Libro Terzo
X. Due visite
E sono contento che or ora, mentre stavate a leggere questo mio
libretto col sorriso un po' canzonatorio che fin da principio ha
accompagnato la vostra lettura, due visite, una dentro l'altra,
siano venute improvvisamente a dimostrarvi quant'era sciocco
quel vostro sorriso.
Siete ancora sconcertato - vi vedo - irritato, mortificato della
pessima figura che avete fatto col vostro vecchio amico, mandato
via poco dopo sopravvenuto il nuovo, con una scusa meschina,
perché non resistevate piú a vedervelo davanti, a sentirlo
parlare e ridere in presenza di quell'altro. Ma come? mandarlo
via cosí, se poco prima che quest'altro arrivasse, vi
compiacevate tanto a parlare e ridere con lui?
Mandato via. Chi? Il vostro amico? Credete sul serio d'aver
mandato via lui?
Rifletteteci un poco.
Il vostro vecchio amico, in sé e per sé, non aveva nessuna
ragione d'esser mandato via, sopravvenendo il nuovo. I due, tra
loro, non si conoscevano affatto, li avete presentati voi l'uno
all'altro; e potevano insieme trattenersi una mezz'oretta nel
vostro salotto a chiacchierare del piú e del meno. Nessun
imbarazzo né per l'uno né per l'altro.
L'imbarazzo l'avete provato voi, e tanto piú vivo e
intollerabile, quanto piú, anzi, vedevate quei due a poco a poco
acconciarsi tra loro a fare accordo insieme. L'avete subito
rotto quell'accordo. Perché? Ma perché voi (non volete ancora
capirlo?) voi, all'improvviso, cioè all'arrivo del vostro nuovo
amico, vi siete scoperto due, uno cosí dall'altro diverso, che
per forza a un certo punto, non resistendo piú, avete dovuto
mandarne via uno. Non il vostro vecchio amico, no, avete mandato
via voi stesso, quell'uno che siete per il vostro vecchio amico,
perché lo avete sentito tutt'altro da quello che siete, o volete
essere, per il nuovo.
Incompatibili non erano tra loro quei due, estranei l'uno
all'altro, garbatissimi entrambi e fatti fors’anche per
intendersi a maraviglia; ma i due voi che all'improvviso avete
scoperto in voi stesso. Non avete potuto tollerare che le cose
dell’uno fossero mescolate con quelle dell'altro, non avendo
esse propriamente nulla di comune tra loro. Nulla, nulla,
giacché voi per il vostro vecchio amico avete una realtà e
un'altra per il nuovo, cosí diverse in tutto da avvertire voi
stesso che rivolgendovi all'uno, l'altro sarebbe rimasto a
guardarvi sbalordito; non vi avrebbe piú riconosciuto; avrebbe
esclamato tra sé:
«Ma come? è questo? è cosí?»
E nell'imbarazzo insostenibile di trovarvi, cosí, due,
contemporaneamente, avete cercato una scusa meschina per
liberarvi, non d'uno di loro, ma d'uno dei due che quei due vi
costringevano a essere a un tempo.
Su su, tornate a leggere questo mio libretto, senza piú
sorridere come avete fatto finora.
Credete pure che, se qualche dispiacere ha potuto recarvi
l'esperienza or ora fatta, quest'è niente, mio caro, perché voi
non siete due soltanto, ma chi sa quanti, senza saperlo, e
credendovi sempre uno.
Andiamo avanti.
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