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Pubblicata in Nuova Antologia, 1° maggio
1902
1.
LEGGENDO LA STORIA
Sú, allegra, allegra, cara mia! Mi pare
che tu la prenda un po’ troppo sul serio.
Delitti, infamie, sí, senza criterio,
impudicizie da strasecolare;
ma gajo papa era Alessandro Borgia,
tranquillo e ingenuo nelle sue nequizie;
tranne quel della donna, senza vizi, e
sobrio, anzi frugale in mezzo all’orgia.
Ebbe per l’oro, è vero, anima lurca,
ma lo spendeva poi, tutto, tal quale.
Né per un papa infin la vedo male
che andasse a caccia vestito alla turca.
Di piú d’un figlio con Vannozza reo,
diede a Vannozza sua piú d’un marito;
ma l’ultimo, il Canal, bravo erudito:
il Polizian gli dedicò l’Orfeo,
Quanti vitelli con moderna clava
accoppa l’uomo e se li mangia? Orbene,
papa Alessandro, accoppator dabbene,
i suoi nemici, non se li mangiava.
Dunque, non mi seccar! Parole amare,
serio comento a questa fantocciata
della vita? Va’ là. Carta sprecata.
Ridi meglio, narrando, e lascia fare.
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