Otello

 

ATTO IV

Scene >>

Prima

Seconda

Terza

 

 

Scena prima

 

Stesso posto.

 

Entrano Iago e Otello.

 

IAGO

         Ci pensate?

 

OTELLO

         Pensarci, Iago?

 

IAGO

         Già,

         un bacio di nascosto?

 

OTELLO

         Un bacio illecito.

 

IAGO

         O nuda a letto col suo amico,

         un'ora o più, senza male intenzioni?

 

OTELLO

         A letto nuda, Iago, e senza male intenzioni?

         È un'ipocrisia che truffa il diavolo.

         Chi ha buone intenzioni e fa così

         si fa tentare dal diavolo e tenta il cielo.

 

IAGO

         Se non fanno nulla, è peccato veniale;

         ma se io do a mia moglie un fazzoletto...

 

OTELLO

         Allora?

 

IAGO

         Be', diventa suo; ed essendo suo, signore,

         credo che può darlo a chi vuol lei.

 

OTELLO

         Ma anche l'onore è suo; e può forse

         disporne a piacimento?

 

IAGO

         L'onore è un'entità che non si vede;

         ce l'ha chi spesso non ce l'ha. Ma il fazzoletto...

 

OTELLO

         Ah, avrei voluto scordarmelo. Tu dicevi

         - sì, mi torna a mente, come fa il corvo

         sulla casa dell'appestato, malaugurio per tutti -

         che aveva lui il mio fazzoletto.

 

IAGO

         Sì, e con questo?

 

OTELLO

         Ora non va molto bene.

 

IAGO

         E se avessi detto d'averlo visto

         farvi torto? O sentito raccontare

         - ci sono in giro fior di farabutti

         che avendo a forza di insistenze

         o per un volontario cedimento

         vinto o posseduto qualche donna

         si mettono a spifferare...

 

OTELLO

         Ha detto qualcosa?

 

IAGO

         Sì, mio signore; ma state pur sicuro

         non più di quanto negherà.

 

OTELLO

         Cosa ha detto?

 

IAGO

         Be', che ha... non so che cosa.

 

OTELLO

         Che cosa, cosa?

 

IAGO

         Giaciuto...

 

OTELLO

         Con lei?

 

IAGO

         Con lei, sopra di lei, quel che volete.

 

OTELLO

Ha giaciuto con lei, sopra di lei?...

Giacere sopra una donna è sputtanarla...

giacere con lei, Cristo, che schifo!

Il fazzoletto... confessioni... fazzoletto!

Confessi e s'impicchi per la fatica.

Prima s'impicchi e poi confessi. Tremo tutto.

Come potrebbe ottenebrarsi di collera la mia natura

senza qualche terribile influenza?

Non sono le parole a farmi tremare così.

Puah! Nasi, orecchie, labbra.

È possibile?... Confessa?... Il fazzoletto?... Ah, demonio!

Cade a terra

 

IAGO

         Agisci, mio veleno, agisci.

         Così si prendono in trappola gli allocchi,

         e così molte virtuose e caste donne

         pur senza macchia vengon sputtanate.

         Su, su, mio signore. Ehi, dico, Otello!

 

Entra Cassio.

 

         Ah, Cassio.

 

CASSIO

         Che succede?

 

IAGO

         Il generale è andato in catalessi;

         è la seconda volta, successe anche ieri.

 

CASSIO

         Strofinagli le tempie.

 

IAGO

         No, meglio di no.

         Il deliquio deve seguire il suo corso.

         Altrimenti sbava alla bocca ed esplode

         in accessi di pazzia. Ecco, si muove.

         Lasciateci per un po', ora si riprenderà.

         Dopo che se n'è andato vorrei parlarvi

         di una cosa importante. Ebbene, generale? Esce Cassio.

         Vi fa male la testa?

 

OTELLO

         Mi prendi in giro?

 

IAGO

         Prendervi in giro? Dio me ne guardi.

         Sopportate la vostra sorte da uomo!

 

OTELLO

         Il cornuto è un mostro e una bestia.

 

IAGO

         Allora le gran città son popolate

         di bestie e mostri civici.

 

OTELLO

         Ha confessato?

 

IAGO

         Signore, siate uomo; considerate

         che chiunque ha la barba ed è aggiogato

         tira lo stesso carro. Sono milioni al mondo

         che la sera si coricano in letti condivisi

         di cui si reputano gli unici padroni.

         Voi state meglio. Ah, è un tiro infernale,

         l'arcisberleffo del maligno, sbaciucchiare

         una sgualdrinella in un letto insospettato

         supponendola casta. No, meglio sapere;

         e sapendo come sono, so cosa le capiterà.

 

OTELLO

         Oh, tu sei avveduto, certamente.

 

IAGO

         Ora rimanete un po' in disparte,

         limitatevi pazientemente ad aspettare.

         Mentre eravate qui, furibondo di dolore,

         (una passione inadatta a uno come voi)

         è venuto Cassio. Io l'ho fatto andar via

         con la scusa del vostro smarrimento,

         dicendogli di ritornare dopo un po'

         a parlare con me; e l'ha promesso.

         Nascondetevi e osservate bene

         le smorfie, i sorrisetti, gli sberleffi

         che gli si dipingeranno sul volto

         quando gli farò ripetere la storia

         di dove, come, quando e quante volte

         ha fottuto e fotterà vostra moglie.

         Basterà che osserviate i suoi gesti.

         Ma state calmo, che io non debba dire

         che siete posseduto dalla bile

         e non più uomo.

 

OTELLO

         Ascoltami, Iago;

         sarò avvedutissimo nella mia calma

         ma anche - bada bene - sanguinario.

 

IAGO

         Non è sbagliato. Ma siate sempre controllato.

         Volete ritirarvi? Otello si ritira

         Ora chiederò a Cassio di Bianca,

         una ganza che si procura pane e vesti

         vendendo i suoi favori. È infatuata

         di Cassio, ed è destino della sgualdrina

         infinocchiarne molti, ma da uno

         farsi infinocchiare. Sentendone parlare

         lui si sbellica sempre dalle risa.

 

Entra Cassio.

 

         Eccolo. Lui riderà e Otello impazzirà;

         e con la sua gelosia da scolaretto

         fraintenderà sorrisi, gesti e mossette

         del povero Cassio. Come va, luogotenente?

 

CASSIO

         Malissimo, se mi date il titolo

         la cui mancanza ancor mi uccide.

 

IAGO

         Insistete con Desdemona, e tutto

         si sistemerà. Se dipendesse da Bianca,

         sarebbe presto fatto!

 

CASSIO

                                      Ah, poverina!

 

OTELLO

         Guarda, ride già!

 

IAGO

         Non ho mai visto una donna tanto innamorata.

 

CASSIO

         Ah, poverina, credo che mi ami veramente.

 

OTELLO

         Adesso nega per scherzo e ci ride su.

 

IAGO

         Mi sentite, Cassio?

 

OTELLO

         Adesso lo spinge

         a raccontare tutto. Avanti, bene, bene.

 

IAGO

         Dà a intender che la sposerete. È vero?

 

CASSIO

         Ah, ah, ah!

 

OTELLO

         Te ne vanti, Romano, te ne vanti?

 

CASSIO

         Sposarla? Una cortigiana? Vi prego,

         abbiate più carità pel mio buon senso,

         non ritenetelo così squinternato. Ah, ah, ah!

 

OTELLO

         Sì, sì, sì; ride bene chi ride ultimo.

 

IAGO

         E invece corre voce che la sposerete.

 

CASSIO

         Vi prego, non scherzate.

 

IAGO

         Lo dico sul mio onore.

 

OTELLO

         Mi hai messo il marchio? Bene.

 

CASSIO

È una voce che mette in giro la scimmietta;

è convinta che la sposerò perché mi ama e si illude,

non perché io gliel'abbia mai promesso.

 

OTELLO

Iago mi fa cenno.

Adesso comincia la storia.

 

CASSIO

Era qui un momento fa, mi insegue dappertutto.

L'altro giorno parlavo in riva al mare con alcuni veneziani,

e quella fringuelletta capita lì e mi butta le braccia al collo,

sul mio onore...

 

OTELLO

Gridando "O Cassio adorato!" di sicuro;

lo indica il suo gesto.

 

CASSIO

Mi si attacca al collo penzoloni e mi inonda di lacrime,

tirandomi di qua e di là. Ah, ah, ah!

 

OTELLO

Adesso racconta come se l'è portato in camera mia.

Oh, vedo il tuo naso, ma non il cane a cui lo getterò.

 

CASSIO

Be', devo proprio lasciarla.

 

Entra Bianca.

 

IAGO

         Parola mia, ecco che arriva.

 

CASSIO

         È proprio una puzzola! E come olezza!

         Ma perché mi perseguite così?

 

BIANCA

Che vi perseguiti il diavolo e sua madre!

Perché mi avete dato quel fazzoletto poco fa?

Sono stata una sciocca a prenderlo.

Dovrei ricopiare il ricamo, ed è proprio un bel ricamo

che ve lo siate trovato in camera

senza sapere chi ce l'ha lasciato!

Sarà il pegno di qualche puttanella, e io dovrei ricopiarlo?

Ecco, datelo alla vostra manutengola, comunque l'abbiate avuto.

Io non ci metterò mano.

 

CASSIO

Suvvia, dolce Bianca, cosa vi prende?

 

OTELLO

Santo cielo, dev'essere il mio fazzoletto!

 

BIANCA

Se verrete a cena, bene; e se non venite stasera, sarà per un'altra volta. Esce.

 

IAGO

Andatele dietro, seguitela.

 

CASSIO

Sì, mi converrà, altrimenti farà scenate per le strade.

 

IAGO

Cenerete da lei?

 

CASSIO

Sì, per forza.

 

IAGO

Be', può darsi che vi riveda; mi piace conversare con voi.

 

CASSIO

Volete venire?

 

IAGO

No, no; basta parlare. Esce Cassio.

        

OTELLO (Facendosi avanti)

Come lo ucciderò, Iago?

 

IAGO

Avete visto come rideva della sua tresca?

 

OTELLO

Oh, Iago!

 

IAGO

E avete visto il fazzoletto?

 

OTELLO

Era il mio?

 

IAGO

Il vostro, parola mia.

E vedete come stima quella stupida di vostra moglie!

Lei gliel'ha regalato, e lui lo dà alla sua puttana.

 

OTELLO

Vorrei impiegare nove anni a ucciderlo;

una donna così bella, così gentile, così dolce.

 

IAGO

Ah, dovete scordarvelo.

 

OTELLO

E che lei muoia e marcisca e sia dannata stanotte.

Non deve vivere. No, il mio cuore s'è fatto di pietra;

se lo colpisco mi fa male la mano.

Oh, non c'è al mondo creatura più dolce,

può stare al fianco di un imperatore e comandarlo a bacchetta.

 

IAGO

No, non fate così.

 

OTELLO

Accidenti a lei, io dico solo quel che è;

abilissima con l'ago, mirabile musicista

-         oh, ammansirebbe un orso col suo canto –

con un'intelligenza e un'immaginazione così alta e ricca!

 

IAGO

E proprio per questo è più colpevole.

 

OTELLO

Oh, mille, mille volte... e di natura così gentile!

 

IAGO

Sì, troppo gentile.

 

OTELLO

Ah, non c'è dubbio; ma che peccato, Iago!

O Iago, che peccato, Iago!

 

IAGO

Se vi commovete tanto sulla sua infamia,

datele pure carta bianca d'offendere;

se non tocca voi, non sfiora nessun altro.

 

OTELLO

La farò a pezzetti... Farmi becco!

 

IAGO

Oh, è un'infamia.

 

OTELLO

Col mio ufficiale!

 

IAGO

Ancor più infame.

 

OTELLO

Procurami del veleno, Iago; stanotte

 Non recriminerò con lei,

ché il suo corpo e la sua bellezza

non indeboliscano un'altra volta la mia volontà.

Stanotte, Iago.

 

IAGO

Non usate il veleno;

strangolatela nel suo letto,

proprio nel letto che ha contaminato.

 

OTELLO

Giusto, giusto! Mi piace la giustezza.

Molto giusto.

 

IAGO

E quanto a Cassio, sarò io il suo becchino.

Avrete notizie entro mezzanotte.

 

OTELLO

Benissimo.

(Squilli di tromba da dentro).

Che squilli di tromba son questi?

 

Entrano Lodovico, Desdemona e gente del seguito.

 

IAGO

         Di sicuro notizie da Venezia; è Lodovico,

         inviato dal Doge, e vostra moglie con lui.

 

LODOVICO

         Dio vi protegga, valoroso generale!

 

OTELLO

         Di tutto cuore, mio signore.

 

LODOVICO

         Il Doge e i senatori di Venezia vi salutano.

Gli dà una lettera.

 

OTELLO

         Bacio la lettera con i loro ordini.

Apre la lettera e legge.

 

DESDEMONA

         E che notizie portate, caro cugino Lodovico?

 

IAGO

         Felice di vedervi, signore; benvenuto a Cipro.

 

LODOVICO

         Vi ringrazio. Come sta il luogotenente Cassio?

 

IAGO

         Vive, signore.

 

DESDEMONA

         C'è stata un'innaturale rottura, cugino,

         fra lui e il mio signore; ma voi li riconcilierete.

 

OTELLO

         Ne sei sicura?

 

DESDEMONA

         Mio signore?

 

OTELLO (Legge)

         "Non mancate d'eseguirlo, come voi..."

 

LODOVICO

         Non si rivolge a noi; è immerso nella lettera.

         Una rottura fra il comandante e Cassio?

 

DESDEMONA

         Sì, purtroppo; farei di tutto per riconciliarli,

         dato l'amore che ho per Cassio.

 

OTELLO

         Fuoco e zolfo!

 

DESDEMONA

Mio signore?

 

OTELLO

         Sei in te?

 

DESDEMONA

         Ma come, è in collera?

 

LODOVICO

         Forse è stato turbato dalla lettera;

         credo gli ordinino di rimpatriare

         e di affidare il governo a Cassio.

 

DESDEMONA

         Ne sono proprio contenta.

 

OTELLO

         Davvero?

 

DESDEMONA

         Mio signore?

 

OTELLO

         Meglio se hai perso il senno.

 

DESDEMONA

         Perché, dolce Otello?

 

OTELLO

         Demonio! La colpisce.

 

DESDEMONA

         Questo non lo meritavo.

 

LODOVICO

         Signore, nessuno lo crederebbe a Venezia,

         anche se ci giurassi sui miei occhi.

         È troppo. Fate la pace; lei piange.

 

OTELLO

         Oh, demonio, demonio! Se la terra

         si impregnasse delle lacrime di donne

         ognuna genererebbe un coccodrillo.

         Via di qui!

 

DESDEMONA

         Se la mia presenza vi offende... Fa per andare.

 

LODOVICO

         Proprio una signora obbediente. Vi prego,

         mio signore, richiametela!

 

OTELLO

         Signora!

 

DESDEMONA

         Mio signore?

 

OTELLO

         Che volete da lei, signore?

 

LODOVICO

         Chi, io?

 

OTELLO

         Sì, voi volevate che la facessi tornare;

         ed è una, signore, che va e torna, gira

         e rigira, avanti e indietro, signore,

         e piange, oh, se piange. Ed è obbediente,

         come voi dite, obbediente, molto

         obbediente. Dai con le tue lacrime.

         E quanto a questa, mio signore...

         oh, come finge bene un'emozione!...

         mi si ordina di rimpatriare... vattene via!

         Ti farò richiamare... Signore, obbedisco

         all'ordine e tornerò a Venezia.

         Vade retro, via! Esce Desdemona.

         Cassio mi sostituirà;

         e questa sera, signore, siete invitato a cena

         e benvenuto a Cipro... Capre e scimmie! Esce.

 

LODOVICO

         È questo il nobile Moro che il Senato

         giudica in tutto e per tutto competente?

         Questa l'indole impervia alla collera,

         la salda virtù che i dardi della sorte

         o i colpi della sventura non potevano

         scalfire né intaccare?

 

IAGO

         È molto cambiato.

 

LODOVICO

         Ha la mente a posto? Non è fuori di senno?

 

IAGO

         È quel che è; io non posso esprimere giudizi

         su quel che può essere. E se non è

         come potrebbe, volesse il cielo che lo fosse!

 

LODOVICO

         Ma come! Picchiare sua moglie?

 

IAGO

         Be', non fu bello; ma vorrei proprio

         che fosse quello il colpo suo peggiore!

 

LODOVICO

         È suo costume? O sono state le lettere

         a fargli ribollire il sangue e a indurlo

         a questo gesto insolito?

 

IAGO

         Ahimè, ahimè!

         Non è onesto che sia io a riferire

         quel che ho visto e scoperto. Vedrete voi,

         ché il suo comportamento parla chiaro

         e io posso risparmiare i miei discorsi.

         Seguitelo, e vedrete come si comporta.

 

LODOVICO

         Mi rincresce essermi ingannato sul suo conto.

Escono.

  Inizio pagina

 

Scena seconda

 

Una stanza nel castello

 

Entrano Otello e Emilia

 

OTELLO

         Allora non hai visto nulla?

 

EMILIA

         Mai sentito o sospettato nulla.

 

OTELLO

         Sì, avrai visto che stava assieme a Cassio.

 

EMILIA

         Ma non c'era alcun male, e ho sentito

         ogni sillaba che si sono scambiata.

 

OTELLO

         Come? Non bisbigliavano mai?

 

EMILIA

         Mai, signore.

 

OTELLO

         E non ti allontanavano mai?

 

EMILIA

         Mai.

 

OTELLO

         Per prenderle il ventaglio, la maschera,

         i guanti, o qualcosa?

 

EMILIA

         Mai, mio signore.

 

OTELLO

          È strano.

 

EMILIA

         Sarei pronta a giocarmi l'anima, signore,

         sulla sua onestà. Se credete altrimenti,

         allontanate il pensiero ingannevole.

         Se ve l'ha messo in capo un farabutto,

         il cielo gli riservi la maledizione del serpente!

         Se lei non è onesta, casta e fedele,

         non c'è al mondo marito felice;

         la moglie più pura, al suo confronto,

         è sozza come la calunnia.

 

OTELLO

         Chiamala qui, va'! Esce Emilia.

         Per dire, dice; ma è ruffiana da poco

         chi non sa far così. È una scaltra puttana,

         una sentina inchiavardata di sozzi segreti.

         Eppure si inginocchia e prega; l'ho vista farlo.

 

Entrano Desdemona ed Emilia.

 

DESDEMONA

         Che desidera il mio signore?

 

OTELLO

         Vieni qui, colombella.

 

DESDEMONA

         Che volete da me?

 

OTELLO

         Fammi vedere gli occhi...

         Guardami in faccia.

 

DESDEMONA

         Che orribile fantasia è questa?

 

OTELLO (A Emilia)

         Su, al tuo lavoro, donna; lascia soli

         i fornicanti e chiudi la porta; tossisci

         o fa "ehm" se viene qualcuno. Avanti,

         è il tuo mestiere, il tuo mestiere. Svelta! Esce Emilia.

 

DESDEMONA

         In ginocchio, che significano le vostre parole?

         Ne colgo la furia, ma non il senso.

 

OTELLO

         Come? Che cosa sei tu?

 

DESDEMONA

         Vostra moglie, signore; vostra moglie

         fedele e leale.

 

OTELLO

         Su, giuralo e dannati;

         ché, assomigliando a un essere del cielo,

         i diavoli stessi non teman di ghermirti.

         Sii perciò due volte dannata; giura che sei onesta.

 

DESDEMONA

         Il cielo lo sa bene.

 

OTELLO

         Il cielo sa bene

         che sei disonesta come l'inferno.

 

DESDEMONA

         Verso chi, signore? Con chi? Io disonesta?

 

OTELLO

         Ah, vattene, Desdemona, vattene, vattene!

 

DESDEMONA

         Che giorno d'angoscia! Perché piangete?

         Sono io la causa di queste lacrime?

         Se per caso sospettate che mio padre

         sia responsabile del vostro richiamo

         in patria, non datene la colpa a me.

         Se è perso per voi, lo è anche per me.

 

OTELLO

         Se il cielo avesse voluto affliggermi

         per mettermi alla prova, facendomi piovere

         sul capo nudo piaghe e vergogne d'ogni tipo,

         immergendomi fino al collo nella miseria,

         mettendo sotto chiave me e le mie speranze,

         in qualche angolo del cuore avrei trovato

         un'ombra di pazienza. Ma ahimè, rendermi

         il numero fisso su cui l'ora del ludibrio

         appunta la lenta, inesorabile lancetta... oh, oh.

         Pure anche questo avrei saputo sopportarlo;

         ma essere strappato da quel luogo

         dove avevo riposto il tesoro del mio cuore,

         dove posso soltanto vivere o morire,

         la fonte da cui sgorga la mia linfa

         che altrimenti inaridisce... o vederla ridursi

         a una cisterna dove s'accoppiano e proliferano

         luridi rospi! Lì cambia il tuo colore;

         pazienza, giovane cherubino dalle labbra rosa,

         qui assumo il truce aspetto dell'inferno!

 

DESDEMONA

         Spero che il mio signore mi reputi onesta.

 

OTELLO

         Oh, sì; come le mosche estive nei macelli,

         che prolificano a sciami dalle uova.

         O nera gramigna, leggiadra a vedersi,

         profumata da far dolere i sensi,

         se tu non fossi mai nata!

 

DESDEMONA

         Ahimè,

         quale peccato, ignara, ho commesso?

 

OTELLO

         Questa bella carta, questo bel libro

         son stati fatti per scriverci su "puttana"?

         Che, commesso? Commesso! Ah, donna di strada!

         Se solo parlassi dei tuoi misfatti

         le mie gote diverrebbero fornaci

         che ridurrebbero in cenere il pudore.

         Cos'hai commesso! Il cielo si tappa il naso,

         la luna chiude gli occhi; il vento osceno

         che bacia tutto quello in cui s'imbatte

         si rintana nelle caverne della terra

         per non udire... cos'hai mai commesso?

         Spudorata sgualdrina!

 

DESDEMONA

         Sul cie