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XIII
Crucciosa oggi, tra un torbido incendio del cielo,
la terra volse l’aride spalle al sole.
Precipita orrenda or la notte, e la volta del cielo
irta di torve nubi seco trascina. O amore,
lontana è la casa, lontano il fiume. Rimani
qui, questa notte. Vedi come lampeggia? Or tuona.
Qui sul mio sen la faccia nascondi, le candide mani
premi agli orecchi. Intendi? Meco rimani, amore.
Pensa, tra i lampi e sotto il rombo tremendo de’ tuoni,
sotto la pioggia, e in faccia l’ispido vento, soli
in mezzo alla campagna deserta, pria giungere al fiume,
poscia in battello, in preda all’acque irate, pensa!
Qui la tepida stanza sicura. T’aspetta la madre?
Non può voler la madre che la figliuola sua
s’esponga a cosi fiera tempesta. La tepida stanza
t’accoglierà felice. Sola ti lascio, solo
andrò per la fosca campagna; dei lampi, de’ tuoni
io non temo; indi il fiume torbido sul battello
passerò; questa notte avrà di te nuove tua madre.
Hai paura? non vuoi? Rimango teco, amore?
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