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Pasqua di Gea - 1890

 

 

XVI


Sei tu, sei tu, ti sento,
son tuo, trïonfa, Amore!
Schiavi del tuo talento
togli or la mente e il cuore.
Dolce e crudele gioco
per prova ti conosco,
e piú non ti pavento:
So quanto tempo dura
tua pazza signoria,
e chi te eterno giura
offende la natura.
Mescola miele e tosco,
liquido e sottil foco
armi la rea mistura;
poi dammi tutto a bere
in fin ch’ebbro ne sia:
per me vorrò vedere
il fondo del bicchiere.
Dicanmi pur le Belle
crudele villania,
perché sí schietto sono,
perché mentir non vo’:
io amo ed io perdono,
io rido perché so.
De la mia stessa doglia
rido, e d’ogni altro amante:
oh in ver, par che si voglia
con dei sospir le stelle
spegnere tutte quante!
Non io, non io son fatto,
mie Belle, a sí e no;
l’amore è cosi fatto,
Amor, che è nato matto.

 

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1890

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