Scena prima Entrano Caterina e Bianca. BIANCA Buona sorella, non far torto a me e a te stessa, legandomi e trattandomi da schiava. A me ripugna. E per quest'altri fronzoli, slegami le mani, li toglierò da sola, sì, quello che indosso, fino alla sottanella, oppure farò ciò che mi ordini di fare, sapendo bene il mio dovere verso i maggiori. CATERINA Di tutti i tuoi pretendenti ti ordino di dirmi chi preferisci. Guarda di non mentire. BIANCA Credimi, sorella, fra tutti gli uomini al mondo non ho mai visto finora quel volto speciale che potrebbe piacermi più di tutti gli altri. CATERINA Menti, civetta. Non è Ortensio? BIANCA Se piace a te, sorella, ecco ti giuro che io stessa perorerò perché l'abbia tu. CATERINA Allora magari preferisci i soldi. Vorrai Gremio per tenerti in ghingheri. BIANCA È per lui che mi detesti tanto? Ma allora scherzi, e adesso capisco che finora hai soltanto scherzato. Ti prego, sorella Kate, slegami le mani. CATERINA È stato tutto uno scherzo, come questo. La percuote. Entra Battista. BATTISTA Ehi, ehi, damigella, cos'è quest'insolenza? Scostati, Bianca. Poverina, piange. Va' a cucire; gira alla larga da lei. Vergogna, creatura d'animo diabolico, perché maltratti chi non ti ha fatto nulla? Quando mai ti ha presa a male parole? CATERINA Mi rode il suo silenzio, e mi vendicherò. Insegue Bianca. BATTISTA Come, sotto i miei occhi? Bianca, va' di là. Esce [Bianca]. CATERINA Ah, ce l'avete con me? Adesso lo vedo, è il vostro tesoro, deve avere un marito, e io ballare scalza il giorno delle nozze, guidar scimmie all'inferno per come l'amate. Non parlatemi, mi siederò a piangere finché non trovi il modo di fargliela pagare. [Esce.] BATTISTA Ci fu mai padre di famiglia così afflitto? Ma chi arriva? Entrano Gremio, Lucenzio [travestito da Cambio] vestito da povero, Petruccio con [Ortensio travestito da Licio e] Tranio [travestito da Lucenzio] col suo paggio [Biondello], con un liuto e dei libri. GREMIO Buon giorno, caro Battista. BATTISTA Buon giorno, caro Gremio. Salute a voi, signori. PETRUCCIO E a voi, signore. Di grazia, non avete una figlia di nome Caterina, bella e virtuosa? BATTISTA Ho una figlia, signore, di nome Caterina. GREMIO Siete troppo brusco, andate per gradi. PETRUCCIO Voi mi fate torto, signor Gremio; permettete. Io sono un gentiluomo di Verona, signore, che udendo della sua bellezza e del suo spirito, della sua affabilità e timorosa modestia, delle sue doti eccelse e mansuetudine, osa sfacciatamente presentarsi come ospite a casa vostra, per verificare coi suoi occhi ciò che ha così spesso udito decantare. E per guadagnarmi la vostra accoglienza io qui vi offro uno dei miei uomini, [Presenta Ortensio.] conoscitore di musica e di matematica, per rifinirne l'istruzione in quelle scienze delle quali so che non è a digiuno. Accettatelo, o mi farete torto. Si chiama Licio, nato a Mantova. BATTISTA Siete il benvenuto, signore, e pure lui, per amor vostro. Ma quanto a mia figlia Caterina, ahimè, so che non fa per voi. PETRUCCIO Vedo che non intendete separarvi da lei, o che la mia compagnia non vi è gradita. BATTISTA Non fraintendetemi; dico le cose come stanno. Di dove siete, signore? Come posso chiamarvi? PETRUCCIO Mi chiamo Petruccio, figlio di Antonio, uomo ben noto in tutta Italia. BATTISTA Lo conosco bene. Benvenuto in grazia sua. GREMIO Con tutto il rispetto, Petruccio, vi prego, fate parlare anche noi poveri questuanti. Sgomberare! Siete quanto mai invadente. PETRUCCIO Scusatemi, signor Gremio, io miro al sodo. GREMIO Non dubito, signore, che poi maledirete il nodo. Buon vicino, questo è un dono da apprezzare, ne sono sicuro. Per manifestare analoga cortesia, anch'io, che vi sono più debitore di ogni altro, vi faccio omaggio di questo giovane studioso [presenta Lucenzio] che ha a lungo studiato a Reims, conoscitore di greco, di latino e di altre lingue quanto l'altro lo è di musica e di matematica. Si chiama Cambio. Vi prego di accettare i suoi servigi. BATTISTA Mille ringraziamenti, signor Gremio. Benvenuto, buon Cambio. [A Tranio.] Ma, gentile signore, dall'aspetto vi direi straniero. Posso ardire di sapere il motivo della vostra venuta? TRANIO Perdonate, signore, ma l'ardire è mio, ché, essendo straniero in questa città, mi faccio pretendente di vostra figlia, di Bianca, la bella e virtuosa. Né mi è ignota la vostra risoluzione di far prima sposare la maggiore. Io non chiedo che questa libertà, una volta accertati i miei natali, d'essere accolto fra gli altri pretendenti e avere accesso e favore al par di loro. E per l'educazione delle vostre figliuole io qui vi offro un modesto strumento, e questo pacchetto di libri greci e latini. Se li accettate, ne aumenterà il valore. BATTISTA Vi chiamate Lucenzio? E di dove, vi prego? TRANIO Di Pisa, signore, figlio di Vincenzo. BATTISTA Un uomo di peso a Pisa. Per fama lo conosco bene. Siete il benvenuto, signore. [A Ortensio.] Prendete il liuto, e voi [A Lucenzio.] i libri. Andrete subito dalle vostre allieve. Ehi, di casa! Entra un Servo. Tu conduci questi signori dalle mie figlie, e di' a entrambe che sono i loro precettori, e li trattino bene. [Escono il Servo, Ortensio, Lucenzio, Biondello.] Noi andremo a fare due passi nel giardino, e poi a pranzo. Siete più che benvenuti, e così vi prego di considerarvi tutti. PETRUCCIO Signor Battista, il mio affare urge, e mica posso venire ogni giorno a far la corte. Conoscevate bene mio padre, e in lui me, unico erede delle sue terre e dei suoi beni, che ho accresciuto e non depauperato. Allora ditemi, se otterrò l'amore di vostra figlia, quale dote mi spetterà sposandola? BATTISTA Metà delle mie terre alla mia morte, e ventimila zecchini all'atto delle nozze. PETRUCCIO E per questa dote io le garantirò, in caso di vedovanza, se mi sopravvive, tutte le mie terre e ogni altra rendita. Stendiamo perciò i contratti, che i patti sian mantenuti da entrambe le parti. BATTISTA Sì, appena ottenuta la cosa basilare, ossia il suo amore; ché sta tutto lì. PETRUCCIO Allora è niente. Perché vi dico, padre, ch'io sono perentorio quanto lei è fiera; e quando due fuochi furiosi s'incontrano, consumano ciò che alimenta la lor furia. Un focherello ingrossa con un alito di vento, ma le folate violente estinguon fuoco e tutto. Così farò con lei, e così lei mi cederà; io sono rude e non corteggio da bambino. BATTISTA Corteggiala pure, e buona fortuna. Ma armati contro le male parole. PETRUCCIO Sì, sarò impervio come le montagne contro i venti, che non vacillano anche se quelli soffiano in eterno. Entra Ortensio con la testa rotta. BATTISTA Che c'è, amico mio, perché sei così pallido? ORTENSIO È per paura, vi assicuro, se sono pallido. BATTISTA Ebbene, mia figlia riuscirà buona musicista? ORTENSIO Penso che riuscirebbe meglio come soldato. Il ferro può resistere con lei, non i liuti. BATTISTA Come, non l'hai rotta all'arte del liuto? ORTENSIO No, lei ha rotto il liuto in testa a me. Le avevo solo detto che sbagliava i tasti e piegato la mano per insegnarle la diteggiatura, e lei con spirito impazientissimo e diabolico "Tasti, li chiami", mi dice,"ti faccio tastar io". E a quelle parole me lo sbatté sul capo, e la mia crapa s'infilò nello strumento, e restai lì imbambolato per un po' come alla gogna, guardando di tra il liuto mentre mi dava dello strimpellatore da strapazzo e musico stonato, con mille altri improperi come se se li fosse studiati per maltrattarmi. PETRUCCIO Caspita, parola mia, una ragazza in gamba. L'amo dieci volte più di prima. Oh, non vedo l'ora di far due chiacchiere con lei. BATTISTA Su, vieni con me e non ti abbattere. Continua gli esercizi con mia figlia minore; lei è pronta ad apprendere e grata pei favori. Signor Petruccio, volete venire con noi, o che mandi da voi mia figlia Kate? PETRUCCIO Mandatela, vi prego. Escono tutti tranne Petruccio. L'aspetterò qui, e quando arriva la corteggerò con un certo estro. Mettiamo che sbraiti, io le dirò imperterrito che canta con la soavità d'un usignolo. Se fa il cipiglio, dirò che ha il viso luminoso come le rose mattutine fresche di rugiada. Se sta zitta e non spiccica parola, allora loderò la sua loquacità e dirò che la sua eloquenza mi commuove. Se mi manda a quel paese, la ringrazierò come se m'invitasse a star da lei per un mese. Se rifiuta di sposarsi, non vedrò l'ora di pubblicare i bandi e celebrar le nozze. Ma eccola che viene. E ora a te, Petruccio. Entra Caterina. Buon giorno, Kate - così vi chiamate, sento dire. CATERINA L'avrete sentito, ma siete duro d'orecchio; chi parla di me mi chiama Caterina. PETRUCCIO Mentite, in fede; vi chiamano solo Kate, e la gagliarda Kate, talvolta l'indemoniata Kate; ma Kate, la più vezzosa della Cristianità, Kate di Castel Kate, la mia squisitissima Kate, ché tutte le squisitezze sono Kate, ecco, Kate, vi dico questo, Kate, consolazione mia, sentendo lodare la tua mitezza in ogni città, decantare le tue virtù e proclamar la tua beltà, anche se non così a fondo come meriti, son mosso di persona a chieder la tua mano. Inizio pagina
CATERINA
Mosso, alla buon'ora! Che
chi ti ha mosso qui
ti rimuova di qui. Ho subito
capito
che eravate un mobile.
PETRUCCIO
Cosa sarebbe, un mobile?
CATERINA
Uno sgabello.
PETRUCCIO
Hai azzeccato. Su, sieditici
sopra.
CATERINA
I somari son fatti per
portare, e così voi.
PETRUCCIO
Le donne son fatte per
portare, e così voi.
CATERINA
Mica uno sfiancato par
vostro, se alludete a me.
PETRUCCIO
Ahimè, buona Kate, io non
voglio gravarti!
sapendoti così giovane e
leggera...
CATERINA
Troppo leggera per un
tanghero come voi,
e tuttavia ponderata quanto
il mio peso.
PETRUCCIO
Quanto il tuo peso? Bzz!
CATERINA
Giusto, calabrone.
PETRUCCIO
O tortora lenta, se ti
aggiusta un calabrone.
CATERINA
Sì, una tortora che si
mangia il calabrone.
PETRUCCIO
Su, su, vespaccia; siete
troppo rabbiosa.
CATERINA
Se sono una vespa, attento
al pungiglione.
PETRUCCIO
Il semplice rimedio è di
strapparlo.
CATERINA
Sì, se lo sciocco trovasse
dove sta.
PETRUCCIO
Chi non sa dove la vespa ce
l'ha?
Nella coda.
CATERINA
Nella lingua.
PETRUCCIO
Quale lingua?
CATERINA
La vostra, che cianciate di
coda; vi saluto.
PETRUCCIO
Che, la mia lingua in coda a
voi? Avanti,
buona Kate. Io sono un
gentiluomo...
CATERINA
Vediamo. Lo colpisce.
PETRUCCIO
Giuro che ve le suono, se ci
riprovate.
CATERINA
E così resterete senza
blasone.
Se mi colpite, non siete un
gentiluomo,
e se non lo siete, non avete
blasone.
PETRUCCIO
Araldica, Kate? Oh, mettimi
nel tuo albo d'oro.
CATERINA
Con che cimiero, la cresta
di gallo del buffone?
PETRUCCIO
Un gallo senza cresta, se
Kate sarà la mia gallina.
CATERINA
Non il mio gallo, gracchiate
troppo da cappone.
PETRUCCIO
Su, avanti, Kate; non
storcere la faccia.
CATERINA
La storco quando vedo
dell'agro.
PETRUCCIO
Be', qui non ce n'è, perciò
non storcerla.
CATERINA
C'è, c'è.
PETRUCCIO
Mostramelo.
CATERINA
Ci vorrebbe uno specchio.
PETRUCCIO
Vuoi dire la mia faccia?
CATERINA
Ci coglie, il giovinetto.
PETRUCCIO
Sì, per San Giorgio, troppo
giovane per te.
CATERINA
Ma avete le rughe.
PETRUCCIO
Per le troppe cure.
CATERINA
Io non me ne curo.
PETRUCCIO
Su, ascolta, Kate... così
non te la scampi.
CATERINA
Se resto vi faccio
infuriare. Lasciatemi
andare.
PETRUCCIO
Neanche per sogno. Vi trovo
gentilissima.
Vi avevan descritto ruvida,
scontrosa, musona,
e ora scopro quelle voci
menzognere;
perché sei ilare, allegra e
cortesissima,
lenta di lingua ma soave
come i fior primaverili.
Non sai accigliarti,
guardare di traverso,
né morderti il labbro come
fan le riottose,
né trovi gusto a contrariare
quando parli.
Intrattieni i corteggiatori
con mitezza,
con conversari gentili,
affabili e garbati.
Perché si dice in giro che
Kate zoppica?
Mondo calunniatore! Kate è
dritta e snella
come il rametto di nocciolo,
e scura di colore
come le noci, e più dolce
dei gherigli.
Fa' veder come cammini; tu
non claudichi.
CATERINA
Gli ordini, scemo, dalli a
chi comandi.
PETRUCCIO
Ha mai Diana adornato un
boschetto
come Kate questa stanza col
suo passo regale?
Oh, sii tu Diana, e lei sia
Kate,
così che Kate sia casta e
Diana licenziosa!
CATERINA
Dove avete studiato questi
bei discorsi?
PETRUCCIO
Sono estemporanei, dal senno
di mia madre.
CATERINA
Madre assennata, ma figlio
scimunito.
PETRUCCIO
Non sono saggio?
CATERINA
Sì, tenetevi al caldo.
PETRUCCIO
Dolce Caterina, lo voglio
fare nel tuo letto.
Perciò, mettendo da parte
tutte queste ciance,
ed in parole povere; tuo
padre ha acconsentito
a che tu sia mia moglie; la
dote è concordata;
e che tu voglia o non
voglia, io ti sposerò.
Io sono il marito, Kate, che
fa per te;
per questa luce che illumina
la tua beltà
- quella beltà che mi ti fa
apprezzare -
tu non dovrai sposare altri
che me.
Io sono quello nato per
domarti, Kate,
e cambiarti da gatta
selvatica in una Kate
remissiva come tutte le
altre della casa.
Entrano Battista, Gremio,
Tranio.
Ecco che viene tuo padre.
Niente dinieghi;
io devo e voglio avere per
moglie Caterina.
BATTISTA
Ebbene, signor Petruccio,
com'è andata con mia figlia?
PETRUCCIO
Benissimo, signore,
benissimo; come altro?
Era impossibile che andassi
a vuoto.
BATTISTA
E quanto a te, figliola? Sei
di malumore?
CATERINA
Mi chiamate figlia? Mi avete
mostrato
un tenero riguardo paterno,
vi assicuro,
a volermi sposare a un mezzo
matto,
un ribaldo svitato che fa la
voce grossa,
e crede di averla vinta a
forza di improperi.
PETRUCCIO
Ecco, padre; voi e tutti gli
altri
che sparlavano di lei,
sbagliavate di grosso.
Se è indiavolata, lo fa per
calcolo,
non è riottosa, ma mite come
una colomba.
Non è focosa, ma temperata
come il mattino.
Per pazienza risulterà una
seconda Griselda,
e per castità come Lucrezia
romana.
E per concludere, ci siamo
accordati così bene,
che domenica è il giorno
fissato per le nozze.
CATERINA
Prima vorrò vederti
impiccato, domenica.
GREMIO
Senti, senti, Petruccio,
dice che prima vuol vederti
impiccato.
TRANIO
E sarebbe andata bene?
Allora buonanotte per noi.
PETRUCCIO
Abbiate pazienza, signori,
io la scelgo per me;
se lei ed io siamo contenti,
voi che c'entrate?
Abbiamo pattuito a
quattr'occhi fra noi due
che in compagnia farà ancora
la bisbetica.
Vi dico che è incredibile
credere
quanto mi ama. Oh,
garbatissima Kate!
Mi si attaccava al collo e
mi tempestava
di baci su baci, e promesse
su promesse,
che in un baleno ha
conquistato il mio amore.
Oh, voi siete dei novizi! È
strabiliante
vedere come un poveretto
sprovveduto
può domare la più diabolica
bisbetica
quando un uomo e una donna
restano soli.
Dammi la mano, Kate, andrò a
Venezia
a comprare i vestiti pel
giorno delle nozze.
Provvedete alla festa,
padre, e agli inviti.
Vorrò che la mia Caterina
sia uno splendore.
BATTISTA
Non so cosa dire, ma datemi
la mano.
Dio vi renda felici;
Petruccio, affare fatto.
GREMIO, TRANIO
Amen, diciamo noi; faremo da
testimoni.
PETRUCCIO
Padre, moglie, signori miei,
addio,
vado a Venezia; domenica
arriva presto.
Avremo anelli, addobbi e
belle cose,
e baciami, Kate; domenica
saremo sposi.
Escono Petruccio e Caterina.
GREMIO
Si è mai concluso matrimonio
così in fretta?
BATTISTA
Signori, io ora faccio la
parte del mercante
che si avventura in un
affare azzardato.
TRANIO
Era merce che ferma si
deteriorava,
ora vi frutterà, o si
perderà in mare.
BATTISTA
Il guadagno che cerco è
un'unione pacifica.
GREMIO
Senza dubbio lui ha fatto
una pesca pacifica.
Ma ora, Battista, vostra
figlia minore;
questo è il giorno che noi
tanto aspettavamo.
Io sono vostro vicino e il
primo pretendente.
TRANIO
E io sono uno che ama Bianca
più di quanto
possan testimoniare parole o
pensieri concepire.
GREMIO
Sbarbatello, tu non puoi
averla cara come me.
TRANIO
Barbagrigia, il tuo amore
gela.
GREMIO
Ma il tuo frigge.
Fatti in là, sventatello, è
l'età che nutrisce.
TRANIO
Ma agli occhi delle dame, la
gioventù fiorisce.
BATTISTA
Calma, signori, comporrò
questa contesa.
Il premio si conquista coi
fatti, e chi di voi
può assicurare a mia figlia
la dote maggiore
avrà la mano di Bianca.
Signor Gremio,
dite, voi che cosa potete
assicurarle?
GREMIO
Intanto, come sapete, la mia
casa di città
è fornitissima d'oro e
d'argenteria,
di bacili e brocche per
lavar le sue manine;
tutte le mie tappezzerie
sono di Tiro.
Ho forzieri d'avorio stipati
di zecchini,
e in cassoni di cipresso
trapunte di Arras,
costosi arredi, tendaggi e
baldacchini,
panni fini, cuscini turchi
tempestati di perle,
sontuosi drappi di Venezia
ricamati d'oro,
peltro e ottone, e tutto ciò
che compete
al governo d'una casa.
Inoltre alla fattoria
ho cento mucche da latte per
la mungitura,
centoventi buoi grassi nelle
stalle,
e tutto in proporzione a
questa dote.
Io sono d'età avanzata, devo
ammetterlo,
e se morissi domani tutto
questo è suo,
se lei sarà solo mia finché
vivrò.
TRANIO
Quel "solo" viene a puntino.
Sentite me, signore;
io sono l'erede e il solo
figlio di mio padre.
Se mi è data vostra figlia
per moglie,
le lascerò tre o quattro
case equivalenti,
entro le mura della ricca
Pisa, a qualsivoglia
il vecchio signor Gremio
possieda a Padova,
inoltre, duemila ducati
l'anno di terra fertile;
tutto ciò sarà suo
appannaggio vedovile.
Be', vi ho messo alle
strette, signor Gremio?
GREMIO
Duemila ducati l'anno di
terra!
[A parte.] Tutta la mia non
ammonta a tanto. -
Avrà anche questo, e inoltre
una ragusea
che è ora alla fonda nella
rada di Marsiglia.
Be', vi ho tolto il fiato
con la ragusea?
TRANIO
Gremio, è noto che mio padre
possiede
non meno di tre grosse
ragusee, due galeazze
e dodici galee calafatate.
Le garantirò queste,
e il doppio di qualsiasi
altra cosa tu le offra.
GREMIO
Io ho offerto tutto, non ho
altro,
e non può avere più di tutto
quel che ho.
Se io vi vado bene, avrà me
e il mio.
TRANIO
Allora la ragazza è mia e
solo mia
in forza della vostra
promessa. Gremio è battuto.
BATTISTA
Devo ammettere che la vostra
offerta
mi batte; vostro padre le
dia la garanzia
e sarà vostra. Altrimenti,
perdonatemi,
se moriste prima di lui,
dov'è la dote?
TRANIO
È un puro cavillo. Lui è
vecchio, io giovane.
GREMIO
E i giovani non possono
morire, come i vecchi?
BATTISTA
Orbene, signori, così ho
deciso;
sapete che domenica prossima
si sposerà
mia figlia Caterina; Bianca
sposerà voi
la domenica dopo, se avrò la
garanzia;
se no sarà del signor Gremio.
E con ciò
mi congedo e vi ringrazio
entrambi.
GREMIO
Addio, buon vicino. Esce
[Battista].
Ah, io non ti temo.
Bamboccio, giocator
d'azzardo, che sciocco
sarebbe tuo padre a darti
tutto, e in età matura
sedersi alla tua tavola. Ah,
è una fanfaluca!
Una vecchia volpe italiana è
più avveduta. Esce.
TRANIO
Un canchero alla tua vizza
pellaccia di birba!
Pure ti ho tenuto testa con
un dieci.
Ho in mente di avvantaggiare
il mio padrone.
Non vedo perché il supposto
Lucenzio
non si trovi un padre, un
supposto Vincenzo.   |