|
|
XX
Tu morta, e luce ha il sole
ancor per noi, sorrisi
ancora l’avvenire,
profumi e fior la terra...
Qui, tra le verdi ajuole,
è la tua fossa: scendi!
Molti fioretti gaj
furon ieri recisi
per darti posto, intendi?
per dar posto a una morta;
e la lor vita è corta
d’un solo e breve giorno!
In grembo a la gran madre
ora tu puoi dormire,
né piú ti desterai.
Le tue membra leggiadre
come tesor novello
ella serba e rinserra.
Non sorga alcun avello
a rammentarti ai vivi;
spontanei de le liete
tue venti primavere
i fiori nasceranno,
e saran sempre vivi.
Su te, morta, e tra loro,
gli augelletti canori
s’accoglieran le sere
a riposar le penne,
e del lor mesto coro
empiran la quïete;
e di te canteranno
a le vigili stelle,
a le piante sorelle,
cui fosti sempre cara.
E tu gli augelli i fiori
cosí, penso, sarete
in una a noi non chiara
comunïon perenne.
Non gemiti, non pianti:
bella è cosí la morte.
Chi va piú a lungo avanti
esposto è sempre ai danni
d’una maligna sorte.
O tu, morta a vent’anni,
morta di primavera,
odi tu i dolci canti
degli augelli, ogni sera?
Inizio pagina |