Libro Settimo
V. Il Dio di dentro e il Dio di fuori
Al tempo che conducevo a spasso Bibí, la cagnolina di mia
moglie, le chiese di Richieri erano la mia disperazione.
Bibí a tutti i costi ci voleva entrare.
Alle mie sgridate, sacculava, alzava e scoteva una delle due
zampine davanti, sternutiva, poi con un'orecchia su e l'altra
giu stava a guardarmi, proprio con l'aria di credere che non era
possibile, non era possibile che a una cagnolina bellina come
lei non fosse lecito entrare in una chiesa. Se non ci stava
nessuno.
«Nessuno? Ma come nessuno, Bibí?» le dicevo io. «Ci sta il piú
rispettabile dei sentimenti umani. Tu non puoi intendere queste
cose, perché sei per tua fortuna una cagnolina e non un uomo.
Gli uomini, vedi? hanno bisogno di fabbricare una casa anche ai
loro sentimenti. Non basta loro averli dentro, nel cuore, i
sentimenti: se li vogliono vedere anche fuori, toccarli; e
costruiscono loro una casa.»
A me era sempre bastato finora averlo dentro, a mio modo, il
sentimento di Dio. Per rispetto a quello che ne avevano gli
altri, avevo sempre impedito a Bibí di entrare in una chiesa; ma
non c'entravo nemmeno io. Mi tenevo il mio sentimento e cercavo
di seguirlo stando in piedi, anziché andarmi a inginocchiare
nella casa che gli altri gli avevano costruito.
Quel punto vivo che s’era sentito ferire in me quando mia moglie
aveva riso nel sentirmi dire che non volevo piú mi si tenesse in
conto d'usurajo a Richieri, era Dio senza alcun dubbio: Dio che
s’era sentito ferire in me, Dio che in me non poteva piú
tollerare che gli altri a Richieri mi tenessero in conto d'usurajo.
Ma se fossi andato a dire cosí a Quantorzo o a Firbo e agli
altri soci della banca, avrei dato loro certamente un'altra
prova della mia pazzia.
Bisognava invece che il Dio di dentro, questo Dio che in me
sarebbe a tutti ormai apparso pazzo, andasse quanto piú
contritamente gli fosse possibile a far visita e a chiedere
aiuto e protezione al saggissimo Dio di fuori, a quello che
aveva la casa e i suoi fedelissimi e zelantissimi servitori e
tutti i suoi poteri sapientemente e magnificamente costituiti
nel mondo per farsi amare e temere.
A questo Dio non c'era pericolo che Firbo o Quantorzo
s’attentassero a dare del pazzo.
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