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UNO, NESSUNO E CENTOMILA

 

Libro Sesto

II. Nel vuoto

 

L'immobilità sospesa di tutti gli oggetti del salotto, in cui rientrai come attratto dal silenzio che vi si era fatto: quella poltrona dov'ella dianzi stava seduta; quel canapè dove dianzi stava affondato Quantorzo; quel tavolinetto di lacca chiara filettato d'oro e le altre seggiole e le tende, mi diedero una cosí orribile impressione di vuoto che mi voltai a guardare i servi, Diego e Nina, i quali mi avevano annunziato che la padrona era andata via col signor Quantorzo lasciando l'ordine che tutte le sue robe fossero raccolte, chiuse nei bauli e mandate a casa del padre; e ora stavano a mirarmi con lo sbalordimento nelle bocche aperte e negli occhi vani.
La loro vista m'irritò. Gridai:
«E sta bene, eseguite l'ordine.»
Un ordine da eseguire era già, in quel vuoto, qualche cosa almeno per gli altri. E anche per me, se mi levava dai piedi quei due per il momento.
Come fui solo, stranamente quasi ilare d'improvviso, pensai: "Sono libero! Se n'è andata via!". Ma non mi pareva vero. Avevo l'impressione curiosissima che se ne fosse andata via per farmi la prova della giustezza della mia scoperta, la quale assumeva per me un'importanza cosí grande e assoluta, che a confronto ogni altra cosa non poteva averne se non una molto minore e relativa: anche se mi faceva perdere la moglie; anzi proprio per questo.
«Ecco se è vero!»
Nient'altro che la prova era terribile. Tutto il resto - ma sí, via - poteva parere anche ridicolo: quell'andarsene cosí su due piedi con Quantorzo, come quel mio insorgere per quella stupidaggine là, della gente che mi credeva usurajo.
Ma come, allora? ero già ridotto a questo? di non poter piú prendere nulla sul serio? E la mia ferita di poc'anzi, per cui avevo avuto quello scatto violento?
Già. Ma dove la ferita? In me?
A toccarmi, a strizzarmi le mani, sí, dicevo "io", ma a chi lo dicevo? e per chi? Ero solo. In tutto il mondo, solo. Per me stesso, solo. E nell'attimo del brivido, che ora mi faceva fremere alle radici i capelli, sentivo l'eternità e il gelo di questa infinita solitudine.
A chi dire "io"? Che valeva dire "io", se per gli altri aveva un senso e un valore che non potevano mai essere i miei; e per me, cosí fuori degli altri, l'assumerne uno diventa subito l'orrore di questo vuoto e di questa solitudine.

 

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COPERTINA

RIASSUNTO

Libro Sesto

I. A tu per tu

II. Nel vuoto

III. Seguito a compromettermi

IV. Medico? Avvocato? Professore? Deputato?

V. Io dico, poi, perché?

VI. Vincendo il riso

Libro Primo

Libro Quinto

Libro Secondo

Libro Sesto

Libro Terzo

Libro Settimo

Libro Quarto

Libro Ottavo

Romanzi

1901

L'esclusa

1902

Il turno

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Quaderni di Serafino Gubbio, operatore