Riccardo III

 

ATTO I

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Quarta

 

Scena I

  

Entra Riccardo, duca di Gloucester.

 

RICCARDO

         Ormai l'inverno del nostro rovello

         s'è tramutato in fulgida estate sotto questo sole di York;

         e tutte le nuvole che gravavano minacciose sulla nostra casa

         sono state sepolte nel profondo grembo dell'oceano.

         Ora le nostre tempie s'inghirlandano delle fronde della vittoria,

         le nostre armi ammaccate si appendono come trofei,

         alle veglie agitate subentrano ameni festini,

         alle marce massacranti, voluttuose cadenze di danza.

         La guerra dalle truci fattezze ha spianato la fronte rugosa

         ed ora, invece d'inforcare il destriero corazzato

         e d'atterrire il cuore di nemici sgomenti,

         volteggia agile nelle camere delle dame

         al ritmo lascivo d'un liuto.

         Ma io, che non sono formato per i sollazzi d'amore,

         né tagliato per contemplarmi compiaciuto in uno specchio;

         io che una perfida natura ha defraudato d'ogni armonia di tratti

         e d'ogni lineamento aggraziato, mandandomi anzitempo, deforme e incompleto,

         in questo mondo di vivi, solo per metà sbozzato

         e talmente claudicante e goffo

         che i cani mi abbaiano quando gli passo accanto arrancando;

         ebbene, io in questa zufolante stagione di pace

         non conosco altro piacere, per ingannare il tempo,

         che sbirciare la mia ombra al sole

         e intonar variazioni sulla mia deformità.

         Visto, perciò, che non posso fare il galante,

         in questi tempi dalla loquela ornata,

         ho deciso di fare il furfante

         e di odiare gli oziosi piaceri del giorno d'oggi.

         Ho tramato complotti, avviato insidiosi tranelli

         fondati su insensate profezie, maldicenze e sogni,

         per suscitare odio mortale fra mio fratello Clarence

         e il re; e se re Edoardo è retto e giusto

         quanto io sono obliquo, perfido e traditore,

         quest'oggi dovrebbe vedere Clarence messo in gattabuia

         per una predizione che dice che G

         sarà l'assassino degli eredi di Edoardo.

         Tuffatevi, pensieri, in fondo al mio cuore:

         ecco che viene Clarence.

 

Entra Clarence, scortato, e Brakenbury.

 

         Buon giorno, fratello; che significa questa scorta armata

         al seguito di vostra Grazia?

 

CLARENCE

         Sua Maestà,

         preoccupato per la mia incolumità personale, ha incaricato

         queste guardie di scortarmi alla Torre.

 

RICCARDO

         Per quale motivo?

 

CLARENCE

                           Perché mi chiamo Giorgio.

 

RICCARDO

         Oibò, monsignore, non è colpa vostra;

         per questo, il re avrebbe dovuto mandare in prigione i vostri padrini.

         Ma forse sua Maestà ha qualche intenzione

         di farvi ribattezzare nella Torre.

         Di che si tratta, Clarence, posso saperlo?

 

CLARENCE

         Certo, Riccardo, quando lo saprò io stesso: giacché dichiaro

         che ancora non lo so. Ma, a quanto mi si dice,

         il re dà ascolto a profezie e sogni

         e dall'abbecedario estrae la lettera G

         e dice che un mago gli ha predetto che G

         diserederà la sua prole.

         E poiché il mio nome, Giorgio, comincia con G,

         ne consegue, a suo modo di pensare, che quel tale sarei io.

         Queste, mi si dice, ed altrettali quisquilie

         hanno indotto sua Altezza a farmi adesso carcerare.

 

RICCARDO

         Ecco, questo succede quando gli uomini son governati dalle donne:

         non è il re a spedirvi nella Torre;

         è lady Grey, sua moglie; è lei, Clarence,

         che lo ha spinto a questa misura estrema.

         Non fu lei e suo fratello, quell'esimio uomo d'onore,

         Antony Woodeville, ad indurlo a rinchiudere nella Torre

         lord Hastings, che proprio oggi ha ottenuto la libertà?

         Non siamo al sicuro, Clarence, non siamo al sicuro!

 

CLARENCE

         Per Dio, io credo che non lo sia nessuno

         all'infuori dei parenti della regina e dei messaggeri notturni

         che sfangano fra il re e madama Shore.

         Non avete sentito come lord Hastings

         ebbe a supplicarla umilmente per ottenere la libertà?

 

RICCARDO

         Le umili implorazioni a quella dea

         procurarono la libertà a monsignor Ciambellano.

         Vi dirò una cosa: credo ci convenga,

         se vogliamo conservare il favore del re,

         diventare creature di lei ed indossare la sua livrea.

         La gelosa vedova attempata e madama Shore,

         da quando nostro fratello le ha create gentildonne,

         sono potenti comari nella nostra monarchia.

 

BRAKENBURY

         Supplico le vostre Grazie di perdonarmi:

         sua Maestà ha ingiunto rigorosamente che nessuno, quale che sia il suo rango,

         conferisca in privato con suo fratello.

 

RICCARDO

         Precisamente; se vossignoria, Brakenbury, si compiace,

         può prender parte alla nostra conversazione.

         Non stiamo dicendo nulla di criminale, amico: diciamo che il re

         è saggio e virtuoso e che la sua nobile regina è matura d'anni,

         bella e tutt'altro che gelosa. Diciamo che la moglie di Shore

         ha un piedino grazioso, labbra di ciliegia, occhio seducente

         e una parlata più che incantevole. E che i parenti della regina

         sono stati nobilitati. Che ne dite, messere! Potete negare tutto ciò?

 

BRAKENBURY

         Con questo, monsignore, non ho a che fare.

 

RICCARDO

         A che fare con madama Shore? Io ti dico, brav'uomo,

         che chi ha a che fare qualcosa con lei, tranne uno,

         farebbe meglio a farlo di nascosto, da solo.

 

BRAKENBURY

         Quale sarebbe quest'uno, monsignore?

 

RICCARDO

         Suo marito, briccone! Vorresti tradirmi?

 

BRAKENBURY

         Supplico vostra Grazia di perdonarmi e

         di interrompere la conversazione col nobile duca.

 

CLARENCE

         Conosciamo il tuo incarico, Brakenbury, ed ubbidiremo.

 

RICCARDO

         Siamo infimi sudditi della regina, e ci tocca obbedire.

         Addio, fratello. Vado dal re

         e, qualsiasi cosa possa servirvi -

         foss'anche chiamare «sorella» la vedova di Edoardo -

         lo farò, pur di liberarvi.

         Frattanto, questa grave offesa alla nostra fratellanza

         mi tocca più sul vivo di quanto possiate immaginare.

[Abbraccia Clarence piangendo].

 

CLARENCE

         So che non fa piacere a nessuno di noi due.

 

RICCARDO

         Bene, la Vostra prigionia non durerà a lungo:

         vi libererò o altrimenti vi soppianterò in carcere.

         Nel frattempo, abbiate pazienza.

 

CLARENCE

                                             Per forza dovrò averne. Addio.

Escono Clarence [Brakenbury e la scorta].

 

RICCARDO

         Va, segui la strada da cui non farai più ritorno,

         ingenuo, onesto Clarence; ti voglio tanto bene

         che presto manderò in cielo la tua anima -

         se il cielo vorrà accogliere il regalo dalle mie mani.

         Ma chi è che viene qui? Hastings, appena liberato?

 

Entra Lord Hastings.

 

HASTINGS

         Buon giorno a vostra Grazia, monsignore.

 

RICCARDO

         Altrettanto al mio buon Ciambellano.

         Ben tornato all'aria libera.

         Come ha sopportato la prigione vostra Signoria?

 

HASTINGS

         Con pazienza, mio nobile signore, come è dovere dei prigionieri;

         ma mi riprometto, monsignore, di fare i miei ringraziamenti

         a quelli a cui debbo l'incarcerazione.

 

RICCARDO

         Senza dubbio, senza dubbio; ed anche Clarence farà lo stesso;

         giacché coloro che sono stati vostri nemici sono i suoi,

         ed hanno avuto buon gioco su di lui come su voi.

 

HASTINGS

         Tanto più peccato che le aquile siano in gabbia

         mentre gli avvoltoi ed i nibbi son liberi di saccheggiare.

 

RICCARDO

         Quali nuove circolano fuori?

 

HASTINGS

         Nessuna tanto cattiva quanto questa di casa:

         il re è malato, debole e malinconico,

         e i medici temono fortemente per lui.

 

RICCARDO

         Per San Giovanni, ecco una notizia veramente cattiva.

         Ahimè! da tanto egli segue una dieta malsana

         e logora eccessivamente la sua regale persona:

         È molto penoso a pensarci.

         Dove sta, a letto?

 

HASTINGS

         Sì.

 

RICCARDO

         Precedetemi da lui, e vi seguirò. Esce Hastings.

         Non potrà vivere a lungo, spero, ma non deve morire

         prima che Giorgio sia spedito in cielo a spron battuto.

         Adesso vado dentro a rinfocolare il suo odio per Clarence

         con menzogne rinterzate da valide ragioni;

         e se il mio recondito intento non fallisce,

         Clarence non ha un altro giorno di vita:

         ciò fatto, Dio accolga re Edoardo nella sua misericordia

         e lasci a me il mondo da giostrarmici.

         Perché allora sposerò la figlia più giovane di Warwick -

         Che importa che abbia ucciso suo marito e suo suocero?

         Il modo più spiccio per fare ammenda con la donzella

         è diventarne marito e padre.

         È ciò che farò, non tanto per amore

         quanto per un altro occulto, segreto, intento

         che, sposando costei, debbo raggiungere.

         Ma sto mettendo il carro davanti ai buoi.

         Clarence respira ancora, Edoardo è vivo e regna;

         quando saranno partiti, allora potrò fare il conto delle mie vincite.

Esce.

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Scena II 

 

Entra il feretro di Enrico Sesto scortato da Alabardieri. Lady Anne in lutto [accompagnata da Tressel, Berkeley e altri Gentiluomini] segue la spoglia.

 

ANNE

         Posate, posate il vostro onorato fardello

         (se l'onore può esser avvolto nel sudario d'un feretro)

         mentre per qualche tempo io lamento, secondo il rito,

         l'acerba morte del virtuoso Lancaster.

         Povera gelida immagine d'un santo sovrano,

         pallide ceneri della casa di Lancaster,

         resti esangui di quel sangue reale,

         sia lecito ch'io invochi il tuo spirito

         ad ascoltare le lamentazioni della misera Anne,

         moglie del tuo Edward, il tuo figlio trucidato

         dal pugnale della stessa mano che ti ha inferto queste ferite.

         Ecco, in queste finestre che hanno lasciato fuggire la vita tua,

         io verso il balsamo impotente dei miei poveri occhi.

         Oh, sia maledetta la mano che ha aperto questi squarci,

         maledetto il cuore che ebbe il cuore di farlo;

         maledetto il sangue che fece sgorgar questo sangue.

         All'abominevole scellerato che, con la tua morte, ci infligge questo strazio,

         tocchi sorte più crudele di quella che io possa augurare a vipere, ragni rospi,

         o a qualsiasi essere velenoso esistente e strisciante sulla

         Se avrà mai figlio, che sia un aborto, terra.

         mostruoso e prematuramente portato alla luce,

         sì che col suo aspetto ripugnante e contro natura

         atterrisca la madre speranzosa,

         ed egli sia erede della infamia di lui.

         Se avrà mai moglie, ch'ella sia resa

         più infelice dalla sua morte

         di quel che lo sia io per quella del mio giovane sposo e per la tua.

         Avviatevi ora verso Chertsey col vostro santo carico,

         trasportato dalla chiesa di San Paolo, per esser sepolto colà.

         E tutte le volte che siete stanchi del peso,

         riposatevi, mentre io piango il cadavere di re Enrico.

 

Entra Riccardo.

 

RICCARDO

         Fermi, voi che portate il cadavere; mettetelo giù.

 

ANNE

         Quale negromante evoca questo demonio

         ad interrompere devote cerimonie di carità?

 

RICCARDO

         Furfanti, mettete giù il cadavere, o, per San Paolo,

         farò cadavere chi disobbedisce.

 

ALABARDIERE

         Monsignore, scostatevi e lasciate passare la bara.

 

RICCARDO

         Villano d'un cane, arréstati quando io comando!

         Toglimi davanti al petto la tua alabarda,

         o, per San Paolo, ti abbatterò ai miei piedi

         e ti calpesterò, pezzente, per il tuo ardire.

 

ANNE

         Ma come? Tremate? Avete paura?

         Ahimè, non posso biasimarvi, siete mortali

         ed occhi mortali non resistono al diavolo.

         Vattene, orrendo ministro dell'inferno!

         Il tuo potere s'arresta alla sua spoglia mortale:

         la sua anima non la puoi avere; perciò allontanati.

 

RICCARDO

         Dolce santa, per carità, non esser così proterva.

 

ANNE

         Diavolo immondo, per amor del cielo, vattene e non ci disturbare;

         tu hai fatto della terra felice il tuo inferno,

         riempiendola di urla imprecanti e di profondi gemiti.

         Se ti diletti di contemplare le tue infami gesta,

         guarda questo esempio dei tuoi massacri.

         Oh, signori! Vedete, vedete, le ferite del defunto Enrico

         aprono le loro bocche congelate e tornano a sanguinare.

         Arrossisci, arrossisci, ammasso di turpi deformità,

         poiché è la tua presenza che fa scorrer questo sangue

         dalle vene vuote e fredde in cui non scorre più sangue:

         il tuo misfatto inumano e innaturale

         provoca questa innaturalissima effusione.

         Oh Dio! che questo sangue creasti, vendica la sua morte;

         oh terra! che bevi questo sangue, vendica la sua morte;

         il cielo col suo fulmine colpisca a morte l'assassino

         o la terra si spalanchi e lo divori ancora vivo,

         come ora inghiotte il sangue di questo buon re,

         macellato dal braccio di costui guidato dall'inferno.

 

RICCARDO

         Madama, voi ignorate le regole della carità,

         che rende il bene per il male e benedizioni per le imprecazioni.

 

ANNE

         Infame, tu ignori ogni legge di Dio e dell'uomo.

         Non v'è animale tanto feroce che non conosca un briciolo di pietà.

 

RICCARDO

         Ma io non la conosco e perciò non sono un animale.

 

ANNE

         Oh meraviglia! quando i diavoli dicono la verità!

 

RICCARDO

         Ancora più meraviglia, quando gli angeli sono così in collera.

         Degnati, donna divinamente perfetta, di concedermi

         ch'io mi scagioni punto per punto di questi presunti delitti.

 

ANNE

         Degnati, uomo totalmente infetto, soltanto di concedermi

         ch'io punto per punto ti accusi di questi ben noti misfatti.

 

RICCARDO

         Più bella di quanto lingua possa chiamarti, accordami

         pazientemente qualche agio per giustificarmi. accordami

 

ANNE

         Più turpe di quanto cuore possa pensarti, non potrai

         trovare altra giustificazione accettabile che quella d'impiccarti.

 

RICCARDO

         Con un atto così disperato accuserei me stesso.

 

ANNE

         E, disperando, ti mostreresti giustificato per avere

         eseguito degna vendetta su te stesso,

         che hai compiuto indegna strage di altri.

 

RICCARDO

         E se dicessi che non li ho uccisi io?

 

ANNE

         Allora diresti che non sono stati uccisi affatto,

         ma essi sono morti e, diabolico malfattore, per mano tua.

 

RICCARDO

         Non ho ucciso vostro marito.

 

ANNE

         Ma allora egli è vivo.

 

RICCARDO

         No, è morto, ed ucciso per mano di Edoardo.

 

ANNE

         Tu menti per la gola, turpe individuo; la regina Margherita

         vide il tuo micidiale pugnale fumante del suo sangue,

         e tu glielo puntasti al petto,

         solo che i tuoi fratelli ne stornarono la punta.

 

RICCARDO

         Fui provocato dalla sua lingua calunniosa

         che voleva addossare la loro colpa su me innocente.

 

ANNE

         A provocarti fu il tuo animo sanguinario

         che non ha sognato mai altro che massacri.

         Non hai forse ucciso questo re?

 

RICCARDO

                                             Sì, lo concedo.

 

ANNE

         Lo concedi, istrice! Dio mi conceda

         che tu possa esser dannato per quell'azione nefanda.

         Oh, egli era dolce, mite e virtuoso.

 

RICCARDO

         Tanto meglio per il re del cielo che ora l'ha con sé.

 

ANNE

         Egli è ora in cielo, dove tu non andrai mai.

 

RICCARDO

         Sia dunque grato a me che l'ho aiutato a mandarcelo,

         visto che egli era più adatto a quel luogo che alla terra.

 

ANNE

         E tu non sei adatto ad altro luogo che all'inferno.

 

RICCARDO

         Ma sì, ad un luogo diverso, se volete sentirmelo nominare.

 

ANNE

         Qualche segreta prigione?

 

RICCARDO

         La vostra camera da letto.

 

ANNE

         Non conosca pace la camera dove tu giaci.

 

RICCARDO

         Così sarà, madama, finché io non giaccia con voi.

 

ANNE

         Spero bene!

 

RICCARDO

         Ne sono certo. Ma, dolce Lady Anne,

         abbandoniamo questo arguto duello dei nostri ingegni

         e teniamoci a un metodo più posato:

         chi è stato causa delle acerbe morti

         di questi Plantageneti, Enrico ed Edoardo,

         non è altrettanto colpevole di chi ne è stato lo strumento?

 

ANNE

         Tu sei stato la causa e il maledettissimo effetto.

 

RICCARDO

         La vostra bellezza fu la causa di quell'effetto:

         la vostra bellezza che m'ha ossessionato fin nel sonno,

         sì che sarei stato pronto a sterminare l'intera umanità

         pur di vivere un'ora sola nel vostro dolce grembo.

 

ANNE

         Se lo pensassi, assassino, ti dico

         che queste unghie lacererebbero sul mio volto quella bellezza.

 

RICCARDO

         Questi occhi non tollererebbero la devastazione di tale bellezza;

         voi non potreste offuscarla se io vi stessi vicino.

         Come l'universo intero è allietato dal sole,

         così lo sono io da essa; è la mia luce, la mia vita.

 

ANNE

         La nera notte ottenebri il tuo giorno, e la morte la tua vita.

 

RICCARDO

         Non imprecare contro te stessa, creatura leggiadra, tu sei l'uno e l'altra.

 

ANNE

         Vorrei esserlo, per vendicarmi di te.

 

RICCARDO

         È una rivalsa sommamente innaturale

         vendicarti di chi t'ama.

 

ANNE

         È una rivalsa giusta e ragionevole

         vendicarmi di chi ha ucciso mio marito.

 

RICCARDO

         Madama, chi ti ha privato di tuo marito

         l'ha fatto per procurartene uno migliore.

 

ANNE

         Uno migliore non respira sulla terra.

 

RICCARDO

         È vivo chi ti ama più di quanto egli fosse capace.

 

ANNE

         Nominalo.

 

RICCARDO

         Un Plantageneto.

 

ANNE

         Era lui, per l'appunto.

 

RICCARDO

         Il nome è lo stesso, ma è uno di natura superiore.

 

ANNE

         Dov'è?

 

RICCARDO

         Eccomi qui. Anne gli sputa in faccia.

                  Perché mi sputi addosso?

 

ANNE

         Magari fosse veleno mortale per te.

 

RICCARDO

         Mai veleno scaturì da fonte così dolce.

 

ANNE

         Mai veleno rimase appreso a rospo più immondo.

         Lévamiti davanti! La tua vista infetta i miei occhi.