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L’ASINELLO
Son tre carichi d’acqua: due barlotti
alla volta, sul basto, a contrappeso.
È stanco, e come no? Convien che trotti,
scarico, nell’andata, e poi, col peso,
arranchi, di salita: i mietitori
lo aspettano assetati.
Ora ha compreso che basta: alza le orecchie ed i sudori
scuote, qua e là; sternuta, poi bel bello
avanza un piede e sporge il muso in fuori,
verso un covone.
– Lascialo, asinello! lascia le spighe: queste son pe ‘l
pane;
lascia le spighe e aspettane il cruschello.
Oggi è l’ultimo dí: le stoppie nane
avrai per te tutta la notte, e spera
che, spigolando, ciancin le villane...
Si dan gli ultimi colpi: vien la sera.
Già il sole ha preso il colle e or or tramonta.
Per quest’anno, addio messi! Ecco la schiera
dei falciator si drizza ilare, e pronta
mostra al sol le mannelle ultime, a coro
gridando evviva...
Or presto: chi rammonta
i covoni su l’aja? Oh monte d’oro!
Asinel, tu sei bestia pazïente:
lascia trar, dopo un anno di lavoro,
un respir di sollievo a questa gente.
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