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XII
Guarda: da l’argenteo candor delle nevi diffuse,
sotto la volta mesta dell’albeggiante cielo,
gli alberi nudi e i templi, le tacite case,
incalvati le cime, levansi al freddo lume.
Grava su l’egre cose quest’aer che mai non s’aggiorna,
come l’oppressione d’un doloroso fato.
Vasto silenzio accoglie la neve che tremula reca
seco il mistero de’ nubilosi spazî:
solo una notte in braccio l’inverno la terra ha tenuto,
l’ha vecchia in breve l’amor suo fosco resa.
Ma come un’italica aurora tu rosea ti levi
dall’amorose lotte con voluttà perdute.
Gli occhi a un mio bacio chiudi con atto di mite colomba
allor che sotto un raggio tepido si compone.
E qui, tra queste brume, ti senti nel cor germogliare
la primavera bella d’un’esistenza nuova.
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