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L’umorismo -
prima edizione: 1908 -
seconda edizione aumentata: 1920
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dal sito di
Biagio Carruba
In questo saggio Pirandello
scrive tutte le sue idee sulla
cultura, sulla società e
sullepersone e fa la famosa
differenza tra comico e
umorismo. A base della sua
filosofiac'è il
relativismo,
quella concezione filosofica che
afferma che un giudizio è solo
soggettivo quindi valido per chi
lo esprime. Il
relativismo
si contrapponeva al
positivismo
che affermava che la verità sta
nella realtà. Mentre,
Pirandello, affermando il
relativismo esaltava il
soggetivismo.
Pirandello in un primo momento
distinse ed espresse il
relativismo psicologico
(soggettivo) di cui “Il
fu Mattia Pascal”
è il romanzo più riuscito in
forma letteraria. A base del suo
soggettivismo psicologico,
Pirandello cita continuamente lo
psicologo francese, Alfred Binet,
il quale in un’opera di
psicologia del 1892,
Les Altérations de la
personnalité,
aveva affermato che ogni uomo ha
un io che si frantuma nel corso
della propria vita: la nostra
personalità si modifica col
tempo. Secondo Binet, infatti,
la personalità non è una entità
fissa, permanente ed immutabile;
è una sintesi di fenomeni che
varia con gli elementi che la
compongono e che è in via di
continua ed incessante
trasformazione. Pirandello fa
sue queste idee e presenta nei
suoi personaggi uomini che hanno
un io frammentato e spezzato
come nel “Il
fu Mattia Pascal”.
Questa concezione mutabile
dell’io era stata già affermata
da un grande filosofo francese
Biagio (Blaise) Pascal che aveva
detto:
non c’è uomo che differisca
più da un altro che da se stesso
nella successione del tempo.
In un secondo tempo, Pirandello,
allargò il relativismo
riportandolo nella società e
definendolo
relativismo sociale.
Le opere teatrali del periodo
del relativismo sociale sono: “Il
Piacere dell'onestà”
(1917), “Il
giuoco delle parti”
(1918) e tante altre. In un
terzo momento Pirandello allargò
ed ampliò ancor di più il
relativismo portandolo da
sociale
ad
assoluto
intendendo dire che non vi sarà
mai una verità certa per tutti
cioè nessuno riuscirà mai a
conoscere la verità assoluta di
come stanno le cose
effettivamente. Il dramma che
esprime meglio il relativismo
assoluto è, a detta dei critici,
la
Signora Frola e il signor
Ponza, suo genero.
La caratteristica principale del
relativismo sociale di
Pirandello è espresso in queste
commedie assurde, paradossali,
ambigue, curiose, strane che
suscitano nello spettatore
amarezza, rabbia, incredulità e
gioia. Nel 1921 Pirandello
lasciò la commedia e scrisse
tragedie tra cui la famosa “Sei
personaggi in cerca d’autore”.
Questa fase finisce nel 1926
quando scrisse altre tre
commedie di tipo
mitico, astorico e
surrealista.
Oltre a queste commedie,
Pirandello scrisse altre
tragedie sul teatro stesso che
aggiungono molto anche al
relativismo teatrale.
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DIFFERENZA TRA COMICO ED
UMORISMO
Il saggio "L'Umorismo" fu
scritto tra il 1906 e il 1908.
Fu riedito nel 1920 a Firenze,
corredato da correzioni e
aggiunte, soprattutto in
risposta alla stroncatura che
aveva ricevuto nel 1907 da parte
del filosofo Benedetto Croce.
Croce sosteneva che l’arte
doveva essere considerata come
un valore autonomo, senza alcun
legame con le altre facoltà
dello spirito; per Pirandello,
invece, l’arte si deve avvalere
anche del momento della
riflessione sia quando un’opera
viene concepita sia quando viene
eseguita. In questo saggio
Pirandello distingue inoltre
la Vita dalla Forma
e il comico dall'umorismo. Nel
comico è assente la riflessione
e Pirandello lo definisce <<avvertimento
del contrario>>,
mentre l'umorismo è il <<sentimento
del contrario>>
che nasce dalla riflessione.
Pirandello afferma che
riflettendo sulla differenza tra
comico e umorismo, lo scrittore
porta l'esempio di una
situazione paradossale in cui
una persona o una situazione
sono il contrario di come
dovrebbero essere, al riso
subentra il sentimento amaro
della pietà. Dall'altro lato
Pirandello vede un limite
connaturato all'uomo, che da
sempre vive in un mondo privo di
senso e che tuttavia si crea una
serie di autoinganni e di
illusioni attraverso i quali
cerca di dare significato
all'esistenza: in questa
prospettiva, l'umorismo sarebbe
l'eterna tendenza dell'arte a
svelare tale contraddizione.
Pirandello fa un esempio per
distinguere il comico
dall’umorismo. Ecco il testo del
saggio:
<<Vedo
una vecchia signora, coi capelli
ritinti, tutti unti non si sa da
quale orribile manteca, e poi
tutta goffamente
imbellettata e parata d’abiti
giovanili. Mi metto a ridere.
Avverto che quella vecchia
signora è il contrario di ciò
che una vecchia rispettabile
signora vorrebbe essere.
Posso così, a prima vista,
arrestarmi a questa impressione
comica. Il comico è appunto un
avvertimento del contrario. Ma
se ora interviene la
riflessione…ecco che io non
posso più riderne come prima,
perché appunto la riflessione,
lavorando in me, mi ha fatto
andar oltre a quel primo
avvertimento, o piuttosto, più
addentro: da quel primo
avvertimento del contrario mi ha
fatto passare a questo
sentimento del contrario >>.
Io, Biagio Carrubba, spiego
questa scena paradossale con
altre parole più semplici: il
comico nasce dalla stranezza,
dalla dissonanza, dalla parodia
della realtà e suscita il riso
involontario, la risata volgare,
l'ilarità incontrollata, mentre
l’umorismo nasce dalla
contraddittorietà,
dall'ingiustizia, dalla
disparità della realtà e suscita
invece il sorriso amaro, il
sorriso ironico, l’ironia
bonaria o maliziosa, il sarcasmo
salace o pungente. In sintesi:
l’avvertimento del contrario è
il comico che nasce dalla
parodia o dal non senso della
realtà e che produce la risata
spontanea o anche il senso del
ridicolo, quando la realtà è
deformata e inverosimile; mentre
il sentimento del contrario è la
riflessione sulle contraddizioni
che la realtà presenta e che
suscita il sorriso amaro,
l’umorismo pietoso di chi
vorrebbe rimediare, risanare o
equilibrare le insanabili
contraddizioni della realtà.
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