Libro Primo
VIII. E dunque?
Dunque, niente: questo. Se vi par poco! Ecco una prima lista
delle riflessioni rovinose e delle terribili conclusioni
derivate dall'innocente momentaneo piacere che Dida mia moglie
aveva voluto prendersi. Dico, di farmi notare che il naso mi
pendeva verso destra.
Riflessioni:
1a - che io non ero per gli altri quel che finora avevo creduto
di essere per me;
2a - che non potevo vedermi vivere;
3a - che non potendo vedermi vivere, restavo estraneo a me
stesso, cioè uno che gli altri potevano vedere e conoscere;
ciascuno a suo modo; e io no;
4a - che era impossibile pormi davanti questo estraneo per
vederlo e conoscerlo; io potevo vedermi, non già vederlo;
5a - che il mio corpo, se io considerato da fuori, era per me
come un’apparizione di sogno, una cosa che non sapeva di vivere
e che restava lí, in attesa che qualcuno se la prendesse;
6a - che, come me lo prendevo io, questo mio corpo, per essere a
volta a volta quale mi volevo e mi sentivo, cosí se lo poteva
prendere qualunque altro per dargli una realtà a modo suo;
7a - che infine quel corpo per se stesso era tanto niente e
tanto nessuno, che un filo d'aria poteva farlo starnutire, oggi,
e domani portarselo via.
Conclusioni:
Queste due per il momento:
1a - che cominciai finalmente a capire perché Dida mia moglie mi
chiamava Gengè;
2a - che mi proposi di scoprire chi ero io almeno per quelli che
mi stavano piú vicini, cosí detti conoscenti, e di spassarmi a
scomporre dispettosamente quell'io che ero per loro.
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