Capitolo VIII
Il Ravì attendeva impaziente da circa due ore, appoggiato alla
ringhiera di ferro del viale all'uscita del paese, con gli occhi
a un punto noto dell'ampia, verde, vallosa campagna che s'apre a
piè del colle, su cui pare che Girgenti sia sdrajata. Di tanto
in tanto sbuffava e moveva qualche passo o dava uno scrollo
poderoso alla ringhiera, tenendo sempre gli occhi fissi laggiù,
alla macchia fosca dei cipressi del camposanto, a Bonamorone. E
borbottava:
- Giusto là, sicarii! Uccellacci di malaugurio!
A quell'ora la Passeggiata era deserta. Un soldato a una
finestra del grigio casermone dirimpetto lustrava uno stivale,
fischiando a distesa. Per lo stradone polveroso sotto la
Passeggiata passavan carri carichi di brocche d'acqua, tirati da
stanchi asinelli, a cui gli acquajoli non risparmiavano il peso
del loro corpo, dopo la penosa salita dalla sorgente d'acqua
potabile laggiù, presso il camposanto. Don Marcantonio si
curvava su la ringhiera, e li chiamava dall'alto:
- Di', di': hai visto due carrozze stamane, per tempo, laggiù?
Nessuno aveva visto nulla.
" Che siano andati altrove? " si domandava tra le smanie il
Ravì. " O che sieno tornati sù da un'altra parte? Non è
possibile! Questa è la via più corta. Devono tornar di qua! di
qua! "
E batteva le manacce su la ringhiera arrugginita.
- Ti possa seccar la lingua! - gridò alla fine al soldato che
non smetteva più di fischiare dalla finestra del casermone.
Don Marcantonio aveva rimorso di quel duello, come se davvero
fosse avvenuto per causa sua, per quel discorso cioè, che egli
aveva tenuto a l'Alletto poco prima delle nozze della figlia.
Non aveva difatti quel povero giovanotto preso le parti di
Stellina, come se questa fosse stata veramente sua promessa
sposa?
Egli non voleva ammettere, neppur dopo l'esito sciagurato della
festa nuziale e le scene violente della figlia, che il suo primo
ragionamento zoppicasse più d'un poco. Credeva piuttosto che il
diavolo si fosse divertito a cacciar la coda nella festa,
suggerendo prima a don Diego di offrire quel maledetto
bicchierino alla sposa, aizzando poi l'Alletto e il Borrani
l'uno contro l'altro.
" Per farmi disperare! " pensava il Ravì. " Ma io non debbo
dargliela vinta! "
In paese si faceva un gran ciarlare di quello sposalizio
terminato in una baruffa: il suo nome e quello di don Diego
correvan su la bocca di tutti; si ripeteva tra le risa la frase
ridicola scappata al povero Pepè: So anche il francese; quelle
poche gocce versate da don Diego su la veste della sposa eran
già diventate una mezza bottiglia, e le cose più strambe e più
buffe si narravano di quella serata ormai famosa.
Il giorno avanti a quella stessa mattina don Marcantonio s'era
visto guardare con derisione dalla gente. Gli avevan tolto il
saluto. Ebbene, tanto onore e piacere!
- Riderà meglio, chi riderà l'ultimo! Datemi due, tre anni di
tempo, e vedremo chi aveva ragione.
Intanto lui era là: sissignori, ad aspettare con ansia e con
legittima impazienza l'esito di quel duello. Giocava a carte
scoperte. Sissignori, Pepè Alletto, caro giovanotto, buono,
rispettoso, gli premeva, e sarebbe stato a suo tempo il marito
di Stellina, divenuta ricca, la più ricca del paese, e tutti e
due allora sarebbero stati felici a dispetto degli invidiosi, e
questa felicità l'avrebbero dovuta a lui. - Ma perché ancora non
tornavano le carrozze?
Don Marcantonio non seppe frenar più oltre la smania e s'avviò
per discendere lungo lo stradone sotto la Passeggiata. Appena
arrivato presso il casermone scorse una vettura in fondo, che si
avanzava a passo, polverosa.
- Eccola lì! - esclamò; e il cuore gli balzò in gola.
Si mise a correre faticosamente, ajutando col moto delle
braccia, le gambe tozze sotto il pancione.
C'è dentro il ferito; certo: va così piano... Chi sarà? chi
sarà?
La raggiunse:
- Chi c'è? - gridò, trafelato, col cappellaccio in mano, al
vetturino.
Gerlando D'Ambrosio sporse il capo dalla vettura ad ammiccare
dietro le lenti fortissime da miope, con faccia scura.
- Ah povero don Pepè! - esclamò il Ravì, percotendosi la fronte
con la palma della mano e guardando dentro la vettura.
Pepè Alletto, pallidissimo, con la giacca su le spalle, la
camicia aperta sul petto fasciato, gli volse uno sguardo
smarrito.
- Non c'è posto! Via, avanti! - impose al vetturino Nocio
Tucciarello con voce stizzosa.
- Dottore, mi dica... - scongiurò don Marcantonio.
- Avanti! - gridò il Tucciarello al vetturino.
- Ecce homo! Gesù tra i giudei! Birbanti Birbanti! - si mise
allora a gridare don Marcantonio con le braccia levate, restando
in mezzo allo stradone, ansimante, con le lagrime agli occhi, e
le gambe che gli tremavano dalla corsa e dalla commozione.