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Pasqua di Gea - 1890

 

 

XVIII


E con due sacca piene
di frutta e di civaje
il vostro servo viene,
Dolcezza, a farvi omaggio.
Pien di mosche culaje,
il somarello a maggio
vorrebbe anch’esso amare:
lungo tutto il vďaggio
m’ha fatto un gran ragliare.
Io so che avete, o Bella,
ne la stalluccia bassa
un’asinella grassa
e che molto l’amate,
perché posata e buona.
Or sú, mio bene, date
a me vostra persona,
e la vostra asinella
a la mia bestia date.
Co ’l tempo, se vi pare,
e gli lasciate fare,
faranno gli asinini
cosí, vispi e piccini.
L’ultima mia canzone
ha cento cuori rotto,
cento si son di botto
ragazze costumate
del vostro innamorate.
La frusta tua non schiocchi,
la mamma m’ha avvisato,
lungo le strade, dove,
passando, l’hai cantato;
io ti vedo spacciato,
le innamorate nuove
ti mangeran con gli occhi.
Mamma, mammuccia buona,
santo č il vostro consiglio,
ma a dir che vostro figlio
da un pezzo l’č spacciato!
Mamma, s’č innamorato
d’una ragazza onesta,
ma che gli fa la testa
girar, massaja poi...
massaja accorta... - e questa,
Dolcezza, siete voi!

 

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1890

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