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Scritti e Discorsi

L'UMORISMO

1908 - I  Edizione

1920 - II Edizione Aumentata

Biblioteca dei Classici Italiani

Copertina

Luigi de Bellis

Introduzione

Parte prima

I. La parola “Umorismo”

II. Questioni preliminari

III. Distinzioni sommarie

IV. L’umorismo e la retorica

V. L’ironia comica nella poesia cavalleresca

VI. Umoristi italiani

Parte Seconda :

Essenza, caratteri e materia dell’umorismo

Che cosa è l’umorismo?

Parte 1

Parte 4

Parte 2

Parte 5

Parte 3

Parte 6

Paolo Spinicci

La teoria dell'umorismo in Luigi Pirandello

Giorgio Patrizi

Pirandello e l'umorismo

Scritti e Discorsi

Biblioteca dei Classici Italiani

1899 - L'azione parlata

1908 - L'umorismo

1908 - Arte e Scienza

1909 - Teatro siciliano ?

1918 - Teatro e letteratura

1919 - Cose che capitano ad uno scrittor di commedie

1920 - Discorso di Catania su Giovanni Verga

1921 - Lettera a Ruggero Ruggeri

1922 - Teatro nuovo e teatro vecchio

1929 - Se il film parlante abolirà il teatro

1929 - Il dramma e il cinematografo parlato

1931 - Discorso alla Reale Accademia d'Italia

1934 - Discorso sul teatro drammatico

1934 - Dichiarazione al banchetto per il conferimento del premio Nobel

1936 - Introduzione al teatro italiano

1936 - Trovare senza cercare

 

 

 

L’umorismo - prima edizione: 1908 - seconda edizione aumentata: 1920

 

dal sito di Biagio Carruba

 

In questo saggio Pirandello scrive tutte le sue idee sulla cultura, sulla società e sullepersone e fa la famosa differenza tra comico e umorismo. A base della sua filosofiac'è il relativismo, quella concezione filosofica che afferma che un giudizio è solo soggettivo quindi valido per chi lo esprime. Il relativismo si contrapponeva al positivismo che affermava che la verità sta nella realtà. Mentre, Pirandello, affermando il relativismo esaltava il soggetivismo. Pirandello in un primo momento distinse ed espresse il relativismo psicologico (soggettivo) di cui “Il fu Mattia Pascal” è il romanzo più riuscito in forma letteraria. A base del suo soggettivismo psicologico, Pirandello cita continuamente lo psicologo francese, Alfred Binet, il quale in un’opera di psicologia del 1892, Les Altérations de la personnalité, aveva affermato che ogni uomo ha un io che si frantuma nel corso della propria vita: la nostra personalità si modifica col tempo. Secondo Binet, infatti, la personalità non è una entità fissa, permanente ed immutabile; è una sintesi di fenomeni che varia con gli elementi che la compongono e che è in via di continua ed incessante trasformazione. Pirandello fa sue queste idee e presenta nei suoi personaggi uomini che hanno un io frammentato e spezzato come nel “Il fu Mattia Pascal”. Questa concezione mutabile dell’io era stata già affermata da un grande filosofo francese Biagio (Blaise) Pascal che aveva detto: non c’è uomo che differisca più da un altro che da se stesso nella successione del tempo. In un secondo tempo, Pirandello, allargò il relativismo riportandolo nella società e definendolo relativismo sociale. Le opere teatrali del periodo del relativismo sociale sono: “Il Piacere dell'onestà” (1917), “Il giuoco delle parti” (1918) e tante altre. In un terzo momento Pirandello allargò ed ampliò ancor di più il relativismo portandolo da sociale ad assoluto intendendo dire che non vi sarà mai una verità certa per tutti cioè nessuno riuscirà mai a conoscere la verità assoluta di come stanno le cose effettivamente. Il dramma che esprime meglio il relativismo assoluto è, a detta dei critici, la Signora Frola e il signor Ponza, suo genero. La caratteristica principale del relativismo sociale di Pirandello è espresso in queste commedie assurde, paradossali, ambigue, curiose, strane che suscitano nello spettatore amarezza, rabbia, incredulità e gioia. Nel 1921 Pirandello lasciò la commedia e scrisse tragedie tra cui la famosa “Sei personaggi in cerca d’autore. Questa fase finisce nel 1926 quando scrisse altre tre commedie di tipo mitico, astorico e surrealista. Oltre a queste commedie, Pirandello scrisse altre tragedie sul teatro stesso che aggiungono molto anche al relativismo teatrale.

 

 

 

DIFFERENZA TRA COMICO ED UMORISMO

Il saggio "L'Umorismo" fu scritto tra il 1906 e il 1908. Fu riedito nel 1920 a Firenze, corredato da correzioni e aggiunte, soprattutto in risposta alla stroncatura che aveva ricevuto nel 1907 da parte del filosofo Benedetto Croce. Croce sosteneva che l’arte doveva essere considerata come un valore autonomo, senza alcun legame con le altre facoltà dello spirito; per Pirandello, invece, l’arte si deve avvalere anche del momento della riflessione sia quando un’opera viene concepita sia quando viene eseguita. In questo saggio Pirandello distingue inoltre la Vita dalla Forma e il comico dall'umorismo. Nel comico è assente la riflessione e Pirandello lo definisce <<avvertimento del contrario>>, mentre l'umorismo è il <<sentimento del contrario>> che nasce dalla riflessione. Pirandello afferma che riflettendo sulla differenza tra comico e umorismo, lo scrittore porta l'esempio di una situazione paradossale in cui una persona o una situazione sono il contrario di come dovrebbero essere, al riso subentra il sentimento amaro della pietà. Dall'altro lato Pirandello vede un limite connaturato all'uomo, che da sempre vive in un mondo privo di senso e che tuttavia si crea una serie di autoinganni e di illusioni attraverso i quali cerca di dare significato all'esistenza: in questa prospettiva, l'umorismo sarebbe l'eterna tendenza dell'arte a svelare tale contraddizione. Pirandello fa un esempio per distinguere il comico dall’umorismo. Ecco il testo del saggio:

 <<Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa da quale orribile manteca, e poi tutta goffamente

imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora vorrebbe essere.

Posso così, a prima vista, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene la riflessione…ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario>>.

Io, Biagio Carrubba, spiego questa scena paradossale con altre parole più semplici: il comico nasce dalla stranezza, dalla dissonanza, dalla parodia della realtà e suscita il riso involontario, la risata volgare, l'ilarità incontrollata, mentre l’umorismo nasce dalla contraddittorietà, dall'ingiustizia, dalla disparità della realtà e suscita invece il sorriso amaro, il sorriso ironico, l’ironia bonaria o maliziosa, il sarcasmo salace o pungente. In sintesi: l’avvertimento del contrario è il comico che nasce dalla parodia o dal non senso della realtà e che produce la risata spontanea o anche il senso del ridicolo, quando la realtà è deformata e inverosimile; mentre il sentimento del contrario è la riflessione sulle contraddizioni che la realtà presenta e che suscita il sorriso amaro, l’umorismo pietoso di chi vorrebbe rimediare, risanare o equilibrare le insanabili contraddizioni della realtà.

 

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