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Pubblicata in Roma letteraria, 25 agosto
1896
3. IL TESORO
Ricco jeri, oggi povero. E non so
com’ita se ne sia tanta ricchezza.
Non del tesor perduto è l’amarezza;
ma il non saper come perduto io l’ho.
Nessun piacer, nessuna gioja, aimè,
la cui memoria avrebbe almen potuto
consolar la miseria e il viver muto,
o dello stato mio dirmi il perché
Come dunque ridotto mi son qui?
Con la ricchezza mia potea far tanto,
e nulla ho fatto, e son povero intanto...
L’ho sperduta in ispiccioli, cosí...
Non l’opera che dia lustro a un’età,
né la gioja ch’empir possa una vita.
Dunque tanta ricchezza m’è servita
per comperarmi questa povertà.