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UNO, NESSUNO E CENTOMILA

 

Libro Settimo

III. La rivoltella tra i fiori

 

Per una delle straducole a sdrucciolo della vecchia Richieri durante il giorno appestate dal lezzo della spazzatura marcita, andai su alla Badía.
Quando si sia fatta l'abitudine di vivere in un certo modo, andare in qualche luogo insolito e nel silenzio avvertire come un sospetto che ci sia qualcosa di misterioso a noi, da cui, pur lí presente, il nostro spirito è condannato a restar lontano, è un'angoscia indefinita, perché si pensa che, se potessimo entrarci, forse la nostra vita si aprirebbe in chi sa quali sensazioni nuove, tanto da parerci di vivere in un altro mondo.
Quella Badía, già castello feudale dei Chiaramonte, con quel portone basso tutto tarlato, e la vasta corte con la cisterna in mezzo, e quello scalone consunto, cupo e rintronante, che aveva il rigido delle grotte, e quel largo e lungo corridojo con tanti usci da una parte e dall'altra e i mattoni rosi del pavimento avvallato che lustravano alla luce del finestrone in fondo aperto al silenzio del cielo, tante vicende di casi e aspetti di vita aveva accolto in sé e veduto passare, che ora, nella lenta agonia di quelle poche suore che vi vagavano dentro sperdute, pareva non sapesse piú nulla di sé. Tutto là dentro pareva ormai smemorato, nella lunghissima attesa della morte di quelle ultime suore, a una a una; perduta da gran tempo la ragione per cui, castello baronale, era stato dapprima costruito, divenuto poi per tanti secoli badía.
La suora portinaja aprí uno di quegli usci nel corridojo e m'introdusse nel parlatorietto. Una campanella malinconica già era stata sonata da basso, forte per chiamare Suor Celestina.
Il parlatorietto era bujo, tanto che in prima non potei discernervi altro che la grata in fondo, appena intravista alla poca luce entrata dall'uscio nell'aprirlo. Rimasi in piedi in attesa; e chi sa quanto ci sarei rimasto se alla fine una fievole voce dalla grata non m'avesse invitato ad accomodarmi che presto Anna Rosa sarebbe venuta su dall'orto.
Non mi proverò a esprimere l'impressione che mi fece quella voce inattesa nel bujo, di là dalla grata. Mi folgorò in quel bujo il sole che doveva esserci in quell'orto della badia. che non sapevo dove fosse, ma che certo doveva essere verdissimo; e d'improvviso mi silluminò in mezzo a quel verde la figura d'Anna Rosa come non l'avevo mai veduta tutta un fremito di grazia e di malizia. Fu un baleno. Ritornò il bujo. O piuttosto non il bujo, perché ora potevo discernere la grata, e davanti a quella grata un tavolino e due seggiole. In quella grata, il silenzio. Vi cercai la voce che mi aveva parlato, fievole ma fresca, quasi giovanile. Non c'era piú nessuno. Eppure doveva essere stata la voce d'una vecchia.
Anna Rosa, quella voce, quel parlatorietto, il sole in quel bujo, il verde dell'orto: mi prese come una vertigine.
Poco dopo Anna Rosa aprí di furia l'uscio e mi chiamò fuori del parlatorietto nel corridojo. era tutta accesa in volto, coi capelli in disordine, gli occhi sfavillanti, la camicetta bianca di lana a maglia sbottonata sul petto come per caldo, e aveva tra le braccia tanti fiori e un tralcio d'edera che le passava sopra una spalla e le tentennava lungo, dietro. Corse, invitandomi a seguirla in fondo al corridojo, salí sullo scalino sotto al finestrone, ma nel salire, forse per riparare con una mano una parte dei fiori che stava per sfuggirle si lasciò invece cadere dall'altra la borsetta, e subito il fragore d'una detonazione seguito da un altissimo grido fece rintronare tutto il corridojo.
Feci appena in tempo a sorreggere Anna Rosa che mi si batteva addosso. Nello sbalordimento, prima che riuscissi a rendermi conto di ciò che era avvenuto, mi vidi attorno certe vecchie suore pigolanti spaventate, le quali, pur essendo accorse per quello sparo nel corridojo e pur vedendomi tra le braccia Anna Rosa ferita, erano tuttavia in preda a un'altra costernazione ch’io in prima non potei intendere tanto mi pareva impossibile che non si dovesse aver quella per cui di gran voce io chiedevo loro un letto, dove adagiare la ferita; mi rispondevano "Monsignore"; che stava per arrivare Monsignore. A sua volta, Anna Rosa mi gridava tra le braccia: "La rivoltella! la rivoltella!", cioè che rivoleva da me la rivoltella ch’era dentro la borsetta, perché era un ricordo del padre.
Che in quella borsetta caduta dovesse esserci una rivoltella la quale, esplodendo, l'aveva ferita a un piede, m'era apparso subito evidente; ma non cosí la ragione per cui la portava con sé, e proprio quella mattina che mi aveva dato convegno alla Badía. Mi parve stranissimo; ma non mi passò neppur lontanamente per il capo in quel momento che l'avesse portata per me.
Piú che mai stordito, vedendo che nessuno mi dava aiuto per soccorrere la ferita, me la tolsi di peso sulle braccia e la portai fuori della Badía, giú per la straducola, a casa.
Mi toccò, poco dopo, risalire alla Badía per riprendere dal corridojo sotto al finestrone quella rivoltella, che doveva poi servire per me.

 

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COPERTINA

RIASSUNTO

Libro Settimo

I. Complicazione

II. Primo avvertimento

III. La rivoltella tra i fiori

IV. La spiegazione

V. Il Dio di dentro e il Dio di fuori

VI. Un vescovo non comodo

VII. Un colloquio con Monsignore

VIII. Aspettando

Libro Primo

Libro Quinto

Libro Secondo

Libro Sesto

Libro Terzo

Libro Settimo

Libro Quarto

Libro Ottavo

Romanzi

1901

L'esclusa

1902

Il turno

1904 Versione Inglese  Spanish Version

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1911/1941

Giustino Roncella nato Boggiolo

1913

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1915/1925

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