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L’INTRUSA
I
Mentre dal ciglio del burron che s’apre
quasi a picco, profondo, una greggiola
pende, qual bianco grappolo, di capre,
e il pastor da un olivo una parola
ora a questa rivolge ed ora a quella,
come a persone di sua famigliuola;
il suono a balzi d’una campanella
s’ode e un villan sul ciglio si presenta
che per le corna una proterva snella
capretta regge.
– O che non è contenta? –
sorridendo il pastor dice al villano.
Il capro alza la testa sonnolenta
a sogguardar l’estranea, a cui la mano
ha già steso il padrone. Ora, accostando
le barbe, l’altre capre piano piano
parlan fra se. Chiede il villano:
– Quando vuoi che torni a riprenderla? Sei giorni
bastano? Intanto, te la raccomando.
Sta’ buona, Fifa; tra sei dí ritorni
madre; ti lascio in buona compagnia;
verrò a vederti qui per i dintorni. –
E contento il villan se ne va via.
II
Chiama ancora col pianto nella gola
Fifa, a pie’ dell’olivo trattenuta.
Intanto, sparsa a gruppi, la greggiola
gelosa, poi che sa perché venuta
sia quella lì, fra sé malignamente
e sparla.
Guarda come l’aria fiuta! –
sghigna una capra qua, vecchia e impudente:
Sú care, confortiamola, per giunta...
anzi! –
E l’anca si gratta con la punta
d’un corno.– Magrolina, magrolina, –
osserva un’altra là: – Par l’abbia munta
tutta il padrone. Guarda, si strofina
al tronco... Ora vedrai che lui, fingendo
d’andar pe’ fatti suoi, le s’avvicina. –
– Io per me, chi mi segue? me ne scendo
giú: non mi so tenere a tali scene! –
protesta un’altra. – È stupido, comprendo,
quel capro lì, ma cieco anche? Mi viene
di prenderlo a cornate!
Sta’ a vedere che costei bestiolina assai per bene
si sente, – insinua una quarta, – e preghiere
lunghe da lui s’aspetta e smorfie, come
se non dovesse fare il suo piacere... –
Ma il pastore si leva, ecco, e per nome
le chiama e le raduna: quasi un velo
d’ombra è calato fin sopra le chiome
degli alberi: ogni foglia al proprio stelo
par si raccolga attorno, e un gregge fitto
s’avvia di nuvolette anche pe ‘l cielo.
– Come comporti di vedermi afflitto, –
cantilena il pastor con voce mesta,
– se per capriccio il cor non m’hai trafitto?
Va la greggiola innanzi e Fifa resta
sola, indietro: non sa dove si vada;
volge, chiamando, or qua or là la testa:
oh se sapesse per tornar la strada...
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