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XVI
Sale, e pe’ chiusi vetri la gelida Luna a spiare
nella mia buja, squallida stanza viene.
Cerca il profondo letto, ma il pallido volto non trova
della bionda giacente, che trovar pria soleva.
Io la guardo dall’ombra salire, salir lentamente,
e un senso di paura l’anima freddo fascia.
Fremon l’acque del fiume continuo sotto il suo bacio;
oltre il fievole murmure altro romor non s’ode.
Bonn am Rhein, 1889-90
In memoria degli anni trascorsi in Germania, nelle
contrade del Reno, mando ora a stampa, per me e per gli
amici, queste Elegie. Delle quali alcune apparvero già
su riviste letterarie della penisola, come la Vita Nuova
di Firenze e la Cronaca d'Arte di Milano; le altre,
quantunque impallidite un po' agli occhi miei
nell'oblio, in cui pur troppo è condannata a perir
presentemente la produzione di quanti come me non sanno
crescer baracche alla odierna fiera letteraria, appajono
adesso per la prima volta. (Questa nota è in fondo
all'edizione del 1895,
ndr.)
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