Né la signora Agata né Maria, rivedendola, le domandarono
nulla. Tutt'e tre stettero in silenzio un lungo tratto, con
gli occhi fissi nel vuoto.
- Se tu andassi dal Torchiara? - suggerì Anna, alla fine.
La signora Agata la guardò, come per dire: «A far che?».
- E` un'ingiustizia, - aggiunse Anna. - Qualche cosa il
Torchiara ti dirà... Anche per sentire... Potete durare
così?
Da due giorni, infatti, Marta non prendeva quasi cibo,
buttata lì sul letto, irremovibile.
- Che vuoi che mi dica? - Sospirò la signora Agata. - Ormai
il posto è dato...
- Ma era stato promesso a Marta, prima! - disse Anna.
- Ti spiegherà... No, senza farti illusioni, lo so; ma ti
dirà almeno qualche buona parola. Per scuotere questa povera
figliuola... Sù, Agata mia, va'... Ora stesso! Lo so, è un
sacrificio...
- Per me? - fece desolatamente la signora Agata, levandosi e
aprendo le braccia.
Tutto per lei, ormai, era come niente. Non aveva più
volontà. Si appuntò la cuffia vedovile su i capelli divenuti
grigi in pochi mesi, e disse:
- Per me, vado subito...
Come se avesse veramente da vergognarsi di qualche cosa,
schivava però per via gli sguardi della gente. Erano tanti,
tutto il paese era per l'ingiustizia, per la condanna; e
s'era nascosto il marito, l'uomo che non aveva chiesto mai
nulla, che non s'era mai inchinato ad alcuno. Che era lei?
Una povera donna era, sbigottita da quella ingiustizia,
sbigottita dalla sciagura; e si vergognava, sì, della
miseria, si vergognava della veste che aveva indosso. Marta,
Marta avrebbe dovuto starsene rassegnata e dimessa, ad
aspettare giustizia dal tempo: avrebbero lavorato tutte e
tre insieme, nell'ombra, e tirato innanzi alla meglio; senza
andare a suscitare di nuovo tutta questa guerra.
Ecco la casa del Torchiara. Salì a stento, ansimando, la
scala; davanti all'uscio prima di sonare, si nascose il
volto con le mani.
- E` solo? - domandò per prima cosa alla serva, che venne ad
aprirle.
- No, c'è il professor Blandino, - le rispose questa.
- Allora... aspetto qua?
- Come vuole... Intanto, l'annunzio.
Poco dopo, il cavalier Claudio Torchiara, scostando con una
mano la tenda dell'uscio e rialzandosi con l'altra sul naso
le lenti fortissime da miope che gli rimpiccolivano gli
occhi, chiamò:
- Venga avanti, favorisca, signora!
La prese per mano e la condusse davanti al canapè dello
studio.
La signora Agata, inchinando il capo con un sorriso mesto,
sedette in un angolo del canapè.
- Il professor Luca Blandino, - aggiunse il Torchiara,
presentandolo.
- Conosco... conosco... - interruppe l'uomo calvo e barbuto,
porgendo distrattamente la mano alla signora che guardava
imbarazzata. - La vedova di Francesco Ajala? Gran
galantuomo, suo marito!
Il Torchiara sospirò, rialzandosi una seconda volta sul naso
le lenti legate in grossi cerchietti d'oro. Vi fu un momento
di silenzio, durante il quale la signora Agata frenò a
stento le lagrime.
- Com'è vero, - riprese il Blandino, con gli occhi chiusi,
le braccia conserte, - com'è vero che la nostra condotta è
per gli altri giusta o ingiusta, non in virtù della sua
natura intrinseca, ma in virtù d'ordini estrinseci... Come
abbiamo giudicato noi Francesco Ajala? Lo abbiamo giudicato
col vocabolario di cui comunemente ci serviamo parlando
d'obblighi e di doveri, cioè senza penetrare affatto nel
codice particolare prescritto a lui dalla sua stessa natura
e redatto, per così dire, dalla sua educazione. Purtroppo
così giudichiamo noi!
E si alzò.
- Te ne vai? - gli domandò il Torchiara.
Il Blandino non rispose: si mise a passeggiare per la stanza
con le ciglia corrugate e gli occhi semichiusi, non
intendendo affatto, nella sua distrazione, di quanto
impaccio fosse alla signora la sua presenza e quanto
sconveniente.
- Ella mi fa l'onore di questa visita per la sua figliuola,
è vero, signora? - domandò piano il Torchiara, guardandola
con aria di rassegnazione e di scusa per la presenza del
Blandino, come se volesse dirle: «Pazienza! bisogna
compatirlo: è fatto così...».
Al Torchiara però non rincresceva affatto la presenza del
Blandino. Lo aveva anzi trattenuto apposta all'annunzio
della visita, per far che questa non durasse troppo e non
riuscisse soverchiamente penosa all'ottimo suo cuore,
sensibilissimo. Gli toccava infatti di togliere le ultime
speranze a quella povera madre... Ma era troppo presto,
ecco, per una nomina, fosse pur temporanea, di semplice
supplenza... Carriera difficile, difficilissima, quella
dell'insegnamento! Bisognava attendere ancora un po',
ecco... Oh, l'avvenire sarebbe stato piano, ridente di belle
promesse per la giovine maestra, senza dubbio! Come, come?
La Breganze? Ah sì... E a questa interrogazione molto
imbarazzante per l'ottimo suo cuore, il cavalier Torchiara
si grattò il capo con un dito e si rialzò una terza volta
sul naso le lenti. Sì, la Breganze, la nipote del
consigliere Breganze, amico suo... Nessuna inframmettenza,
badiamo! Precedenza soltanto, questione di precedenza,
ecco... Non di valore! Per quanto la Breganze, brava
insegnante anch'essa, via... Ma egli sapeva bene che il
valore della giovine maestra Ajala era incomparabilmente
superiore... oh sì! oh sì!
A Luca Blandino, mentre passeggiava assorto nei suoi
pensieri, con le mani congiunte dietro la schiena,
giungevano alcune frasi a mezzo, che gli facevano corrugare
vieppiù le ciglia, di tratto in tratto. Non intese nulla del
penosissimo dialogo; notò solo l'espressione d'angoscioso
smarrimento, di profonda disperazione sul volto della
signora Ajala, quando si alzò e chinò il capo in segno di
saluto.
- Auff! - sbuffò il Torchiara, dopo avere accompagnato la
signora fino alla porta, rientrando in salotto. - Non ne
posso più di questa maledetta faccenda! La compatisco,
povera signora. Ma che posso farci io, se la figliuola... Tu
m'intendi! Abbiamo la disgrazia di vivere in una piccola
città, dove certe cose non si sanno perdonare, né
dimenticare... Non posso mica mettermi, signor mio, contro
tutto il paese, Orazio sol contro BEOZIA tutta!
- Di che si tratta? - domandò il Blandino.
- Miserie, caro, miserie! Della più tremenda: quella in
abito nero! Di pane si tratta... Ma che posso farci, signore
Iddio benedetto? Me n'affliggo, e basta.
E spiegò al Blandino le ragioni della visita della signora
Ajala.
- Come? E tu l'hai mandata via così? - esclamò il Blandino,
in risposta. - Ohi ohi ohi... m'hai tutto scombussolato...
Come? Perdio! Ma qui bisogna agire, riparare... e subito!
Il Torchiara scoppiò a ridere.
- Dove vuoi andare adesso?
Il Blandino, tutto agitato, s'era messo a correre per la
stanza.
- Il cappello... Dove ho lasciato il cappello?
- La testa! la testa! - esclamò il Torchiara, ridendo
ancora. - Cerca la testa piuttosto!
Lo afferrò per un braccio.
- Vedi? Poi ti dicono pazzo! Prima hai preso le parti del
marito, nel duello; adesso vuoi difendere la moglie?
- Ma io non giudico come voi! - gli gridò Luca Blandino. -
Io giudico secondo i casi: non mi traccio, come voi, una
linea: fin qui è male, fin qui è bene... Lasciami agire da
pazzo! Vado a scrivere un letterone d'improperii a Gregorio
Alvignani... Ah, lui, il grand'uomo, se ne deve uscire così,
dopo aver gettato nell'ignominia e nella miseria un'intera
famiglia? Ma sai che le lettere gliele buttava dalla
finestra come un ragazzino? Ti saluto... ti saluto...
E il Blandino scappò via, tra le risa sforzate del cavalier
Claudio Torchiara.