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Fuori di chiave - 1912

 

II.

 

 

IL PIANETA

1
Gira, gira... Nello spazio
tante trottole. Ci scherza
Dio. Talvolta con la trottola
di man sfuggegli la ferza,

ed in cielo allor si vedono
le comete... – O savio antico,
teco or piú non posso io credere
che la terra l’ombelico

sia del mondo e che s’aggirino
sole ed astri a lei d’attorno
per offrirle uno spettacolo
e far lume notte e giorno.

Se sapessi con che fervido
indefesso acuto zelo
ci siam messi noi medesimi
a scoprirci atomi in cielo!

2.
Ma la Terra, se non bella,
via, non c’è poi tanto male:
dican pure ch’è una stella
d’infim’ordine; che vale?

C’è bei monti, c’è ubertosi
piani, e poi ci sono mari,
se vogliamo, spaziosi...
Forse i viveri son cari.

Città belle, ve ne sono:
per esempio, dove metti
Roma? Vino e vitto buono;
buone donne; buoni letti...

Piú poeti in belli squarci
n’han già reso grazie a Dio.
Ma che siam venuti a farci?.
Tu lo sai? No? Neppur io.

3.
Non siam fatti per capire
tutto in prima. Pazienza!
Dovrem pure un dí morire.
La ragion dell’esistenza

la sapremo, forse, dopo.
E che fare intanto? Attendere
alla vita e, a breve scopo,
per non stare in ozio, prendere

una cosa pur che sia,
seria o vana, importa poco:
quel che importa è che si dia
importanza al proprio gioco.

Giacché stolto è l’uom che vuole
ragionar le cose arcane,
fabbricando di parole
vane, leggi ancor piú vane.

Di sentenze n’ho sentite
d’ogni conio: dolci e amare;
ma, tra loro, tutte in lite:
un continuo mareggiare.

Sieno vere queste o quelle,
forse è meglio viver solo
per amar le donne belle... –
ma ne vien qualche figliuolo.

4.
Facciam conto una vettura
questa nostra Terra sia,
sempre in giro, alla ventura,
su cui far dobbiam la via.

Postiglione, il vecchio Tempo;
passegger’ precarii, noi:
forse, in prima, è passatempo;
poi, col tempo, ti ci annoj.

Giornalmente il vetturale
vien lo scotto a dimandare:
c’è chi scende, c’è chi sale,
ma ciascun deve pagare.

E il viaggio costa assai,
e si sta scomodi bene;
si va sempre innanzi e mai
a destin non si perviene.

Io, per me, forse v’ascesi
troppo tardi, e ci sto male.
Tutti i posti erano presi:
seggo su l’imperiale.

Stelle e nuvole pe ‘l cielo
di guardar solo m’è dato:
m’è nell’ossa entrato il gelo
e sternuti alzo al creato

Graziosi i venticelli
scherzan su la testa mia
e gl’inganni ed i capelli
tutti, aimè, mi portan via.

D’aspettar cosí mi resta,
paziente passeggere,
ch’abbia fine per me
questa strana gita di piacere.

 

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Poesie

1912

FUORI DI CHIAVE

INTRODUZIONE

I.

 

 

 

1. PRELUDII: ORCHESTRALE E DI PARTENZA

2. RICHIESTA D'UN TENDONE

3. INGRESSO

4. LA META

II.

IL PIANETA

III.

 

 

 

1. CREDO

2. LO STAJO

3. IL TESORO

4. BOLLA E PALLA

IV.

 

 

1.  VECCHIO AVVISO

2. MELBTHAL

3. RITORNO

V.

 

 

 

1. PRIMAVERA DEI TERRAZZI

2. L'OCCHIO PER LA MORTE

3. ONORIO

4. DAL FANALE

VI.

 

 

1. STORMO

2. PIAN DELLA BRITTA

3. A UN OLIVO

VII.

 

 

 

1. SEMPRE BESTIA

2. CHIU'

3. MERIGGIO

4. ULTIMO VATE

VIII.

 

1. GUARDANDO IL MARE

2. NUVOLE

IX.

CONVEGNO

X.

 

 

 

1. LEGGENDO LA STORIA

2. LA CACCIA DI DOMIZIANO

3. TORMENTI

4. COMIATO

Poesie

da 

INTRODUZIONE

1889

Mal giocondo

1890

Pasqua di Gea

1890-1922

Poemetti

1890- 1933

Poesie sparse

1895-1896

Elegie Renane

1901

Zampogna

1909

Scamandro

1912

Fuori di chiave