In edizione integrale con introduzioni, riassunti, analisi:

In linea dal 20/12/2000 - Aggiornato al 3.2.2012

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INTRODUZIONE

Pubblicato nel 1915 col cinematografico titolo "Si gira", riedito nel 1925 come "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", questo è il romanzo in cui Pirandello si misura più direttamente col suo tempo di rivoluzionarie innovazioni tecnologiche.

 

Romanzo polemico e controcorrente nel clima di una modernolatria dannunziana e futurista, i "Quaderni" si propongono a difesa di un teatro/vita (crocevia di partecipazioni emotive attori-pubblico), contro un cinema/forma (frigido ripetitore di stereotipati fotogrammi).

 

Minacciato dall'incombente morte dell'arte, l'artista, rifugiatosi in una scrittura-terapia, rivendica un ruolo demistificatore verso la pervasiva e mercificante industria culturale, in grado di asservire alla logica del guadagno le più varie figure di intellettuali.

 

Su toni anticipatori più dell'orrore allucinante di un Fritz Lang che dell'amara ironia di Chaplin, si consuma una moderna discesa agli inferi da cui emerge la persistenza della parola scritta.

 

La struttura riflessiva dei Quaderni, sottolineata nella nuova titolazione, mentre afferma la morte del romanzo ottocentesco - adombrato nella vieta storia di amore e morte presa a mero pretesto di narrazione - apre al nuovo romanzo del Novecento, affidato a scansioni spazio-temporali tutte interiori.

 

Nel primo dei sette quaderni che compongono il romanzo Serafino Gubbio, l'io narrante, precisa il suo ruolo nel mondo del cinema: «Sono operatore. Ma veramente, essere operatore, nel mondo in cui vivo e di cui vivo, non vuol mica dire operare. Io non opero nulla». Più avanti aggiunge: «Soddisfo, scrivendo, a un bisogno, prepotente. Scarico la mia professionale impassibilità».

 

I Quaderni registrano in forma di diario, con frequenti recuperi e scarti della memoria, la fluidità di un'esperienza professionale di cui è titolare passivo il protagonista, portato per la sua formazione filosofica allo studio degli altri per coglierne l'oltre acquattato nel profondo. Un di là da se stessi che gli uomini comuni non percepiscono e che in certi momenti si manifesta, turbandoli, al di fuori del linguaggio e dei comportamenti consueti. Serafino Gubbio, napoletano, con il «baco in corpo della filosofia», avvalendosi di una modesta eredità, a ventisei anni aveva intrapreso gli studi universitari in Belgio. Tornato a Napoli, si era abbandonato a una «vita da scapigliato» fra giovani artisti, fino a esaurire il piccolo patrimonio. Una rigida sera di novembre Serafino Gubbio giunge a Roma «con scarse speranze» e, in cerca di alloggio, si imbatte in un vecchio amico sardo, Simone Pau, che lo conduce a Borgo Pio nel suo albergo, un Ospizio di Mendicità, dove, malgrado la tristezza del luogo, Serafino accetta di restare. L'indomani inizia la sua grottesca avventura.

 

All'ospizio arriva una troupe di attori della Casa cinematografica La Kosmograph per la ripresa «di un interno dal vero» nell'asilo notturno. La troupe è guidata dal direttore di scena Nicola Polacco, amico d'infanzia e compagno di studi di Serafino. Polacco gli offre un lavoro di operatore alla Kosmograph, un ruolo su misura per chi, estraniato da tutto e da se stesso, ha raggiunto la «perfetta impassibilità» e può agevolmente ridursi a «una mano che gira la manovella» della macchina da presa.

 

Serafino accetta l'impiego anche perché, per il suo studio dell'umanità, vuole osservare da vicino il comportamento di una delle attrici della troupe in cui ha riconosciuto Varia Nestoroff, un'inquietante avventuriera russa, che, con la sua rapace personalità aveva distrutto la vita di persone a lui care.

 

Varia Nestoroff era stata infatti fidanzata di un giovane pittore di Sorrento, Giorgio Mirelli, a cui Serafino, quando era ancora studente, aveva impartito lezioni private. Giorgio viveva con la nonna e la sorella Lidia, fidanzata ad Aldo Nuti, giovane aristocratico napoletano, attore dilettante e amico del fratello. Alla vigilia delle nozze tra Giorgio e Varia, Aldo Noti, per dimostrare all'amico l'indegnità della donna che sta per sposare, diviene l'amante di Varia. Giorgio, ferito dal tradimento, si uccide. L'orrore del tragico evento allontana i due amanti. Ma Aldo Nuti, diviso tra amore e odio per la donna - che intanto è divenuta prima attrice della Kosmograph - per riavvicinarla si fa scritturare come attore dalla Casa cinematografica. La Nestoroff è ora l'amante di un attore siciliano, Carlo Ferro, uomo rozzo e violento che la brutalizza. I rapporti di Varia con gli uomini sono oggetto di particolare studio da parte di Serafino Gubbio che osserva: «Nemici per lei diventano gli uomini, a cui ella s'accosta, perché la aiutino ad arrestare ciò che di lei le sfugge: lei stessa, sì, ma quale vive e soffre, per così dire, di là da se stessa». Ma gli uomini a cui si accosta, affinché la aiutino a comprendere il suo oltre, la deludono perché mostrano di desiderare solo il suo corpo e allora per vendicarsi e «per mostrar loro in quanto dispregio tenga ciò che essi sopra tutto pregiano in lei», si offre a uomini indegni come Carlo Ferro.

 

La donna insegue con tormento l'«ossessa che è in lei», da cui si sente dominata e che si manifesta enigmaticamente nella sua immagine «alterata e scomposta» che appare sullo schermo, «Vede lì una, che è lei, ma che ella non conosce».

Alla Kosmograph si prepara un nuovo film di soggetto indiano, La donna e la tigre, con una scena finale molto rischiosa, in cui un cacciatore dovrà affrontare una tigre - un feroce esemplare acquistato dalla Casa cinematografica - e abbatterla.

 

Il ruolo del cacciatore è affidato a Carlo Ferro, ma all'ultimo momento Aldo Nuti ottiene di sostituirlo. L'attore, seguito da Serafino Gubbio con la sua macchina da presa, entra in una grande gabbia, le cui sbarre sono state coperte di tronchi e fronde per simulare la giungla; attorno al set Varia Nestoroff e altri attori assistono alla scena.

 

Al «si gira», nella gabbia viene introdotta la tigre; Aldo Noti imbraccia il fucile, ma rivolge la mira, attraverso uno spiraglio tra le sbarre, sulla Nestoroff che cade fulminata; la tigre si lancia su Nuti e lo sbrana prima di essere abbattuta.

A Serafino, che con impassibile professionalità aveva ripreso la scena, la voce, per il terrore gli «s'era spenta in gola, per sempre».

Il film, per la morbosa curiosità suscitata dalla «volgare atrocità del dramma», sarà un successo e Serafino, ridotto a un «silenzio di cosa», acquisterà l'agiatezza, ma continuerà «- solo, muto e impassibile - a far l'operatore». Per comunicare con gli altri uomini, che riceveranno «sicura ospitalità» nel suo silenzio, non gli resta che «una penna e un pezzo di carta», l'esercizio della scrittura.

 

Il romanzo ha offerto alla critica varie chiavi di lettura: dalla polemica, dichiarata dall'autore, contro «la Macchina che meccanizza la vita» schiavizzando l'uomo, a quella contro la cinematografia nascente che, con la sua riproducibilità tecnica, comporta, rispetto al teatro, la perdita dell'atmosfera irripetibile della sua autenticità.

 

Per altri la vicenda di Serafino Gubbio rappresenta invece la metafora dell'impassibilità dell'arte. Per Giacomo Debenedetti, la materia fluida non riducibile all'univocità dei personaggi dei Quaderni di Serafino Gubbio, connota l'opera come «un romanzo da fare» con una tematica centrale, quella dell'oltre, che costituisce «il problema tipico dell'arte espressionistica». I Quaderni sono pertanto «una negazione di quel romanzo fatto che era il romanzo naturalista, sono poi anche con il loro impianto ideologico, una condanna senza appello della narrativa naturalistica».

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QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO, OPERATORE - 1915/1925

Scheda e personaggi

dal sito Istituto Statale di Istruzione Tecnica Ugo Bassi - Pietro Burgatti - Ferrara

INTRODUZIONE
Con i "RACCONTI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE, ovvero "SI GIRA …" (come il titolo della prima edizione del 1915 ritoccato nel ’25), la voce rientra nel campo del protagonista Gubbio, che è in questo caso percettivo piuttosto che rievocativo. La sua struttura tende a mettere in sintonia la narrazione con l’imprevedibilità degli accadimenti che il protagonista, SERAFINO, "registra" con lo sguardo meccanico della cinepresa, "un grosso ragno nero sul treppiede", sottolineando però la dimensione nascosta alla macchina. E’ la dimensione dell’oltre che non sfugge all’impassibilità della manovella che gira, un oltre che nello sviluppo del racconto svelerà antefatti drammatici dei suoi personaggi, alle prese con le problematiche esistenziali della persona, problematiche che strazieranno Serafino, costretto a riprendere pezzi di vita tormentate da dare in pasto alla cinepresa. La forma di diario degli eventi assume quasi l’aspetto organizzato della dimensione cinematografica; con cioè primi piani con l’emergere improvviso di ricordi vissuti.

SCHEDA LIBRO

AUTORE: Luigi Pirandello
TITOLO: "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" (Anno 1925)
TITOLO ORIGINALE: "Si gira"

(Uscito a puntate su la Nuova Antologia; 1 giugno-15 agosto1915)
SCANSIONE INTERNA DELL’OPERA: il romanzo è suddiviso in sette "quaderni" a loro volta composti da capitoli
NUMERO PAGINE: sono presenti 220 pagine
EDITORE: Garzanti
LUOGO DI EDIZIONE: Italia
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1°edizione 1993
GENERE: Romanzo
 


ARGOMENTO DELL'OPERA

 

Serafino impartiva lezioni private a Giorgio Mirelli, convivente assieme alla sorella Ducella nella casa dei nonni Carlo e Rosa nella campagna sorrentina; luogo di pace e di tranquillità, inquinato poi dall’arrivo della Varia Nestoroff di cui Giorgio si innamorò. Aldo Nuti, spasimante fidanzato di Ducella, considerava la Varia indegna di questo, e l’aveva corteggiata per offrirgliene la prova. Ma davanti alla terribile rivelazione si era ucciso. Serafino, trovandosi a Roma, viene accolto da un amico (Simone Pau) in un "OSPIZIO DI MENDICITA’", nel quale, durante le riprese di un’autentica realtà della civiltà emarginata, viene ingaggiato come operatore dal direttore di scena Nicola Polacco, suo vecchio amico di banco.
Entrato nell’ambiente cinematografico incontra proprio lei, la Varia Nestoroff, portatrice di ricordi amari e di affetti perduti, dello strazio per quella casa distrutta e dell’amore nutrito segretamente per Ducella.
Come operatore, Serafino sta ora girando il film colossal "LaTigre", assieme al nuovo compagno della Varia Carlo Ferro, incaricato di sceneggiare l’uccisione di una tigre appositamente comprata dalla casa cinematografica. Questo ruolo viene poi ricoperto dal Nuti (uomo dalla personalità ormai distrutta), tornato per consumare gli ultimi strazi dell’esistenza assieme a lei, la Nestoroff. Ma il Nuti porta altro dolore e scompiglio nella vita di chi gli sta accanto; la nuova ducella Luisetta è costretta quasi a regalare parte del suo amore al Nuti, delirante nella speranza di riacquistare la sua vecchia Ducella, temporaneamente rimpiazzata, illudendo Luisetta di un amore sincero che le verrà ingiustamente ferito, e che ferirà ancora una volta Gubbio, nuovamente consumato da un amore soffocato.
Durante la messa in scena del film Nuti spara alla Nestoroff lasciandosi poi sbranare dalla tigre. Vittima ne rimane Serafino, impazzito e soffocato nella voce dal terrore.

Tempo
Il periodo storico in cui è ambientato il romanzo corrisponde a quello in cui viene steso, intorno al primo decennio del Novecento. Sono di fatto questi gli anni in cui il cinema muto si sviluppa maggiormente soffocando il teatro, gli anni della grande meccanicità della società. Anni che segnano grandi traguardi della tecnica e della scienza, che portano un segno di riflessione da parte di Pirandello.

Spazio
Il romanzo è inizialmente ambientato nei borghi della periferia di Roma dove Gubbio, in cerca di alloggio per una notte, incontra un suo vecchio compagno Simon Pau che lo accoglie nella locanda dove affitta: "L’OSPIZIO di MENDICITA’".
Il racconto si estende anche in questo ospizio, luogo di incontro di un terribile passato: la Nestoroff, donna russa dedicatasi nel frattempo all’attrice nei film muti. In una piccola analessi il protagonista scorre alcune vicende nella dolce "Casa dei nonni" sorrentina; qui, lontani dalla meccanicità e dalla crudeltà del mondo esterno, vivono i nonni Carlo e Rosa di Giorgio Mirelli e Ducella. Lo spazio ritorna poi a Roma negli studi della Cosmograph, e nelle abitazioni di Serafino Gubbio e dei personaggi Nuti e Cavalena.


Lo spazio della Roma tetra rappresentata, e il dormitorio appaiono luoghi alienati, ma poi riprendono una loro autenticità. L’ospizio col violino che ha smesso di suonare rappresenta una ribellione contro la meccanizzazione dell’arte (riferimento al quaderno 1°- 5° capitolo al pianoforte-melodico), che si riscatterà di fronte alla tigre, emblema della forza della natura inalterata. Ma la tigre è in gabbia e il dormitorio è un’altra gabbia spregiata, un limbo ai limiti della vita; due piccole isole in un oceano tempestoso.
 

Il livello della storia e del discorso
Il romanzo presenta delle anacronie, cioè delle discordanze fra l’ordine degli avvenimenti e l’ordine del discorso; fabula ed intreccio non coincidono.
Infatti la narrazione comincia con una breve retrospezione di circa un anno, atta ad immergere il lettore nella trama del romanzo, consentendogli di comprendere gli avvenimenti che si svilupperanno in seguito. Sono anche presenti sommari in cui il tempo del racconto è maggiore di quello degli avvenimenti; tecnica adotta per evidenziare i punti salienti e la chiave di lettura.


Esordio, spannung e scioglimento
I "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" sono riconducibili allo schema narrativo più frequente, cioè composto da un esordio (turbamento della situazione iniziale), Spannung (momento di massima tensione), ed infine lo scioglimento con lo stabilizzarsi di una nuova situazione non necessariamente positiva.
Esordio: suicidio di Giorgio Mirelli
Spannung: la messa in scena del cacciatore Aldo Nuti nella gabbia assieme alla tigre.
Scioglimento: omicidio e suicidio della Varia e del Nuti; perdita della voce da parte dell’operatore Gubbio.


PERSONAGGI PRINCIPALI

 

Serafino Gubbio "operatore"

E' il protagonista del romanzo e la voce narrante. Non compaiono note morfologiche sulla sua fisionomia. Si definisce "operatore" in quanto la sua professione consiste in "una mano che gira una manovella", una mano impassibile alle azioni che riprende.

 

Dopo aver ereditato una buona somma di denaro, si è orientato verso gli studi umanistici.

Ha impartito lezioni a Giorgio Mirelli alla casa di Sorrento, casa a cui rimane e rimarrà legato non solo per il clima mite e sereno, ma anche per l’amore nutrito verso Ducella.

Di fatti ritornerà in quel luogo, ora non più così caro come credeva perché col tempo cambiano anche i sentimenti.


Gubbio si fa però portavoce della sofferenza dei personaggi con cui vive; li osserva, li analizza, scopre loro la "maschera" facendosi specchio. Afferma di voler essere l’albergo di tutti, per poter confortare loro con lo stesso conforto che loro stessi pretenderebbero. Questo proposito muterà poi nell’animo del protagonista fino a ripudiare una realtà assurda e feroce, chiudendosi dietro la sua macchina da presa, come freddo, impassibile operatore, raggiungendo la pura perfezione della professione.


"…Ho sprecato per voi un po’ di quello che non mi serve affatto; perché a me serve soltanto la mano…" (Quaderno 7°-pag190).


"…Caro signore creda pure che a me non fa né caldo né freddo: colpisca o fallisca il colpo; faccia dentro la gabbia quello che vuole; io non mi commuovo, stia sicuro. Qualunque cosa accada, seguiterò impassibile a girare la macchinetta." (Quaderno 7°- pag215).

Varia Nestoroff

Donna dai capelli color fulveo, quasi cupreo; corpo elegantissimo, ritto, rigido, snello; un sorriso dolcissimo su le labbra, fresco come due foglie di rosa; due occhi freddi e sicuri nell’ombra delle sue lunghissime ciglia. E’ la diva della Cosmograph dove lavora come prima attrice, ma in lei spesso si notano repentini turbamenti, espressioni sconvolte sconosciute persino a lei sulla pellicola. Lo schermo diventa uno specchio dove la Nestoroff vede lì una che è lei, ma che non conosce; vorrebbe non riconoscersi in quella; ma almeno conoscerla per poterla placare dalle sofferenze. Cercare di arrestare quella parte di lei che le sfugge; questo è l’aiuto che pretenderebbe dagli uomini a cui si allaccia. Ma questi non vedono altro che il suo corpo, ne rimangono abbagliati, alimentando sempre più in lei la sete di vendetta e di odio che la pervade. Giorgio Mirelli illuminandola di sentimenti solo da lui percettibili, e non aiutandola psicologicamente, non poté che invelenirla di più. Non basta il fatto che Giorgio mirasse al suo corpo solo idealmente, rendendo alla Nestoroff ancora più difficile la vendetta. Volendo essere maligni (Serafino), si può ipotizzare ch’ella si fece desiderare fisicamente, per poi costringerlo ad assaporare solo ciò con cui prima si saziava.
Dopo il suicidio del Mirelli, per castigo e per curare in lei un male disperato si è fidanzata con Carlo Ferro, che di buone maniere proprio non è… , un altro asprissimo rimedio a cui stringendo i denti si aggrappa. Tant’è vero che la venuta e la possibile minaccia del Nuti non la turba minimamente; nulla in confronto al Carlo Ferro.


Aldo Nuti

Di aristocratica astrazione sociale (barone), il Nuti innamorato di Ducella, cerca di difendere la famiglia dalla venuta della Nestoroff: Convince Giorgio che egli riuscirebbe ad avere da lei quello che lui non ha avuto svelandone la sua vera personalità. Il tradimento del patto stipulato da Giorgio con il suicidio, lascerà un baratro di demoniacale struggezza nell’animo del Nuti. Dapprima cerca inutilmente di confortarla con la solitudine; ecco quindi la scelta di condividere il suo dolore con la causa: la Nestoroff. Lampi di follia lo assalgono, nei quali si approfitta indegnosamente delle cure e dell’amore di Luisetta scambiata per Ducella, e poi lasciata illusa. Prese delle partecipazioni della casa cinematografica, riesce ad accapparrarsi alcune parti da attore, come quella che strappa ingenuamente a Carlo Ferro, cadendo nelle grinfie della Varia come aveva progettato: fargli capire che lei poteva manipolarlo ed esporlo ai pericoli più rischiosi del lavoro; comparire dinnanzi ad una tigre per spararle a pochi metri. Ecco quindi l’unica via possibile d’uscita: l’omicidio della Varia ed il proprio suicidio.
 

Carlo Ferro

Anch’esso attore alla Cosmograph, è un personaggio che muta aspetto nel corso del romanzo. Viene inizialmente descritto come un rozzo ed un volgare, incapace di nobili sentimenti, e per questo scelto dalla Nestoroff come sua dolorosa cagione. Ma in una confessione a cuore aperto, cioè senza maschere, dimostra a Serafino una gran sensibilità, e una capacità di analisi della nostra società molto sofisticata.

Cavalena

E' un commediografo della Cosmograph succube della gelosia della moglie malata. La sua, altro non è che una situazione di comodo; indossando la maschera della gelosia della moglie nasconde a se stesso l’impossibilità d’uscita dagli schemi della società.

Luisetta

Figlia di Cavalena è una innocente vittima delle discordie dei genitori, e soprattutto dalle dicerie della gente. Non potrà mai più contare sulla spensieratezza d’animo che si addicerebbe ad una ragazza della sua età. Per di più rimane illusa dall’amore, che cede quasi istintivamente al Nuti, non corrispostogli; un amore ceduto non ritrovato che accentua in lei il senso di vuoto della vita.

 



Lingua
Particolare è il registro utilizzato dall’autore nel romanzo, ricco di tecnicismi dell’ambiente cinematografico; lo scopo è di ambientare il più possibile il lettore nell’opera, ma ha anche il compiti di rendere più efficace il contrasto della meccanicità sulla nature, sull’uomo. Tra le figure retoriche utilizzate compaiono a, la metafore e qualche similitudine.
Nel complesso il romanzo segue uno stile più che complesso, analitico; un procedimento di analisi non subito cogliibile da un lettore in erba nella letteratura pirandelliana.
 


Problematica presentata nell’opera
Molteplici sono le problematiche presentate nell’opera; la "maschera" degli individui, portatrice di sentimenti impenetrabili da pare degli altri.

Questo non fa altro che accentuare l’incomunicabilità dei personaggi, aumentandone la sofferenza e il disagio che li pervade.

Il contrasto fra Pirandello e i suoi personaggi nasce dalla volontà dello scrittore di metterne a nudo l’anima nascosta; di scomporne l’apparente impassibilità e indifferenza di fronte ai casi della vita, e di capirne l’intima composizione per metterne in mostra la loro vera forma che si concretizzerà una volta per tutte.

 

Ed è contro questo atteggiamento dell’artista che i personaggi tendono a ribellarsi, a mostrarsi insofferenti, per impedire la spietata analisi che inevitabilmente ne metterà a nudo miserie e grandezze, ma anche per essere descritti come essi si sentono e sono veramente dentro.

La riluttanza dei personaggi verso l’intento dell’autore è presto spiegabile nel seguente motivo: conoscere se stessi significa portare a galla le nostre crudeltà e le nostre violenze, da cui vogliamo mascherarci.


Appaiono subito evidenti le conflittualità umane e le tematiche pirandelliane: il vivere, l’io, immerse nell’era meccanizzata delle macchine.

Non casuale è la professione di Gubbio, né il suo continuo girare la manovella della camera da presa, obbligato a servirla per mangiare e quindi servo di essa.

Le macchine non fanno altro che accelerare e rendere più vaga la nostra esistenza, già effimera ed alienata per se stessa.


Emergente, è anche il forte timore di una meccanizzazione dell’arte del teatro da parte del cinema; nuova "arte" di massa, dai grandi e facili guadagni. Il cinema, ammasso sconnesso di fotogrammi ripresi meccanicamente dagli operatori delle cineprese (Serafino Gubbio), e meccanicamente collegati ed elaborati nei grandi edifici cinematografici. Il cinema, l’"arte" della pura finzione, l’"arte" delle macchine (attori, collaboratori macchine…).

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