|
|
APPENDICE
«Eterno eterno eterno!»
susurran l’aure in torno,
quasi oppressanti. «Eterno!»
ripete il vasto Reno
fluendo senza posa.
«Eterno eterno eterno!»
chiede ogni viva cosa.
Io vo, sconvolto il seno
da un rompere improvviso
d’affetti novi, pieno
d’accese idee la mente;
non lieto, e pur ridente
di strani sogni il viso.
Dove? io non so, ma avanti -
verso la morte, forse;
forse in braccio a l’amore;
saprò forse tra poco
il gran Segreto. Avanti!
Non mai sí ratto corse
su noi lo stuol de l’ore;
non mai sí viva apparve
ad occhio uman la terra;
né mai con tanto foco
vegliaronla le stelle.
Questa è magica sera;
questo, novel ritorno
di gaja primavera
sarà per me fatale.
In van le antiche larve
di nostra poesia,
e de le forme belle
l’armonïosa vita
chiama a compor la guerra
dei paventosi affetti
la vaga fantasia.
Qui è ‘l coro trïonfale,
il formidabil coro
de le reali forme,
possenti ne la loro
integrità vitale.
Qui l’anima è rapita
dal grande multiforme
trionfo degli aspetti;
e preso a forza io sono
e a tutto m’abbandono,
e del tutto divento:
Mortal cosa non scrivo,
che l’infinito io sento,
sento l’eterno - e vivo.
Inizio pagina |