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I ROMANZI

L'esclusa

Dopo la laurea filologica a Bonn, Pirandello visse a Roma fin dal 1892, e qui, nel 1901, pubblicava, tra il giugno e l'agosto, il romanzo L'esclusa sulle colonne de "La Tribuna" (il romanzo verrà poi edito in volume nel 1908).

Si tratta di una prima espressione letteraria, non ancora pienamente matura, nella quale l’influenza della prosa naturalista, sulla base di modelli costituiti da Giovanni Verga, o da un autore vicino al Pirandello come Luigi Capuana, si manifesta in un tono cronachistico, talora freddo e distaccato, rispetto ad una vicenda che, invece, presenta già i caratteri dei più maturi intrecci pirandelliani.

Lo scenario è quello della provincia siciliana: Rocco scaccia la moglie Marta, credendo che ella abbia una relazione con Gregorio Alvignani, intellettuale e parlamentare locale. In realtà non esiste alcun rapporto tra i due, salvo alcune appassionate lettere dell’Alvignani alla donna. Anche Francesco Ajala, padre di Marta, crede la figlia colpevole e, per il dolore, si lascia morire, autorecludendosi in casa e mandando in rovina i propri affari. Dopo aver tentato di procacciare da vivere in paese, a se stessa e alla madre, Marta accetta un incarico di maestra a Palermo: nella grande città, la giovane e bella protagonista è fatta oggetto della corte e delle attenzioni dei colleghi, ed il suo cuore risvegliatosi all’amore cede ora agli approcci dell’Alvignani, cui non aveva ceduto prima. Il marito Rocco, intanto, convintosi dell’innocenza della moglie, vuole richiamarla presso di sé, e trova proprio nell’Alvignani un imprevisto alleato. Inizia a manifestarsi il gusto pirandelliano per vicende in cui il caso domina l’esistenza dei personaggi, secondo inattesi e paradossali intrecci. Marta non può ora fare a meno di confessare al marito che, seppur prima innocente, ora ella ha davvero ceduto alla corte dell’Alvignani: ma Rocco, in una scena grottesca, in occasione dei funerali della propria madre, pur provando disprezzo per la moglie non può ora scacciarla nuovamente, e si rassegna a vivere con lei.

L’efficacia della trama e delle varie situazioni, che rapidamente si susseguono in virtù della prosa asciutta del narratore, giova a disegnare un quadro della società siciliana negli ultimi anni del secolo XIX, e lascia già intravedere quelli che saranno i temi fondamentali anche nella produzione drammaturgica.

Il turno

Nel 1902 esce Il turno, un romanzo ancora ambientato in Sicilia e che ancora risente dell'influenza esercitata sull'autore dai suoi modelli. La vicenda si presenta semplice, e per questa ragione mette in luce con maggiore evidenza quel gusto per il paradosso sociale che accompagnerà tanta parte dell'esperienza letteraria pirandelliana.

Marcantonio Ravì progetta di dare la bella figlia Stellina in sposa ad un anziano e ricco gentiluomo, già quattro volte vedovo, don Diego Alcozèr. Don Diego è vecchio e ricco e - nei progetti di Marcantonio - non potrà vivere ancora a lungo: in seguito la figlia, ormai ricca, sarà libera di sposare il giovane da lei amato, Pepé Alletto, un povero ma serio lavoratore. Il progetto che, più o meno secondo i dettami della loro volontà o del caso, ha visto i tre uomini protagonisti contro le proteste di Stellina, in un girandola di equivoci non si avvera: don Diego si mostra di fibra più sana del previsto e Stellina, ormai stanca della lugubre attesa, ottiene l'annullamento del matrimonio per sposare un terzo incomodo nel frattempo sopraggiunto.

Il sottofondo della narrazione è costituito, anche in questa seconda prova, dal ritratto della società provinciale siciliana, con i suoi pregiudizi e le sue maschere: ma in quest'opera, che nelle misure si presenta a metà strada tra il romanzo breve e la novella, emergono già quei tipici equivoci, e l'inarrestabile influenza del fato sulle vicende ed i progetti umani, che distingueranno anche la produzione più matura di Pirandello.

Accanto al tema del fatale equivoco è un tono di satira grottesca: al termine del romanzo, morto Ciro, il secondo marito di Stellina, si intuisce che verrà ormai "il turno" del povero Pepé, ma, proprio nella camera ardente ecco il commento di Marcantonio, rivolto alla figlia: "Questo, che pareva un leone, eccolo qua: morto! E quel vecchiaccio, sano e pieno di vita! Doman l'altro, sposa Tina Mèndola, la tua cara amica... Don Pepè, dopo tutto...". Una battuta, questa conclusiva, che fotografa tanta vita "paesana" italiana, soprattutto nelle regioni meridionali della penisola, e non solo agli albori del Novecento.

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La pubblicazione de Il fu Mattia Pascal

Apparso sulla rivista "La nuova antologia" tra l’aprile e il giugno 1904, e quindi edito in volume a cura della stessa testata, Il fu Mattia Pascal mostra, dopo l’esperienza dei due romanzi precedenti, una matura acquisizione degli stimoli tematici e dei modelli narrativi più consoni alla personale vicenda letteraria dell’autore. Non sono anni felici quelli in cui Pirandello lavora al romanzo che gli avrebbe dato vasto successo: un allagamento rovina la zolfara in cui il padre aveva investito i beni famigliari e la dote della moglie di Luigi, Maria Antonietta Portulano (sposata nel gennaio 1894). All'attività letteraria su riviste come "Il Marzocco" e "Ariel", fondata dallo stesso Pirandello, si affianca l'impegno didattico: dal 1897 l'autore insegna letteratura italiana all'Istituto superiore di Magistero, e impartisce lezioni di tedesco, per far fronte alle difficoltà economiche che si appianeranno solo nel 1908, allorché il successo del Mattia Pascal, subito tradotto in varie lingue, e del saggio sull'umorismo gli consentiranno di accedere alla prestigiosa casa editrice Treves. Nello stesso anno Pirandello diviene professore ordinario presso il Magistero romano.

Le due premesse in apertura de Il fu Mattia Pascal

Il romanzo narra la particolare esperienza biografica occorsa a Mattia Pascal: ma prima di avviare l’ordinata cronaca della vita si offrono al lettore due premesse; la seconda è intitolata Premessa seconda (filosofica) a mo’ di scusa. Solo con il capitolo terzo (La casa e la talpa) ecco emergere Mattia, il fratello Roberto, maggiore di due anni, e la madre vedova circondata dall'amministratore Malagna e dalla severa zia Scolastica.

La duplice premessa articola un motivo topico nella poetica pirandelliana: il cominciamento. Nella prima il protagonista enuncia la sua unica certezza: "Io mi chiamo Mattia Pascal"; è questo un immediato ed esplicito riferimento al tema dell’identità, chiave del romanzo, e, a un tempo, al relativismo assoluto delle conoscenze umane. Apprendiamo che Mattia è da due anni impegnato come assistente nella Biblioteca che un monsignor Boccamazza donò al suo Comune (Miragno, nella provincia ligure) ed i cui libri, in condizioni di disordine e disfacimento, in una chiesetta sconsacrata, sono affidati alla custodia di don Eligio Pellegrinotto. È stato quest’ultimo a suggerire a Mattia di stendere una cronaca della sua singolare vicenda, e a indicargli possibili modelli letterari, fra i volumi cinque-secenteschi che affollano la biblioteca, accatastati secondo impensabili combinazioni. Ma la cronaca verrà stesa secondo uno stile che rifiuta espressamente ogni pretesa letteraria, avviata dal modesto "Cominciamo", che chiude la seconda premessa, perché il caso ha posto Mattia in un una particolare condizione "come già fuori della vita". E tuttavia, la seconda premessa, che vorrebbe esaltare il cominciamento nel cuore della vicenda, finisce al contrario col costituire un esordio filosofico, introducendo il tema di un ricorrente motto del protagonista: "Maledetto sia Copernico". E, allo stupore di don Eligio, Mattia si deciderà infine a spiegare che il sistema copernicano, avendo svelato agli uomini che la Terra è "un’invisibile trottolina", li ha privati del ruolo primario che essi ritenevano di avere nelle vicende del mondo. Non è soltanto una concreta sensazione di svuotamento della realtà, quella che in queste righe emerge dalle parole di Mattia: ma risulta parimenti rilevante il concetto che la Terra, pur avendo sempre girato, era come se fosse immobile al centro del creato, fintanto che gli uomini l’hanno considerata così, quasi ad attribuire una valenza cosmica all’umana capacità di dare oggettività al proprio vissuto.

Il fu Mattia Pascal: la vicenda narrata nel romanzo

Lungo la narrazione della vita giovanile di Mattia, il protagonista - io narrante costruisce un legame continuo tra le sue intime volontà, i genuini impulsi della sua coscienza, e quanto gli accade fatalmente, determinando la sua vita in modo imprevedibile. La figura che si autodisegna è così un personaggio alquanto "debole", e apparirà naturale che, avutane l'occasione, egli scelga una sorta di "fuga" dalla realtà come apparente soluzione al problema quotidiano del vivere. Mattia e Roberto, orfani fin dall'infanzia, vissero felici con la madre, amorevole, ma di indole schiva e costituzione gracile. Il padre aveva lasciato loro un ingente patrimonio la cui amministrazione era condotta in modo disonesto da Malagna, e nel volgere di non troppi anni condusse alla rovina, senza che a nulla valessero gli inascoltati moniti di zia Scolastica, una sorella del padre di Mattia, bisbetica e zitella.

Quasi una "commedia degli errori" conduce Mattia al matrimonio con Romilda, nipote di Malagna e figlia di Marianna Dondi, vedova Pescatore, che per la figlia meditava ben altre nozze, più vantaggiose, con lo stesso amministratore. Mattia voleva indurre Romilda a sposare il ricco amico Pomino, ed intanto intratteneva una relazione con la giovane moglie di Malagna, Oliva. Il risultato di quest'intreccio fu che Malagna credette (o volle piuttosto credere) proprio il figlio che Mattia aveva dato a Oliva, mentre costrinse il giovane a sposare la nipote Romilda, anch'essa in attesa di un figlio da Mattia, ma piegata dalla volontà della madre a far credere fosse figlio di Malagna. L'intreccio è dominato dall'assurdità del caso, e dall'idea che gli uomini finiscano col giuocare nella vita i ruoli che a loro impone la consuetudine sociale. Si tratta di un tema, qui accennato, che avrà compiuto sviluppo nell'opera drammaturgica pirandelliana.

La convivenza con la moglie e la suocera-vedova risulta ben presto insopportabile a Mattia, che con l'aiuto di Pomino e della madre riesce ad ottenere l'incarico di bibliotecario che gli consente di mantenere la famiglia in dignitosa povertà. La morte contemporanea delle due figlie neonate e della madre lascia Mattia quasi svuotato e incapace di dolere.

Il capitolo VI è intitolato Tac, tac, tac... (un'onomatopea, ossia una parola che nel suono evoca un rumore naturale, in questo caso il rotolare della pallina nella roulette). Infatti il lettore incontra Mattia.

 

 

Romanzi

1901

L'esclusa

1902

Il turno

1904 Versione Inglese  Spanish Version

Il fu Mattia Pascal

1911/1941

Giustino Roncella nato Boggiolo

1913

I vecchi e i giovani

1915/1925

Quaderni di Serafino Gubbio, operatore

1926

Uno, nessuno, centomila