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Quarto Episodio
IL CORTEO
È già sopravvenuta la sera. — Ascanio e
Calliroe, preceduti da alcuni fanciulli che recano
in mago tede accese e seguiti da Caletore e da
Proclea e quindi dal Corifeo nuziale guidato
dal Corifeo, vengono sul ciglio e vi si fermano.
Corifeo (avanzandosi e schierando il Corifeo)
Su, in ordine! Composti! Or l'augurale
ode — s'intuoni:
grata a gli sposi, grata a l'immortale
Nume custode — suoni.
Corifeo
Delle tre Dee che in te, fiume Scamandro,
al giudizio movendo d'Alessandro,
vennero ad indorar la chioma ha questa
vaga sposa modesta
valor senno bellezza.
Corifeo
Infinita allegrezza
n'avrà lo sposo! Paziente soffra
però che prima al Nume ella si offra,
intatta in lui si bagni.
E il suon degli Imenèi giú l'accompagni
Corifeo (mentre Ascanio e Calliroe,
seguiti da Caletore e da Proclea scendono
il clivo)
Strofe:
Non sí tosto la bionda
Luna il suo lume pio
spiri e malia nei cieli,
sì scioglierà dei veli
ultimi, pudibonda,
la vergine per scendere al lavacro.
La attende in ansia il dio
entro il talamo sacro.
Odoriamo di cinnami la sponda.
Tutti
Imen, oh, Imenèo!
Corifeo — Antistrofe:
O stella rugiadosa,
Espero, e tu frattanto,
giú tra le cupe frondi,
pria ch'ella il piede affondi
dentro l'onda amorosa,
vergine ancor, vergin per poco ancora,
mirala: oh dolce incanto!
Domani, su l'aurora,
Fosforo la vedrà giuliva sposa.
Tutti
Imen, oh, Imenèo!
Ascanio (a Calliroe)
Ed ora, o mia Calliroe, al tradimento!
Bacio di vento,
e d'acqua amplesso,
col mio permesso.
Caletore
Sú sú, figliuolo, non è questo il loco
né l'ora di motteggi irriverenti.
Proclea
Son riti sacri, non si fa per gioco.
Caletore
Lo so io, che mi costano talenti!
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Ascanio
Zitto! Non tanti,
a giudicar almen da quei belanti.
Dicevo per far cuore a la sposina
che, poverina,
trema, la vedi?
Caletore
Ma noi siam lassú!
Che paura?
Proclea
Hai paura, bimba, tu?
Caletore
Sú, via di là. Qua un po' la tua nutrice
rimane teco: noi risaliremo.
Sta' bene attenta a ciò ch'ella ti dice.
(Risale con Ascanio sul clivo.)
Proclea
Tremi davvero tu, bambina?
Calliroe
Tremo,
non di paura. Tu lo sai, nutrice.
Ah triste sorte avere il padre avaro!
Proclea
Ti dà lo sposo ricco, e l'avrai caro,
ne son certa, col tempo. Ogni altra idea
scaccia da te, chiudi l'orecchio al tarlo
tristo che il cor ti rode.
Calliroe
Ahimè, Proclea...
Proclea
Mai non avessi fatto quel viaggio
in Atene! Tu sai di che ti parlo...
Calliroe
Ma egli è qui! L'ho veduto! M'ha seguita!
Proclea
Che dici mai? T'assistano gli Dei!
Piú non pensare a lui... Sú, va', coraggio!
Pensa che lo Scamandro a sé t'invita.
Sai tu, fanciulla mia, come dir dêi,
movendo al fiume?
Calliroe
Sí. Ma ascolta: sento
come un fruscío sommesso... ascolta! È il fiume?
Non so, m'invade uno strano sgomento...
Proclea
È segno, questo, che tu senti il Nume.
Va’ va'! Buona fortuna!
Calliroe s'avvia alla riva e scompare tra gli
alberi.
— Proclea risale sul ciglio, ad aspettare con gli
altri.
Corifeo
Ecco, sorge la Luna.
Pronuba sia!
Corifeo
O solitaria errante,
o vigilante iddia,
stendi dal cielo — ove serena brilli
e qua giú scuoti il vaporoso velo
trapunto di rugiada,
sonoro tutto d'argentini trilli;
fa' che sicura nel tuo dolce lume
alle nozze col fiume
la nuova sposa vada.
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