In tali condizioni di spirito, una mattina, si recò in casa
di Anna Veronica.
Nel vederselo davanti, pallido, sconvolto, Anna restò.
- Che vuole da me?
- Scusi dell'incomodo... Stia, stia seduta, prego. Prendo la
seggiola da me.
Ma tutte le seggiole erano ingombre di biancheria
ammonticchiata, e Anna dovette alzarsi per liberarne una.
- Quanta bella roba... - fece Rocco, imbarazzato.
- Della baronessa Troìsi.
- Per la figlia?
Anna accennò di sì col capo, e Rocco trasse un sospiro,
contraendo la fronte e infoscandosi. Si ricordò dei
preparativi delle sue nozze, del corredo di Marta.
- Ecco la seggiola, - gli disse Anna, con impacciata
premura.
Rocco sedette, cupo. Non sapeva da qual parte incominciare
il discorso. Restò un momento con le ciglia aggrottate, gli
occhi bassi, insaccato nelle spalle, come in attesa di
qualche cosa che dovesse cadergli addosso. Anna Veronica,
ancora presa dallo stupore, lo spiava in volto acutamente.
- Lei... già saprà... m'immagino, - cominciò egli
finalmente, impuntando a ogni parola, senza alzar gli occhi.
- So che è amica di casa di... e anzi...
S'interruppe; non poteva seguitare in quel tono, in quella
positura. Si scosse, alzò la testa e guardò Anna in faccia.
- Senta, signora maestra, io credo che... sì, io non credo a
ciò che la gente va dicendo contro di... Marta, adesso, per
questa sua nuova pazzia...
- Ah, - fece Anna, crollando il capo con un mesto sorriso. -
La chiama pazzia, lei?
- Più che pazzia! - rispose Rocco, pronto, con ira. -
Scusi...
- Non so che vada dicendo la gente, - riprese Anna. - Me
l'immagino... E lei fa bene, signor Pentàgora, a non
crederci; tanto più che nessuno meglio di lei può sapere. -
- Non parliamo di questo! non parliamo di questo, la prego!
- saltò a dir Rocco, ponendo le mani avanti. - Non sono
venuto per parlare del passato.
- E allora? Scusi, se lei stesso dice che non crede... -
tentò d'aggiungere Anna.
- Che cosa? Sa che dice la gente? - domandò egli con voce
alterata. - Che la corrispondenza con l'Alvignani séguita...
Ecco!
- Séguita?
- Sissignora. E questo perché? Per l'eterna sua smania di
comparire! Ma come... tu sai ciò che ti pesa addosso, sai
quello che hai fatto, e hai il coraggio d'uscire in piazza a
sfidare la maldicenza del paese? La gente parla... Sfido!
Come ha ottenuto quel posto?
- Ma si sa! - fece Anna con amarissimo sdegno. - Così
soltanto oggi si ottengono i posti! E sono loro, i tanti
guardiani dell'onestà che ha il nostro paese, che insegnano
il modo e la via... Fate così, perché tanto... lo facciate o
no, è tutt'uno; per noi sarà sempre come se l'aveste fatto.
Sciocca Marta, dunque, che non l'ha fatto, è vero? Che le ha
giovato? Chi ci crede?
- Io non ci credo, le ho detto, - rispose Rocco,
infoscandosi maggiormente. - E pur nondimeno ritengo che, se
la gente sparla, non ha tutti i torti... Che vuole che si
capisca d'esami fatti più o meno bene? Si pensa all'intrigo,
si pensa! Eh, non vuol guardarci, lei, da quest'altro
lato... Ecco perché può scusarla!
- Non solo, sa? - gridò Anna, levandosi, - ma anche lodarla,
signor Pentàgora! Io lodo Marta e l'ammiro! Perché entro
nella coscienza di quella povera figliuola e, se ci vedo un
rimorso per gli altri che penano per lei ingiustamente, non
ci trovo però né macchia né peccato, davanti a Dio! Ci trovo
il bruciore per le offese, per gli oltraggi patiti, ci sento
un grido: «Ora basta!». Ma sa lei come sono ridotte? Sa che
non hanno più neanche da mangiare? A chi spettava di
sostenere la madre e la sorella? di rialzarle un po' dalla
miseria? So io, so io il sacrifizio che le è costato, povera
Marta! O dovevano morire di fame per far piacere a lei e al
paese?
Rocco Pentàgora si alzò anche lui, stravolto, con la faccia
pezzata qua e là di rosso; s'aggirò smaniosamente per la
stanza, tastando i mobili, agitando continuamente le dita;
poi s'accostò ad Anna, con gli occhi torvi, le afferrò le
mani:
- Senta, signora maestra... Per carità, le dica... le dica
che rinunzii all'idea di... di far la maestra; che... che
non dia più cagione alla gente di sparlare e... e provvederò
io, dica così, ai bisogni della sua famiglia, senza... senza
farlo sapere a nessuno... neanche a mio padre, s'intende!
Glielo prometto su la santa memoria di Francesco Ajala! Non
lo faccio per amore, creda! lo faccio per decoro, di lei e
mio... Glielo dica...
Anna Veronica promise di far l'ambasciata: e poco dopo egli,
ripetendo raccomandazioni e promesse, andò via più turbato e
smanioso di com'era venuto.
- Per decoro, non per amore... Glielo dica. Per decoro!
siamo intesi...