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Pubblicata nella Riviera Ligure, febbraio
1904
2. L’OCCHIO PER LA MORTE
Sono stato a veder l’amico morto.
Sta benone. Men brutto (ah, brutto egli era
povero amico!): e quel pallor di cera
e la calma in cui sta da savio assorto,
gli dànno or l’aria mesta e tollerante,
che si sforzò d’avere in vita, e certo
non ebbe. Intanto, che peccato! aperto
gli è rimasto quell’occhio, che in costante
studio lo tenne: or possiam dirlo, credo:
l’occhio di vetro. Orrendo, nella faccia
spenta, quel guardo fiso, di minaccia...
Quell’occhio par che dica ora: – «Io ci
vedo!»