La commedia degli errori

1590 - 1594

 

Racconta lo studioso inglese Stephen Greenblatt, nel suo bel libro "Vita, arte e passioni di William Shakespeare" che nella cittadina di Stratford, dove il grande drammaturgo elisabettiano è nato e vissuto, vi era una scuola, frequentata dal Bardo, dove quasi sicuramente venivano studiate e
recitate le commedie dell’antichità, su tutte quelle di Plauto e Terenzio.
Greenblatt insinua che qualche anno dopo, nel 1594, aspirante commediografo a Londra, Shakespeare abbia ripreso l’intreccio di una di quelle commedia di Plauto - "I Menecmi" -, aggiungendovi una seconda coppia di gemelli per rendere tutto ancora più confuso, e abbia scritto "La commedia degli errori". Opera prima, dunque, e per certi aspetti ancora imperfetta, la commedia - la più breve mai scritta da Shakespeare, poco più di millesettecento versi
suddivisi in cinque atti - di ’assurdi equivoci’ è zeppa sul serio. Il drammaturgo inglese mescola insieme tutto quello che conosce: la farsa plautina, di cui riprende il tema del doppio, da lui a sua volta raddoppiato, e quello degli scambi di persona -, l’ambientazione esotica tipica del romance inglese e certi morality plays molto in voga in quel periodo. E proprio dai morality plays Shakespeare attinge una comicità sovversiva e una certa solida energia teatrale.
Comica e volutamente confusa, la commedia, ambientata in una Efeso magica e onirica, racconta la vicenda di Egeone, mercante di Siracusa che, arrestato e portato al cospetto di Solino, duca di Efeso, giustifica la sua presenza in città - Siracusa ed Efeso sono acerrime nemiche - raccontando i motivi della sua venuta. Narra allora la storia del suo naufragio, avvenuto molti
anni prima, in cui furono dispersi la moglie Emilia, il figlio Antifolo e il suo servo Dromio.

 

La commedia degli errori è una delle prime commedie scritte da Shakespeare.

Ispirata a "I menecmi" di Plauto, in quest'opera il meccanismo comico del doppio viene elevato a potenza: ai due omonimi fratelli si aggiungono i due servi, anch’essi identici e omonimi.

Nella storia delle rappresentazioni elisabettiane, le due coppie di gemelli sono stati sempre interpretati da due attori dall'aspetto simile. In alcune rappresentazioni moderne, i fratelli e i servi sono stati interpretati da un unico attore.

La vicenda si svolge in una unica giornata, dall'alba al tramonto, passando da un tragico inizio, con Egeone condannato a morte, al più classico degli happy end, con la famiglia ritrovata e un nuovo matrimonio in vista.

 

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