Libro Secondo
VI. Anzi ve lo dico adesso
Avete mai veduto costruire una casa? Io, tante, qua a Richieri.
E ho pensato:
"Ma guarda un po' l'uomo, che è capace di fare! Mutila la
montagna; ne cava pietre; le squadra; le dispone le une sulle
altre e, che è che non è, quello che era un pezzo di montagna è
diventato una casa."
«Io» dice la montagna «sono montagna e non mi muovo.»
Non ti muovi, cara? E guarda là quei carri tirati da buoi. Sono
carichi di te, di pietre tue. Ti portano in carretta, cara mia!
Credi di startene costí? E già mezza sei due miglia lontano,
nella pianura. Dove? Ma in quelle case là, non ti vedi? una
gialla, una rossa, una bianca; a due, a tre, a quattro piani.
E i tuoi faggi, i tuoi noci, i tuoi abeti?
Eccoli qua, a casa mia. Vedi come li abbiamo lavorati bene? Chi
li riconoscerebbe piú in queste sedie, in questi armadi; in
questi scaffali?
Tu montagna. sei tanto piú grande dell'uomo; anche tu faggio, e
tu noce e tu abete; ma l'uomo è una bestiolina piccola, sí, che
ha però in sé qualche cosa che voi non avete.
A star sempre in piedi, vale a dire ritta su due zampe soltanto,
si stancava; a sdraiarsi per terra come le altre bestie non
stava comoda e si faceva male, anche perché, perduto il pelo, la
pelle eh! la pelle le è diventata piú fina. Vide allora l'albero
e pensò che se ne poteva trar fuori qualche cosa per sedere piú
comodamente. E poi sentí che non era comodo neppure il legno
nudo e lo imbottí; scorticò le bestie soggette, altre ne tosò e
vestí il legno di cuoio e tra il cuoio e il legno mise la lana;
ci si sdraiò sopra, beato:
«Ah, come si sta bene cosí!»
Il cardellino canta nella gabbietta sospesa tra le tende al
palchetto della finestra. Sente forse la primavera che
s’approssima? Ahimè, forse la sente anch’esso l'antico ramo del
noce da cui fu tratta la mia seggiola, che al canto del
cardellino ora scrícchiola.
Forse s’intendono, con quel canto e con questo scricchiolío,
l'uccello imprigionato e il noce ridotto seggiola.
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