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XV
Aprite i labbri a un riso che schiuda dell’anima al sole
la via, fanciulle: amore ritorna e primavera.
Coi sogni foschi a torme la nebbia ch’eterna credei,
ecco, le rive amene lascia del Reno, o belle.
Aura serena i fiori dal gelido sonno richiama,
rompe dal gonfio suolo gemmea la vita e odora.
Tale da l’aspra notte di turgida èra febbrile
ruppe fremente un maggio d’anime nuove al sole.
Voi di Soavia verde, voi ben lo sapeste, o contrade,
e tu lieta, ospitale Turingia, nei conviti.
Udite, o belle; forse quest’aura gentile che i volti
viene a sfiorarvi, udite, mormora versi ancora:
se di Gualtiero udite la balda canzone ella rechi
o di Conrado il canto d’amore e d’avventura.
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