Introduzione

 

Scritti probabilmente fra il 1595 e i primi anni del 1600, i Sonetti di Shakespeare costituiscono uno dei grandi vertici della letteratura d'amore di tutti i tempi, rappresentano anche un momento centrale della produzione letteraria del grande drammaturgo inglese.

 

Definiti la chiave con la quale Shakespeare era in grado di aprire qualsiasi cuore, i Sonetti presentano un lato inedito e affascinante del drammaturgo. Studiate a lungo dai critici alla ricerca di indizi sulla vita privata di un autore per molti versi ancora misterioso, queste poesie toccano tematiche profondamente ambigue ed irrimediabilmente umane tessute in un ordito di metafore fautrici di una fascinazione universalmente riconosciuta.

 

Shakespeare riuscì nei sonetti a fondere le due opposte tendenze della cultura occidentale.

Da un lato l’archetipo platonico incarnato in un essere umano nel quale convergono tutti i tratti della bellezza e dell’amore di ogni tempo; dall’altro la continua ed incessante trasformazione di questo archetipo nella mobilità fluttuante, ed inquietante, della natura.

 


 

I "Sonetti" di Shakespeare: un rebus all'interno di un enigma.

Da Il Punto     

 

La lettura de i "Sonetti" attribuiti a Shakespeare (ad esempio nell'edizione Feltrinelli tradotti da Lucifero Darchini) provoca nel lettore una strana sensazione: è difficile non trovare tali sonetti ripetitivi, monotoni, e quasi del tutto privi di quella potentissima espressività poetica che traspare nei drammi scespiriani.
Basta pensare al meraviglioso canto della trasfigurazione marina del padre di Ferdinando ne La tempesta, o la canzone del salice in Otello, oppure i sortilegi delle streghe in Macbeth, oppure ai canti di Ofelia impazzita. 
In tutti questi canti Shakespeare raggiunge livelli altissimi di espressività poetica. 
La sensazione di mediocrità si attenua solo di poco, ma non sparisce, se si prendono in considerazione traduzioni ben più accurate come quelle di Ungaretti (risale al 1946 la pubblicazione di 43 Sonetti tradotte da quest'ultimo e introdotte da una polemica prefazione) , Montale (che ha tradotto tre sonetti nel suo Quaderno di Traduzioni), di Alberto Rossi (che traduce in modo egregio la metà dei sonetti)  o  di Giorgio Melchiori (che traduce l'altra metà). 

I canti si susseguono monotonamente, ripetendo fino all'ossessione, per 154 canti, gli stessi temi: la bellezza del giovane amato, l'invito a procreare per perpetuare la sua bellezza, la promessa della propria fedeltà, la gelosia verso un altro poeta che ne canta le lodi con maggiore maestria. 
Solo verso la fine compare una misteriosa dama scura della cui bruttezza il poeta si lamenta e che molto probabilmente è solo un simbolo della morte. 

 
Ad esempio il sonetto 130 recita:
"Gli occhi della mia donna non si possono 
menomamente paragonare al sole; 
il corallo è assai più rosso delle sue labbra; 
se la neve è bianca certo il suo seno è bruno; 
se i capelli fossero di fil di ferro sulla sua testa 
crescerebbero dei fil di ferro neri. 
Ho veduto delle rose damaschine bianche e rosse, 
ma tali non ne vedo sulle sue guance 
e taluni profumi sono più grati di quello 
che nel fiato della mia donna aulisce." 

 

Paragoniamo questa descrizione della "dama bruna" alla bellezza sublime che il poeta attribuisce al giovane amato. 

 
Ad esempio nel sonetto 20: 

"Volto di donna dipinto 
dalla stessa mano della Natura hai tu, 
signore e signora della mia passione, 
e hai di donna il cuore gentile, 
ma scevro dei volubili cambiamenti 
che son costume delle donne infide. 
Un occhio più lucente del loro, 
meno ingannevole nel guardare, 
che fa d'oro l'oggetto su cui si posa; 
un uomo tu sei che nella perfezione 
della propria forma accoglie 
tutte le forme umane, 
e gli occhi degli uomini seduce, 
e le anime femminili rapisce." 

E' difficile non trarre la conclusione che si è in presenza di un autore misogino e chiaramente omosessuale, e fa impressione vedere come certi critici s'affannino a spiegare che l'amore del poeta per il suo amico è solo platonico; viceversa l'ossessione amorosa che traspare dall'insieme dei Sonetti indica la presenza di ben altro.
   Vi sono inoltre, nei Sonetti, una serie d'affermazioni paradossali. 


Come si spiega ad esempio la descrizione che il poeta dà di se stesso, quando nel sonetto 85 dice: 

 
"Quanto a me, mentre altri scrive belle parole, 
penso buoni pensieri, 
e, da scrittorello illetterato quale sono, 
rispondo sempre amen agli inni che ingegni eletti 
sciolgono a voi con stile elegante e penna forbita." 

 

Come si concilia l'appellativo di "scrittorello illetterato", che il poeta dà a se stesso, se si pensa che Shakespeare è stato autore di ben 36 opere teatrali in cui traspare una profondissima conoscenza del teatro romano (Plauto e Seneca anzitutto) e greco, oltreché  profonde conoscenze storiche?
Una possibile risposta alle incongruenze precedenti è che l'autore dei sonetti non sia lo stesso autore di Otello, La tempesta, Macbeth eccetera, ma che queste opere siano da attribuirsi ad un poeta ben più raffinato e colto dell'autore de i "Sonetti". 
Alcuni sostengono, ad esempio, che il vero autore delle opere teatrali attribuite a Shakespeare sia il filosofo e letterato inglese Francesco Bacone (Francis Bacon). 
Questo consentirebbe di spiegare molte assurdità, come ad esempio il fatto che ben venti opere attribuite a Shakespeare siano state pubblicate nel 1623, ben sette anni dopo la morte di Shakespeare (quest'ultimo è morto, testimonialmente, a Stratford-on-Avon nel 1516, completamente dimenticato dai suoi contemporanei, senza ricevere alcuna lode funebre o menzione come letterato o autore teatrale. Senza lasciare alcun manoscritto o libro che gli fosse appartenuto). 
Viceversa Bacone è morto nel 1626, cioè DOPO la pubblicazione delle opere complete attribuite a Shakespeare. 
Va detto che Bacone era un uomo dalla vastissima erudizione, sicuramente compatibile con quella richiesta dall'insieme delle opere teatrali attribuite a Shakespeare. 

 

A ciò si aggiunga che aveva una statura poetica notevolissima, come dimostrano le poche liriche che di lui ci sono rimaste. 
Quindi una prima possibilità è che Bacone, uomo di legge e di corte, volendo attaccare il potere degenerato dell'epoca, lo facesse attraverso opere teatrali che rivelavano in modo evidente gli aspetti più violenti e patologici di tale potere, le lotte e i crimini mostruosi che venivano perpetrati in suo nome. E, non potendo o volendo scoprirsi, si servisse, per poter affettuare le sue denunce, di un prestanome: W.Shakespeare, un giovane attore di teatro, proveniente da un piccolo centro agrario (Stratford-on-Avon, a quei tempi, doveva avere attorno al migliaio di abitanti), di incerti studi e umili origini. I documenti provano che S. era figlio di un conciatore di pelli e guantaio e che sia stato costretto a interrompere la scuola primaria, cioè la "grammar school", in seguito ai rovesci finanziari del padre. Che a diciott'anni, contrasse matrimonio con Anne Hathaway, di otto anni più anziana, che gli diede tre figli e che egli abbandonerà alcuni anni dopo per recarsi a Londra al seguito di una compagnia teatrale. Come autore Shakespeare era noto, ufficialmente, solo per aver composto, e pubblicato nel 1593 - all'età di quasi trent'anni - alcuni poemetti scolastici come "Venus and Adonis" (che S. definirà, nella dedica, "Il primo parto della mia immaginazione"), e "The Rape of Lucrece", dedicati al suo protettore: Henry Wriothesley, il duca di Southampton,.
 
Una seconda possibilità, che ho voluto prendere in considerazione, (e che non mi risulta sia stata finora considerata da altri) è che i "Sonetti" siano stati inviati all'editore da qualcuno fra i numerosi nemici di Shakespeare, per screditarlo e cercare di ridimensionare il successo che l'autore stava riscuotendo. 
La testimonianza di Robert Greene nell'opera "Groats-worth of Witte", pubblicata nel 1592, testimonia infatti che in quel periodo S. era già abbastanza famoso come autore da ingelosire Robert Greene, sebbene dalle parole di quest'ultimo, che riportiamo più avanti, sembra trasparire l'accusa che Shakespeare, come il corvo, si adorni di penne altrui.
Traspare inoltre il fatto che S. fosse già conosciuto come uomo di varie attività.

 

Riassumo i motivi che fanno pensare che il libretto dei "Sonetti", attribuito a Shakespeare e pubblicato dall'editore Thorpe nel 1609, sia stato pubblicato all'insaputa di Shakespeare, ed attribuito a quest'ultimo per screditarlo: 
1) qualità modesta del testo poetico (viceversa S. è un poeta SUBLIME: vedi ad esempio "La tempesta" o il "Macbeth")
2) lo stile ed il soggetto assolutamente UNIFORME di tali sonetti; al contrario S. era eclettico e multiforme.
3) il testo contiene gravi ERRORI DI PUNTEGGIATURA, inimmaginabili in un autore come Shakespeare che già nel 1609 aveva composto le sue opere maggiori (Romeo e Giulietta -1591, Riccardo III -1593, , Il mercante di Venezia 1594,  Otello 1604, Macbeth 1605, Antonio e Cleopadra 1606, Re Lear 1606, eccetera).     
4) La raccolta contiene inoltre un POEMETTO INCOMPLETO di infima qualità: "A lover's complaint": per quale motivo Shakespeare avrebbe dovuto pubblicare un testo incompiuto nel 1609 quando era nel pieno del successo come autore? 

Nella ipotesi, allora, che il vero autore del libretto non sia Shakespeare ci si chiede: perché chi invia il libro all'editore Thorpe lo attribuisce a Shakespeare?     
I motivi possono divenire chiari se si pensa che Shakespeare era al centro di odi profondi ed attacchi che gli provenivano da molte parti. Anzitutto dall'autore londinese Robert Greene che lo vede giungere nel 1592 a Londra per ottenervi uno straordinario successo. 


Dirà il Greene ai suoi colleghi: "Non è strano che io e voi, a cui tutti si sono inchinati finora, dobbiamo essere così abbandonati ad un tratto? Un villan rifatto di corvo, abbellitosi delle nostre penne, con un cuore di tigre sotto una pelle di attore, s'immagina d'essere capace di dare fiato agli endecasillabi come il migliore di voi ed essendo nient'altro che un Johannes Factotum presume d'essere l'unico "scuoti scena" dell'intero paese" (Shake-speare=scuoti-lancia). 
Che d'altra parte S. avesse messo in ombra gli scrittori accademici ci viene testimoniato dallo scrittore Marston che afferma: "Ma c'è il nostro compagno Shakespeare che li ha messi tutti sotto (gli scrittori accademici) ed anche Ben Jonson. Oh! Quel Ben Jonson è un individuo pestifero [...] ma il nostro compagno S. ha dato a lui tale purga da fargli macchiare la reputazione".

 

Quindi S. era al centro di odi e invidie: la pubblicazione di un libretto in cui appariva ignorante ed omossessuale, doveva servire allo screditamento dello scrittore.

Per fortuna non è riuscita nello scopo; ha provocato tuttavia il sorgere di un malinteso per cui ancora oggi al sommo autore che ha scritto opere immortali, in cui anche la poesia suona altissima, vengono attribuite modeste rime col risultato che chi non ha capito la congiura che è stata ordita contro di lui, come il poeta Robert Browning, afferma che tali rime ne abbassano la statura: "If so, the less Shakespeare he".

 

William Shakespeare

I sonetti

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