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VI
Levasi da un
ospizio il rombo d’un organo, e un coro
d’orfani
ciechi il nuovo giorno benedicenti;
passa un
rozzon normanno pe ‘l triste viale, e il ferrato
carro sui
grigi, fradici sassi stride;
galleggian ne
le zane dei cavi riasciacqui le foglie
ultime della
siepe su la verd’acqua morta.
Solo di
centenarie querci gli scheletri immani,
squallida
Aurora, guardano il lume tuo;
ma taciturne e
gravi, ché san come nunzia tu sia
d’un sol che
muto certo sarà nel giorno.
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