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Poesia - scamandro - 1909
pretesto |
Le fanciulle trojane, quand'erano fidanzate, andavano a
bagnarsi nello Scamandro e gli si offrivano dicendo le
seguenti parole: « Ricevi, o Scamandro la mia
verginità! » Ora Eschine racconta che un suo amico e
compagno di viaggio, ateniese, invaghitosi d'una giovane
trojana, per nome Calliroe, nel giorno in cui essa,
fidanzata, doveva bagnarsi nel fiume, andò a nascondersi
nelle macchie che erano su la riva, e si circondò la
testa di giunchi e di canne. Allorché Calliroe ebbe
pronunciato la sua offerta, il giovane rispose: « Ed
io l'accetto volentieri! » Entrò nell'acqua,
condusse la fanciulla su la sponda opposta, e l'ingannò.
Eschine parla di quest'avventura come di una cosa
avvenuta quasi sotto i suoi occhi. Dice: « Noi
eravamo sopra un'eminenza con lo sposo e i parenti e
molti altri, donde vedevamo il luogo in cui si bagnavano
le fanciulle, per quanto lo permetteva la convenienza ».
Da notare, per l'intelligenza del testo, che il fiume
Scamandro, in cui le tre Dee vennero a bagnarsi prima di
comparire al giudizio di Paride, non meritava forse la
riputazione che i poeti, Omero segnatamente, gli hanno
formata. Belone dice d'aver veduto non un fiume, ma un
rigagnoletto, il quale d'estate era secco e nell'inverno
dava appena acqua bastante perché un'oca lo potesse
passare a nuoto.
PERSONE
Scamandro
Tre Najadi
Amadriade
Eumene, giovine ateniese
Ascanio, giovine trojano
Agatone, servo di Eumene
Calliroe, fidanzata di Ascanio
Caletore, suo padre
Proclea, nutrice
Corifeo
Coro nuziale
Due pastori
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Poesia - scamandro - 1909
Primo episodio - la pioggia |
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La riva sinistra dello Scamandro. A destra si scorge,
per breve tratto, il greto arido del fiume di tra gli
alberi e le piante che pòpolano la riva: querci, olmi,
cipero, loto. Scamandro, il vecchio dio del fiume, sta
inerte, sdrajato sul letto asciutto.
Scamandro
Adunator di nembi, Ermète, nulla
puoi piú rubarmi: tuttavia, t'invoco.
Dal dí che il figlio di Pelèo fin sulla
soglia del ciel lanciai coi flutti, e il foco...
Un'Amadriade (sporgendo il capo dal tronco di una
quercia)
— di Vulcano provasti, per vendetta
di Giuno... — O non ti secca, vecchio mio,
ricantare codesta favoletta
in tutti i toni, eternamente?
Scamandro
No.
Se una gocciola d'acqua piú non ho,
come vuoi che mi secchi?
Amadriade
Ah, questo è vero!
Godo che serbi ancora un po' di brio.
Scamandro
Come tu l'asinaggine, Amadriade.
Leggi ti prego, il re dei vati, Omero:
XXImo libro dell'Iliade.
Amadriade
Che hai detto?
Scamandro
Eh, c'eran qui, su le mie sponde,
querci ben altre ed olmi e tamerici
ai quali, liete copiose e piane,
nuove di lungi confidavan l'onde.
Chiedean le querci: — « Serba intatta e al mare
reca la nostra immagine! » — « Sí, care! »
rispondeano per me, le lor risate
rauche sorsando, le panciute rane.
Giorni beati! Epperò qui felici,
non gl'inverni soltanto, anche d'estate,
le Ninfe dimoravano. Ma, infesto,
distrusse il foco di Vulcan cotanta
vita e me pur cosí ridusse.
Amadriade
Questo il vate greco che m'hai detto canta?
Ne segue, se non erro, che di male
sempre cagion tu fosti a quanti presso
ti crebbero.
Scamandro
Dar torto a chi non vale
a farti piú del bene t'è concesso
da questa dura nostra sorte, o ingrata.
Ti compatisco. Lasciami invocare
Ermete. Berrai meco or che dal mare
torneranno le Najadi.
Amadriade
M'hai data la vita: un'anforetta d'acqua!
Scamandro
E se non ne ho neppure una goccia per me,
che obbligo ho di dartene? Le povere
tre Najadi ringrazia che mi fanno,
d'estate, questo gran servizio ogni anno,
finché non si benigni il ciel di piovere:
ir con le brocche infino al mare.
Amadriade
Pure questa quercia che m'ospita, cortese
t'è d'ombra assai...
Scamandro
Sí, forse a queste dure
pietre del greto: non scorro da un mese!
Amadriade
Languiamo pur la quercia ed io di sete.
Scamandro
Io me la godo, intanto, è vero?
Amadriade
Taci!
Le foglie, senti? trèmolano liete
a un fresco soffio d'aura...
Scamandro
E' son fallaci segni! Pe 'l ciel da molti giorni ormai
stan pensando le nubi ov'hanno a fare
un po' di pioggerella: alfin vedrai
che, gira gira, andranno a farla al mare.
Coro di foglie
Se l'ali noi del ramo
fossimo, e come i liberi
uccelli che alberghiamo
potessimo volare
lontan lontan lontano
al monte al piano al mare!
In tremito continuo
ci tien la brama, invano.
Ma qual segreta possa
ora nell'aria spira,
commossa — e sí n'attira?
Vertigine! Voliamo!
Noi, ali! E il nostro ramo?
Amadriade
Il vento se le porta, poverine,
e credon d'esser ali!
Scamandro
E or or cadranno.
Amadriade
Tante ne son cadute che già fanno
del greto al margin lì ricami e trine.
La pioggia anch'esse aspettano e che via
se le porti lontan la correntía.
Son le sole tue barche... Un vispo, arguto
spiritel su ciascuna salterà,
piloto della nave.
Scamandro
Eh via, so già
che son fiume da burla divenuto!
Ma tu, se or io ti fo saper che rada,
stinta hai la chioma e gli occhi di viola
smorti, rispondi: brami ancor che cada acqua?
Amadriade
Perché?
Scamandro
Perché non sete sola
tu hai, lo so: di chiare acque uno specchio
forse brami di piú.
Amadriade
Maligno vecchio!
Scamandro
Ma brutta ti vedresti, te l'ho detto.
T'affliggeresti... Nobile virtú
la pazienza, è vero? Aspetteremo,
aspetterem che piaccia, dunque, a Giove...
Amadriade
Io non mi muovo, sì ti muovi tu,
t'agiti tu, su pe 'l pietroso letto.
Che hai? perché tremi cosí?
Scamandro
Non tremo:
mi sento ... non so che...
Amadriade
Ma piove, piove!
non senti? piove!
Scamandro
Scherzi!
Amadriade
È crepitío di gocce, questo, su le foglie: ascolta!
Eccone una qui sul braccio mio...
Scamandro
Foglia?
Amadriade
No, goccia!
Scamandro
E forse ne vien giú
qualcuna, o sarà il ciel, forse, che suda.
Tuttavia, su... su... su...
Amadriade
Che fai?
Scamandro
Provo a rizzarmi sur un gomito...
mi cresce il tremito...
Amadriade
E piangi e ridi?
Scamandro
Mi pare che il respiro mi si schiuda!
Amadriade
Senti? e gli uccelli coi lor brevi acuti
squittii dai nidi
par che bèzzichin l'aria: son saluti
all'acqua che vien giú. La senti?
Scamandro
Or sí,
e il respir sento delle foglie e tutta
odorare la terra. Grazie, o Giove!
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(Sopravvengono esultanti sotto la pioggia che infittisce
vieppiú
le tre Najadi recanti ciascuna un'anfora piena d'acqua.)
Prima Najade
Giú, vuota, butta
l'acqua, cosí!
Scamandro (tendendo le braccia con giubilo)
Figliuole care!
Amadriade (alla seconda Najade)
Non la buttare:
porgila qui.
Seconda Najade (accostandosi alla quercia)
Ti vuoi specchiare
dentro la conca?
Terza Najade (tendendo l'anfora a Scamandro)
Su, vecchio, cionca!
Quest'altra sola.
Scamandro
Grazie, figliuola:
non vo' piú bevere
acqua di mare...
Amadriade (dopo essersi specchiata nell'anfora)
Ahimè, ahimè, come mi son ridotta!
Seconda Najade (infrangendo l'anfora)
Non piangere, sorella, ecco, l'ho rotta...
Prima Najade (accorrendo premurosa, insieme con
la seconda, attorno all'Amadriade)
Ora che l'acqua cade
presto rifioriranno
le gialle, rade
tue chiome...
Terza Najade
Vanno,
guarda, digià,
di qua, di là,
le prime tremule
venucce d'acqua.
Le rane
Cqua cqua cqua cqua
Scamandro
Molestissime rane! Ecco di nuovo
la loro voce, appena ch'io mi muovo.
Ed ora, ed ora non la finiranno piú!
Prima Najade
Sempre, o vecchio, ti lamenterai?
Scamandro
Non di voi, non di voi, care figliuole!
Debbo a voi sole, se di sete ogn'anno
io non mi muojo; ma ho pur altri guaj!
Ora che voi piú al mare non andrete,
sapete che verranno
Cqua cqua cqua cqua
(come dicon le rane)
le fidanzate vergini trojane...
Non vi par questa delle crudeltà
la piú crudele? farmi,
pur mentre l'acqua va,
sentir degli anni miei la siccità?
Ond'io, figliuole, a voi mi raccomando:
caccia alle rane, e quando
verran pe 'l bagno quelle,
fosser anche di Venere piú belle,
silenzio, e non svegliarmi.
Amadriade
Intender non sapea come mai fosse
che bevendo di questa acqua le agnelle
diventasser di bianche a un tratto rosse:
Najadi, o mie sorelle: — è per vergogna,
è per vergogna!
Seconda Najade
Zitte, già ronfa, udite?
Amadriade
E forse sogna
che risolleva — ei! — fino al cielo Achille,
di Giunon l'ira e il fuoco di Vulcano...
Lasciamolo dormir: tanto, tranquille
scorrono or l'acque e crescono man mano.
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