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Pasqua di Gea - 1890

 

 

XIX


Perché la vecchia madre
piange in lasciar la figlia
sola co ’l nuovo sposo?
Non jeri ella contenta
del giovin si dicea,
e pur staman ridea
a tutti, affaccendata
a preparar la festa?
Ridea stamane, e intanto,
vedeste? or se n’è andata
quasi per forza, e in pianto.
Entro del cuor sgomenta,
la nuova sposa resta,
né sa levar la testa
dal seno palpitante:
segue ella ne la notte
le voci alte, interrotte
de l’accolta festante,
che ognor piú s’allontana...
Ella ama, e pure teme,
non sa perché, lo sposo...
Oh come sola, insieme
a un uomo anch’ ei dubbioso,
dinanzi l’avvenire!
Oh s’ei sapesse dire
una parola vana
per romper quel gravoso
silenzio e quella pena!
La chiamasse per nome!
Oh Dio, buon Dio! ma come
passerà mai la notte!
Gli occhi lucenti in viso
osa or levargli a pena,
d’ansia e d’amor vermiglia:
egli la guarda fìso,
co ‘l guardo anzi la bee,
e quel che far si dee
con gli occhi si consiglia.
Ma già l’amore a un riso
mutuo la loro bocca
schiude, e l’ardor trabocca:
d’un tratto, ei tra le braccia
la stringe forte, e chiama
per nome, e quanto l’ama
in quel nome le dice.
E sugli occhi la bacia,
nei capelli la bacia,
le bacia ne le mani...
Ella, tutta felice,
gli porge ora la faccia:
e la bocca ei le bacia...

Sposi, sposi, a dimani!

 

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Poesie

1890

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