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XXII
A l’aura del tramonto
incendiata e chiusa,
con vol leggiero e pronto
la lodola, com’usa,
trillando a piena gola,
si leva in alto, e chiama
per la campagna sola
le socie, a mutar loco.
Sotto il languente foco
del ciel si stende il piano
silenzïoso e verde;
una lucente lama
d’acqua lo fende, ed ogni
sua lieve orma gemendo,
or qua or là volgendo
tra l’erbe in fior si perde.
Trema ne l’aria un lieve
canto lontano, e arcana
spande mestizia intorno:
placido muore il giorno,
e il canto pio riceve,
che ognor piú s’allontana.
C’è in lui, pare, una pena
troppo grave a soffrire;
ma insieme una serena
sommessïone al fato
composta da la fede:
la calma che si vede
in un corpo malato
quando sta per morire.
Seguiam la passeggiera
voce che chiama. I fiori
qui muojon tutti or mai;
son morti i mesi gaj,
scende fredda la sera,
ed anche tu mi muori,
estro di primavera.
Bonn am Rhein, nella primavera del 1890
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