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XI
È vero: dell’alto divin Campidoglio alle terga
giace di Roma antica il frantumato cuore,
e la Via Sacra, esausta vena, Io corre,
cercando i trionfali archi tra le ruine.
È vero, e la nativa grossezza teutonica vostra,
qui nella magra arguzia d’assottigliarsi ha modo:
quella che Roma fu (la finsero diva e, sedendo,
spoglie premea co ’l piè di vinte nazioni),
senza neppur le strane leggende dei tempi piú buj,
ond’ebbe informe maschera di grandezza,
sorge or ben altra, sopra le antiche rovine pensosa,
e c’è rimasto il papa, e il re ci venne poi.
E noi le vespe siamo, Efraimo Lessing, uscenti
superbe dalla grassa putredine di Roma.
Sí, ma tra voi, ma qui, ma dovunque io mi volga,
sento che tutto ancora pieno di Roma è il mondo.
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