Libro Terzo
IX. Chiudiamo la parentesi
Tuttavia mi sforzerò di darvi, non dubitate, quella realtà che
voi credete d'avere; cioè a dire, di volervi in me come voi vi
volete. Non è possibile, ormai lo sappiamo bene, giacché, per
quanti sforzi io faccia di rappresentarvi a modo vostro, sarà
sempre "un modo vostro" soltanto per me, non "un modo vostro"
per voi e per gli altri.
Ma scusate: se per voi io non ho altra realtà fuori di quella
che voi mi date, e sono pronto a riconoscere e ad ammettere
ch’essa non è meno vera di quella che potrei darmi io; che essa
anzi per voi è la sola vera (e Dio sa che cos’è codesta realtà
che voi mi date!); vorreste lamentarvi adesso di quella che vi
darò io, con tutta la buona volontà di rappresentarvi quanto piú
mi sarà possibile a modo vostro?
Non presumo che siate come vi rappresento io. Ho affermato già
che non siete neppure quell'uno che vi rappresentate a voi
stesso, ma tanti a un tempo, secondo tutte le vostre possibilità
d'essere, e i casi, le relazioni e le circostanze. E dunque, che
torto vi fo io? Me lo fate voi il torto, credendo ch’io non
abbia o non possa avere altra realtà fuori di codesta che mi
date voi; la quale è vostra soltanto, credete: una vostra idea,
quella che vi siete fatta di me, una possibilità d'essere come
voi la sentite, come a voi pare, come la riconoscete in voi
possibile; giacché di ciò che possa essere io per me, non solo
non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.
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