amicizie, divisioni nello stato, minacce e maledizioni contro re e nobili, diffidenze infondate, messa al bando di amici, dissoluzione di eserciti, rottura di matrimoni e non so che altro.

 

EDGAR

Da quando appartieni alla setta degli astronomi?

 

EDMUND

Quand'è che hai visto mio padre l'ultima volta?

 

EDGAR

Ieri sera.

 

EDMUND

Gli hai parlato?

 

EDGAR

Sì, per due ore di seguito.

 

EDMUND

Vi siete lasciati in buona armonia? Hai notato qualche segno di risentimento nelle sue parole o nei suoi modi?

 

EDGAR

Nessuno.

 

EDMUND

Pensa in che cosa puoi averlo offeso e, ti prego, sta' lontano da lui finché non passi un po' di tempo e si attenui così il fuoco della sua irritazione, che in questo momento infuria a tal punto, in lui, che nemmeno aggredendoti riuscirebbe a calmarsi.

 

EDGAR

È l'opera di qualche canaglia

 

EDMUND

È ciò che temo. Ti prego, sopporta con pazienza finché la corsa della sua ira non rallenti. Poi vieni nel mio alloggio, da dove troverò il modo di farti ascoltare le parole di Sua Signoria. Ora va', ti prego. Ecco la chiave. Se esci, gira armato.

 

EDGAR

Armato, fratello?

 

EDMUND

Fratello, ti consiglio per il meglio. Che io non sia un uomo onesto se nei tuoi confronti spirano intenzioni buone. Ti ho detto ciò che ho visto e sentito; ma è niente rispetto all'orrore della cosa. Ti prego, va'.

 

EDGAR

Ti farai sentire presto?

 

EDMUND

         Sono al tuo servizio, in questa storia. (Esce Edgar.)

         Un padre credulo e un nobile fratello

         la cui natura è così lontana

         dal fare il male, che nemmeno sospetta.

         Sulla sua sciocca onestà cavalcano con agio

         le mie trame! Vedo la cosa.

         Se non per nascita, avrò le terre

         grazie alla fantasia; per me va bene tutto

         purché ai miei fini sappia renderlo adatto. (Esce.)

 

 Inizio pagina

 

Scena III

(Sala nel Palazzo del Duca di Albany.)

 

Entrano Goneril e Oswald, suo maggiordomo.

 

GONERIL

E dunque mio padre ha picchiato uno del mio seguito perché aveva sgridato il suo Matto?

 

OSWALD

Sì, signora.

 

GONERIL

         Mi perseguita giorno e notte, non c'è ora