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Pubblicata in Nuova Antologia, 1° maggio
1902
2.
NUVOLE
Mi par che dentro al cranio smisurato
del mondo addormentato,
siccome dentro al mio tanti pensieri,
nuvole bianche e nuvoloni neri
errin col triste tedio di chi sa
che il proprio fin giammai non giungerà.
Nuvole, e quanti, in rea lotta coi fati,
pe ‘l mondo son passati,
eroi, tiranni, fisso in mente il chiodo
di dargli pace o assetto in qualche modo.
Daccapo, sempre. E s’immolò Gesú.
L’umanità per lui forse è risorta?
Triste prima, triste ora, ahi forse piú...
Ma poi, del resto, nuvole, che importa?
Speriamo... E come voi, nubi, le umane
speranze appajon vane
prima talor che giungano ad effetto.
Ansio, di giorno in giorno io le rimetto;
talvolta il cuor le scuote e avventa: mai
del tempo e del mister s’apre la porta.
L’uom se ne rode, se n’affligge assai...
Ma poi, del resto, nuvole, che importa?
Passano gli anni.. Il tempo par che dorma,
e volge, e ne trasforma,
siccome il moto o l’aura voi; ma intanto
son sempre quelle del riso e del pianto
le cagioni; la fune, sempre quella:
in nuovi intrecci, in nuovi nodi attorta.
Smania l’uomo a strigarla, s’arrovella...
Ma poi, del resto, nuvole, che importa?
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