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II
Valicaron baldi, cantando con orrida voce
d’Ermanrico, il sir fiero che a cento anni s’uccise,
in ispida furia, su un’onda d’enormi destrieri,
gli avi ferrati vostri le fosche Alpi indifese?
E segno tu arduo, malfermo d’impero, vedesti
sperse tra quel nuovo turbine umano, o Reno,
l’aquile piegar prima, e i fieri accorrenti all’acquisto
facil d’Italia? Livio da secoli taceva;
scorrea l’Oronte molle sul letto del Tebro, e attendea
quella che tutti vinse a perdere se stessa.
Antiche storie! Or bella è questa giustizia del tempo,
ond’io da Roma vengo, libera e nostra, a voi.
Non piú dinnanzi all’ara di Marte, su sedia curule,
fiso nel dio l’antico genio di Roma siede.
E voi scendete a lei l’olivo recando e l’alloro,
questo alla gloria antica, quello a la viva e nuova.
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