È con immensa soddisfazione che
esprimo la mia rispettosa
gratitudine alle Vostre Maestà
per avere graziosamente onorato
questo banchetto con la Loro
presenza. Mi sia concesso di
aggiungere l'espressione della
mia più viva gratitudine per il
caloroso benvenuto che mi è
stato riservato, e per il
ricevimento di questa sera,
degno epilogo della solenne
cerimonia di oggi, durante la
quale ho avuto l'onore
incomparabile di ricevere il
premio Nobel per la letteratura
del 1934 dalle auguste mani di
Sua Maestà il Re.
Vorrei anche esprimere il mio
profondo rispetto e la mia
sincera gratitudine all'Illustre
Accademia Reale di Svezia per il
suo illuminato giudizio, che
corona la mia lunga carriera
letteraria,
Per riuscire nelle mie fatiche
letterarie ho dovuto frequentare
la scuola della vita. Questa
scuola, inutile per certe menti
brillanti, è l'unica cosa che
può aiutare una mente come la
mia: attenta, concentrata,
paziente, inizialmente del tutto
simile a quella di un bambino.
Uno scolaro docile, se non con
gli insegnanti, di sicuro con la
vita, uno scolaro che non
verrebbe mai meno alla sua
totale fede e fiducia in ciò che
ha imparato. Questa fede nasce
dalla semplicità di fondo della
mia natura. Sentivo il bisogno
di credere all'apparenza della
vita senza alcuna riserva o
dubbio.
L'attenzione costante e la
sincerità assoluta con cui ho
imparato e meditato questa
lezione hanno palesato
un'umiltà, un amore e un
rispetto della vita
indispensabili per assorbire
delusioni amare, esperienze
dolorose, ferite terribili, e
tutti gli errori dell'innocenza
che donano profondità e valore
alle nostre esistenze. Tale
educazione della mente,
conquistata a caro prezzo, mi ha
permesso di crescere e, nel
contempo, di rimanere me stesso.
Evolvendosi, il mio talento più
vero mi ha reso del tutto
incapace di vivere, come si
conviene a un vero artista,
capace soltanto di pensieri e di
sentimenti: pensieri perché
sentivo, e sentimenti perché
pensavo. Di fatto,
nell'illusione di creare me
stesso, ho creato solo quello
che sentivo e che riuscivo a
credere.
Provo gratitudine infinita,
gioia, orgoglio al pensiero che
questa creazione sia stata
ritenuta degna del premio
prestigioso con il quale mi
onorate.
Mi piacerebbe credere che questo
premio sia stato conferito non
tanto alla perizia dello
scrittore, che è sempre
irrilevante, quanto alla
sincerità umana del mio lavoro.
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