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A voi, cui sempre il sole dell’essere nati consola,
mute saran pur sempre le fantasie del foco;
muta la calda voce che presso al camino or m’invita
del cigolante ciocco, nella rigida sera.
Che se tremenda scosse la furia d’un turbin fugace
i tetti vostri e i vetri, grandine saettando;
tosto tornò ‘l sereno, rifulsero in cielo le stelle,
risonaron di vita le cittadine vie,
e la placida Luna, spiando pe’ madidi vetri,
mite baciò dei bimbi lo sbigottito volto.
Sui bigi tetti assidua qui scende la squallida neve,
né quest’aer gravato, lieto è del sole mai.
Dentro però la fiamma con suo tremulo cenno
intorno a se raguna gl’intimi a conversare.
Spuma in lucenti tazze la cesia bionda, e la mesta
canzon del basso Reno sopra vi batte l’ala.
Grave all’accolta un vecchio con rauca voce la saga
narra d’Enrico quarto, tragico imperatore;
narra d’Orlando, come di Francia il fedel paladino
d’Ildegonda, la bella, s’innamorasse al Reno.
A lui dall’arsa gola del nero camino risponde
lunga la pena ignota del tenebroso vento.
E voi crocchiate a tratti, cedevoli ciocchi, bruciando,
povere rotte membra d’alberi un di fiorenti.
Bene ancor chiama il fiume, con murmure lieve fluendo,
amori agli arbor’ nuovi lungo le meste rive.
Scese su voi la scure, voi tolse la mano dell’uomo
alla verde, sognante letizia vegetale.
Erano dolci a voi con l’acque del Reno i colloquî,
mentre sorgea la Luna candida a vigilare?
dolci il tripudio, il canto, gli amor degli uccelli tra
il verde?
era a voi caro il mobile, tremulo specchio d’acque?
Muojan la vostra morte le tristi memorie e le liete,
ardano i verdi sogni memori della vita!
Son voci, affetti sono, son vive memorie spiccianti,
ultimo sforzo contro la conculcante fiamma,
queste scintille vostre e i crepiti brevi, gementi? -
Ahi, sempre d’ogni vita cenere fredda avanza.
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