Libro Quinto
VI. Moltiplicazione e sottrazione
Rientrando in casa, vi trovai Quantorzo in seria confabulazione
con mia moglie Dida.
Com'erano a posto, sicuri, seduti tutt'e due nel salottino
chiaro in penombra; l’uno grasso e nero, affondato nel divano
verde; l’altra esile e bianca nella sua veste tutta a falbalà,
in punta in punta e di tre quarti sulla poltrona accanto, con
una freccia di sole sulla nuca. Parlavano certo di me, perché,
come mi videro entrare, esclamarono a un tempo:
«Oh, eccolo qua!»
E poiché erano due a vedermi entrare, mi venne la tentazione di
voltarmi a cercare l'altro che entrava con me, pur sapendo bene
che il "caro Vitangelo" del mio paterno Quantorzo non solo era
anch’esso in me come il Gengè di mia moglie Dida, ma che io
tutto quanto, per Quantorzo, altri non ero che il suo caro
Vitangelo, proprio come per Dida altri che il suo "Gengè". Due,
dunque, non agli occhi loro, ma soltanto per me che mi sapevo
per quei due uno e uno; il che per me, non faceva un piú ma un
meno, in quanto voleva dire che ai loro occhi, io come io, non
ero nessuno.
Ai loro occhi soltanto? Anche per me, anche per la solitudine
del mio spirito che, in quel momento, fuori d'ogni consistenza
apparente, concepiva l'orrore di vedere il proprio corpo per sé
come quello di nessuno nella diversa incoercibile realtà che
intanto gli davano quei due.
Mia moglie, nel vedermi voltare, domandò.
«Chi cerchi?»
M'affrettai a risponderle, sorridendo:
«Ah, nessuno, cara, nessuno. Eccoci qua!»
Non compresero, naturalmente, che cosa intendessi dire con quel
"nessuno" cercato accanto a me; e credettero che con
quell'"eccoci" mi riferissi anche a loro due, sicurissimi che lí
dentro quel salotto fossimo ora in tre e non in nove; o
piuttosto, in otto, visto che io - per me stesso - ormai non
contavo piú.
Voglio dire:
1. Dida, com'era per sé;
2. Dida, com'era per me;
3. Dida, com'era per Quantorzo;
4. Quantorzo, com'era per sé;
5. Quantorzo, com'era per Dida;
6. Quantorzo, com'era per me;
7. il caro Gengè di Dida;
8. il caro Vitangelo di Quantorzo.
S’apparecchiava in quel salotto, fra quegli otto che si
credevano tre, una bella conversazione.
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