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Pubblicata in Nuova Antologia, 16 gennaio
1909
3.
MERIGGIO
Segano l’afa le cicale. Acuto,
sottile e lamentoso, ad ora ad ora,
requie uno strido di pispola implora
qua, dalla macchia cedua, ov’io seduto
mi sto su un ceppo, e l’ombra mi ristora.
Calan ne l’ombra a un fil de la seguace
lor bava appesi, giú da cima, i ragni.
O pispola mia dolce, che ti lagni
de lo stridor de le cicale, pace
non han neppur gl’insetti, tra i castagni.
Ci sono i ragni! E ci son le formiche
anche per me... Ce n’ho già tante addosso!
Sú, entratemi pe ‘l naso, fino all’osso,
care, e il cervel ridotto in tante miche
portatevi, formiche, al vostro fosso.
Se Dio v’aiuta, finita l’estate,
sentirete che gusto! Entrate, entrate...
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