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V
Senza gloria di raggi, pe ‘l limpido atre il sole,
disco rovente, già sui colli nivei cala.
Affliggonsi le nevi per l’ampia chiostra diffuse
ora d’un’ombra tremula, violacea.
Razzan da lungi i vetri dell’ultime case, com’occhi
torvi di bragia, contro la veniente sera.
Io seguo sul terso, sfuggevole piano di ghiaccio
la fuga degli accolti pattinatori in festa.
Passanmi innanti lievi com’ombre che il sogno rimeni;
pajon da lungi rondini in tripudio.
Volan le coppie amanti, le braccìa dinnanzi intrecciate,
e l’aere di risi brevi e di trilli freme.
Taglia la fredda brezza sui labbri il respiro e gli
accenti,
ruba le promesse facili a gli amor nuovi.
Oh, ne l’ebbrezza pura del volo, con subiti giri,
tessuti su la neve, semplici idillî! Oh, vago,
ingenuo amor volante con palpito spesso dell’ali
su la squallida neve, contro il morente sole!
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