ShakespeareWeb Italiano    English    Deutsch    Español    Portugues   Sicilianu   E-Mail

Home

Novelle Scritti e Discorsi

La Storia

Romanzi

Intorno Pirandello
La Biografia Teatro Nobel

La Poetica

Poesie

Audiolibri

.: Ricerca -Searching :.

 

In PirandelloWeb

 

 

Pasqua di Gea - 1890

 

 

IX


Ed abbi tu nel canto
eterna primavera,
o de la Melb austera
valle selvaggia! In mezzo
al solitario orrore
de l’alto bosco ombroso,
quante a cercar, lontano
da la città, diletto
vennero innanzi sera
coppie d’amanti? al rezzo
molle, misterïoso,
vinte dal mutuo amore,
quante al sovrano incanto
cessero ed a l’arcano
legamento del loco?
Lo dice il ruscel roco;
ma il suo linguaggio è strano:
serbar ama il segreto.
A quanti dopo il fallo
parve voce severa,
o Melb ascosa, il lieto
tuo murmure tra l’erbe?
Ebbe la donna certo
una strana paura
di questa in torno austera,
attonita natura;
guardò certo smarrita
queste querce superbe,
e sentí in lei mancare
l’amor primo a la vita.
Oh come freddo allora
le parve e d’amor vuoto
de l’uom l’ultimo bacio,
che non vuol far pensare!
Ci duol del tuo tardare,
suprema ora di gioja;
ma bene è che si muoja
quando tu giungi al fine:
colta la fresca rosa,
non restan che le spine;
e sempre son gli sdegni
seguaci ai godimenti.

Qui molti d’amor segni
e nomi incisi e date
antiche e cuor da frecce
passati e ammonimenti
serbano le cortecce
degli alberi silenti.
O tu, che sui prim’anni
del secolo incidevi,
Else, il tuo nome a canto
a un altro nome - or dove,
dove sei tu? Le nevi
del desolato inverno
piovvero su ‘l tuo crine
certo; forse in eterno posi
a quest’ora. Io nuove
vorrei di te. Ti posa
l’amico a fianco? sposa
gli fosti in vita? Parmi
di veder qui, tra queste
piante, aggirarsi meste
ombre di donne; e ognuna
cerca furtiva e in pianto
ogni svolta ogni canto
del labirinto verde;
ma l’amico non trova,
anzi se stessa perde...
Chi sa, forse qualcuna,
Else, di queste, nuova
di te potrebbe darmi.
Ma forse, come il roco
ruscel, linguaggio strano
parlano a orecchio umano
quest’ombre abandonate.
Oh via! l’amato loco,
la selva degli amori,
o meste ombre, lasciate!
E tu, tra i nuovi fiori,
tra l’erbe non mai gialle,
canta la tua discesa
perenne al piano, o ascosa,
placida Melb, o lieta
anima de la valle,
imagine segreta
del tempo, che non posa.
La vita ha i suoi dolori,
ma nel tempo è l’oblio.
Nutrir lungo desio,
mortali, non conviene;
corta è la vita, e solo,
sol per un fil si tiene.

 

Inizio pagina

Poesie

1890

PASQUA DI GEA

INTRODUZIONE
I II III IV
V VI VII VIII
IX X XI XII
XIII XIV XV XVI
XVII XVIII XIX XX
XXI XXII Appendice

Poesie

da 

INTRODUZIONE

1889

Mal giocondo

1890

Pasqua di Gea

1890-1922

Poemetti

1890- 1933

Poesie sparse

1895-1896

Elegie Renane

1901

Zampogna

1909

Scamandro

1912

Fuori di chiave